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Conto corrente nascosto al coniuge: è reato?

7 Giugno 2020
Conto corrente nascosto al coniuge: è reato?

È obbligatorio comunicare i propri redditi al coniuge? Cosa rischia chi non dice alla moglie o al marito di avere dei soldi in banca?

Qualcuno l’ha già ribattezzata con il termine infedeltà finanziaria: si tratta della bugia detta al coniuge in merito alle proprie capacità economiche. Perché mai? Da un lato c’è la speranza che, così facendo, in caso di separazione, i risparmi non vengano divisi (problema che si porrebbe tuttavia solo nel caso di coppia in comunione dei beni). Dall’altro lato c’è il timore di rappresentare un alto tenore di vita e, sempre in caso di separazione, dover corrispondere un assegno di mantenimento elevato. In ultimo c’è sempre la speranza di poter spendere il denaro secondo i propri capricci, senza dover renderne conto alla famiglia. 

Ma è reato il conto corrente nascosto al coniuge? Cerchiamo di capire cosa dice la legge a riguardo.

A chi appartiene il conto corrente?

Se il conto corrente è cointestato, esso appartiene a entrambi i coniugi. Questi pertanto ne restano contitolari anche in caso di successiva separazione, fino al momento in cui decideranno di scioglierlo o dividerlo. 

La cointestazione può però essere il frutto di un accordo simulatorio e non di una volontaria donazione. Si pensi al marito che cointesta alla moglie il conto su cui gli viene accreditato lo stipendio per consentirle di prelevare e fare la spesa. In tale ipotesi, all’atto di un’eventuale separazione, il conto resta di proprietà di chi lo ha alimentato.

Se il conto corrente non è cointestato bisogna distinguere tra: 

  • coppia in separazione dei beni: il conto è di proprietà dell’intestatario e questi ne resta tale anche dopo la separazione e il divorzio. Sicché, il denaro non verrà mai diviso e potrà essere speso liberamente in qualsiasi momento;
  • coppia in comunione dei beni: il conto resta di proprietà individuale finché la coppia è regolarmente sposata, sicché il titolare potrà spendere il denaro per come preferisce senza renderne conto al coniuge. Al momento della separazione però i risparmi residui sul conto andranno divisi al 50% tra moglie e marito. Ecco perché si dice comunemente che, per lasciare all’asciutto il coniuge bisognerebbe spendere tutti i soldi in banca prima della separazione.

Si può nascondere il conto corrente al coniuge?

Detto ciò, nascondere il conto corrente al coniuge finché si resta regolarmente sposati non costituisce alcun illecito né tantomeno un reato. Difatti, come detto, sia in caso di comunione che di separazione dei beni, il denaro resta di esclusiva pertinenza di chi se lo è guadagnato e lo ha risparmiato. Questi potrà spenderlo anche di nascosto o decidere di accumularlo nel tempo. Insomma, non c’è alcun obbligo di comunicare le proprie consistenze patrimoniali al coniuge. 

Viceversa, quando la coppia si separa, ciascun coniuge ha innanzitutto l’obbligo di comunicare al giudice la propria dichiarazione dei redditi affinché questi valuti la ricchezza di entrambi e proceda a quantificare l’assegno di mantenimento. Anche in questa ipotesi, non ci sarà bisogno di dichiarare l’esistenza di conti segreti a meno che il giudice non lo richieda espressamente (circostanza che non avviene quasi mai). Sicché, ancora una volta, nascondere il conto corrente non costituisce comportamento vietato.  

Se però la coppia è in comunione dei beni, dovendosi procedere a dividere tutti i beni, quindi anche il residuo del conto corrente, sarà necessario comunicarne l’esistenza e la consistenza (ossia il saldaconto). La violazione di tale obbligo, se imposto dal giudice, può costituire reato, quello cioè di inottemperanza al provvedimento del pubblico ufficiale. Viceversa, in assenza di una precisa disposizione del tribunale, l’occultamento del conto potrebbe dar luogo, in caso di successiva scoperta, a una revisione della sentenza di separazione ma non anche a un reato. 

Diritto di accesso agli atti e privacy

In ultimo, bisogna accennare che la giurisprudenza ha ammesso la possibilità, al coniuge che si sta separando, di chiedere all’Agenzia delle Entrate l’accesso all’Anagrafe tributaria, ossia all’archivio dove risultano i redditi di tutti i contribuenti e, in una apposita sezione detta Registro dei rapporti finanziari, anche i conti correnti. Questo significa che la questione relativa all’occultamento del conto corrente al coniuge potrebbe non porsi già in radice stante la possibilità di presentare una domanda di accesso agli atti amministrativi. Questa possibilità, però, come anticipato, può essere giustificata solo in presenza di un giudizio all’interno del quale si controversa in merito alla quantificazione dell’assegno di mantenimento. 


note

Autore immagine: it.depositphotoso.com


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