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Terapia del dolore: ultime sentenze

1 Agosto 2020
Terapia del dolore: ultime sentenze

Diritto all’autodeterminazione terapeutica; prescrizione di sostanze stupefacenti; registri di entrata e di uscita sul movimento dei medicinali.

Terapia del dolore

L’art. 2, comma 2, della legge n. 219/2017 — che stabilisce che il medico possa, con il consenso del paziente, ricorrere alla sedazione palliativa profonda continua in associazione con la terapia del dolore, per fronteggiare sofferenze refrattarie ai trattamenti sanitari — si applica anche alle sofferenze provocate al paziente dal suo legittimo rifiuto di trattamenti di sostegno vitale, quali la ventilazione, l’idratazione o l’alimentazione artificiali.

Corte Costituzionale, 22/11/2019, n.242

Cure palliative e terapia del dolore

È infondata, poiché la norma interposta asseritamente violata si riferisce ad oggetti diversi da quelli regolati dalle disposizioni regionali impugnate e, comunque, non si riferisce alle regioni (come il Friuli-Venezia Giulia) che non fruiscono dei finanziamenti del fondo sanitario nazionale destinati alle reti nazionali per le cure palliative e la terapia del dolore, la q.l.c. degli art. 4, 5 e 10 l. reg. Friuli-Venezia Giulia 14 luglio 2011 n. 10, nella parte in cui disciplinano i servizi finalizzati a garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore, in riferimento all’art. 117, comma 3, cost.

Corte Costituzionale, 10/05/2012, n.115

Diritto alle cure palliative nella fase terminale della vita

L’interruzione del trattamento medico di sostegno vitale del malato deve essere accompagnata da un’adeguata terapia del dolore che riduca le sofferenze del paziente conducendolo ad uno stato di incoscienza nei momenti antecedenti il decesso.

Tribunale Cagliari, 16/07/2016

Accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore

Non è fondata, in riferimento all’art. 117, comma 3, cost., la q.l.c. degli art. 4 e 5 l. reg. Friuli-Venezia Giulia 14 luglio 2011 n. 10, concernenti gli interventi per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore. L’art. 5, comma 5, l. n. 38 del 2010 non pone un principio generale di coordinamento della finanza pubblica, vincolante nel prescrivere l’invarianza della spesa pubblica per assicurare su tutto il territorio nazionale le prestazioni sanitarie minime di cui alla stessa legge statale, ma fissa soltanto un limite in relazione agli adempimenti attuativi, di carattere organizzativo, dei principi espressi dalla medesima l n. 38 del 2010, consistenti nella predisposizione di campagne di informazione rivolte ai cittadini su base regionale, nella istituzione di strutture addette al coordinamento regionale per le cure palliative e la terapia del dolore e nella disciplina dei programmi di sviluppo delle cure palliative, anch’essi in ambito regionale (sent. n. 341 del 2009).

Corte Costituzionale, 10/05/2012, n.115

Repressione delle attività illecite

L’art. 10 comma 1 l. 15 marzo 2010 n. 38 (“Disposizioni per garantire l’accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore”) ha lasciato inalterata la natura di illecito penale delle condotte afferenti alla tenuta dei registri di entrata e di uscita, di carico e scarico e di lavorazione di sostanze stupefacenti e psicotrope, nonché all’obbligo di trasmissione dei dati e di denunzia di cui agli art. da 60 a 67, punibili con la pena alternativa dell’arresto o dell’ammenda. Introducendo il comma 1 bis all’art. 68 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, l’art. 10 comma 1 lett. r) l. 15 marzo 2010 n. 38, ha, invece, depenalizzato le violazioni della normativa regolamentare sulla tenuta dei registri.

Sono da considerare tali le violazioni riferite alle modalità che disciplinano la tenuta dei registri, ossia l’obbligo di tenere gli stessi secondo le prescrizioni formali indicate dal d.P.R. del 9 ottobre 1990 n. 309, anche conformemente a quanto indicato dai predisposti modelli ministeriali. Esulano dalla previsione ex art. 68 comma 1 bis d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, le altre condotte indicale dall’art. 60, tra cui l’iscrizione di ogni acquisto o cessione di sostanze e medicinali di cui alle tabelle previste dall’art. 14, l’obbligo per i responsabili delle farmacie aperte al pubblico e delle farmacie ospedaliere di riportare sul registro il movimento dei medicinali di cui alla tabella 2, Sezioni A, B e C, così come l’ipotesi della tenuta di un registro che non dia affatto contezza della sua originaria genuinità.

Cassazione penale sez. IV, 19/01/2011, n.8860

Terapia del dolore e prescrizione di stupefacenti

Prescrizione di stupefacenti per rendere più sopportabile il dolore fisico derivante da malattia
Esula dalle previsioni dell’art. 83 d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, che sanziona penalmente la prescrizione, da parte di esercente la professione medica, di sostanze stupefacenti ad uso non terapeutico, il caso in cui tali sostanze vengano prescritte nell’ambito della cosiddetta “terapia del dolore”, finalizzata a far meglio sopportare al paziente il dolore fisico derivante dalla malattia da cui egli sia affetto (nella specie, gotta associata a rottura del femore).

Cassazione penale sez. VI, 07/02/2006, n.10916

Responsabilità penale del medico

Fra gli interventi che il sanitario investito della funzione di “guardia medica” è tenuto a compiere senza ritardo, ai sensi dell’art. 13 del d.P.R. 25 gennaio 1991 n. 41, ed il cui rifiuto è quindi suscettibile di dar luogo alla configurabilità del delitto di cui all’art. 328, comma 1, c.p., possono rientrare anche quelli di cd. “terapia del dolore”.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la S.C. ha ritenuto che correttamente fosse stata affermata la penale responsabilità di un medico il quale – secondo la ricostruzione dei fatti emergente dalla sentenza di merito – si era indebitamente rifiutato di accedere al domicilio di un’ammalata terminale di cancro i cui familiari avevano richiesto un urgente intervento finalizzato ad alleviare le atroci sofferenze della loro congiunta).

Cassazione penale sez. VI, 27/06/2000, n.10445

La prescrizione di farmaci ad effetto stupefacente

La prescrizione, da parte di un medico, di farmaci ad effetto stupefacente ad un soggetto in stato di tossicodipendenza non può essere giustificata, ai fini dell’esclusione del reato di cui all’art. 83 del t.u., approvato con d.P.R. 9 ottobre 1990 n. 309, mediante richiamo alla c.d. “terapia del dolore”, sull’assunto che detti farmaci dovrebbero servire a lenire le sofferenze derivanti da crisi di astinenza; e ciò in quanto la terapia del dolore riguarda essenzialmente i malati c.d. “terminali”, ai quali non possono essere assimilati i tossicodipendenti in crisi di astinenza, sia perché la tossicodipendenza (inteso come malattia) non può definirsi inguaribile, sia perché la somministrazione di farmaci a base stupefacente come alternativi alla droga “da strada” non ha, di per sè, nessuna funzione terapeutica ove non sia inserita in un programma a scalare destinato a sottrarre il soggetto dalla sua situazione di dipendenza.

Cassazione penale sez. VI, 06/04/2000, n.7282

Scuola di specializzazione in fisiopatologia e terapia del dolore

Ai fini della copertura di un posto di primario ospedaliero della divisione di analgesia, è obbligatoria e legittima l’utilizzazione della graduatoria concorsuale di primario di anestesia e rianimazione, laddove ne ricorrano i presupposti giuridici (vacanza del posto di primario, validità della graduatoria in questione, autorizzazione regionale), non essendo al riguardo preclusiva la denominazione della struttura e dovendosi piuttosto far riferimento alla tipologia del posto per il quale vi sia identità di profilo professionale, di posizione funzionale e di disciplina specifica si sensi del d.m. 30 gennaio 1982, in quanto l'”analgesia” non esiste come disciplina a sè stante e, quindi, le prove di concorso e la preparazione scientifica dei medici addetti devono concernere soltanto le materie di anestesia a rianimazione, nel cui ambito l’analgesia è ricompresa e che costituiscono le uniche oggetto degli esami d’idoneità primariale.

A ciò non osta l’istituzione della scuola di specializzazione in fisiopatologia e terapia del dolore presso l’università degli studi di Verona, perché essa non è conforme alle norme comunitarie, non è autorizzata al funzionamento per le esigenze del servizio sanitario nazionale – essendo stata attivata per autonoma scelta di quell’ateneo, ma senza alcuna garanzia di riconoscimento ai fini dell’esercizio professionale – e non è, comunque, in grado di per sè di modificare l’attuale assetto normativo dell’idoneità primariale e delle prove concorsuali di primario sopra evidenziate.

Consiglio di Stato sez. V, 27/10/1995, n.1482



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