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Ritardo pensionamento: ultime sentenze

8 Luglio 2020
Ritardo pensionamento: ultime sentenze

Domanda di pensionamento; lesione del diritto all’autodeterminazione; danno derivante dalla mancata possibilità di esercitare una scelta di vita; risarcimento del danno non patrimoniale.

Ritardato pensionamento 

L’illegittimo rifiuto, da parte della Cassa nazionale di previdenza e assistenza, della ricongiunzione dei contributi – comportando un ritardo nel pensionamento – incide sulla possibilità di realizzare una legittima opzione di vita da parte del lavoratore; a quest’ultimo spetta, a fronte della compromissione della propria sfera di autodeterminazione, il risarcimento del danno non patrimoniale conseguente alla lesione di un diritto di libertà costituzionalmente tutelato.

Cassazione civile sez. lav., 10/02/2010, n.3023

Trattenimento in servizio

Le previsioni programmatiche di bilancio, basate sugli ordinari limiti di età per il pensionamento, non comportano limiti inderogabili per il trattenimento in servizio, perché ciò condurrebbe illegittimamente alla sostanziale inapplicabilità delle numerose disposizioni dettate in materia di elevazione dei limiti di età per il collocamento a riposo (mentre, non mancano, di norma, margini finanziari per fare fronte, in via straordinaria, a carenze di organico, talvolta più agevolmente affrontabili col ritardato pensionamento di personale già in servizio che con nuove assunzioni).

Consiglio di Stato sez. VI, 13/05/2011, n.2910

La forzata prosecuzione dell’attività lavorativa

La forzata prosecuzione dell’attività lavorativa, conseguente al ritardo col quale la p.a. ha provveduto su una domanda di pensionamento, è fonte di danno esistenziale, che può essere ritenuto sussistente sulla base di semplici presunzioni (nella specie, il tribunale ha liquidato 15.000 euro per un ritardato pensionamento di sei mesi).

Consiglio di Stato sez. V, 18/01/2006, n.125

Ritardato pensionamento: risarcibilità del danno 

Il danno da ritardato pensionamento rientra nella categoria unitaria di danno non patrimoniale, che può essere risarcito purché il lavoratore dimostri, oltre alla colpa dell’istituto previdenziale, che il ritardato pensionamento ha provocato un danno; questo perché esso non può configurarsi come un danno risarcibile in re ipsa in ragione degli imprescindibili oneri di allegazione e di prova che gravano sul soggetto che vanti la pretesa risarcitoria.

Cassazione civile sez. lav., 24/02/2020, n.4886

Ritardo nel pensionamento imputabile al datore di lavoro

Il mero ritardo nel pensionamento imputabile al datore di lavoro, non fa presumere una modifica peggiorativa della qualità della vita, e quindi l’automatico risarcimento danni. Per il risarcimento del cd. danno esistenziale in conseguenza del ritardato pensionamento è necessario dedurre e provare che il fatto di continuare a lavorare abbia comportato la perdita di situazioni di vantaggio o impedito o reso più difficoltoso lo svolgimento di certe attività o che abbia creato aggravio ad altre.

Tribunale Ascoli Piceno, 04/12/2007

Anticipato collocamento a riposo

Nel caso di anticipato collocamento a riposo il credito vantato dal lavoratore in relazione al trattamento di fine rapporto matura alla data del provvedimento aziendale di collocamento a riposo e non in quella successiva in cui l’ente previdenziale comunica di aver accettato il suddetto pensionamento. La comunicazione dell’ente, infatti, si configura come una condizione sospensiva del beneficio il cui avveramento retroagisce, quindi, al momento in cui se ne sono verificati tutti gli elementi costitutivi. Ne consegue che nel caso di ritardato pagamento del suddetto trattamento gli interessi legali e la rivalutazione monetaria decorrono dalla data dell’anticipato collocamento a riposo del dipendente.

Cassazione civile sez. lav., 28/12/1998, n.12857

Gli interessi legali sul trattamento pensionistico

Gli interessi legali sul trattamento pensionistico erogato in ritardo vanno riconosciuti con decorrenza non coincidente con lo scadere dei termini procedimentali posti dal d.m. 23 marzo 1992 n. 304 attuativo dell’art. 2, l. 7 agosto 1990 n. 241 (e, quindi, nel caso di pensionamento avvenuto prima del 1992, con decorrenza dal 540mo giorno dopo il collocamento a riposo), ma con la data di maturazione del diritto.

Corte Conti, (Lombardia) sez. reg. giurisd., 24/09/2003, n.1078

Responsabilità risarcitoria del datore di lavoro

In relazione alla disciplina del prepensionamento dei dipendenti da imprese industriali con eccedenze strutturali di manodopera di cui al d.l. 7 dicembre 1989 n. 390, i lavoratori che abbiano presentato nei termini prescritti l’istanza di prepensionamento sono titolari di un vero e proprio diritto soggettivo al pensionamento anticipato, non limitabile o condizionabile, allorquando il numero dei dipendenti accertati come esuberanti dalla delibera del Cipi risulti superiore al numero di quelli che hanno presentato la domanda di prepensionamento, essendo ammessa una selezione tra le domande soltanto nell’ipotesi di loro eccedenza rispetto al numero dei lavoratori da prepensionare.

Nè il medesimo diritto è colpito da decadenza in caso di invio da parte dell’impresa delle domande all’Inps oltre il previsto termine di dieci giorni dalla scadenza del termine per la loro presentazione (art. 4, comma 3, del citato d.l.), dato che tale ritardo può solo determinare una temporanea illegittima protrazione del rapporto lavorativo, destinato ad estinguersi nell’ultimo giorno del mese in cui l’impresa effettua la trasmissione, e la conseguente eventuale responsabilità risarcitoria del datore di lavoro.

Cassazione civile sez. lav., 20/01/1998, n.467



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