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Documenti per Battesimo

24 Agosto 2020 | Autore:
Documenti per Battesimo

Che cosa viene chiesto dalla Chiesa ai genitori. Quali sono i requisiti che devono avere padrino e madrina. Come si svolge la celebrazione.

Il Battesimo rappresenta normalmente la prima cerimonia che vede come protagonista un neonato. Decidono per lui i genitori, certo, per il fatto (o, in teoria, dovrebbe essere così) che al momento del matrimonio in chiesa si sono impegnati a educare i propri figli secondo la fede cattolica. Ciò non vuol dire che chi si è sposato con rito civile o chi convive senza essere convolato a nozze non abbiano il desiderio di battezzare il proprio bambino. In ogni caso, quali sono i documenti per il Battesimo che verranno richiesti dal parroco? E chi non è sposato in chiesa o una coppia di fatto può comunque chiedere il sacramento del Battesimo per un figlio?

Va fatta una premessa. È sempre difficile, oltre che poco opportuno, entrare nel perché di una decisione che coinvolge la sfera spirituale di una persona. Per questo non ci sembra il caso di farlo. È necessario, però, tenere presente che per la Chiesa amministrare i sacramenti non è come consegnare dei buoni regalo all’entrata di un supermercato: si chiede «convinzione» e non «convenzione», cioè che non sia un rito richiesto in modo convenzionale, tanto perché lo fanno tutti e per non dare un dispiacere ai nonni, ma con la convinzione di gettare le basi affinché il bambino appartenga attivamente alla Chiesa cattolica.

Chi fa questo tipo di scelta, dunque, deve sapere quali documenti sono necessari per il Battesimo, quali sono i requisiti richiesti ai padrini ed il significato dei riti che vengono celebrati durante la cerimonia.

Battesimo: quando si può fare?

Se ti stai chiedendo quando si può fare il Battesimo di tuo figlio, devi sapere che non c’è un limite temporale minimo o massimo per poter ricevere questo sacramento. Di solito lo si fa quando il bambino ha due o tre mesi o, comunque, entro l’anno dalla nascita. Ma, in teoria, lo si può fare anche più tardi.

La Chiesa, infatti, non pone degli ostacoli (a dire la verità, non potrebbe) per battezzare una persona perfino quand’è adulta. Il requisito principale, come detto prima, è che sia una scelta libera e convinta. Così com’è possibile battezzare anche un neonato in sala parto se corre pericolo di vita. Non c’è bisogno che sia presente un sacerdote: in un caso estremo chiunque lo può fare.

Così come non è stabilito da nessuno in quale momento dell’anno debba essere celebrato un Battesimo. Mentre la prima Comunione o la Cresima, di solito, vengono fissate in primavera, il primo sacramento dipende da quando i genitori vogliono che sia battezzato il loro figlio. La parrocchia di riferimento, però, ha normalmente il suo calendario e, a meno di richieste per dei motivi particolari, si tende a concentrare in un mese più bambini.

I tempi, infine, possono dipendere anche dal periodo di preparazione che viene richiesto ai genitori e ai padrini. Pochi incontri (a volte anche uno solo) con il parroco in modo da approfondire il senso del sacramento del Battesimo.

Battesimo: quali documenti servono?

La parte, diciamo così, «burocratica» che precede la cerimonia del Battesimo non è molto lunga. Innanzitutto, occorre contattare la parrocchia di appartenenza per comunicare la volontà di battezzare il proprio figlio e per chiedere il modulo con cui si chiede il sacramento per il bambino. Su questo modulo bisogna riportare i dati del battezzando.

Servirà anche il certificato di nascita del bambino, che contiene anche i dati del padre e della madre. Lo si può reperire all’ufficio anagrafe del Comune di residenza.

Non va dimenticato l’attestato di idoneità del padrino e della madrina. O dei padrini o madrine, a seconda della scelta dei genitori, perché non è detto che debbano essere per forza maschio e femmina. Quello che conta – e deve essere certificato – è che entrambi abbiano ricevuto il sacramento della Cresima, altrimenti non verranno riconosciuti idonei a svolgere il ruolo di «garanti» della vita di fede cristiana del bambino. Ricordiamo, infatti, che padrino e madrina sono chiamati ad essere un supporto dei genitori nella crescita spirituale del bambino, e non solo ad aggiungersi a loro nelle foto di rito o a tenere la candela durante la cerimonia.

Da qualche tempo a questa parte sono caduti alcuni tabù sia sui genitori sia su padrino e madrina del battezzando. Una volta, veniva chiesto che non fossero solo conviventi ma che fossero sposati in chiesa e non divorziati. Era considerata una sorta di «garanzia» del fatto che praticassero la religione cattolica. Oggi questi ostacoli sono caduti. Non solo vengono battezzati i figli di coppie non sposate o di genitori con altre esperienze matrimoniali alle spalle, ma si accettano anche padrino e madrina che fanno parte di una coppia di fatto o che sono sposati civilmente o che sono divorziati. Ma che sono consapevoli, comunque, del compito che viene loro assegnato.

Battesimo: come si svolge la cerimonia?

La cerimonia del Battesimo non prevede, per forza, la celebrazione della Santa Messa, anche se non mancano le occasioni in cui durante la celebrazione eucaristica viene inserito il rito del Battesimo. Succede spesso, ad esempio, durante la Veglia Pasquale.

Nella stragrande maggioranza dei casi, però, il Battesimo viene impartito durante una celebrazione a sé stante nella quale si succedono diversi riti, ciascuno con il proprio significato. Genitori, padrino e madrina sono accanto al bambino.

La cerimonia inizia con un’introduzione nella quale si ricorda l’importanza del sacramento che il battezzando sta per ricevere. Poi, il sacerdote chiede ai genitori che nome vogliono dare al bambino e he cosa chiedono per lui alla Chiesa. Quindi, domanda al padrino e alla madrina se sono disposti ad aiutare i genitori nell’educazione cristiana del bimbo.

Il primo rito è quello dell’unzione con l’olio sacro, come simbolo di salvezza. Quindi, il sacerdote consacra l’acqua e chiede ai presenti di rinunciare al male e di professare la loro fede. Poi, la testa del bambino viene bagnata tre volte, come simbolo della benedizione del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Infine, il sacerdote chiede di far indossare al bambino una veste bianca in segno di purezza, mentre il padrino accende la candela dal cero pasquale come simbolo della luce di Cristo.

La celebrazione si conclude con il rito dell’effatà («apriti» in aramaico): il sacerdote tocca il bambino sulle orecchie e sulle labbra come ad aprire le sue orecchie all’ascolto della Parola e la sua bocca per proclamarla. Lo stesso gesto, secondo il Vangelo, compiuto da Gesù quando guarì un sordomuto nei pressi del mare di Galilea.



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