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Governo: Conte e Pd ai ferri corti

6 Giugno 2020 | Autore:
Governo: Conte e Pd ai ferri corti

Aspra lite sulla convocazione degli stati generali, che slittano a metà settimana. Franceschini, furibondo, accusa il premier: fai tutto da solo.

Tira un’aria bruttissima all’interno della maggioranza. Al punto che ieri sera si è dovuto rimandare il vertice degli stati generali dell’economia, progettato da Giuseppe Conte per fare un figurone davanti all’Unione europea e per mostrare che il Governo italiano ha le idee molto chiare su come rilanciare il Paese. Il Partito Democratico non accetta il fatto che Conte abbia annunciato questo vertice senza condividere l’idea con gli altri partiti, cioè facendo tutto da solo. Il che ha fatto andare su tutte le furie l’esponente dem (e ministro di questo Governo) Dario Franceschini.

Per la verità, la tensione si stava accumulando già da un paio di giorni, precisamente dalla sera del 3 giugno, quando Conte diede l’annuncio davanti ai giornalisti di questo maxi incontro con imprenditori, parti sociali, terzo settore e «singole menti brillanti». Il problema è che nessuno ne sapeva nulla. Ed è questo che ha acceso le fiamme durante la riunione di ieri sera con i capi delegazione dei partiti. Si racconta che le voci dei presenti si potevano sentire dall’altra parte di Roma, e questo avrebbe fatto sì che Conte abbia alzato il piede dall’acceleratore, pur senza spegnere il motore.

È Franceschini quello più irritato di fronte all’iniziativa unilaterale di Conte: «È una cifra enorme, arrivano quasi 200 miliardi e non abbiamo una strategia per spenderli». Ma non è l’unico. La rappresentante di Italia Viva al Governo, Teresa Bellanova, si chiede: «Come si fa a presentarsi davanti ai sindacati e a Confindustria se su infrastrutture, Alitalia, Ilva e Autostrade la pensiamo tutti in modo diverso?». Perfino il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sgrana gli occhi sentendosi scavalcato: «Se lo chiamiamo stati generali non possiamo arrivare senza un documento e cavarcela in tre giorni».

Conte, però, tira dritto: «L’Italia e l’Europa non possono aspettare. Dobbiamo rendere evidente presto il contenuto del nostro Recovery plan, anche prima delle decisioni di Bruxelles». Poi, davanti ai volti oscuri degli alleati, aggiunge: «Sarà l’inizio di un percorso a tappe e non una vetrina mediatica».

In conclusione: l’appuntamento che era stato fissato per lunedì slitta a mercoledì o giovedì. Nel frattempo, Conte e Gualtieri metteranno giù un documento da presentare agli stati generali, ma solo dopo averlo sottoposto ai partiti.



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