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Lavori su immobile ereditato: diritto al rimborso dai coeredi?

13 Giugno 2020
Lavori su immobile ereditato: diritto al rimborso dai coeredi?

Nell’ottobre del 2019 a seguito della morte di mia madre sono diventata comproprietaria, unitamente alle mie tre sorelle e due nipoti, della casa di famiglia con annesse pertinenze. Tuttavia, tempo prima, a seguito di gravi motivi di salute che hanno colpito nostro figlio, io e mio marito abbiamo investito una somma di denaro, per trasformare lo scantinato al piano terra ad abitazione, poi fruito dai miei genitori. Volevo sapere se mi spetta il riconoscimento delle spese da me sostenute per la trasformazione dello scantinato ad appartamento ad uso abitativo? 

Secondo la giurisprudenza maggioritaria, i miglioramenti e le addizioni realizzati dall’erede sui beni ereditari non sono esclusi dalla massa ereditaria; questi, pertanto, può vantare nei confronti dei coeredi esclusivamente un credito al rimborso delle spese sostenute, e non può pretendere, invece, la maggior somma pari all’incremento di valore dei beni, non essendo applicabile la indennità prevista per il possessore di buona fede dall’art. 1150 c.c., dato che ha agito quale mero mandatario o utile gestore dei coeredi, anche se in un momento in cui ancora non si era cristallizzata la qualifica di erede.

Proprio la Cassazione ha avuto modo di specificare come il coerede che sul bene comune abbia eseguito delle migliorie può pretendere, in sede di divisione, non già l’applicazione dell’art. 1150 c.c. – secondo cui è dovuta un’indennità pari all’aumento di valore della cosa in conseguenza dei miglioramenti – ma il rimborso delle spese sostenute per la cosa comune, esclusa la rivalutazione monetaria, trattandosi di debito di valuta e non di debito di valore (Cassazione civile, sez. II, 21/02/2019, n. 5135).

Non si potrà, quindi, fare riferimento al maggior valore apportato dai valori all’immobile trattato, ma solo alle spese sostenute che si ripartiscono al momento della attribuzione delle quote, secondo il principio nominalistico, dato che lo stato di indivisione riconduce all’intera massa i miglioramenti stessi.

Sul punto, sono intervenute persino le sezioni unite della Cassazione (la cui pronuncia ha forza legislativa) le quali hanno confermato che la costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene, per accessione, ai sensi dell’art. 934 del codice civile, di proprietà comune agli altri comproprietari che sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di proprietà, le spese sostenute per l’edificazione dell’opera (Cass., sez. un., n. 3873/2018).

Si parla, quindi, di un diritto al conguaglio, poiché le migliorie da Voi apportate vengono a far parte, per il principio dell’accessione, del bene stesso, con la conseguenza che di esse deve tenersi conto ai fini della stima del bene, nonché della determinazione delle quote.

Ora, come può vedere, si parla sempre di coerede e di comproprietario, anche se Voi avete agito quando ancora non si era aperta la successione; tuttavia, la qualifica di coerede deve essere intesa nel senso più ampio, ricomprendendo anche quei casi in cui la comunione di proprietà, per vincolo di parentela, è solo questione di tempo.

Ad ogni modo, quello che Vi consiglio è di pretendere non le spese, ma la differenza di valore per la miglioria apportata al bene immobile, consapevoli del fatto di avere la giurisprudenza contro. Possibilmente, tramite legale, potreste ottenere quell’effetto deterrente utile ai Vostri interessi.

Se, invece, non doveste ottenere un riscontro positivo, allora occorrerà agire in giudizio per ottenere il rimborso delle spese sostenute (a quel punto, non rischierei di andare contro alla giurisprudenza consolidata della Cassazione).

Se, poi, si desidera dividere il bene caduto in comunione, allora la domanda di rimborso delle spese potrà essere presentata in uno con la domanda di scioglimento della comunione legale.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avvocato Salvatore Cirilla



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