Gratuito patrocinio: non c’è prescrizione presuntiva

5 Giugno 2020 | Autore:
Gratuito patrocinio: non c’è prescrizione presuntiva

L’istituto opera su eccezione di parte ed è incompatibile con le rigide regole di contabilità pubblica che prevedono l’emissione di un mandato di pagamento.

Il credito dell’avvocato verso lo Stato, per i clienti ammessi al gratuito patrocinio, non si prescrive in via presuntiva. Lo ha affermato oggi una nuova ordinanza della Cassazione [1] che ha ritenuto incompatibile l’istituto della prescrizione presuntiva con le regole di contabilità pubblica e l’emissione dei mandati di pagamento in favore dell’avvocato creditore.

Nel caso deciso dalla Cassazione, un avvocato che era stato difensore in un procedimento penale di alcuni imputati ammessi al patrocinio a spese dello Stato, aveva proposto ricorso nei confronti del ministero della Giustizia avverso il respingimento della sua domanda di liquidazione dei compensi. Il tribunale aveva infatti rilevato d’ufficio la prescrizione presuntiva del credito azionato.

Ma il legale ha fondato il ricorso di legittimità proprio nella parte della decisione che aveva erroneamente ritenuto applicabile l’istituto della prescrizione presuntiva alla categoria dei crediti vantati verso lo Stato: un ambito in cui predominano le regole di contabilità pubblica. Inoltre, ha censurato la decisione del giudice di merito sotto il profilo del rilievo, operato d’ufficio, della prescrizione presuntiva maturata, anziché su eccezione di parte [2].

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso. Infatti, a giudizio degli Ermellini «le prescrizioni presuntive sono sottoposte al divieto del rilievo d’ufficio da parte del giudice» ed inoltre ha sottolineato la necessità «che l’eccezione debba essere specifica, non potendosi estendere l’eccezione di prescrizione estintiva alla diversa ipotesi della prescrizione presuntiva».

Ma soprattutto ha rilevato la sussistenza di un’incompatibilità “a monte” tra l’eccezione di prescrizione presuntiva ed il credito oggetto di causa, affermando che «la presunzione di pagamento [3] va applicata solo a quei rapporti che si svolgono senza formalità, in relazione ai quali il pagamento suole avvenire senza dilazione né rilascio di quietanza scritta e non opera quando il diritto di cui si chiede il pagamento scaturisce da un contratto stipulato per iscritto».

Nella fattispecie – prosegue l’ordinanza – «essendo il credito vantato nei confronti del Ministero, sottoposto all’applicazione delle regole di contabilità pubblica, i pagamenti debbono essere improntati ad un rigido formalismo e pertanto anche il pagamento in oggetto non poteva prescindere dalla formale emissione di un mandato di pagamento».

Perciò la Cassazione ha accolto il ricorso dell’avvocato ed ha affermato questo principio di diritto: «in caso di crediti vantati nei confronti dell’amministrazione dello Stato, attesa la necessità di fare applicazione delle regole di contabilità pubblica anche in relazione ai pagamenti, dovendosi a tal fine provvedere mediante appositi mandati di pagamento, non è possibile invocare la prescrizione presuntiva».


note

[1] Cass. sez. VI civile, ord. n. 10658/20 del 5 giugno 2020.

[2] Art. 2938 Cod. civ.

[3] Di cui agli artt. 2954, 2955 e 2956 Cod. civ.


Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube