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Trattamento sanitario obbligatorio: ultime sentenze

1 Agosto 2020
Trattamento sanitario obbligatorio: ultime sentenze

Attività compiuta dai medici della struttura sanitaria pubblica; responsabilità penale per la morte di un paziente psichiatrico sottoposto a Tso; mancanza di una valida acquisizione del consenso informato.

Ricorso contro provvedimento che dispone il TSO

In tema di trattamento sanitario obbligatorio, sebbene il sistema di tutela giurisdizionale contro il provvedimento che lo dispone non contempli la partecipazione necessaria dell’azienda sanitaria, non si può escludere l’interesse di colui che è sottoposto alla procedura, e di chiunque abbia interesse ad impugnare, di convenire in giudizio anche l’azienda per accertare eventuali profili di responsabilità connessi all’attività compiuta dai medici della struttura sanitaria pubblica nel promovimento, nel compimento e nella conclusione della procedura, sussistendo in queste ipotesi anche l’interesse qualificato dell’azienda a partecipare al giudizio per difendere il proprio operato.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3660

L’obbligo di vigilanza del paziente a carico della casa di cura

L’obbligo di vigilanza e protezione del paziente, in quanto scaturente ipso facto dall’accettazione del paziente, prescinde dalla capacità di intendere e di volere di questi, né esige che il paziente sia sottoposto ad un trattamento sanitario obbligatorio. Anche una persona perfettamente capace di intendere e di volere, infatti, può aver bisogno di vigilanza e protezione per evitare che si faccia del male (come nel caso di degente non autosufficiente); né solo le malattie mentali sopprimono la capacità di intendere e di volere; né, infine, un malato di mente può ritenersi non pericoloso per sé o per gli altri sol perché non abbia perduto la capacità di intendere e di volere.

L’ospedale è, quindi, tenuto a spiegare un atteggiamento di protezione differenziato, a seconda della patologia lamentata dalla persona ricoverata. Deve, perciò escludersi che l’incapacità di intendere e di volere, o l’assoggettamento del paziente ad un trattamento sanitario obbligatorio siano presupposti necessari perché sorga l’obbligo di vigilanza.

Corte appello Bari sez. II, 13/05/2019, n.1101

Il diritto al consenso informato del paziente

Il diritto al consenso informato del paziente, in quanto diritto irretrattabile della persona, va comunque e sempre rispettato dal sanitario, a meno che non ricorrano casi di urgenza, rinvenuti a seguito di un intervento concordato e programmato, per il quale sia stato richiesto ed ottenuto il consenso, e tali da porre in gravissimo pericolo la vita della persona – bene che riceve e si correda di una tutela primaria nella scala dei valori giuridici a fondamento dell’ordine giuridico e del vivere civile -, o si tratti di trattamento sanitario obbligatorio.

Tale consenso è talmente inderogabile che non assume alcuna rilevanza, al fine di escluderlo, il fatto che l’intervento “absque pactis” sia stato effettuato in modo tecnicamente corretto, per la semplice ragione che, a causa del totale “deficit” di informazione, il paziente non è stato messo in condizione di assentire al trattamento, consumandosi nei suoi confronti, comunque, una lesione di quella dignità che connota l’esistenza nei momenti cruciali della sofferenza fisica e/o psichica.

Cassazione civile sez. III, 15/04/2019, n.10423

Morte di un paziente psichiatrico

In relazione alla responsabilità penale per la morte di un paziente psichiatrico sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, cagionata dal regime di contenzione applicatogli, è confermato il dispositivo della sentenza di appello, con la statuizione della colpevolezza degli imputati per il reato di sequestro di persona.

Sussistono gli estremi per confermare la consumazione del reato e l’antigiuridicità delle condotte che condussero all’evento morte, perché l’uso della contenzione meccanica non rientra in nessuna delle tipologie dell’atto medico, trattandosi di un presidio restrittivo della libertà personale che non ha né una finalità curativa né produce materialmente l’effetto di migliorare le condizioni di salute del paziente. Il rilievo per cui la contenzione può concretamente provocare, se non utilizzata con le dovute cautele, lesioni anche gravi all’organismo, per via della posizione di immobilità forzata cui è costretto il paziente, conferma che tale presidio svolge solo una mera funzione di tipo “cautelare” e non medica, essendo diretto a salvaguardare l’integrità fisica del paziente, o di coloro che vengono a contatto con quest’ultimo, allorquando ricorra una situazione di concreto pericolo per l’incolumità dei medesimi.

Cassazione penale sez. V, 20/06/2018, n.50497

Tso su un soggetto minorenne

Autorizzare l’effettuazione di un trattamento sanitario obbligatorio su un soggetto minorenne spetta esclusivamente a quanti esercitano su quest’ultimo la potestà parentale, senza che sia necessario che la volontà degli stessi debba essere integrata dall’autorizzazione del giudice tutelare: conseguentemente, quest’ultimo è incompetente a convalidare il trattamento sanitario obbligatorio che sia stato disposto dall’autorità comunale nei confronti di persona di minore età affetta da disturbi psichici .

Tribunale Modena, 05/03/2018

Conseguenze negative per la propria integrità psico-fisica

La ragione determinante del diritto all’indennizzo in favore dei soggetti danneggiati da complicanze di tipo irreversibile a causa di trattamenti vaccinali non deriva dalla sottoposizione ad un trattamento obbligatorio, in quanto tale, ma risiede piuttosto nelle esigenze di solidarietà sociale che si impongono alla collettività, laddove il singolo subisca conseguenze negative per la propria integrità psico-fisica derivanti da un trattamento sanitario (obbligatorio o raccomandato) effettuato anche nell’interesse della collettività.

Corte Costituzionale, 14/12/2017, n.268

Onere della prova a carico del paziente per danno ingiusto

Il provvedimento che dispone il trattamento sanitario obbligatorio, siccome annoverabile tra quelli restrittivi della libertà personale, ha carattere decisorio ed incide sui diritti soggettivi dell’interessato; tale attitudine ad incidere su fondamentali diritti della persona non implica di per sé che, ove pure il provvedimento dispositivo venga annullato, il destinatario sia esonerato dal dimostrare l’esistenza di un danno ingiusto come conseguenza del trattamento subito.

Il primo e principale tra i danni astrattamente derivabili dal t.s.o. è proprio quello conseguente all’uso coatto dei farmaci; ma è evidente che la libera scelta dell’interessato di protrarre il trattamento anche oltre i limiti imposti manifesti in modo lampante ed inoppugnabile che egli stesso ha escluso l’esistenza di tale danno.

Cassazione civile sez. III, 29/02/2016, n.3900

Trattamento sanitario obbligatorio e minaccia

La prospettazione di sottoporre taluno a un trattamento sanitario obbligatorio, allorquando sia proferita da un medico nei confronti di un paziente, è idonea a produrre effetti intimidatori e può quindi integrare gli estremi della minaccia.

Cassazione penale sez. V, 10/02/2016, n.27915

Consenso informato e risarcibilità del danno al paziente

In tema di attività medico-chirurgica, la mancanza di una valida acquisizione del consenso informato in ordine ad un intervento chirurgico comporta la risarcibilità del danno in capo al paziente, a prescindere dalla corretta esecuzione dell’intervento stesso, costituendo il consenso informato legittimazione e fondamento delle cure sanitarie, senza il quale l’intervento del medico è da ritenersi illecito, al di fuori dei casi di trattamento sanitario obbligatorio o di quelli in cui ricorra uno stato di necessità.

(Nella specie, il paziente firmava un modulo ritenuto dal giudice del tutto generico, poiché esso non indicava la diagnosi, i benefici attesi dal trattamento, il tipo di intervento da effettuare, i rischi, i possibili effetti collaterali, le complicanze, poi verificatesi, le eventuali alternative terapeutiche e le conseguenze dell’eventuale rifiuto dell’intervento consigliato).

Tribunale Roma sez. XIII, 04/01/2016, n.16

Convalida del trattamento sanitario obbligatorio

Il provvedimento del tribunale che decide sul ricorso proposto ex art. 35 l. n. 833 del 1978 avverso il decreto del giudice tutelare di convalida del trattamento sanitario obbligatorio è appellabile ex art. 702 quater c.p.c., sulla base dell’art. 21, d.lg. n. 150 del 2011 che ha esteso a tali controversie, salvo diversa disposizione, la disciplina del procedimento sommario di cognizione.

Cassazione civile sez. I, 13/11/2015, n.23297

Trattamento sanitario obbligatorio: la richiesta di proroga

È illegittimo il trattenimento del soggetto, già legittimamente sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio, qualora la richiesta di proroga sia stata erroneamente inviata dai medici del reparto di psichiatria alla stazione dei carabinieri dopo la scadenza del termine di sette giorni dal ricovero e, quindi, successivamente trasmessa al comando della polizia municipale oltre la scadenza del periodo di proroga.

Cassazione civile sez. VI, 28/09/2015, n.19195

Riconoscimento del vizio totale o parziale di mente

Ai fini del riconoscimento della sussistenza del vizio totale o parziale di mente (e ferma restando la necessità dell’accertamento del nesso eziologico fra il disturbo rilevato, che può essere anche temporaneo, e l’azione delittuosa), acquistano rilievo solo quelle turbe della personalità di tale consistenza e gravità da determinare in concreto una situazione psichica incolpevolmente incontrollabile da parte del soggetto che, di conseguenza, non può gestire le proprie azioni e non ne percepisce il disvalore (nella specie, relativa all’accusa di resistenza a pubblico ufficiale e lesioni aggravate in capo all’imputato, il quale si era presentato presso una caserma dei Carabinieri pronunziando frasi sconnesse e con chiare intenzioni suicide, a causa del prolungato periodo in cui non era riuscito a vedere la figlia a seguito della separazione dalla compagna, obbligando i militari a richiedere un trattamento sanitario obbligatorio, la Corte ha cassato la sentenza di condanna, atteso che i giudici del merito non avevano adeguatamente motivato l’incidenza esercitata, sulle ragioni e sulle modalità di svolgimento dell’azione delittuosa, dalla tipologia e dall’intensità del disturbo di personalità che avevano imposto l’adozione nei confronti dell’imputato del trattamento di ricovero).

Cassazione penale sez. VI, 10/12/2014, n.53600



6 Commenti

  1. Salve, sto facendo delle ricerche sull’argomento e vorrei sapere come funziona il trattamento sanitario obbligatorio. Da chi è disposto? Sareste così gentili da spiegarmi questi aspetti del Tso? vi ringrazio anticipatamente

    1. Il trattamento sanitario obbligatorio è disposto dal Sindaco, nella sua qualità di autorità sanitaria, del Comune di residenza del malato o del Comune ove egli si trovi. Il Sindaco provvede con ordinanza motivata sulla base di tre presupposti: 1. la persona si trova in uno stato tale da necessitare di urgenti interventi medici; 2. le cure proposte vengono rifiutate; 3. non è possibile adottare misure di diverso tipo. V’è da sottolineare un’anomalia. I certificati medici che comprovino lo stato di salute del malato devono provenire da medici non necessariamente psichiatri. Ciò vuol dire che il Tso potrà essere disposto anche sulla base di una diagnosi (certificata) del medico di famiglia successivamente confermata da altro medico dell’Asl. il Sindaco ha 48 ore per ordinare il Tso facendo accompagnare la persona dai vigili e dai sanitari presso un reparto psichiatrico di diagnosi e cura. Se il malato rifiuta il ricovero, potrà essere trasportato nel luogo di cura anche con la forza.È chiaro che la procedura appena illustrata costituisce un’evidente deroga alla libertà personale del soggetto, oltre che alla sua autodeterminazione in materia di trattamento sanitario. Tuttavia, la Costituzione demanda alla legge il compito di individuare i casi in cui la libertà personale può essere eccezionalmente violata. In queste circostanze, è sempre necessario l’intervento dell’Autorità giudiziaria. Ed infatti, disposto il Tso, il Sindaco deve inviare l’ordinanza al Giudice Tutelare entro 48 ore dal ricovero forzoso, al fine di ottenerne la convalida; il Giudice deve convalidare il provvedimento entro le 48 ore successive. In assenza, il Tso decade automaticamente. Il Giudice Tutelare può però anche non convalidare il provvedimento annullandolo.

  2. Inoltre, vorrei capire quali sono i diritti del paziente sottoposto al trattamento sanitario obbligatorio. e poi in quali casi è consentita la sospensione immediata del Tso?

    1. Il malato può fare ricorso al Sindaco avverso l’ordinanza con cui è stato disposto il trattamento obbligatorio; il Primo cittadino è tenuto a rispondere entro dieci giorni. Ma non è l’unico legittimato: la legge infatti dice espressamente che chiunque può presentare ricorso. Se l’esito è negativo, il paziente può presentare la richiesta di revoca direttamente al Tribunale, chiedendo contemporaneamente la sospensione immediata del Tso e delegando, per rappresentarlo in giudizio davanti al Tribunale, una sua persona di fiducia (non necessariamente un avvocato). Il malato è sottoposto al trattamento contro la sua volontà; tuttavia, ciò non toglie che egli abbia il diritto di essere informato sulle terapie a cui è costretto e di scegliere, eventualmente, tra una serie di proposte alternative. Il Tso non giustifica necessariamente la contenzione; mai, comunque, la violenza fisica. Qualora venga usata la coercizione, questa dovrebbe essere applicata solo in via eccezionale e per un periodo di tempo non superiore alla somministrazione della terapia. La legge infatti afferma esplicitamente che “la tutela fisica e psichica deve avvenire nel rispetto della dignità e libertà della persona”. Alla stessa maniera, il paziente può ricevere visite e comunicare con chi desidera. La costrizione, quindi, deve essere strettamente necessaria e funzionale alla somministrazione delle cure. Scaduto il Tso, il paziente è libero di andare via, oppure di proseguire volontariamente, se ritiene di dover continuare a ricevere cure mediche.

  3. È possibile modificare o revocare il provvedimento di Tso? quanto dura il Tso? Essere ricoverati contro la propria volontà rende per la maggior parte difficile istaurare con il paziente un rapporto di cura continuativo.

    1. È possibile modificare o revocare il provvedimento di Tso: le relative richieste possono essere avanzate dalla persona sottoposta al trattamento, da un congiunto o un estraneo e il sindaco vi si dovrà pronunciare entro dieci giorni. Ancora una volta è necessaria la convalida della decisione del sindaco da parte del giudice tutelare. Il Tso ha, per legge, la durata di sette giorni. È, tuttavia, possibile che il sanitario responsabile richieda una proroga del trattamento formulando tempestivamente una proposta motivata al sindaco che ha disposto il ricovero. A sua volta, quest’ultimo dovrà informarne il giudice tutelare per la convalida che avverrà negli stessi tempi e nelle stesse forme sopra dette. Sempre secondo tali modalità, il sanitario deve comunicare eventuali modifiche sulla necessità e sulla praticabilità del trattamento.

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