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Falsa testimonianza: quale pena è prevista?

7 Giugno 2020 | Autore:
Falsa testimonianza: quale pena è prevista?

Bugie al giudice: quando è falsa testimonianza? Cosa rischia il teste reticente o menzognero? Si va in carcere per falsa testimonianza?

Dire le bugie può costituire reato se ciò accade davanti a un giudice; lo stesso se si omette volontariamente di riferire alcuni fatti. È ciò che succede a colui che è citato a comparire in tribunale in qualità di testimone: se mente oppure “dimentica” consapevolmente di raccontare alcuni fatti, allora rischia di incorrere nel reato di falsa testimonianza. Si tratta di un crimine abbastanza grave, in quanto la testimonianza menzognera mette a repentaglio l’esito di un procedimento intero. Ecco perché la pena prevista per la falsa testimonianza è ragguardevole.

Come ti spiegherò nel corso di questo articolo, l’ufficio del testimone è obbligatorio: ciò significa che la persona chiamata a deporre non può rifiutarsi, né è necessario il suo consenso affinché venga inserita all’interno delle liste testimoniali degli avvocati. In pratica, se ti giunge una convocazione in tribunale per rendere testimonianza non ti resta che accettare; al limite, puoi giustificarti per ragioni di salute, ma nulla di più. Nel momento in cui sei chiamato a deporre davanti al giudice, avrai l’obbligo di dire la verità e di non tacere sulle circostanze che ti verranno chieste, pena il reato di falsa testimonianza. Di cosa si tratta? Qual è la pena prevista per la falsa testimonianza? Scopriamolo insieme.

Cos’è la falsa testimonianza?

La falsa testimonianza è il reato in cui incorre il teste falso, menzognero o reticente. La falsa testimonianza fa parte dei delitti contro l’amministrazione della giustizia: in altre parole, la bugia del testimone è punita in quanto crea intralcio alla giustizia, inducendola in errore.

Quando si commette falsa testimonianza?

Il reato di falsa testimonianza può essere commesso solamente dalla persona che è chiamata a testimoniare, indifferentemente dal tipo di procedimento (civile, penale, ecc.).

La falsa testimonianza è un reato proprio, cioè di un crimine che può essere commesso solamente da chi riveste una particolare qualifica: quella di testimone, appunto.

Per essere più precisi, commette falsa testimonianza non soltanto colui che mente spudoratamente, ma anche chi nega un fatto realmente accaduto oppure semplicemente rifiuta di esporre la verità, restando in silenzio (la reticenza, appunto).

Dunque, commette il reato di falsa testimonianza colui che, chiamato a deporre come testimone:

  • afferma il falso («Ho visto Mevio entrare nell’appartamento di Sempronio», ma in realtà il teste sa che non si trattava di Mevio);
  • nega il vero («Non ho visto nulla perché non ero presente», quando la verità è esattamente l’opposto);
  • tace («Non so, non ricordo», mentre invece il teste sa tutto).

Testimone falso: è reato se il giudice non crede alla bugia?

Si commette sempre il reato di falsa testimonianza anche se il giudice non ha creduto sin da subito alla menzogna. Secondo la giurisprudenza, la falsa testimonianza è un reato di pericolo: ciò significa che, per integrarsi, è sufficiente l’idoneità della menzogna o della reticenza a sviare la giustizia. In altre parole, a nulla rileva il grado d’influenza che la bugia avrebbe potuto avere o ha avuto nel procedimento in cui è resa [1].

Da questa affermazione derivano due importanti conseguenze:

  • la prima è l’assoluta irrilevanza della menzogna non attinente ai fatti per i quali si procede (vedi prossimo paragrafo);
  • la seconda consiste nel fatto che si è in presenza del reato di falsa testimonianza anche quando il giudice abbia fermamente negato l’attendibilità della deposizione [2].

In poche parole, anche se la falsa testimonianza non è decisiva né rilevante per la pronuncia del giudice, chi l’ha commessa risponderà ugualmente del reato. Si prescinde, quindi, dal fatto che il giudice possa essere stato tratto in inganno.

Quindi, ciò che realmente conta ai fini della commissione del reato è la dichiarazione falsa in sé per sé, quella idonea, anche solo astrattamente, a fuorviare l’autorità giudiziaria.

Falsa testimonianza: quando non è reato?

Non tutte le bugie rese dal testimone integrano il reato di falsa testimonianza: secondo la Corte di Cassazione, le dichiarazioni false o reticenti devono essere pertinenti con l’oggetto del procedimento, cioè con i fatti contestati all’imputato [3].

Esiste anche un altro caso in cui il testimone, pur non raccontando la verità, non commette falsa testimonianza: si tratta dell’ipotesi in cui il testimone non sappia di deporre il falso. Il reato di falsa testimonianza è infatti punito a titolo di dolo: è pertanto necessaria la volontà precisa di mentire.

Dunque, il teste che riferisce il falso credendo di dire il vero, non commette falsa testimonianza, in quanto non ha l’intenzione di mentire.

Falsa testimonianza: com’è punita?

La falsa testimonianza è un reato punito dalla legge con la reclusione da due a sei anni [4].

Si tratta di pene relativamente alte. Dunque si va in carcere per falsa testimonianza? Non è detto: nonostante il codice penale preveda la reclusione, in realtà esistono molti istituti giuridici che consentono di evitare la prigione, soprattutto se si è incensurati.

Basti solamente ricordare che, per le pene inferiori ai due anni, la legge prevede il beneficio della sospensione condizionale della pena, mentre per pene fino a tre anni di reclusione è possibile accedere alle misure alternative alla detenzione (e, nello specifico, all’affidamento in prova ai servizi sociali), evitando così di finire dietro le sbarre.

Inoltre, se non ci sono particolari aggravanti, la concessione delle attenuanti generiche non viene negata a nessuno, con conseguente sconto della pena pari a un terzo rispetto a quella che sarebbe stata normalmente inflitta.

Un altro sconto di pena, sempre pari a un terzo, può derivare dalla scelta di un rito premiale, come ad esempio il patteggiamento oppure il giudizio abbreviato.


note

[1] Cass., sent. n. 3923 del 23.03.1976.

[2] Cass., sent. n. 780 del 16.01.2006.

[3] Cass., sent. n. 20656 del 28.05.2012.

[4] Art. 372 cod. pen.

Autore immagine: depositphotos.com


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