Assegno di divorzio, che succede se lei eredita e lui si risposa

5 Giugno 2020
Assegno di divorzio, che succede se lei eredita e lui si risposa

La Cassazione: «Tenere conto se ci sono circostanze che modificano l’assetto patrimoniale».

L’assegno di divorzio dev’essere rimodulato se lei eredita e lui riprende moglie. È la Cassazione, con un’ordinanza pubblicata oggi [1], a chiarire che ci sono circostanze, come nuove esigenze/obblighi economici in capo a chi emette l’assegno, da considerare per calcolare l’importo. Come sempre vi spieghiamo il perché della decisione raccontandovi il caso concreto.

La nuova famiglia di lui, l’immobile ereditato da lei 

La Suprema Corte si è ritrovata a decidere sul ricorso di un uomo, professione avvocato, che chiedeva la revoca/riduzione dell’assegno divorzile da corrispondere all’ex moglie. Il matrimonio era durato sei anni; lui, in seguito, si era risposato con un’altra donna che doveva mantenere. Mensilmente versava 1.800 euro all’ex consorte, iscritta all’albo dei commercialisti ma senza esercitare la professione.

Secondo lui, la Corte d’Appello, che aveva in precedenza respinto la sua richiesta, non aveva considerato che l’ex aveva migliorato il suo tenore di vita, avendo ereditato una somma superiore ai centomila euro e un appartamento. Lui, invece, aveva visto peggiorare le sue condizioni economiche. La Cassazione ha annullato la vecchia sentenza, che non veniva incontro all’uomo, e rinviato la causa alla Corte d’Appello, per ricalcolare l’importo dell’assegno.

I motivi della decisione

Per la Cassazione ha ragione lui. I giudici, infatti, partono da un assunto: «Si deve verificare se siano sopravvenuti elementi fattuali idonei a destabilizzare l’assetto patrimoniale» [2]. In questo caso, sono sopravvenuti; la Corte si riferisce ai nuovi «oneri familiari derivanti dal nuovo matrimonio la cui rilevanza è riconosciuta dalla giurisprudenza quale circostanza sopravvenuta, che può portare alla modifica delle condizioni originariamente stabilite» [3]. C’è poi l’eredità di lei e il fatto che non siano state accertate sue ulteriori fonti di reddito. Due particolari che, per la Cassazione, non andavano trascurati. Un altro aspetto sul quale i giudici insistono riguarda la durata breve del matrimonio, «criterio rilevante anche ai fini della revisione delle condizioni patrimoniali degli ex coniugi».

L’ordinanza si inscrive nel solco della recente giurisprudenza in materia di assegno divorzile. Ricordiamo, infatti, che l’orientamento dei giudici su questo tema è cambiato in modo molto consistente negli ultimi anni. In particolare, per fare un po’ di storia, il 2017 è stato un anno decisivo: con una sentenza di tre anni fa [4], infatti, la Cassazione ha ribaltato il precedente orientamento. Se fin dagli anni Novanta e per i trent’anni successivi, parametro di riferimento per calcolare l’assegno era il tenore di vita condotto all’epoca del matrimonio, la sentenza del 2017 ha spazzato via questo criterio, affermando che la somma deve servire a mantenere l’ex coniuge che non è economicamente indipendente. Il calcolo va fatto tenendo conto di una serie di circostanze, compresa tra queste anche il contributo che l’ex coniuge ha dato alla formazione di un patrimonio familiare [5].


note

[1] Cass. civ. sez. VI n.10647/20;

[2] Cass n. 21234 e 21228 del 2019;

[3] Cass. n. 6289 del 2014 e n. 14175 del 2016;

[4] Cass. civ., sez. I, 10/05/2017, n. 11504;

[5] Cass. civ. sez. unite del 11/07/2018 n. 18287.


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