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Disparità di redditi coniugi: ultime sentenze

7 Agosto 2020
Disparità di redditi coniugi: ultime sentenze

Equilibrio degli accordi di separazione e divorzio; situazione complessiva dei coniugi; trasferimento della proprietà di un bene in adempimento dell’obbligo di mantenimento; peggioramento delle condizioni economiche dell’ex.

Matrimonio di convenienza

In materia di separazione e divorzio, va escluso il diritto all’assegno di mantenimento per il matrimonio di convenienza, durato per un brevissimo periodo senza che tra i coniugi si sia instaurato un rapporto affettivo e di convivenza. In tal taso, scatta un’ipotesi eccezionale che consente di escludere l’assegno di mantenimento nonostante la disparità di redditi tra i coniugi. Lo afferma la Cassazione in relazione ad una vicenda che ha visto come protagonista un ufficiale dell’esercito americano e una donna italiana convogliati a nozze solo per consentire all’uomo di ottenere gratifiche economiche conseguenti al matrimonio, in cambio di un assegno di circa 110 mila euro per la donna.

Cassazione civile sez. VI, 10/01/2018, n.402

L’obbligo di mantenimento 

Nel giudizio di separazione personale, diversamente da quello di divorzio, ove le ragioni della decisione e più genericamente le condizioni dei coniugi assumono rilievo ai fini della determinazione dell’assegno insieme con numerosi altri elementi, le condizioni alle quali sono sottoposti il diritto al mantenimento ed il suo concreto ammontare consistono soltanto nella non addebitabilità della separazione al coniuge in favore del quale viene disposto il mantenimento, nella mancanza, per il beneficiario, di adeguati redditi propri e nella sussistenza di una disparità economica fra i due coniugi, con la conseguenza che a quello cui non sia stata addebitata la separazione il mantenimento spetta nel concorso delle altre condizioni, a prescindere dal fatto che la prima sia stata promossa con o senza addebito alla controparte.

Cassazione civile sez. VI, 01/03/2017, n.5251

Breve durata del rapporto matrimoniale

Pur se l’assegno divorzile — avendo natura eminentemente assistenziale — compete al coniuge che versi in una situazione patrimoniale e reddituale tale da non consentirgli, per ragioni obiettive, la conservazione di un tenore di vita analogo a quello che i coniugi avrebbero potuto tenere all’epoca del divorzio, sempre che tra essi ci sia disparità di posizioni economiche, mentre la durata del matrimonio incide sulla sola quantificazione, esso non va però riconosciuto allorché il rapporto matrimoniale sia stato solo formalmente istituito, e non abbia dato luogo ad alcuna comunione materiale e spirituale tra i coniugi, per volontà e colpa del coniuge richiedente l’assegno medesimo (nella specie, la Suprema corte ha confermato la sentenza di merito, che aveva riconosciuto l’assegno divorzile alla moglie, priva di redditi propri, nonostante la breve durata del rapporto matrimoniale, sul rilievo che quest’ultimo era venuto meno per responsabilità del marito).

Cassazione civile sez. I, 22/08/2006, n.18241

Rilevanza della disparità economica tra i coniugi 

Ai fini dell’applicazione della disciplina di cui all’art. 2901 c.c., per stabilire se il trasferimento immobiliare posto in essere da un coniuge in favore dell’altro in esecuzione degli accordi intervenuti in sede di separazione consensuale costituisca atto solutorio dell’obbligo di mantenimento, assume rilevanza la disparità economica tra i coniugi, la quale deve essere dedotta non solo dalla valutazione dei redditi, ma da ogni altro elemento di carattere economico, o suscettibile di apprezzamento economico, idoneo ad incidere sulle condizioni delle parti.

(In applicazione del principio, la S.C. ha cassato la sentenza che aveva qualificato come oneroso l’atto con il quale il marito, nell’ambito della separazione consensuale, aveva trasferito la propria quota di comproprietà sull’immobile adibito a casa coniugale alla moglie, senza, tuttavia, verificare se quest’ultima avesse titolo per il mantenimento e senza tenere conto di quale sarebbe stata la situazione patrimoniale del marito all’esito della separazione, considerato che la moglie aveva già percepito la metà dei risparmi comuni, dei titoli azionari ed obbligazionari acquistati da entrambi i coniugi durante il matrimonio e risultava già comproprietaria dell’altra quota dell’immobile adibito a residenza familiare).

Cassazione civile sez. III, 04/07/2019, n.17908

Criteri per la determinazione dell’assegno di mantenimento

Condizioni per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità, da parte di quest’ultimo, di adeguati redditi propri, che consentano al richiedente di mantenere un tenore di vita analogo a quello tenuto in costanza di matrimonio, e la disparità economica tra le parti; pertanto, ai fini della valutazione dell’adeguatezza dei redditi del soggetto che chiede l’assegno, il parametro di riferimento è costituito dalle potenzialità economiche complessive dei coniugi durante il matrimonio, quale elemento condizionante la qualità delle esigenze e l’entità delle aspettative del medesimo richiedente.

Quindi, una volta accertato il diritto del richiedente all’assegno di mantenimento, il giudice, per determinare il quantum, deve tener conto anche degli elementi fattuali di ordine economico o comunque apprezzabili in termini economici, diversi dal reddito dall’onerato, suscettibili di incidenza sulle condizioni delle parti.

Tribunale Bari sez. I, 07/02/2019, n.606

Confronto fra le posizioni reddituali dei coniugi

Dimostrato da un lato che la moglie non dispone di redditi adeguati in relazione alla situazione reddituale e patrimoniale goduta dalla famiglia alla cessazione della convivenza, dall’altro che vi è disparità reddituale tra le parti in favore del marito, che continua a svolgere attività imprenditoriale non impedita dalle condizioni di salute che non sono, allo stato, incompatibili con la prosecuzione dell’attività lavorativa in proprio.

Tuttavia le peggiorate condizioni di salute e la dismissione di alcune delle attività societarie svolte, costituisce motivo per ridurre, seppure in maniera non significativa, l’entità dell’assegno in favore della moglie. Ciò al fine di riequilibrare le posizioni dei coniugi al fine di consentire alla medesima di conservare il tenore di vita precedente, tenendo tuttavia conto della concreta ed attuale realtà reddituale delle parti.

Corte appello Ancona sez. II, 11/09/2017, n.1389

Quantificazione dell’assegno di mantenimento 

Avverso la riduzione dell’assegno di mantenimento, dovuto al peggioramento delle condizioni economiche dell’ex tenuto al versamento, non può invocarsi il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio. L’assegno di mantenimento è, infatti, quantificato dando peso solo alla disparità economica tra le parti. Ad affermarlo è la Cassazione che ha nella specie dato torto all’ex moglie di un imprenditore che si opponeva al taglio dell’assegno per il peggioramento delle condizioni economiche dell’ex.

Per la Corte, il giudice che deve decidere sui presupposti dell’assegno ed eventualmente quantificarlo non è tenuto ad accertare i redditi nel loro esatto ammontare, ma può limitarsi a ricostruire in maniera attendibile la situazione patrimoniale dei coniugi, senza però guardare al più alto tenore di vita goduto prima della separazione.

Cassazione civile sez. I, 28/06/2017, n.16190

Valutazione di congruità dell’assegno

Condizione essenziale per il sorgere del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione è che questi sia privo di adeguati redditi propri, ossia di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio, nonché che sussista una disparità economica tra i coniugi (cassata, nella specie, la decisione dei giudici di merito, che non avevano considerato, quale indispensabile elemento di riferimento ai fini dell’attribuzione e della valutazione di congruità dell’assegno, il contesto sociale nel quale i coniugi avevano vissuto durante la convivenza, quale situazione condizionante la qualità e la quantità dei bisogni emergenti).

Cassazione civile sez. I, 23/10/2012, n.18175

Condizioni per il riconoscimento del diritto al mantenimento

In tema di separazione personale tra i coniugi, le condizioni per il riconoscimento del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione sono la non titolarità di redditi propri che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e la sussistenza di una disparità economica tra le parti.

D’altro canto, ai fini della determinazione della misura dell’assegno di mantenimento occorre, ai sensi dell’art. 156 c.c. comma 2, avere riguardo “alle circostanze e ai redditi dell’obbligato” intendendosi per circostanze tutti quegli elementi fattuali di ordine economico o comunque apprezzabili in termini economici, suscettibili di incidenza sulle condizioni delle parti.

Corte appello Roma, 13/01/2010, n.96

Diritto di ricevere a vita l’assegno divorzile

L’estrema brevità dell’unione matrimoniale, anche quando non consumata nella “comunione materiale” dei corpi, non esclude per l’ex moglie il diritto di ricevere a vita l’assegno divorzile, così da poter mantenere lo stesso tenore di vita goduto in costanza del matrimonio, quando ricorra sensibile disparità dei redditi dei due coniugi e il tenore di vita della stessa abbia subito, dopo il divorzio, un deterioramento.

Cassazione civile sez. I, 04/02/2009, n.2721

Mancata esplicazione di attività lavorativa di uno dei due coniugi 

Al fine del riconoscimento del diritto al mantenimento in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, è essenziale che questi sia privo di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto durente la convivenza e che sussista una disparità economica tra i due coniugi, non avendo rilievo che, prima della separazione, il coniuge richiedente avesse eventualmente tollerato, subito o – comunque – accettato un tenore di vita più modesto.

E siccome la separazione instaura un regime che tende a conservare il più possibile gli effetti propri del matrimonio compatibili con la cessazione della convivenza e, quindi, anche il “tipo” di vita di ciascuno dei coniugi, se prima della separazione i coniugi hanno concordato – o, quanto meno, accettato – che uno di essi non lavorasse, l’efficacia di tale accordo permane anche dopo la separazione.

Cassazione civile sez. I, 25/08/2006, n.18547

Determinazione dell’esatto importo dei redditi percepiti

Ai fini del riconoscimento del diritto al mantenimento, in favore del coniuge cui non sia addebitabile la separazione, è necessario che questo sia privo di redditi che gli consentano di mantenere un tenore di vita analogo a quello goduto in costanza di matrimonio e che sussista una disparità economica fra i due coniugi.

Al fine del relativo apprezzamento, da un lato vanno prese in considerazione le complessive situazioni patrimoniali dei soggetti – comprensive non solo dei redditi in senso stretto, ma anche dei cespiti di cui essi abbiano il diretto godimento e di ogni altra utilità suscettibile di valutazione economica – e dall’altro lato, non è necessaria la determinazione dell’esatto importo dei redditi percepiti, attraverso l’acquisizione di dati numerici, ma è sufficiente un’attendibile ricostruzione delle suddette situazioni complessive, nel rapporto delle quali risulti consentita l’erogazione, dall’uno all’altro coniuge, di una somma corrispondente alle sue esigenze.

Cassazione civile sez. I, 03/10/2005, n.19291



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