L’avvocato che sbaglia la notifica è responsabile verso il cliente

5 Giugno 2020 | Autore:
L’avvocato che sbaglia la notifica è responsabile verso il cliente

Il professionista aveva citato in giudizio l’ufficio periferico al posto di quello centrale: la Cassazione ha riconosciuto la sua responsabilità professionale.

Un avvocato aveva notificato un ricorso tributario all’ufficio sbagliato dell’Agenzia delle Entrate: aveva citato l’articolazione periferica anziché quella centrale. Si trattava di un procedimento anteriore al 1° gennaio 2001, quando la notifica alternativa dell’impugnazione non era ammessa. Così il suo atto era stato dichiarato inammissibile e la parte assistita non aveva potuto far valere le sue ragioni in quel giudizio.

Il contribuente (una società) ha infine proposto ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello che aveva respinto la sua domanda di risarcimento dei danni  avanzata nei confronti del professionista per questo errore.

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza depositata oggi [1]  ha accolto la domanda, affermando che in questi casi l’avvocato è responsabile, poiché – afferma – «è professionista tenuto all’esecuzione del contratto di prestazione d’opera professionale secondo i canoni della diligenza qualificata [2] e della buona fede oggettiva, o correttezza».

La Corte richiama un orientamento, espresso anche in dottrina e che costituisce regola giuridica di comportamento secondo buona fede nell’adempimento delle obbligazioni contrattuali [3] che si fonda sul generale dovere di solidarietà stabilito dall’art. 2 della Costituzione e «che trova applicazione a prescindere alla sussistenza di specifici obblighi contrattuali, in base al quale il soggetto è tenuto a mantenere nei rapporti della vita di relazione un comportamento leale, specificantesi in obblighi di informazione e di avviso, nonché volto alla salvaguardia dell’utilità altrui nei limiti dell’apprezzabile sacrificio, dalla cui violazione conseguono profili di responsabilità».

Questo obbligo giuridico di buona fede e correttezza ha, secondo la Cassazione, diverse declinazioni, che si atteggiano in base «alle condizioni del caso concreto, alla natura del rapporto, alla qualità dei soggetti coinvolti, essendo da valutarsi alla stregua della causa concreta dell’incarico conferito al professionista dal committente».

Perciò – prosegue l’ordinanza in commento – nel caso specifico oggetto del giudizio, «disattendere la regola effettiva in tema di legittimazione passiva quale nei processi tributari (che all’epoca della proposizione del ricorso per Cassazione de quo come detto riconosceva la medesima esclusivamente in capo al ministero delle Finanze [4]) alla stregua dei suindicati disattesi principi costituisce allora senz’altro fonte di responsabilità professionale dell’avvocato difensore».

All’esito del giudizio, la Cassazione ha accolto il ricorso della parte assistita dal professionista ora riconosciuto responsabile, con rinvio alla Corte d’Appello per procedere a nuovo esame della vicenda, attenendosi a questi principi.


note

[1] Cass. ord. n. 10822 del 5 giugno 2020.

[2] Di cui al combinato disposto degli artt. 1176 e 2236 Cod. civ.

[3] Artt. 1337, 1358, 1375 e 1460 Cod. civ.

[4] Ai sensi dell’art. 11 del R.D. n. 1611 del 30 ottobre 1933.


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