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5 buoni motivi per non prestare soldi ad amici e parenti

7 Giugno 2020
5 buoni motivi per non prestare soldi ad amici e parenti

Tutte le criticità delle procedure di recupero crediti nei confronti dei privati. 

«Chi presta resta fregato»: un vecchio adagio comune che il diritto non è mai riuscito a scalfire. Questo perché le procedure di recupero del credito previste dalla legge sono farraginose, costose e soprattutto aleatorie, ossia incerte. 

Esistono almeno 5 buoni motivi per non prestare soldi ad amici e parenti e, per evitare che qualcuno possa cadere nella trappola della buona fede, li vogliamo elencare qui di seguito. 

Certo, ogni caso ha una storia a sé ed esistono per fortuna persone che onorano i propri debiti anche a costo di morire di fame. Ma se ciò non dovesse succedere in modo spontaneo, la legge non corre di certo in aiuto del creditore. Soprattutto quando si tratta di importi di basso rilievo. 

Ecco allora i nostri più spassionati consigli da legali esperti nel lacunoso mondo del recupero crediti.

Ci vuole la prova del credito

Quando si prestano soldi a un amico o a un parente lo si fa quasi sempre in modo informale, senza cioè la firma di contratti o quietanze. Questo perché, nei rapporti intimi, appare come un gesto di diffidenza il voler lasciare a tutti i costi una traccia scritta. Tuttavia, in assenza di documenti, sarà difficile per il creditore dimostrare il proprio diritto dinanzi a un giudice. Peraltro, anche la testimonianza non può essere ammessa per rapporti contrattuali superiori a 2,58 euro (lo so, è un limite irrisorio, ma risale al 1942 e da allora non è stato più aggiornato all’inflazione).

Si potrebbe allora superare il problema facendo un bonifico, in modo da consentire di ricostruire, anche a distanza di tempo, lo spostamento del denaro. Il bonifico, infatti, è uno strumento di pagamento tracciabile. Ma neanche questo basta a dimostrare il prestito. Difatti, il debitore potrebbe sostenere che si è trattato di un regalo. E lì spetterebbe al creditore provare il contrario, ossia l’esistenza del mutuo. Come ha spiegato in passato la Cassazione, nell’incertezza tra prestito e donazione, prevale quest’ultima: in pratica, in assenza di prova contraria, le somme si considerano regalate e non prestate. 

Non tutti hanno qualcosa da perdere

Prima di iniziare uno stalking telefonico o, peggio, un’azione giudiziale, bisognerebbe sempre assicurarsi che il debitore abbia “qualcosa da perdere”; egli cioè deve avere dei beni che possano essere pignorati nell’ipotesi in cui i tentativi bonari non dovessero andare a segno. 

Il più delle volte, però, i privati hanno già il quinto dello stipendio bloccato oppure non hanno contratti di lavoro regolari. Nel qual caso non darà migliori risultati neanche un pignoramento sul conto in banca, di solito a secco.

Né è possibile sapere, prima del prestito, quali sono i beni intestati all’amico o al parente. E questo perché, per poter accedere al registro che contiene tali dati (ossia l’anagrafe tributaria e dei conti correnti) è necessario avere in mano già una condanna del giudice (anche un decreto ingiuntivo).

Insomma, un prestito è un po’ un salto nel vuoto che si fa sperando nella correttezza altrui più che nella tutela legale.

Tempi e costi proibitivi per il recupero del credito

Per recuperare mille euro te ne servono almeno altrettanti per le spese legali e l’avvocato. In più, non hai neanche la certezza di ottenere indietro ciò che ti spetta (vedi il punto precedente). Abbiamo già spiegato nell’articolo decreto ingiuntivo per 100 euro come sia del tutto svantaggioso azionare la macchina giudiziaria quando il valore dell’importo da recuperare è esiguo. Ciò perché ci sono da pagare le imposte e la parcella del legale. Se poi il debitore non intende pagare neanche con la condanna del giudice – cosa che succede non di rado – ci saranno da spendere i soldi per l’esecuzione forzata e, quindi, per l’ufficiale giudiziario.

Tutte queste procedure sono a carico del creditore che, è vero, può poi rivalersi nei confronti del debitore ma sempre a patto che paghi.

Anche i tempi non remano a favore del creditore. Per recuperare un credito ci possono volere dai 6 mesi a 1 anno se il debitore paga “con le buone”. Altrimenti, i tempi potrebbero allungarsi ulteriormente qualora si debba procedere al pignoramento.

Non puoi denunciare chi non paga

In Italia, non pagare un debito non è reato. Lo diventa solo se, al momento della richiesta del prestito, il debitore fornisce rassicurazioni sulle proprie condizioni economiche e sulla propria solvibilità, occultando una situazione completamente diversa. Si pensi a chi finge di lavorare, produce una falsa busta paga oppure non menziona il fatto di aver ricevuto un preavviso di licenziamento. In tal caso, si può parlare del reato di insolvenza fraudolenta. Si tratta però di un’ipotesi residuale atteso che, per configurare il penale, è necessario un comportamento artificioso, volto a ingannare il creditore. Solo in tale ipotesi si può denunciare il debitore. Diversamente, l’unica risorsa è la procedura di recupero crediti che abbiamo visto sopra. 

Al contrario, se dovessi eccedere con le richieste telefoniche di pagamento potresti essere denunciato per molestie o, nei casi più gravi, per stalking. Insomma, passeresti dalla parte della ragione a quella del torto.

I rapporti si incrinano. Sempre!

Non puoi pensare di agire contro un amico o un parente per recuperare un credito senza incrinare definitivamente il legame affettivo che c’è tra voi. Anche nell’ipotesi in cui tu decidessi peraltro di non intraprendere le azioni legali, il debitore avrebbe sempre la sensazione di essere in difetto nei tuoi confronti e non ti tratterebbe più con la confidenza che, in passato, ha avuto nei tuoi riguardi. 

Insomma, facendo un prestito a un amico, si perdono soldi e amicizia. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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1 Commento

  1. MI AVETE LETTO NEL PENSIERO??? Ma, per quel che mi riguarda, il concetto di rappresaglia non l’ho ancora messo nel cassetto… Ai posteri… Lo so, l’insieme delle parole è tutto un po’ sibillino, ma credo renda pensiero…

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