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Matrimonio breve: assegno di mantenimento

7 Giugno 2020
Matrimonio breve: assegno di mantenimento

Pochi anni di matrimonio e niente prole: a rischio l’assegno divorzile percepito dalla donna.

Sulle connessioni tra matrimonio breve e assegno di mantenimento si è più volte pronunciata la giurisprudenza. Secondo i giudici, la misura degli alimenti da versare all’ex moglie deve innanzitutto essere commisurata alla differenza di reddito tra i due coniugi, ma deve comunque tenere anche conto di una serie di ulteriori elementi tra cui la durata del matrimonio. Questo perché un matrimonio breve non genera né aspettative, né abitudine a un particolare tenore di vita tale da dover essere tutelato dopo la separazione e il divorzio.

Una recente ordinanza della Cassazione [1] ha ribadito il concetto sottolineando che, in caso di matrimonio breve, l’assegno di mantenimento è in misura ridotta. Risulta così giustificata la richiesta avanzata dall’uomo e mirata alla revoca, o almeno alla riduzione, dell’assegno in favore dell’ex moglie. Nel caso di specie il matrimonio era durato solo sei mesi.  

Su binari diversi corre invece l’assegno di mantenimento per i figli che non è invece collegato alla durata del matrimonio o della convivenza tra questi ultimi ed entrambi i genitori ma al tenore di vita di questi ultimi. Padre e madre, sposati o meno, sono tenuti a mantenere i figli dal momento della nascita fino all’indipendenza economica. 

Sono numerose le pronunce della giurisprudenza che hanno riconfermato il legame tra un assegno di mantenimento ridotto o addirittura inesistente e una breve durate del matrimonio.

Le riportiamo qui di seguito a beneficio di quanti ancora pensano che si possa aver diritto agli alimenti anche dopo pochi mesi di matrimonio. 

Assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge: funzione e criteri per attribuzione e quantificazione

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede ai fini dell’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, l’applicazione dei criteri contenuti nella prima parte della norma, i quali costituiscono, in posizione equiordinata, i parametri cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio, premessa la valutazione comparativa delle condizioni economico patrimoniali delle parti, avrà ad oggetto, in particolare, contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Trib. Velletri sez. I, 07/04/2020, n.627

Presupposti per il riconoscimento dell’assegno divorzile

In tema di assegno divorzile, l’accertamento relativo all’inadeguatezza dei mezzi ed all’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive deve essere saldamente ancorato alle caratteristiche e alla ripartizione dei ruoli endofamiliari, tenuto conto delle scelte e dei ruoli sulla base dei quali si è impostata la relazione coniugale e la vita familiare. E ciò al fine di accertare se la condizione di squilibrio economico patrimoniale derivi dal sacrificio di aspettative professionali e reddituali riconducibile eziologicamente alle determinazioni comuni ed ai ruoli endofamiliari e comunque all’assunzione di un ruolo esclusivamente consumato all’interno della famiglia, in relazione alla durata del matrimonio e all’età del richiedente.

Corte appello Milano, 06/04/2020, n.878

Funzione dell’assegno di divorzio e criteri di riconoscimento

Ai sensi della l. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, dopo le modifiche introdotte con la l. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale e in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento della inadeguatezza dei mezzi o comunque dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, e in particolare alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Cassazione civile sez. I, 13/02/2020, n.3662

Assegno di divorzio: natura e criteri di quantificazione

L’assegno divorzile ha plurime funzioni, ovvero quella assistenziale (in caso di assenza di reddito e di mezzi in capo al coniuge richiedente), quella compensativa (correlata al contributo dato dal richiedente alla formazione delle capacità professionali e di reddito che uno dei coniugi abbia conseguito in costanza di matrimonio anche grazie all’apporto fornito ed ai sacrifici sopportati dall’altro, tenuto conto della durata del matrimonio), quella perequativa (quale ristoro dei sacrifici e delle rinunce condivise cui il coniuge richiedente è andato irreversibilmente incontro, anche tenuto conto dell’età), e, infine, quella risarcitoria (qualora sia da individuare nel coniuge “forte”, ovvero quello in posizione economica migliore, la parte cui è da ascrivere la responsabilità della definitiva crisi coniugale).

Tribunale Modena sez. I, 06/02/2020, n.167

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

Corte appello Milano sez. V, 07/01/2020, n.23

In tema di divorzio, il meccanismo divisionale non è strumento di perequazione economica fra le posizioni degli aventi diritto, ma è preordinato alla continuazione della funzione di sostegno economico, assolta a favore dell’ex coniuge e del coniuge convivente, durante la vita del dante causa, rispettivamente con il pagamento dell’assegno di divorzio e con la condivisione dei rispettivi beni economici da parte dei coniugi conviventi. Il criterio della durata del matrimonio fissato dalla l. n. 898/1970, per quanto necessario e preponderante, non si pone come unico ed esclusivo parametro cui conformarsi automaticamente ed in base ad un mero calcolo matematico, potendo essere corretto da altri criteri, da individuare nell’ambito dell’art. 5 l. n. 898/1970, in relazione alle particolarità del caso concreto, nella misura in cui ciò sia necessario per evitare, per quanto possibile, che l’ex coniuge sia privato dei mezzi necessari a mantenere il tenore di vita che gli avrebbe dovuto assicurare (o contribuire ad assicurare) nel tempo l’assegno di divorzio, ed il secondo coniuge del tenore di vita che il de cuius gli assicurava (o contribuiva ad assicurargli) in vita.

Tribunale Salerno sez. I, 07/01/2020, n.1

L’assegno divorzile non tiene conto del tenore di vita goduto durante il rapporto di coniugio ma si àncora ad un criterio assistenziale-compensativo

L’assegno divorzile non tiene conto del tenore di vita goduto durante il rapporto di coniugio ma si àncora, in base ad un accertamento da compiersi in concreto, ad un criterio assistenziale-compensativo, in modo da garantire il riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dal coniuge economicamente più debole alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno dei coniugi, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Corte appello Perugia, 12/11/2019, n.690

Assegno divorzile: procedimento di determinazione

Per la decisione sulla domanda di assegno divorzile si deve assumere come punto di partenza della valutazione della domanda, l’analisi dell’attuale situazione economico reddituale delle parti (comprensiva delle potenzialità dell’ex coniuge richiedente assegno di avere adeguati mezzi propri o di essere capaci di procurarli), finalizzata alla comparazione tra la situazione reddituale e patrimoniale delle parti per verificare l’esistenza di un eventuale squilibrio. Compiuto tale accertamento si dovrà poi accertare se la disparità economico reddituale, lo squilibrio rilevato, siano frutto delle scelte condivise assunte in costanza di matrimonio alla luce del contributo dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune e all’evolversi della situazione reddituale e patrimoniale dell’altro, considerando la durata del vincolo coniugale, chiave di lettura di tutti gli altri criteri di valutazione, che assume una rilevanza pregnante. È  infatti di immediata evidenza che maggiore sarà stata la durata del matrimonio, più sarà stato rilevante l’apporto di ciascuno alla formazione delle sostanze comuni e allo sviluppo delle capacità reddituali dell’altro coniuge, in una valutazione che impone la piena equiordinazione tra il lavoro domestico, di cura e di accudimento dell’altro e della casa familiare, allo stato privo di concreto riconoscimento reddituale, e il lavoro prestato all’esterno del nucleo familiare.

Tribunale Vicenza sez. II, 11/11/2019, n.2328

Verifiche e valutazioni necessarie ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio

Al fine del riconoscimento dell’assegno di divorzio occorre verificare se vi è rilevante disparità tra la situazione economica precedente al divorzio e quella successiva dipendente da scelte di conduzione della vita familiare adottate e condivise in costanza di matrimonio con sacrificio delle aspettative professionali e reddituali delle parti in funzione dell’assunzione di un ruolo rilevante endofamiliare in relazione alla durata del rapporto e alle effettive potenzialità professionali e reddituali; nel corso di tale valutazione deve accertarsi non solo il raggiungimento di un’autonomia economica da garantire l’autosufficienza ma un livello reddituale adeguato al contributo fornito alla realizzazione della vita familiare; e se vi è impossibilità di procurarsi mezzi economici equiparabili a quelli avuti in costanza di matrimonio come conseguenza delle predette scelte condivise durante il matrimonio (rilievo causale).

Tribunale Perugia, 08/11/2019, n.1726

Criteri di determinazione dell’assegno divorzile

L’assegno di divorzio ha natura assistenziale, compensativa e perequativa e che ai fini del riconoscimento dell’assegno si deve, pertanto, adottare un criterio composito che, alla luce della valutazione comparativa delle rispettive condizioni economico patrimoniali, dia particolare rilievo al contributo fornito dall’ex coniuge richiedente alla formazione del patrimonio comune e personale. I parametri su cui fondare l’entità del mantenimento consistono, in definitiva, nella durata del matrimonio, nelle potenzialità reddituali future e nell’età dell’avente diritto. Il contributo fornito alla conduzione della vita familiare costituisce il frutto di decisioni comuni di entrambi i coniugi, libere e responsabili che possono incidere sul profilo economico-patrimoniale di ciascuno di essi dopo la fine dell’unione matrimoniale: pertanto, anche al coniuge economicamente più debole va riconosciuto l’impegno e il contributo personale alla conduzione del ménage familiare.

Tribunale Rieti, 17/09/2019, n.662

L’assegno divorzile, appurata la sua funzione assistenziale, compensativa e perequativa, deve essere determinato alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in relazione alla durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

Cassazione civile sez. VI, 21/06/2019, n.16796

In tema di assegno divorzile, definitivamente superato il criterio del tenore di vita goduto in costanza di matrimonio, e valorizzato il principio di autoresponsabilità quale cardine dell’intera relazione matrimoniale, sul quale si fonda l’obbligo di assistenza e di collaborazione nella vita familiare così come tratteggiati nell’art. 143 cod. civ., deve procedersi preliminarmente all’analisi dell’attuale situazione economico- reddituale delle parti (comprensiva delle potenzialità dell’ex coniuge richiedente assegno di avere adeguati mezzi propri o di essere capaci di procurarli), ed alla comparazione delle rispettive situazioni al fine di verificare l’esistenza di uno squilibrio tra le stesse (ove infatti uno squilibrio non vi fosse, o fesse irrilevante, sia perchè le parti risultino prive di mezzi economici, sia perché le condizioni siano sostanzialmente equivalenti, non dovrebbe procedersi all’accertamento successivo). Quindi deve accertarsi se la disparità economico reddituale, e cioè lo squilibrio rilevato, siano frutto delle scelte condivise assunte in costanza di matrimonio alla luce del contributo dato da ciascun coniuge alla formazione del patrimonio comune (anche attraverso il lavoro domestico, di cura e di accudimento dell’altro e della casa familiare) e all’evolversi della situazione reddituale e patrimoniale dell’altro, considerando in primis la durata del vincolo coniugale e quindi tutti gli altri criteri di valutazione. In tale contesto dovrà essere formulato anche un giudizio ex ante relativo alle aspettative sacrificate rispetto alla situazione che si crea con il divorzio, cercando di valutare quale avrebbe potuto essere il percorso di vita del coniuge richiedente l’assegno qualora non si fosse sposato e raffrontare la situazione che si sarebbe potuta creare in tal caso con quella determinata dal divorzio.

Tribunale La Spezia, 06/09/2019, n.555

L’assegno di divorzio svolge una funzione non solo assistenziale, ma in pari misura perequativa e compensativa, continuando a operare i principi di eguaglianza e solidarietà di cui agli articoli 2 e 29 della Costituzione e il diritto del richiedente va accertato unitariamente, senza una rigida contrapposizione tra fase attributiva (an debeatur) e quella determinativa (quantum debeatur). Il giudice, pertanto, deve procedere – anche a mezzo dell’esercizio dei poteri ufficiosi – alla comparazione delle condizioni economico-patrimoniali delle parti. Il giudice, in particolare, qualora risulti la inadeguatezza dei mezzi del richiedente, o comunque la impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, deve accertarne rigorosamente le cause, alla stregua dei parametri indicati dall’articolo 5, comma 6, della legge 898/1970 e, deve, quindi, verificare se quella sperequazione sia o meno la conseguenza del contributo fornito dal richiedente medesimo alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno dei due, con sacrificio delle proprie aspettative professionali e reddituali, in relazione alla età dello stesso e alla durata del matrimonio. Il giudice, infine, deve quantificare l’assegno senza rapportarlo né al pregresso tenore di vita familiare, né al parametro della autosufficienza economica, ma in misura tale da garantire all’avente diritto un livello reddituale adeguato al contributo sopra richiamato (conforme: sezione I, sentenza 9 agosto 2019 n. 21217 – Pres. Acierno; Rel. De Marzo; Pm – conf. – De Renzis, ove il rilievo che alla luce degli enunciati principi il percorso argomentativo della sentenza impugnata – che aveva escluso la esistenza di un sostanziale divario nelle condizioni delle due parti, ossia non aveva ravvisato alcuna esigenza assistenziale lato sensu intesa – non presta il fianco ad alcuna critica collocabile nell’alveo del novellato articolo 360, comma 1, n. 5, del Cpc).

Cassazione civile sez. I, 09/08/2019, n.21215

Assegno divorzile: il giudice deve accertare le cause dell’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e dell’incapacità di procurarseli

In tema di assegno divorzile il giudice, nello stabilire se e in quale misura esso debba essere riconosciuto, è tenuto, una volta comparate le condizioni economico patrimoniali delle parti e ove riscontri l’inadeguatezza dei mezzi del richiedente e l’impossibilità di procurarseli per ragioni obiettive, ad accertare rigorosamente le cause di una simile situazione alla luce dei parametri indicati dall’articolo 5, comma 6, prima parte della legge 898/1970, verificando se la sperequazione sia la conseguenza del contributo fornito dal richiedente alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio comune e personale di ciascuno degli ex coniugi, con sacrificio delle proprie aspettative professionali e reddituali, in relazione all’età dello stesso e alla durata del matrimonio.

Cassazione civile sez. I, 28/06/2019, n.17601

L’assegno divorzile ha carattere assistenziale oltre che perequativo-compensativa

Il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi dell’art. 5, comma 6, della l. n. 898 del 1970, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonché di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto. All’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate. La funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi.

Tribunale Firenze sez. I, 26/06/2019, n.2052


note

[1] Cass. ord. n. 10647/20 del 5.06.2020.

Autore immagine: it.depositphotos.com


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