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Ritardata diagnosi: ultime sentenze

8 Settembre 2021
Ritardata diagnosi: ultime sentenze

Pregiudizio recato alla integrità fisica del paziente; patologie ad esito infausto; lesione del diritto all’autodeterminazione in relazione all’ultima fase di vita; responsabilità penale; errore medico; morte o lesioni colpose del paziente; responsabilità del medico per omessa o ritardata diagnosi.

Ritardo di sei mesi nella diagnosi e morte del paziente

In tema di omicidio colposo, sussiste il nesso di causalità tra l’omessa diagnosi di una malattia tumorale e l’evento morte, laddove dal giudizio controfattuale risulti l’alta probabilità logica che la diagnosi tempestiva avrebbe consentito il ricorso a terapie idonee a determinare un significativo prolungamento della vita residua del paziente, quale bene giuridicamente rilevante.

(In applicazione del principio la Corte ha annullato con rinvio la sentenza di assoluzione dal reato di omicidio colposo di due medici, la cui condotta aveva determinato il ritardo di sei mesi nella diagnosi e nella terapia di un carcinoma pancreatico, impedendo alla vittima il ricorso alla terapia chirurgica).

Cassazione penale sez. IV, 26/01/2021, n.5800

Responsabilità medica per ritardata diagnosi e risultanze della CTU

Il giudice che abbia disposto una consulenza tecnica cd. percipiente può anche disattenderne le risultanze, ma solo ove motivi in ordine agli elementi di valutazione adottati e a quelli probatori utilizzati per addivenire alla decisione, specificando le ragioni per le quali ha ritenuto di discostarsi dalle conclusioni del CTU.

(Nella specie, la S.C. ha cassato con rinvio una decisione di merito che, in una controversia in tema di responsabilità medica per ritardata diagnosi di un aneurisma cerebrale, aveva riformato la pronuncia di primo grado – che aveva accolto le conclusioni del CTU – limitandosi a sottolineare, in maniera generica ed ipotetica, le anomalie del caso clinico sottoposto all’esame dei sanitari e, in particolare, l’assenza di sintomi neurologici e l’immediata remissione degli ulteriori sintomi rilevati).

Cassazione civile sez. III, 11/01/2021, n.200

Risarcimento del danno non patrimoniale

All’interno della responsabilità medica, dà luogo a danno non patrimoniale risarcibile la ritardata diagnosi di una condizione patologica che abbia comportato per il paziente il venir meno della possibilità di sopravvivere per un lasso di tempo maggiore di quello effettivamente vissuto dallo stesso.

La liquidazione del danno è da effettuarsi necessariamente in via equitativa, tenendo in considerazione soprattutto il differenziale cronologico tra la durata della sopravvivenza effettiva e quella possibile in caso di corretta e tempestiva diagnosi.

Cassazione civile sez. III, 11/11/2019, n.28993

Ritardata diagnosi e tempi di guarigione

Ogni condotta colposa che intervenga sul tempo necessario alla guarigione, pur se non produce ex se un aggravamento della lesione e della relativa perturbazione funzionale, assume rilievo penale allorquando generi la dilatazione del periodo necessario al raggiungimento della guarigione o della stabilizzazione dello stato di salute (fattispecie in tema di responsabilità medica da ritardata diagnosi in relazione alla prospettata configurabilità della medesima dinanzi all’allungamento dei tempi di guarigione).

Cassazione penale sez. IV, 08/11/2019, n.5315

Ritardo nella diagnosi di patologie ad esito infausto

In caso di colpevole ritardo nella diagnosi di patologie ad esito infausto, l’area dei danni risarcibili non si esaurisce nel pregiudizio recato alla integrità fisica del paziente, né nella perdita di “chance” di guarigione, ma include la perdita di un “ventaglio” di opzioni con le quali scegliere come affrontare l’ultimo tratto del proprio percorso di vita, che determina la lesione di un bene reale, certo – sul piano sostanziale – ed effettivo, apprezzabile con immediatezza, qual è il diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali; in tale prospettiva, il diritto di autodeterminarsi riceve positivo riconoscimento e protezione non solo mediante il ricorso a trattamenti lenitivi degli effetti di patologie non più reversibili, ovvero, all’opposto, mediante la predeterminazione di un percorso che porti a contenerne la durata, ma anche attraverso la mera accettazione della propria condizione.

(Nel ribadire il principio, la S.C. ha cassato con rinvio la decisione di merito la quale aveva rigettato la domanda risarcitoria, fatta valere “iure hereditatis”, esclusivamente sulla base dell’assenza di prova che la ritardata diagnosi del carcinoma avesse compromesso “chances” di guarigione della paziente o, quantomeno, di maggiore e migliore sopravvivenza, ignorando che l’accertato negligente ritardo diagnostico aveva determinato la lesione del diritto della stessa di autodeterminarsi).

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10424

Malattia mortale: diritto al risarcimento del danno

La mancata diagnosi in tempo di una malattia mortale priva il paziente del diritto a operare le sue “scelte ultime”, col conseguente diritto di ottenere il risarcimento del danno consistente nella “perdita di un ventaglio di opzioni, con le quali affrontare la prospettiva della fine ormai prossima”. Ad affermarlo è la Cassazione che spiega come non si tratta in tal caso solo della scelta se procedere o meno con un piano terapeutico, oppure se optare per cure palliative, ma proprio del fatto di “vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico in attesa della fine”.

Nel caso di specie, si trattava del caso di una donna operata per un tumore di cui per errore era stata accertata la natura benigna, che di li a pochi mesi l’aveva condotta al decesso. Per i giudici di merito non vi era alcuna prova che la ritardata diagnosi del carcinoma avesse compromesso le chance di guarigione della paziente; per i giudici di legittimità, invece, qui rileva “l’autodeterminazione del soggetto chiamato alla più intensa (ed emotivamente pregnante) prova della vita, qual è il confronto con la realtà della fine”.

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10424

Responsabilità medica: l’accertamento del nesso di causalità

In tema di responsabilità medica, ai fini dell’accertamento del nesso di causalità è necessario individuare tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento, in quanto solo la conoscenza, sotto ogni profilo fattuale e scientifico, del momento iniziale e della successiva evoluzione della malattia consente l’analisi della condotta omissiva colposa addebitata al sanitario onde effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio.

(Fattispecie in tema di omicidio colposo, in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza di assoluzione dei medici cui era stato addebitato un ritardo nella diagnosi di un infarto intestinale, non essendosi accertato che il tempestivo espletamento dell’esame radiologico omesso avrebbe comunque permesso di evitare l’evento mortale).

Cassazione penale sez. IV, 15/03/2019, n.26568

Ritardo nella diagnosi di un infarto intestinale

Il medico cui sia stato addebitato un ritardo nella diagnosi di un infarto intestinale non risponde di omicidio colposo ove non vi sia adeguata dimostrazione che il tempestivo espletamento dell’esame radiologico omesso avrebbe comunque permesso di evitare l’evento mortale, dovendosi precisare che, ai fini dell’accertamento del nesso di causalità, è necessario individuare tutti gli elementi concernenti la causa dell’evento, in quanto solo la conoscenza, sotto ogni profilo fattuale e scientifico, del momento iniziale e della successiva evoluzione della malattia consente l’analisi della condotta omissiva colposa addebitata al sanitario onde effettuare il giudizio controfattuale e verificare se, ipotizzandosi come realizzata la condotta dovuta, l’evento lesivo sarebbe stato evitato al di là di ogni ragionevole dubbio.

Cassazione penale sez. IV, 15/03/2019, n.26568

Responsabilità medica: linee guida e buone pratiche

L’esercente la professione sanitaria risponde, a titolo di colpa, per morte o lesioni personali derivanti dall’esercizio dell’attività medico chirurgica: a) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da negligenza o imprudenza; b) se l’evento si è verificato per colpa (anche “lieve”) da imperizia quando il caso concreto non è regolato dalle raccomandazioni delle linee-guida o dalle buone pratiche clinico assistenziali; c) se l’evento si è verificato per colpa (anche “ lieve”) da imperizia nella individuazione e nella scelta delle linee guida o di buone pratiche clinico-assistenziali non adeguate alla specificità del caso concreto; d) se l’evento si è verificato per colpa “grave” da imperizia nell’esecuzione di raccomandazioni di linee-guida o buone pratiche clinico-assistenziali adeguate, tenendo conto del grado di rischio da gestire e delle speciali difficoltà dell’atto medico.

Cassazione penale sez. un., 21/12/2017, n.8770

Ritardata diagnosi: le possibilità di sopravvivenza

In tema di responsabilità medica dà luogo a danno risarcibile la ritardata diagnosi oncologica che abbia comportato la perdita per il paziente della possibilità di sopravvivere per un periodo di tempo più lungo rispetto a quello poi effettivamente vissuto; le possibilità di sopravvivenza, misurate in astratto secondo criteri percentuali, rilevano ai fini della liquidazione equitativa del danno, che deve tenere in adeguato conto anche lo scarto temporale tra la durata della sopravvivenza effettiva e quello della sopravvivenza possibile in caso di corretta e tempestiva diagnosi.

Tribunale Milano sez. I, 04/09/2017

Lesioni colpose astrattamente riconducibili a responsabilità medica

Non è possibile, nel caso di lesioni colpose astrattamente riconducibili a responsabilità medica, che la mera conoscenza delle conseguenze subite in esito al trattamento terapeutico costituisca consapevolezza dell’esistenza del reato perché difetta ancora, nella persona offesa, la consapevolezza della circostanza che il medico ha violato le regole dell’arte medica cagionando le lesioni.

Cassazione penale sez. IV, 19/09/2013, n.9194

Quando non si configura la responsabilità medica per ritardata diagnosi?

Non è configurabile alcuna responsabilità medica per ritardata diagnosi se – alla luce della legge scientifica di copertura, già di per sé sfavorevole al paziente deceduto, e della sua applicazione alla fattispecie concreta alla stregua delle emergenze processuali e delle caratteristiche proprie del caso (quali, l’età avanzata del paziente, lo stadio avanzato della malattia già alla comparsa dei primi segni rilevabili, il suo andamento successivo altamente aggressivo, le caratteristiche tipiche della patologia) – anche una diagnosi tempestiva non avrebbe modificato in modo apprezzabile l’esito finale, né sotto il profilo dei tempi del decesso né sotto quello della qualità della vita residua.

Tribunale Rovereto sez. I, 02/08/2008

Ritardata diagnosi di una neoplasia

In tema di responsabilità civile del medico derivante dalla ritardata diagnosi di una neoplasia, deve essere risarcito il danno da perdita di chance di guarigione o di sopravvivenza compromessa dalla omessa adozione, tempestiva, delle terapie adeguate, a causa dell’errore dei sanitari. Il risarcimento deve, in questo caso, avvenire con una quota di danno commisurata alla possibilità di esito favorevole. Nelle cause di responsabilità medica, spetta al paziente provare la sussistenza del nesso eziologico tra la condotta dei sanitari e l’evento dannoso e non può essere posto a carico dei convenuti l’onere di dimostrare la sussistenza di circostanze che incidono sul rapporto causale.

Tribunale Reggio Emilia, 19/10/2007

Responsabilità per colpa medica di tipo omissivo

In tema di responsabilità per colpa medica di tipo omissivo, il riconoscimento del necessario nesso di causalità tra condotta ed evento, se da una parte non può basarsi su dati meramente statistici in ordine alle ipotetiche probabilità di successo dei mancati interventi diagnostici o terapeutici, non può, d’altra parte, neppure postulare il conseguimento di una certezza oggettiva risultante da elementi probatori assolutamente inconfutabili, dovendosi invece ritenere necessaria e sufficiente una certezza processuale, che il giudice può conseguire valorizzando tutte le circostanze del caso concreto, secondo un procedimento logico analogo a quello che presiede alla valutazione della prova indiziaria, prevista dall’art. 192 comma 2 c.p.p., si da poter affermare la validità del proprio convincimento “al di là di ogni ragionevole dubbio”.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la sussistenza del nesso di causalità tra la ritardata diagnosi di una formulazione tumorale e la morte del paziente che, pur se inevitabile, sarebbe stata apprezzabilmente ritardata da una diagnosi tempestiva, seguita dagli opportuni interventi terapeutici).

Cassazione penale sez. IV, 03/10/2002, n.38334

Ritardata diagnosi e morte del paziente

È più aderente a principi fondamentali di civiltà giuridica ravvisare il nesso di causalità solo dove l’azione doverosa avrebbe impedito l’evento in una probabilità vicina alla certezza.

(Nella specie, essendo l’infarto intestinale, nonché il relativo intervento, oltre che rarissimo, ad elevatissima mortalità, questi dati da soli conducono ad escludere il nesso di causalità tra la ritardata diagnosi e la morte del paziente).

Tribunale Milano, 23/04/2001



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12 Commenti

  1. Ci sono medici che possono salvarti la vita e medici che per imprudenza, negligenza, ti rimandano a casa dicendo che va tutto bene e poi le tue condizioni peggiorano improvvisamente, ti ritrovi a dover correre al pronto soccorso e alla fine devi sottoporti ad un’operazione che poteva essere evitata e ti lascia gravi danni.. Ecco un medico dovrebbe essere sempre molto preciso e svolgere la sua professione con meticolosità, non prendere sotto gamba certi sintomi lamentati dal paziente

  2. La condotta colpevole dei medici che causa la ritardata diagnosi della patologia e provoca un danno al paziente può essere sempre risarcito?

    1. Secondo la Cassazione, in ipotesi di malattia ad esito infausto, la condotta colpevole dei medici consistente nella tardiva diagnosi della patologia, è fonte di un danno risarcibile.Tale danno consiste nella perdita diretta di un bene reale, certo ed effettivo, correlato al diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali in una condizione di vita affetta da patologie ad esito certamente infausto.La compromissione della libertà de paziente si comprende se si riflette su un dato. Il paziente che non conosce le proprie effettive condizioni di salute, non solo non può esercitare la scelta di procedere (in tempi più celeri possibili) all’attivazione di una cura, anche solo palliativa, ma non può neppure decidere come vivere le ultime fasi della propria vita nella cosciente e consapevole accettazione della sofferenza e del dolore fisico in attesa della fine. Già solo la non consapevolezza delle proprie condizioni di salute, nonostante il dolore fisico avvertito, provoca una sofferenza risarcibile.I giudici riconoscono infatti che anche la sofferenza e il dolore, là dove coscientemente e consapevolmente non curati o alleviati, acquistano un senso ben differente, sul piano della qualità della vita, se accettati nella prospettiva di una fine che si annuncia (più o meno) imminente, piuttosto che vissuti passivamente, come segni misteriosi di un’inspiegabile, insondabile e angosciante, “ineluttabilità delle cose”.

  3. Buongiorno. Un medico ha diagnosticato in ritardo una malattia provocandone così l’aggravamento… si può parlare in questo caso della responsabilità medica per ritardo nella diagnosi? attendo vostre notizie grazie

    1. Secondo la pronuncia della Cassazione, l’Asl risponde per la diagnosi tardiva solo nella misura in cui l’errore ha direttamente aggravato la patologia. All’autore dell’illecito, dunque, si può addebitare soltanto la percentuale di peggioramento della situazione preesistente. Il ritardo nella diagnosi, come l’errore, è fonte di responsabilità medica, ma solo quando esso determini uno sviluppo della malattia, che poteva essere prevenuto o minimizzato da un tempestivo intervento, e conseguenze più gravi per la salute del paziente. Indicativo, in questo senso, è un recente caso affrontato dalla Suprema Corte [4] relativo a due sanitari che avevano attribuito a “bolle d’aria di natura nervosa” i dolori in realtà derivanti da un carcinoma epatico, determinando un ritardo nella diagnosi di circa un mese. A ciò è conseguito un danno, laddove una tempestiva diagnosi avrebbe altresì assicurato alla paziente una migliore qualità della vita e diminuito le sofferenze in ragione dell’anticipata somministrazione dei farmaci (poi, prescritti in conseguenza della diagnosi) e della minore invasività dell’intervento (da effettuare su masse tumorali di più ridotte dimensioni), oltre ad aumentare – seppur marginalmente – le sue aspettative di vita e permetterle di disporre di un maggior tempo per “programmare il suo essere persona” in vista della morte.

  4. Che tipo di risarcimento è previsto in caso di ritardata diagnosi? Vorrei capire cosa spetta a un mio amico visto che si trova in difficoltà e vorrei essergli d’aiuto, perché lui era sconvolto e non sapeva come procedere…purtroppo non ha familiari che possano provvedere ai suoi interessi quindi voglio dargli una mano e cercare di capire cosa può fare per tutelare la sua situazione e per vedersi riconosciuti i suoi diritti. Grazie

    1. Il paziente che veda lesa la propria liberà di autodeterminazione ha diritto alla tutela risarcitoria (in caso di decesso, il diritto si trasmette agli eredi). Il risarcimento serve a tutelare il valore supremo della dignità della persona, che deve ritenersi fatalmente e direttamente violata dal colpevole ritardo diagnostico della patologia ad esito certamente infausto. Una volta provati il colpevole ritardo diagnostico di una condizione patologica ad esito certamente infausto e la condizione di materiale di sofferenza del paziente derivante dalla patologia, la violazione del diritto del paziente di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali integra la lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale. Il giudice può quindi pronunciare la condanna al risarcimento del danno sulla base di una liquidazione equitativa.

  5. Il medico è responsabile per la morte del paziente? Cosa succede se la morte è stata causata da caso di omessa o ritardata diagnosi di un male incurabile e terminale?

    1. Quando si parla di responsabilità medica da ritardo nella diagnosi, secondo l’insegnamento della Cassazione ci si intende riferire al fatto che la colpa del medico non sta nell’aver sottratto al paziente le chances di salvarsi (che, come detto, potrebbero non sussistere affatto), ma nell’aver violato il suo diritto di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali anche negli ultimi giorni della propria vita. Vale a dire che la responsabilità da ritardo nella diagnosi non va valutata solo con riferimento all’esito della patologia non tempestivamente accertata, ma costituisce una condotta in sé suscettibile di valutazione da parte del giudice. In sostanza la ritardata diagnosi lede un bene di per sé autonomamente apprezzabile che non necessita di alcuna prova ulteriore neppure di quella di poter salvare o meno il malato. Tuttavia, in questo caso, il risarcimento del danno da ritardo nella diagnosi, non potendo essere quantificato secondo criteri oggettivi, dovrà essere liquidato in via “equitativa” dal giudice.

    2. Il ritardo colpevole dei medici nel diagnosticare la grave patologia del paziente provoca una danno esistenziale, consistente nella sofferenza provocata per la violazione della libertà di autodeterminazione, risarcibile senza necessità di particolari prove.La Cassazione ha affermato la risarcibilità a favore degli eredi, del danno subìto dal paziente deceduto al quale sia stata diagnosticata in ritardo la malattia.La riflessione dei giudici sul concetto di violazione della libertà di autodeterminazione si dimostra particolarmente interessante in quanto non si ferma alla perdita della possibilità di curare la malattia. Se per il paziente non c’era più nulla da fare, perché la patologia era “ad esito infausto” e inevitabile, la lesione del diritto di autodeterminazione deve essere intesa come negazione della possibilità di accettare con consapevolezza il dolore e la morte e come violazione della libertà di scelta sulle azioni da compiere e su come vivere gli ultimi giorni o mesi rimanenti.Agli eredi basta dunque dimostrare la tardiva diagnosi della patologia e la sofferenza materiale del paziente nell’ultimo periodo di vita, per ottenere il risarcimento del danno in via equitativa. Non è, invece, necessario dimostrare che, se il paziente avesse saputo prima della patologia di cui era affetto, avrebbe effettuato diverse scelte di vita.Secondo i giudici, la violazione del diritto del paziente di determinarsi liberamente nella scelta dei propri percorsi esistenziali costituisce lesione di un bene già di per sé autonomamente apprezzabile sul piano sostanziale, tale da non richiedere alcun ulteriore onere di allegazione argomentativa o probatoria.

  6. Un medico che sa fare bene il suo lavoro non permette ad una patologia di arrivare in uno stato tale di peggiorare drasticamente e, di conseguenza, portare il paziente in fin di vita offrendo la corretta diagnosi Bisogna intervenire tempestivamente ed evitare che possano esserci errori o distrazioni.

  7. Bisogna dire che ci sono delle patologie che manifestano i sintomi solo quando sono già ad uno stato avanzato, tuttavia un bravo medico dovrebbe cogliere i primi campanelli d’allarme nel fare la visita al paziente e gestire correttamente la situazione affinché si arrivi ad una diagnosi che possa essere quasi certa, se non assoluta, nel momento in cui vengono a galla certi malesseri

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