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Moglie casalinga: ha diritto a parte dello stipendio del marito?

7 Giugno 2020
Moglie casalinga: ha diritto a parte dello stipendio del marito?

Dovere di assistenza tra coniugi: il marito può limitarsi a comprare ciò di cui la moglie ha bisogno o deve consegnarle il denaro?

Non sono più numerose come un tempo le famiglie monoreddito. Oggi, la donna percepisce uno stipendio al pari del marito, stipendio che le consente di rendersi indipendente dal punto di vista economico e soddisfatta sotto l’aspetto lavorativo. La carriera insomma non è più una prerogativa del sesso maschile. Ciò nonostante c’è ancora una larga fetta di mogli che, d’accordo con il coniuge, preferisce badare alla casa e ai figli. Attività questa che, per quanto nobile, non è produttrice di un reddito diretto. Di qui una domanda che spesso attanaglia le coppie giovani e meno giovani: la moglie casalinga ha diritto a parte dello stipendio del marito? Cerchiamo di fare il punto della situazione. 

La casalinga è un lavoro?

La prima cosa su cui dobbiamo soffermarci è la natura dell’attività di casalinga. 

La giurisprudenza ha elevato il lavoro di casalinga al rango di qualsiasi altro lavoro. Lo si denota da due aspetti. 

Il primo: se la casalinga si infortuna in un incidente stradale, il marito ha diritto a un risarcimento anche di natura economica, per aver perso il supporto in famiglia ed essere costretto a ricorrere a una collaboratrice esterna. La giurisprudenza ha, infatti, riconosciuto il danno patrimoniale per la perdita del contributo domestico (anche se solo per un periodo limitato di tempo) che la moglie è in grado di dare.

Il secondo: al momento della separazione della coppia, la donna che ha svolto il ruolo della casalinga ha diritto a un assegno di mantenimento proporzionato al sacrificio e al contributo da questa prestato alla famiglia. Questa importante precisazione è stata fornita dalla Cassazione a sezioni unite nel luglio del 2018. 

Attenzione però: il lavoro di casalinga è tale solo se concordato con il marito. In buona sostanza, non deve risultare che l’attività domestica sia solo la scusa per evitare gli impegni lavorativi. Ecco perché, afferma la Cassazione, gli alimenti alla casalinga vanno riconosciuti solo nel momento in cui tale attività è il frutto di una scelta condivisa dall’intera coppia.

I diritti della moglie casalinga

La moglie casalinga è innanzitutto una moglie e, come tale, ha gli stessi diritti di qualsiasi altra donna sposata. Il fatto di non lavorare non ne deprime il ruolo e l’importanza. Anzi, al contrario, come vedremo a breve, ha il diritto ad essere mantenuta.  

Per la coppia in comunione o separazione dei beni esiste un obbligo comune: quello di prendersi cura del proprio coniuge. Tra i doveri del matrimonio, il Codice civile elenca quello della collaborazione alle esigenze della famiglia e dell’assistenza dell’altro coniuge, assistenza che deve essere sia morale che materiale.

Quanto alla collaborazione, la casalinga la presta non già con un supporto economico ma in natura, ossia tramite il lavoro domestico. Quanto all’assistenza, questa non deve essere necessariamente materiale ma anche morale. Quest’ultima consiste nell’impegno dei coniugi a sostenersi, proteggersi e aiutarsi nella vita quotidiana.

Il diritto è sospeso nei confronti del coniuge che si allontana senza giusta causa dalla residenza familiare e rifiuta di tornarvi.

L’assistenza morale può essere sintetizzata con queste parole: ciascun coniuge deve rispettare la personalità, la cultura e il temperamento dell’altro. Da questo dovere discende anche l’obbligo di comunicare tutte le informazioni che possono influire sulla vita familiare e sul suo indirizzo.

Rientra nell’assistenza morale, ad esempio, il dovere di riconoscere all’altro coniuge il libero esercizio dei diritti personali inviolabili e il sostegno reciproco nella sfera affettiva, psicologica e spirituale.

Veniamo infine all’assistenza materiale. Ciascun coniuge può pretendere dall’altro un sostegno economico per assolvere i compiti di cui si è fatto carico nella ripartizione degli oneri familiari e per soddisfare le esigenze di carattere primario (proprie e dei figli) come il cibo, il vestiario, i trasporti, lo studio, la cura in caso di malattie.

Per soddisfare tali esigenze, i coniugi devono mettere a disposizione il denaro occorrente o, eventualmente, ricorrere all’opera di terzi.

In caso di malattia di uno dei coniugi, l’alterazione dell’equilibrio coniugale e l’impossibilità della convivenza possono essere determinate dallo stato patologico dello stesso non implicando necessariamente una violazione del dovere di assistenza.

La moglie casalinga ha diritto a una parte dello stipendio del marito?

Detto ciò, la soluzione al quesito di partenza viene anche più agevole. Seppure lo stipendio resta solo “di proprietà” di chi lo guadagna, ciò non toglie che questi abbia comunque l’obbligo di mantenere materialmente l’altro coniuge qualora questi non disponga di risorse economiche proprie. Ne deriva che la moglie casalinga ha diritto a una parte dello stipendio del marito, che la legge chiaramente non quantifica né in termini assoluti né percentuali; si deve comunque trattare di una quota pari a quanto necessario a mantenere lo stesso tenore di vita del coniuge. Questo significa che la legge non ammette che tra moglie e marito ci siano disparità. Non è possibile che l’uomo faccia uno stile di vita elevato, lasciando la moglie invece in ristrettezze. 

Attenzione però: il marito può assolvere all’obbligo di contribuire alle esigenze della donna provvedendo alle spese in prima persona: non è infatti obbligato a consegnarle i soldi, ben potendo pagare egli stesso la spesa, il vestiario, il divertimento e tutto ciò di cui la moglie ha bisogno. L’importante è che, in relazione alle proprie capacità economiche, non le faccia mancare nulla.

Violazione del dovere di assistenza

Se il marito non presta assistenza alla moglie, è responsabile. La sua responsabilità, però, è solo di natura civilistica e si sostanzia nell’addebito in caso di separazione. La moglie non ha poteri coercitivi per imporre al marito l’assistenza materiale, salvo che questi la lasci “morire di fame”. Nel qual caso, infatti, si presenterà il reato di violazione degli obblighi familiari. 



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