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Agopuntura: ultime sentenze

7 Luglio 2020
Agopuntura: ultime sentenze

Conseguimento della laurea in medicina e abilitazione alla professione sanitaria; sequestro preventivo di uno studio medico per mancanza della prescritta autorizzazione sanitaria.

L’agopuntura

Per l’esercizio dell’agopuntura, attività terapeutica «non convenzionale», è richiesta l’abilitazione all’esercizio della professione medica in quanto ne richiede le specifiche conoscenze e viene altresì a esplicarsi mediante atti propri della professione medica, oltre che per l’attività di diagnosi e di scelta terapeutica delle malattie da curare, anche per i suoi intrinseci metodi applicativi che possono definirsi clinici. Colui che pertanto pratichi l’agopuntura non avendo conseguito la laurea in medicina commette il reato di cui all’art. 348 c.p. volto alla tutela della salute pubblica.

Corte appello Catanzaro, 28/12/2007, n.1891

Agopuntura e reato di truffa

L’agopuntura, pur non essendo espressamente indicata per legge fra le prestazioni sanitarie, fa parte di queste perché costituisce un intervento attivo sul corpo del paziente sulla base di una premessa diagnostica e con finalità terapeutica.

Integra il reato di truffa il comportamento di colui il quale, usurpando il titolo di medico e praticando una attività sanitaria quale è l’agopuntura, trae in inganno il paziente ottenendo da questo un pagamento ed arrecandogli anche danno per mancato risultato dell’attività da lui illecitamente espletata.

Pretura Torino, 25/02/1981

Chi può praticare l’agopuntura?

L’agopuntura è perfettamente lecita e praticabile soltanto da chi è laureato in medicina e abilitato all’esercizio della professione medica, fermo restando che essa non costituisce specializzazione prevista e riconosciuta dall’ordinamento universitario, nè il relativo diploma può essere ricondotto ad altra categoria di titoli riconosciuti dallo Stato.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 07/04/2000, n.2776

L’agopuntura e la laurea in medicina

Per l’esercizio dell’agopuntura è richiesto il conseguimento della laurea in medicina: colui che la pratichi, sprovvisto di tale titolo, commette il reato di cui all’art. 348 c.p. volto alla tutela della salute pubblica. Infatti, sebbene l’agopuntura non costituisca materia d’insegnamento nelle università italiane, essa può essere esercitata solo da medici o chirurghi, essendo necessaria la conoscenza della medicina o della chirurgia per formulare l’esatta diagnosi, nonché per evitare conseguenze dannose al paziente.

Cassazione penale sez. VI, 06/04/1982

Targa pubblicitaria all’interno dello studio

Nel vigente ordinamento sanitario, l’attività di agopuntura pur essendo prevista quale forma terapeutica (tant’è che essa è ricompresa nel tariffario degli onorari) non presuppone un corso di specializzazione; pertanto, legittimamente il sindaco nega ad un medico l’autorizzazione all’affissione di una targa pubblicitaria all’interno dello studio, richiesto, ai sensi della l. 5 febbraio 1992 n. 175, con la dicitura “Medico chirurgo. Specializzato in agopuntura”.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. I, 25/05/1999, n.1854

L’abilitazione alla professione sanitaria

Attività sanitaria è quella che si realizza nella diagnosi di una alterazione organica o di un disturbo funzionale sia del corpo sia della mente, nella individuazione dei necessari rimedi e nella somministrazione degli stessi effettuato direttamente dal medico o, eventualmente, per mezzo di paramedico sotto il controllo del sanitario. Sia la pranoterapia, sia l’induzione ipnotica, sia l’agopuntura sono tecniche terapeutiche il cui esercizio richiede l’abilitazione alla professione sanitaria difettando la quale si incorre nel reato di cui all’art. 348 c.p.

La pranoterapia deve considerarsi lecita non solo quando venga praticata direttamente da un medico, ma altresì nell’ipotesi in cui, pur essendo attuata da chi non è in possesso di abilitazione alla professione sanitaria, venga comunque praticata su prescrizione del medico e sotto controllo dello stesso.

Pretura Torino, 19/01/1983

Esercizio della professione medica in uno studio privato

Posto che: a) deve considerarsi professionista la persona che esercita la professione medica in uno studio privato, ove riceve i pazienti e pratica la prestazione che consiglia o gli è domandata; b) la disciplina di protezione dei consumatori non è limitata all’ipotesi in cui il contratto sia concluso per iscritto con rinvio a condizioni generali di contratto ovvero mediante moduli o formulari; il paziente che agisca nei confronti di un medico, allegando che le prestazioni da quest’ultimo eseguite presso il suo studio (nella specie, un ciclo di interventi di agopuntura) gli abbiano cagionato un danno (nella specie, per aver contratto l’epatite “C”), può proporre la domanda risarcitoria davanti al giudice del luogo in cui egli risiede.

Cassazione civile sez. III, 27/02/2009, n.4914

L’esercizio di pratiche terapeutiche non convenzionali

È incostituzionale la l. reg. Piemonte 24 ottobre 2002 n. 25, nella parte in cui disciplina professioni sanitarie aventi ad oggetto l’esercizio di pratiche terapeutiche “non convenzionali” (quali agopuntura, fitoterapia, omeopatia, omotossicologia), non ancora previste ed istituite dalle norme statali.

Corte Costituzionale, 12/12/2003, n.353

Quali sono le pratiche terapeutiche non convenzionali?

L’agopuntura, al pari di altre terapie quali l’omeopatia, la omotossicologia, la fitoterapia ed altre terapie omologhe, è annoverata tra le pratiche terapeutiche “non convenzionali”, che richiedono la specifica conoscenza della scienza medica e che realizzano un’attività sanitaria consistente in una diagnosi di una alterazione organica o di un disturbo funzionale del corpo o della mente e nell’individuazione dei rimedi e nella somministrazione degli stessi da parte dello stesso medico o da personale paramedico sotto il controllo del medico.

Per l’esercizio dell’agopuntura è richiesto il conseguimento della laurea in medicina: colui che la pratichi, sprovvisto di tale titolo, commette il reato di cui all’art. 348 c.p. volto alla tutela della salute pubblica. Infatti, sebbene l’agopuntura non costituisce materia d’insegnamento nelle università italiane, essa può essere esercitata solo da medici o chirurghi, essendo necessaria la conoscenza della medicina o della chirurgia per formulare l’esatta diagnosi, nonché per evitare conseguenze dannose al paziente.

Cassazione penale sez. VI, 27/03/2003, n.22528

Compenso corrisposto per trattamento di agopuntura

È ammissibile la deduzione integrale dal reddito imponibile IRPEF del compenso corrisposto per trattamento di agopuntura, trattandosi di spesa medica per prestazione specialistica. Il requisito della “specialità” deve essere riferito al soggetto che effettua la terapia nonché alla peculiarità della terapia stessa.

Comm. trib. reg. Genova, 31/10/1990

Esercizio dell’agopuntura senza laurea in medicina

L’agopuntura rientra nella più ampia categoria della professione medica e presuppone l’abilitazione a tale professione sia per la fase antecedente, sia per quella susseguente al suo esercizio. Ne consegue che chi esercita l’agopuntura senza avere ottenuto la laurea in medicina commette il reato di cui all’art. 348 c.p., la cui funzione giuridica è la tutela della salute pubblica.

Cassazione penale sez. VI, 19/07/1982

La terapia dell’agopuntura e la legittimazione attiva di un medico

Costituisce un illecito extracontrattuale l’inserimento nelle “Pagine Gialle” di una categoria corrispondente ad una attività professionale per la quale non è consentito dalla legge l’uso del relativo titolo e ne va quindi inibito l’inserimento nelle successive edizioni a richiesta di chi abbia un interesse specifico. Nella specie è stato ritenuto illegittimo l’inserimento della categoria “agopuntura” in violazione della normativa sulla pubblicità sanitaria ed è stata riconosciuta all’uopo la legittimazione attiva di un medico che praticava anche la terapia dell’agopuntura.

Giudice di pace Perugia, 14/02/1997

Ambulatorio destinato alla terapia medica extra ospedaliera

È legittimo il sequestro preventivo di uno studio medico in cui viene praticata l’agopuntura e la laserterapia, essendo ravvisabile il “fumus” della contravvenzione prevista dall’art. 193 r.d. 27 luglio 1934 n. 1265, che punisce l’esercizio di un’attività sanitaria svolta con finalità speculative e non istituzionali da operatori privati, in assenza della prescritta autorizzazione sanitaria, essendo irrilevante a questi fini che a praticare le cure siano medici specialisti.

Cassazione penale sez. III, 14/01/2005, n.4882



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