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Coronavirus, l’allarme sugli studi che non dicono la verità

5 Giugno 2020
Coronavirus, l’allarme sugli studi che non dicono la verità

Già nel 2014 il Corriere della Sera parlava di lui come dello “scienziato che scopre i falsi dei colleghi”. Il biologo Enrico Bucci invita a tenere gli occhi aperti.

Enrico Bucci, biologo italiano che insegna alla Temple University ha la fama di nemico delle fake news. La sua battaglia contro le frodi scientifiche va avanti da anni e, in questo momento, quando tutto il mondo è alle prese con la pandemia di Coronavirus, sente di dover lanciare un allarme circa le pubblicazioni scientifiche che non ci dicono la verità sulla malattia.

Abbiamo assistito, comprensibilmente, a una proliferazione di studi e ricerche riguardanti il Covid-19. Una circostanza rassicurante, essendo oro ogni informazione in più che riusciamo a ottenere sul virus ed essendo naturalmente portati a pensare che tutto ciò che proviene dal mondo scientifico abbia una solidità e affidabilità intrinseca. Non è necessariamente così. Perfino di alcune pubblicazioni su importanti riviste scientifiche c’è da dubitare. E sono state, infatti, poi sconfessate dalla comunità scientifica, con qualche eccezione.

Non tutti gli studi si rivelano veritieri

È una nota dell’agenzia di stampa Adnkronos a riportare questo invito a rizzare le antenne da parte di Bucci, che cita dei precedenti importanti, come l’ultimo studio pubblicato e poi ritrattato sull’idrossiclorochina, che sulla prestigiosa rivista Lancet lanciava l’allarme sui rischi per il cuore. Ma è solo uno dei lavori su una possibile arma anti-Covid a comparire su una rivista internazionale, essere lanciato sui media e poi, una volta rivisto dalla comunità scientifica, bocciato dai ricercatori.

“In una pandemia vogliamo risposte subito, ma le cose non funzionano così – spiega Bucci -. Per fortuna, grazie anche alla discussione libera, aperta e veloce su Internet, oggi le correzioni arrivano veloci, se lo si vuole. C’è un piccolo cimitero delle pubblicazioni su Covid-19 che non hanno resistito allo scrutinio degli scienziati, fra cui alcune adottate troppo frettolosamente per informare le policy pubbliche. Forse non è abbastanza chiaro che, quando si dice che la scienza procede controllando e autocorreggendo se stessa, significa che procede anche eliminando le pubblicazioni che non reggono allo scrutinio della comunità scientifica, e che un dato appena pubblicato è solo all’inizio della sua analisi, non alla fine”.

Il cimitero delle fake news scientifiche

Lo scienziato elenca dunque il cimitero delle pubblicazioni che hanno suscitato grande intessere, ma che poi si sono rivelate un buco nell’acqua:

  • la pubblicazione che negava l’utilità delle mascherine, usata dall’Oms;
  • la ricerca che identificava il virus nel peritoneo;
  • quella che descriveva la morte di una donna incinta per Covid-19;
  • il lavoro della clorochina, che misurava un aumento di mortalità, su Lancet;
  • il lavoro sugli Ace inibitori su ‘Nejm’;
  • un lavoro che misurava falsi positivi alla Pcr tra i pazienti asintomatici;
  • lettera su Lancet che descriveva le condizioni di lavoro degli infermieri a Wuhan.

“Non sono le riviste a stabilire cosa è scienza, ma i colleghi degli autori che hanno pubblicato, e per questo ci vuole un minimo di tempo – dice Bucci -. In aggiunta a queste ritrattazioni potrei citarne altre, ma il messaggio non cambierebbe: non citate pubblicazioni a caso, nemmeno delle riviste più prestigiose, se non è passato qualche tempo o se non siete in grado di analizzarne il contenuto”.



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