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Firma digitale: ultime sentenze

9 Luglio 2020
Firma digitale: ultime sentenze

Documentazione priva dell’asseverazione di conformità; copie informatiche prive di firma digitale; processo amministrativo telematico; utilizzo della firma CadES in luogo di quella PadES.

Ricorso di ottemperanza 

In tema di ricorso di ottemperanza, deve rilevarsi come lo stesso sia da ritenersi inammissibile nel quale la documentazione presentata digitalizzata sia priva dell’asseverazione di conformità con apposizione della firma digitale.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 02/04/2020, n.3753

La mancanza di firma digitale sull’atto 

La mancanza di firma digitale sull’atto non può comportare l’insanabile nullità dell’atto per mancanza di sottoscrizione ex art. 42 c.p.a., alla luce del principio del raggiungimento dello scopo, nel caso in cui, nonostante la mancata apposizione della firma digitale, l’atto cartaceo notificato alla controparte rechi l’autenticazione in calce del mandato e la relata di notifica sia sottoscritta in maniera autografa dal difensore, per cui l’atto notificato risulti inequivocabilmente riferibile al procuratore; in tale prospettiva, va riconosciuta anche la possibilità di sanare tale irregolarità mediante la costituzione in giudizio dell’Amministrazione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 03/10/2019, n.11517

Processo amministrativo telematico

Il ricorso redatto in formato cartaceo, con sottoscrizione autografa e notificato in tale forma — benché non conforme al modello delineato dalla normativa specifica di settore che richiede che l’atto introduttivo da notificare debba essere redatto in formato nativo digitale e sottoscritto con firma digitale — può essere considerato un atto meramente irregolare e non inesistente o nullo, giacché — pur non essendo conforme alle regole di redazione dell’art. 136, comma 2-bis, c.p.a. e dell’art. 9, comma 1, d.P.C.M. 16 febbraio 2016, n. 40 — non incorre in espressa comminatoria legale di nullità (art. 156, comma 1, c.p.c.) e ha comunque raggiunto il suo scopo tipico (art. 156, comma 3, c.p.c.), essendone certa la paternità e piena l’intelligibilità quale strumento finalizzato alla chiamata in giustizia e all’articolazione delle altrui relative difese: dal che consegue la sola oggettiva esigenza della regolarizzazione.

T.A.R. Catania, (Sicilia) sez. I, 17/12/2018, n.2422

Quando è inammissibile il giudizio di ottemperanza?

Il ricorso per l’ottemperanza del giudicato deve essere dichiarato inammissibile qualora le copie informatiche, depositate nel giudizio in esecuzione di un ordine di regolarizzazione impartito dal giudice, risultino prive di firma digitale.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. III, 24/01/2019, n.135

Firma digitale del ricorso in formato CAdES

Nel Processo Amministrativo Telematico la mancata conformità alle norme tecniche, secondo cui è previsto l’utilizzo del formato di firma digitale PAdES per il deposito degli atti, non impedisce la validità della sottoscrizione con firma digitale in formato CAdES e può eventualmente rilevare ad altri fini (quale quello di rendere necessaria la regolarizzazione).

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 25/05/2018, n.5912

Documentazione di gara in lingua straniera

A fronte dell’inosservanza della clausola del bando secondo cui la documentazione amministrativa e quella tecnica, nell’ipotesi in cui siano redatte in lingua straniera, devono essere munite della ” traduzione in lingua italiana con dichiarazione di corrispondenza all’originale a firma digitale di un legale rappresentante della ditta concorrente”, l’offerente non può essere escluso dalla gara, stante il principio di tassatività delle cause di esclusione sancito dall’art. 83, co. 9, del d.lgs. n. 50/2016, in virtù del quale l’estromissione può essere disposta solo quando il concorrente abbia violato previsioni poste a tutela di interessi sostanziali della pubblica amministrazione o a protezione della par condicio tra i partecipanti.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. III, 14/03/2018, n.386

Formato di firma digitale diverso da quello prescritto 

L’utilizzazione per la firma digitale di un formato diverso da quello prescritto dalle norme tecniche costituisce difformità che, in applicazione dell’art. 156, comma 3, c.p.c., non si traduce in nullità, allorché l’atto raggiunga il suo scopo; infatti, il rilievo di vizi fondati sulla pretesa violazione di norme di rito non è volto a tutelare l’interesse all’astratta regolarità del processo, ma a garantire solo l’eliminazione del pregiudizio subito dal diritto di difesa della parte in conseguenza della rilevata violazione (nella specie, i file erano stati sottoscritti con firma digitale PAdES-BASIC, anziché PAdES-BES).

Consiglio di Stato sez. III, 05/02/2018, n.744

Bando di gara e firma digitale

Se il bando di gara prevede che la domanda di partecipazione debba essere presentata in formato .pdf, è illegittima l’offerta presentata in formato .doc, seppure con la firma digitale valida in formato CADES (in tale formato il documento firmato e il file con la firma digitale vengono inseriti insieme in una busta, ovviamente essa pure digitale), in quanto l’amministrazione, per verificare tale firma e visualizzare la domanda, avrebbe dovuto utilizzare un programma che non aveva a disposizione al momento della seduta di gara.

Né può affermarsi che Lombardia Informatica fosse tenuta ad avere a disposizione, al momento dell’apertura delle offerte, un tale software (e non è in discussione che ve ne siano svariati, alcuni freeware, ovvero liberamente scaricabili, come osserva il perito di parte ricorrente), essendo prescritto dalla legge di gara che i documenti dovevano essere obbligatoriamente presentati in formato .pdf.

La stazione appaltante non avrebbe quindi potuto applicare l’istituto del soccorso istruttorio, atteso che, altrimenti, avrebbe violato la par condicio tra i partecipanti alla gara, permettendo, sostanzialmente, la nuova presentazione della domanda oltre i termini stabiliti dalla lex specialis di gara.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. IV, 12/02/2018, n.412

Documento informatico con firma digitale

Non è ammissibile l’eccezione di nullità del ricorso formulata sul presupposto che il ricorso non sia stato redatto come documento informatico con firma digitale, qualora il ricorso sia stato redatto in doppio originale. Dacchè il formato cartaceo può essere utilizzato per esperire la notifica a mezzo del servizio postale, nei confronti di soggetti che non abbiano ancora inserito il proprio indirizzo nel registro dei pubblici elenchi di cui all’art. 16 ter del D.L. 179/2012 e questa sia stata successivamente asseverata, firmata digitalmente e depositata.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 06/12/2017, n.1245

Il ricorso privo di firma digitale è irregolare?

Nel processo amministrativo telematico il mancato deposito digitale o l’assenza della firma digitale non danno luogo a inesistenza, abnormità o nullità degli atti, ma solo a una situazione di irregolarità. Di conseguenza, il giudice amministrativo deve ordinare alla parte che ha redatto, notificato o depositato un atto in formato cartaceo di regolarizzarlo in formato digitale nel termine perentorio all’uopo fissato.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 12/09/2017, n.580

Notifica telematica del ricorso e irregolarità sanabile

Gli artt. 6, comma 5, e 12, comma 6, dell’Allegato A al d.P.C.M. n. 40 del 16 febbraio 2016 prescrivono l’utilizzo della firma digitale secondo lo standard PadEs. Le norme delle specifiche tecniche appena menzionate prescrivono che gli atti depositati siano firmati digitalmente secondo la struttura PAdES — BES ma non impongono espressamente che tale formato sia utilizzato per la notifica alle altre parti. L’obbligo del formato PadES trova la propria fonte nelle specifiche tecniche di cui al predetto allegato A, da qualificarsi quale fonte secondaria, ai sensi dell’art. 17 comma 3, l. n. 400/1988 rispetto all’art. 13 delle NTA del c.p.a. che, appunto, rinvia ad un d.P.C.M., la fissazione delle regole tecnico — operative per la sperimentazione, la graduale applicazione, l’aggiornamento del processo amministrativo telematico, non può che essere sottoposto alla necessaria verifica con la disciplina di rango sovranazionale cui lo Stato italiano è tenuto a dare applicazione.

Al fine di garantire una disciplina uniforme della firma digitale nell’U.E., sono stati, infatti, adottati gli standards europei mediante il c.d. regolamento eIDAS (Regolamento UE n. 910/2014) e la decisione della Commissione europea 2015/1506 dell’8 settembre 2015, che impongono agli Stati membri di riconoscere le firme digitali apposte secondo determinati standard tra i quali figurano sia il CadES sia il PAdES.

Le specifiche tecniche del processo amministrativo, aventi valore regolamentare, assumono, quindi, un carattere eccezionale rispetto alla disciplina generale di matrice europea. Anche alla luce di siffatte osservazioni, non può essere condivisa la tesi secondo cui la sottoscrizione digitale apposta mediante il formato CadES sia da considerare addirittura inesistente così da impedirne la sanatoria secondo gli ordinari meccanismi processuali.

Peraltro, la menzionata normativa regolamentare sancisce l’obbligo di utilizzare il formato di sottoscrizione PAdES per ragioni strettamente tecniche — legate alla configurazione del sistema informatico della GA, c.d. SIGA — non essendo in discussione la generale affidabilità degli altri formati di sottoscrizione digitali ammessi a livello comunitario; infatti, il formato CAdES è un formato generalmente ammesso nel nostro ordinamento ai sensi della menzionata normativa europea. L’utilizzo di questo secondo formato di firma digitale anziché del primo potrebbe, al più, determinare l’insorgenza di una irregolarità, che deve pertanto essere considerata sanabile .

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 10/09/2018, n.9209

La regolarizzazione del deposito del ricorso con la forma digitale

La mancata ottemperanza all’ordinanza con cui è imposta la regolarizzazione del deposito del ricorso giurisdizionale con la prescritta firma digitale comporta la declaratoria di irricevibilità del ricorso stesso.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. I, 28/06/2018, n.7243



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