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Hotel non rimborsabile: la clausola è vessatoria?

7 Giugno 2020
Hotel non rimborsabile: la clausola è vessatoria?

Che succede in caso di disdetta della prenotazione dell’albergo? L’accettazione online della penale può sostituire quella fatta sul documento cartaceo?

Quando si prenota una stanza di hotel bisognerebbe sempre informarsi sulle conseguenze di un’eventuale disdetta. Sull’obbligo del cliente di versare una penale nel caso di recesso anticipato si è discusso molto in giurisprudenza. Secondo alcune sentenze [1] il contratto si formalizza solo al momento dell’arrivo del cliente e della sottoscrizione dei vari moduli del check-in, con la conseguenza che non si può pretendere un pagamento da chi disdice la prenotazione anche un’ora prima dell’ingresso. Altre sentenze sono di opposto avviso [2]. 

Per togliere ogni equivoco, alcuni moduli di prenotazione predisposti dagli albergatori e disponibili online prevedono espressamente la clausola «hotel non rimborsabile». Questa circostanza, che viene a volte evidenziata anche telefonicamente, può essere manifestata anche attraverso la richiesta della carta di credito a garanzia del pagamento. 

È noto che alcune clausole però non hanno valore se non vengono appositamente firmate ed accettate dal cliente in modo chiaro ed espresso. Sono le cosiddette clausole vessatorie. Ci si è allora chiesto se è vessatoria la clausola “hotel non rimborsabile”.

Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

Cosa sono le clausole vessatorie

Le clausole vessatorie sono quelle particolari clausole che, inserite nelle condizioni generali di contratto predisposte unilateralmente da uno solo dei contraenti (come appunto avviene con i contratti prestampati degli hotel), prevedono un particolare aggravio per la posizione dell’altro. Quest’ultimo, recependo un contratto già bell’e pronto, è posto nell’alternativa tra accettare o rinunciare all’accordo, senza però potervi intervenire e contrattare. Ebbene, a norma dell’articolo 1341 del Codice civile sono, ad esempio, clausole vessatorie quelle che comportano decadenze e restrizioni a carico della parte che accetta il contratto. 

Per essere efficaci, le clausole vessatorie devono essere espressamente sottoscritte, devono cioè contenere la firma del cliente, anche in un’apposita sezione del contratto (di solito, al termine dello stesso). L’importante quindi è che la parte che subisce la clausola vessatoria sia posta nella condizione di comprenderne il significato e di accettarne le conseguenze, comportamento che si deduce appunto dalla suddetta firma. 

Sulla questione dei moduli online e sulla validità della spunta, fatta con un click, sulla casella di conferma delle clausole vessatorie predisposte su pagine web, si è espressa più volte la giurisprudenza. Un primo orientamento riteneva indispensabile la firma sul documento cartaceo. Oggi, la giurisprudenza ha sposato un indirizzo più flessibile, ritenendo valida l’accettazione fatta anche tramite il puntatore del mouse. 

La penale per la disdetta dell’hotel

La clausola che prevede l’obbligo del pagamento della prenotazione o di una parte di essa per il caso di disdetta della camera di hotel è di solito configurata come clausola penale. Secondo la giurisprudenza, la clausola penale può considerarsi una clausola vessatoria. Quindi, la clausola “hotel non rimborsabile” è da ritenere clausola vessatoria. Essa deve pertanto risultare in modo chiaro o sulla pagina web di prenotazione o sul modulo cartaceo sottoscritto dall’utente. Vi deve, quindi, essere un apposito spazio per l’accettazione della clausola stessa da parte del cliente. 

Come chiarito da una sentenza del giudice di pace di Trapani [3], anche in caso di prenotazioni online, la clausola relativa al pagamento della penale per disdetta va approvata specificamente in quanto clausola vessatoria. «Le clausole che impongono il pagamento di una penale in caso di disdetta, ovvero che indicano l’adesione all’offerta alberghiera come non rimborsabile sono, a tutti gli effetti, delle clausole vessatorie, quindi efficaci solo se firmate dal cliente; con la conseguenza che, quando si prenota online, l’eventuale spunta della casella delle condizioni generali di contratto non sostituisce la clausola relativa al pagamento della penale e non ha alcun effetto giuridico se non specificamente approvata». Il giudice quindi sembra aderire all’orientamento più rigoroso secondo cui la clausola vessatoria, per essere efficace, richiede sempre la sottoscrizione di un documento cartaceo. Secondo tale tesi, quindi, l’eventuale accettazione online della clausola “Hotel non rimborsabile” non sarebbe sufficiente a garantire all’albergatore il diritto di richiedere la penale in caso di disdetta anticipata.


note

[1] Cass. sent. n. 150/05. Leggi Il cliente che disdice la camera dell’hotel non deve pagare nulla all’albergatore

[2] Cass. sent. n. 17150/02: «Il contratto di albergo, in ragione del carattere di offerta al pubblico che l’albergatore fa con la gestione dell’impresa alberghiera nelle forme d’uso, si conclude nel momento in cui l’albergatore viene a conoscenza dell’accettazione (espressa o tacita) del cliente; al quale fine assume rilievo, anche la c.d. “prenotazione” la cui revoca determina l’obbligazione di tenere indenne l’albergatore che non abbia effettivamente utilizzato la camera per il periodo prenotato».

[3] Giudice di pace Trapani sent. del 14/10/2019.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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