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Danno da perdita parentale: ultime sentenze

8 Luglio 2020
Danno da perdita parentale: ultime sentenze

Elevato grado di dolore e sconvolgimento della vita causato dalla perdita parentale; danno non patrimoniale; liquidazione di danno.

Il danno parentale

La ratio del danno parentale consiste nella privazione e nel vuoto determinato dalla definitiva perdita del godimento del congiunto nonché dall’irreversibile distruzione di un sistema di vita basato sull’affettività, sulla condivisione e sulla quotidianità dei rapporti.

La famiglia, infatti, quale formazione sociale, è riconosciuta non solo dagli artt. 2, 29 e 30 Cost. ma anche dall’art. 8 C.E.D.U. in quanto il bene giuridico tutelato è l’intangibilità della famiglia. Affinché possa configurarsi il danno da perdita parentale, è necessario prendere in considerazione diverse circostanze dalle quali possa desumersi la sussistenza di un vincolo affettivo esistente al momento del verificarsi dell’evento lesivo.

Ad ogni buon conto, anche in presenza di lesioni degli interessi protetti e garantiti dall’ordinamento è onere del danneggiato provare il conseguente danno-conseguenza, il quale non può e deve essere considerato in re ipsa, bensì deve essere compiutamente descritto nonché allegato, provato e documentato facendo ricorso alla prova testimoniale, documentale e presuntiva.

Per contro, in assenza di elementi di prova (anche testimoniale) oggettivi e di sicuro spessore, non possono essere sufficienti a tale scopo apodittiche e generiche affermazioni dei parenti della vittima circa il forte legame affettivo esistente con il congiunto defunto, la sua vitalità, il ruolo svolto in famiglia, la coabitazione, né la vicinanza del vincolo parentale.

Tribunale Arezzo, 23/07/2018, n.776

Danno da perdita parentale: la prova

Nel danno da perdita parentale gli attori devono dimostrare l’esistenza di concreti ed effettivi rapporti affettivi e sociali, frequentazione e conoscenza con il de cuius, l’intensità di tale vincolo e l’elevato grado di dolore e sconvolgimento della vita causato dalla morte dello stesso, ovvero qualsiasi elemento idoneo a giustificare le pretese risarcitorie. A tal proposito la convivenza con il de cuius non rappresenta elemento essenziale, essendo dimostrabile un forte legame parentale anche in assenza di convivenza, purché se ne fornisca debita prova.

Corte appello Napoli sez. VI, 18/02/2020, n.857

Quantificazione del danno da perdita parentale

In tema di quantificazione del danno da perdita parentale, ferma restando la sussistenza di un danno non patrimoniale, la allegazione e la prova di circostanze ulteriori (quali la durata e intensità del vissuto, la composizione del restante nucleo familiare, la personalità individuale dei familiari danneggiati, la loro capacità di reazione e sopportazione del trauma e ogni altra circostanza del caso concreto) incide non sull’an, ma sul quantum del risarcimento, che deve essere integrale per ciascuno degli stretti congiunti e deve comprendere sia il danno morale (da identificare nella sofferenza interiore soggettiva patita sul piano strettamente emotivo, non solo nell’immediatezza dell’illecito, ma anche in modo duraturo, pur senza protrarsi per tutta la vita), sia quello dinamico-relazionale (consistente nell’alterazione delle condizioni e abitudini, quanto meno interne al nucleo familiare, che resta privo di uno dei suoi componenti, di vita quotidiana).

Corte appello L’Aquila, 28/11/2018, n.2214

Liquidazione del danno non patrimoniale

La liquidazione del danno non patrimoniale in via equitativa resta affidata ad apprezzamenti discrezionali del giudice di merito, non sindacabili in sede di legittimità purché la motivazione della decisione dia adeguatamente conto del processo logico indicando i criteri assunti come in questo caso: farsi riferimento al parametro equitativo del danno da perdita parentale.

Qualora la liquidazione del danno da fatto illecito extracontrattuale sia effettuata “per equivalente”, con riferimento, cioè, al valore del bene perduto dal danneggiato all’epoca del fatto illecito, e tale valore venga poi espresso in termini monetari che tengano conto della svalutazione intervenuta fino alla data della decisione definitiva (anche se adottata in sede di rinvio), è dovuto al danneggiato anche il risarcimento del mancato guadagno provocato dal ritardato pagamento della suddetta somma.

Tribunale Cagliari, 25/01/2017, n.259

Danno da perdita parentale del coniuge

Nell’ambito della categoria unitaria del danno non patrimoniale non è autonomamente risarcibile il danno morale quando viene liquidato il danno parentale. Il danno da perdita della relazione sessuale con il coniuge defunto è assorbito nel danno da perdita parentale del coniuge. Quest’ultimo, nell’ambito di una valutazione necessariamente equitativa, non può essere risarcito come posta frazionaria del danno biologico, ma bisogna ricorrere agli ordinari strumenti probatori, ivi comprese le presunzioni logiche.

Possono essere utilizzati come parametro di liquidazione i principi affermati preventivamente da alcuni tribunali in via ufficiale (cd. massime) e può farsi riferimento nell’ambito della motivazione della quantificazione del risarcimento anche ad elaborazioni degli Oseervatori di giustizia civile.

Tribunale Torre Annunziata, 02/12/2008

Danno da perdita parentale e danno biologico 

La morte di un prossimo congiunto può causare nei familiari superstiti oltre al danno parentale, consistente nella perdita del rapporto e nella correlata sofferenza soggettiva, anche un danno biologico vero e proprio, in presenza di un’effettiva compromissione dello stato di salute fisica o psichica di chi lo invoca, l’uno e l’altro dovendo essere oggetto di separata considerazione come elementi del danno non patrimoniale, ma nondimeno suscettibili – in virtù del principio della “onnicomprensività” della liquidazione – di liquidazione unitaria.

Cassazione civile sez. III, 25/06/2019, n.16909

Risarcibilità del danno da perdita parentale

In tema di risarcimento del danno derivante da sinistri stradali, il risarcimento chiesto dai nonni della vittima non può essere bocciato adducendo come circostanza impediente la semplice assenza di convivenza con il nipote deceduto. Ad affermarlo è la Cassazione che ha accolto sul punto il ricorso della nonna di un ragazzo deceduto in un incidente stradale avverso la decisione di merito per la quale solo la convivenza consentiva di esteriorizzare l’intimità delle relazioni di parentela anche allargate e far assumere rilevanza al collegamento tra danneggiato primario è secondario.

Per la Cassazione, invece, il rapporto di convivenza non assurge a connotato minimo di esistenza, ma può costituire elemento probatorio utile dimostrarne l’ampiezza e la profondità dei rapporti familiari, “non essendo condivisibile limitare la “società naturale”, cui fa riferimento l’articolo 29 Costituzione, all’ambito ristretto della sola cd. “famiglia nucleare””.

Cassazione civile sez. III, 04/10/2018, n.24162

Tabelle milanesi adeguate al caso concreto

La liquidazione del danno da perdita del rapporto parentale subito da un figlio minorenne in conseguenza della morte del padre in un sinistro stradale deve avvenire sulla base delle tabelle milanesi adeguate al caso concreto e, pertanto, tenendo conto dell’età del deceduto, della convivenza con il figlio, dell’età di quest’ultimo al momento del fatto e della circostanza che i genitori fossero separati.

Corte appello Firenze sez. II, 09/11/2017, n.2473

Danno da perdita parentale: i rapporti familiari esistenti

Ai fini della liquidazione del danno non patrimoniale – che rappresenta una voce di danno logicamente autonoma, data la diversità del bene protetto, che pure attiene ad un diritto inviolabile della persona ovvero all’integrità morale, quale massima espressione della dignità umana, desumibile dall’art. 2 Cost. in relazione all’art. 1 della Carta di Nizza, contenuta nel trattato di Lisbona – il giudice deve tener conto delle condizioni soggettive della persona e della concreta gravità del fatto, senza che possa quantificarsi il valore dell’integrità morale come una quota minore proporzionale al danno alla salute.

(Fattispecie di liquidazione di danno da perdita parentale in cui il giudice ha tenuto conto, tra l’altro, dell’età del “de cuius” e dei familiari al momento del fatto, dei rapporti familiari esistenti e della ricorrenza o meno di rapporti di coabitazione).

Tribunale Roma, 08/01/2016, n.19



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