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Ricorso al Tar contro ordinanza comunale: effetto sospensivo

13 Giugno 2020
Ricorso al Tar contro ordinanza comunale: effetto sospensivo

Il ricorso al Tar o eventualmente al Presidente della Repubblica contro un’ordinanza comunale ha effetto sospensivo?

Senz’altro è possibile chiedere la cosiddetta sospensiva, sia nel caso di impugnazione giurisdizionale (ricorso al Tar) che nell’ipotesi di ricorso amministrativo straordinario al Capo dello Stato.

Attenzione: la richiesta di sospensione deve essere espressamente avanzata dal ricorrente; in assenza, la mera presentazione del ricorso non è di per sé sufficiente a sospendere gli effetti dell’atto impugnato. Ugualmente, se la sospensiva è stata chiesta ma non è stata accolta, l’atto continuerà a rimanere efficace in attesa della decisione definitiva.

Dunque, la mera presentazione del ricorso (al Tar o al Presidente della Repubblica) non ha effetti sospensivi automatici: occorre che l’apposita istanza, redatta unitamente all’impugnazione, venga accolta.

La richiesta di sospensione deve essere adeguatamente motivata alla luce dell’estrema urgenza di impedire che l’atto continui a produrre effetti. In altre parole, la sospensione è concessa se il giudicante ritiene che, in sua assenza, gli effetti dell’atto diventino irreversibili nelle more del procedimento, rendendo così vana l’impugnazione, anche qualora questa abbia esito positivo.

Ogni istanza di sospensione deve essere sorretta da almeno due elementi:

  • il cosiddetto fumus boni iuris, cioè l’apparenza immediata che le ragioni addotte nel ricorso siano fondate. Il fumus boni iuris non consiste pertanto nell’esame della probabilità dell’esito favorevole del ricorso, quanto nella valutazione sommaria della non manifesta infondatezza di esso. La valutazione del fumus boni iuris si farà in seguito a una sommaria cognitio, cioè a una valutazione sommaria, nella quale si accerti che il ricorso non sia palesemente infondato e sussistano i requisiti di ammissibilità e ricevibilità dello stesso. Ciò al fine di evitare l’utilizzo della sospensiva a scopo meramente dilatorio;
  • il cosiddetto periculum in mora, cioè il pericolo che, nelle more del procedimento, il diritto che si vuol far valere possa essere irrimediabilmente leso, vanificando di fatto l’eventuale accoglimento del ricorso.

In sede di ricorso straordinario al Capo dello Stato, la sospensione cautelare è adottata non dal Presidente della Repubblica ma dal Ministero competente con atto conforme al parere del Consiglio di Stato (che, peraltro, ha carattere vincolante). È appena il caso di ricordare, infatti, che tale strumento di impugnazione demanda solo formalmente la decisione al Presidente della Repubblica, il quale decide con proprio d.P.R.; in realtà, i veri protagonisti sono il Ministero competente e, soprattutto, il Consiglio di Stato, il quale nell’ambito del ricorso straordinario è chiamato a rendere un parere vincolante per la decisione finale e dunque, di fatto definisce esso stesso l’esito del ricorso.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Mariano Acquaviva



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