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Violazione diritto d’autore: ultime sentenze

12 Luglio 2022
Violazione diritto d’autore: ultime sentenze

Appropriazione degli elementi essenziali dell’altrui opera pittorica e creativa; commercializzazione delle opere plagiarie; i violazione del diritto d’autore relativo a immagini e animazioni.

Immagine del calciatore ritratto in un contesto connesso alla sua notorietà

L’esimente prevista dall’art. 97 l. 22 aprile 1941 n. 633, secondo cui non occorre il consenso della persona ritratta in fotografia quando, tra l’altro, la riproduzione dell’immagine è giustificata dalla notorietà o dall’ufficio pubblico coperto, ricorre non solo allorché il personaggio noto sia ripreso nell’ambito dell’attività da cui la sua notorietà è scaturita, ma anche quando la fotografia lo ritrae nello svolgimento di attività a quella accessorie o comunque connesse, fermo restando, da un lato, il rispetto della sfera privata in cui il personaggio noto ha esercitato il proprio diritto alla riservatezza, dall’altro, il divieto di sfruttamento commerciale dell’immagine altrui, da parte di terzi, al fine di pubblicizzare o propagandare, anche indirettamente, l’acquisto di beni e servizi (fattispecie in cui un ex noto calciatore aveva lamentato l’illegittimo sfruttamento del suo diritto all’immagine a scopo commerciale, relativamente ad opere audiovisive e a medaglie commemorative, e la violazione del diritto d’autore su una serie di frammenti di interviste da lui rilasciate e poi incluse in una serie di DVD).

Cassazione civile sez. I, 16/06/2022, n.19515

Risarcimento del danno da lucro cessante

In tema di diritto d’autore, il risarcimento del danno da lucro cessante spettante al titolare del diritto violato deve essere completo ed effettivo e deve essere liquidato in via preferenziale dal giudice ai sensi dell’art. 158, comma 2, l. n. 633 del 1941, interpretato in conformità all’art. 13 della direttiva 2004/48/CE del Parlamento Europeo e del Consiglio sul rispetto dei diritti di proprietà intellettuale, con equo apprezzamento di tutte le circostanze del caso e tenendo anche conto degli utili realizzati in violazione del diritto e, solo in via sussidiaria e residuale, nei casi in cui ciò non sia possibile o riesca disagevole, in via forfettaria sulla base dell’importo dei diritti che avrebbero dovuto essere riconosciuti, qualora l’autore della violazione avesse chiesto al titolare l’autorizzazione per l’utilizzazione del diritto (cosiddetto «prezzo del consenso»).

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, n.39762

Violazione del diritto di esclusiva

In tema di diritto d’autore, la violazione del diritto di esclusiva determina un danno da lucro cessante che esiste “in re ipsa”, restando a carico del titolare solo l’onere di dimostrarne l’entità (sempre che l’autore della violazione non fornisca la dimostrazione dell’insussistenza, nel caso concreto, di danni risarcibili); tale pregiudizio è suscettibile di liquidazione in via forfettaria mediante l’utilizzo del criterio del prezzo del consenso di cui all’art. 158, comma 2, terzo periodo, l. n. 633 del 1941, che costituisce la soglia minima del ristoro spettante.

Cassazione civile sez. I, 13/12/2021, n.39763

Quantificazione del danno

In tema di quantificazione del danno da violazione del diritto d’autore, il riferimento al parametro degli utili realizzati in violazione del diritto non si estende a tutti i ricavi riscossi, ma deve arrestarsi al limite costituito dalla percentuale dei guadagni eziologicamente derivata dalla contraffazione, sì che il totale dei proventi va depurato dei costi direttamente ricollegati allo sfruttamento illecito (con onere della prova a carico dell’autore del plagio, il quale deve fornire sul punto, ai fini dello scomputo, elementi concreti di calcolo, quali i bilanci, le scritture contabili, i contratti conclusi con i terzi e ogni altro elemento utile allo scopo, salva possibilità, per il giudice, di disporre, al riguardo, idonea c.t.u.) e dei ricavi dipendenti dall’autonomo contributo del plagiario (da accertare da parte del giudice, anche in via presuntiva, sulla base di indicatori quanto più possibile obiettivi).

Cassazione civile sez. I, 29/07/2021, n.21833

Diritto d’autore e diritti connessi

L’art. 8, paragrafo 3, Direttiva 2001/29, deve essere interpretato nel senso che esso non osta a che, in forza del diritto nazionale, il titolare di un diritto d’autore o di diritti connessi possa ottenere un provvedimento inibitorio nei confronti dell’intermediario, il cui servizio sia stato utilizzato da terzi per violare il suo diritto senza che tale intermediario ne sia stato al corrente, ai sensi dell’art. 14, paragrafo 1, lett. a), Direttiva 2000/31, soltanto nel caso in cui, prima dell’avvio del procedimento giudiziario, tale violazione sia stata previamente notificata a detto intermediario e quest’ultimo non sia intervenuto immediatamente per rimuovere il contenuto in questione o bloccare l’accesso ad esso e per garantire che siffatte violazioni non si ripetessero; spetta tuttavia ai giudici nazionali verificare, nell’applicare una condizione siffatta, che quest’ultima non comporti che la cessazione effettiva della violazione sia ritardata in modo da cagionare danni sproporzionati a tale titolare.

Corte giustizia UE grande sezione, 22/06/2021, n.682

Contenuti protetti pubblicati illecitamente dagli utenti

I gestori di piattaforme online non effettuano essi stessi una comunicazione al pubblico dei contenuti protetti dal diritto d’autore che i loro utenti mettono illecitamente in rete. Tuttavia, i gestori effettuano una siffatta comunicazione in violazione del diritto d’autore se contribuiscono, al di là della semplice messa a disposizione delle piattaforme, a dare al pubblico accesso a tali contenuti. A stabilirlo in una lunga e articolata sentenza è la Corte di giustizia dell’unione europea relativa alla vicenda di un produttore musicale che aveva citato in giudizio YouTube dinanzi ai giudici tedeschi, per la messa in rete, nel 2008, senza autorizzazione di vari fonogrammi sui quali afferma di detenere diversi diritti, nonché alla vicenda di un editore che aveva citato in giudizio la Cyando, sempre dinanzi ai giudici tedeschi, per la messa in rete sulla piattaforma di hosting e di condivisione di file Uploaded, nel 2013, di diverse opere sulle quali deteneva diritti esclusivi.

Corte giustizia UE grande sezione, 22/06/2021, n.682

Responsabilità dell’hosting provider

L’art. 3, paragrafo 1, della direttiva 2001/29/Ce del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, deve essere interpretato nel senso che il gestore di una piattaforma di condivisione di video o di una piattaforma di hosting e di condivisione di file, sulla quale utenti possono mettere illecitamente a disposizione del pubblico contenuti protetti, non effettua una «comunicazione al pubblico» di detti contenuti, ai sensi di tale disposizione, salvo che esso contribuisca, al di là della semplice messa a disposizione della piattaforma, a dare al pubblico accesso a siffatti contenuti in violazione del diritto d’autore.

Ciò si verifica, in particolare, qualora tale gestore sia concretamente al corrente della messa a disposizione illecita di un contenuto protetto sulla sua piattaforma e si astenga dal rimuoverlo o dal bloccare immediatamente l’accesso ad esso, o nel caso in cui detto gestore, anche se sa o dovrebbe sapere che, in generale, contenuti protetti sono illecitamente messi a disposizione del pubblico tramite la sua piattaforma da utenti di quest’ultima, si astenga dal mettere in atto le opportune misure tecniche che ci si può attendere da un operatore normalmente diligente nella sua situazione per contrastare in modo credibile ed efficace violazioni del diritto d’autore su tale piattaforma, o ancora nel caso in cui esso partecipi alla selezione di contenuti protetti comunicati illecitamente al pubblico, fornisca sulla propria piattaforma strumenti specificamente destinati alla condivisione illecita di siffatti contenuti o promuova scientemente condivisioni del genere, il che può essere attestato dalla circostanza che il gestore abbia adottato un modello economico che incoraggia gli utenti della sua piattaforma a procedere illecitamente alla comunicazione al pubblico di contenuti protetti sulla medesima (la Corte si è così pronunciata nella controversia promossa da un produttore musicale e da un editore per la pubblicazione di materiale su piattaforme di condivisione di file).

Corte giustizia UE grande sezione, 22/06/2021, n.682

Risarcimento del danno

La violazione del diritto d’autore costituisce ‘un danno ingiusto’ ex art. 2043 cod. civ., per il cui risarcimento occorre la sussistenza di tutti gli elementi previsti dalla norma, tra cui vi è il compimento di un ‘fatto doloso o colposo’.

Tribunale Torino Sez. spec. Impresa, 10/03/2021, n.1223

La valutazione equitativa del danno

In tema di diritto d’autore, la valutazione equitativa del danno derivante da violazione dell’esclusiva non è censurabile in cassazione sempre che i criteri seguiti siano enunciati in motivazione e non siano arbitrari, manifestamente incongrui rispetto al caso concreto, o radicalmente contraddittori o macroscopicamente contrari a dati di comune esperienza, ovvero l’esito della loro applicazione risulti particolarmente sproporzionato per eccesso o per difetto.

(Nella specie, la Suprema Corte cassa con rinvio la decisione di merito di secondo grado, che, al pari di quella di primo grado, aveva quantificato il danno derivante dalla violazione dell’esclusiva sui diritti di sfruttamento economico di un progetto di architettura d’interni per punti vendita di cosmetici moltiplicando per dieci il compenso versato dal controricorrente allo Studio di progettazione anziché impiegando come base di calcolo la somma che il ricorrente avrebbe dovuto pagare al controricorrente per poter acquistare il diritto di allestire i propri negozi con lo stesso concept store, i cui diritti di sfruttamento economico competono in via esclusiva al controricorrente stesso a séguito dell’accordo da questo concluso in qualità di committente con lo Studio di progettazione).

Cassazione civile sez. I, 30/04/2020, n.8433

Rimozione dei contenuti illeciti

Nell’ambito dei servizi della società dell’informazione, la responsabilità del cd. caching, prevista dall’art. 15 del D. Lgs. n. 70 del 2003, sussiste in capo al prestatore dei servizi che non abbia provveduto alla immediata rimozione dei contenuti illeciti, pur essendogli ciò stato intimato dall’ordine proveniente da un’autorità amministrativa o giurisdizionale.

Il prestatore di servizi cacher non risponde, quindi, avendo assolto all’obbligo ex art. 17, comma 2, D. Lgs. n. 70 del 2003 di trasmettere informativa, per violazione del diritto d’autore, all’autorità competente a fronte di diffida stragiudiziale generica, in quanto priva delle specifiche indicazioni dei singoli filmati contestati e del loro posizionamento tramite i rispettivi “url”.

Cassazione civile sez. I, 19/03/2019, n.7709

Diritti d’autore: plagio e contraffazione

In ipotesi di violazione del diritto d’autore, accertata l’esistenza oggettiva del plagio, in ragione dell’appropriazione degli elementi essenziali dell’altrui opera pittorica e creativa, in presenza di determinati ed indubbi elementi di identità, sono solidalmente responsabili tra loro tutti i soggetti che hanno dato un contributo rilevante all’illecito, ai sensi dell’art. 2055 c.c., ivi compreso, oltre all’autore materiale del plagio, anche il soggetto che abbia commercializzato le opere plagiarie nell’ambito della propria attività imprenditoriale, rientrando nel dovere di diligenza qualificata, ex art. 1176 c.c., gravante sugli operatori esperti del mercato dell’arte, la verifica che le opere poste in vendita non si palesino plagiarie.

(Nella specie, la commercializzazione delle opere plagiarie era avvenuta mediante cd. televendita, strumento avente una particolare idoneità lesiva per la diffusione che permette nella distribuzione delle opere medesime).

Cassazione civile sez. I, 26/01/2018, n.2039

Direttiva europea sul diritto di autore

L’articolo 9 della direttiva 2001/29/Ce, emanata dal Parlamento europeo e dal Consiglio in data 22 maggio 2001, sull’armonizzazione di taluni aspetti del diritto d’autore e dei diritti connessi nella società dell’informazione, con particolare riferimento alla nozione di “accesso ai servizi di diffusione via cavo”, dev’essere interpretato nel senso che non rientra nell’ambito di applicazione di tale disposizione e non è autorizzata da questa una normativa nazionale che esclude una violazione del diritto d’autore in caso di ritrasmissione immediata via cavo, eventualmente anche mediante Internet, nella zona di trasmissione iniziale, di opere diffuse su canali televisivi soggetti a determinati obblighi di servizio pubblico.

Corte giustizia UE sez. IV, 01/03/2017, n.275

Violazioni del diritto d’autore

Il commerciante che mette a disposizione dei clienti una rete wireless per l’accesso a internet non può essere ritenuto responsabile delle violazioni del diritto d’autore commesse dagli utenti. Le autorità nazionali, però, possono imporre di proteggere l’accesso alla rete tramite password per impedire violazioni. È questo quello che emerge dalla sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea che ha tracciato la linea di confine tra diritto d’autore e accesso alle reti wireless. Nel caso di specie, dalla rete messa a disposizione del commerciante erano stati scaricati illegalmente dei brani musicali.

Per gli eurogiudici, in tal caso, non si può chiedere al gestore, che ha permesso l’accesso al wifi, un risarcimento del danno se la rete è utilizzata da terzi per violare il diritto d’autore di altri soggetti. Tuttavia, il giudice o l’amministrazione nazionale possono imporre al gestore di porre fine o prevenire la violazione del diritto d’autore, con misure che raggiungano un giusto equilibrio tra la tutela del diritto d’autore, la libertà di impresa del gestore e l’accesso alle informazioni del pubblico tramite internet. E tra queste misure, vi è senza dubbio l’obbligo di password, che non lede il diritto alla libertà d’informazione.

Corte giustizia UE sez. III, 15/09/2016, n.484

Confondibilità e imitazione di un elemento distintivo

È infondata la domanda di inibitoria cautelare all’utilizzazione per un film del titolo “Un Natale al Sud”, posto che esso: a) non integra la violazione del diritto d’autore di un concorrente, titolare dei diritti su film portanti nel titolo l’espressione “Natale a…” o “Natale in…”, seguìta da una indicazione geografica, in quanto si tratta di espressione, anche se intesa come marchio di fatto, solo descrittiva (pur in via estremamente sintetica) delle trame, e quantomeno scarsamente distintiva dell’opera contraddistinta; b) non determina concorrenza sleale confusoria ovvero ex art. 2598, n. 3, c.c., in quanto il film surrichiamato e quelli del ricorrente (compreso quello intitolato “Natale a Londra”, non ancora distribuito) sono accomunati solo dall’appartenenza di genere, quello dei c. d. cinepanettoni (cadenza annuale di uscita, in coincidenza con il periodo natalizio; ambientazione vacanziera; caratteristiche artistiche degli attori; genere comico-farsesco delle opere), che, di per sé, non ne comporta la confondibilità, in presenza di elementi distintivi che ne indichino al pubblico la provenienza da produttori in concorrenza, nella specie individuati (in mancanza di ulteriori elementi di riscontro) nella differente impostazione grafica delle locandine.

Tribunale Roma Sez. spec. Impresa, 30/11/2016

Concorrenza sleale parassitaria e violazione del diritto d’autore

Posto che chi ha diritto d’usare una copia del programma per elaboratore può, senza il consenso del titolare, studiarla ed analizzarla, ma solo conformemente alla sua destinazione tipica, e mai per scopi commerciali, l’applicazione (app) Nearby è illecita, in quanto integra la violazione del diritto d’autore su quella anteriore altrui Faround, nonché gli estremi della concorrenza sleale parassitaria, in quanto: a) Faround e Nearby sono banche dati, implementate in forma di programma per elaboratore, con fanzionalità equivalenti, costituendo entrambe una applicazione per la geolocalizzazione, che consente di identificare la posizione geografica di un dispositivo mobile, utilizzando le informazioni contenute nel network Facebook, segnalando gli esercizi commerciali presenti entro una certa distanza dalla posizione dell’utente e mettendo in evidenza i commenti degli altri utenti, b) quella anteriore, Faround, presenta sufficiente carattere creativo, in quanto nessuna altra applicazione antecedente raggruppa le stesse funzionalità destinate ad essere utilizzate sulla piattaforma Facebook, c) quella posteriore, Nearby, non è il risultato di un’elaborazione autonoma, ma è stata realizzata a mezzo di una attività di analisi del programma anteriore, per individuarne le idee ed i principi di base (reverse engineering), ed il cui prototipo, nell’ambito di un accordo tra le parti, era stato messo a disposizione del gruppo Facebook, che l’aveva ospitato sulla sua piattaforma (free riding).

Tribunale Milano Sez. spec. Impresa, 10/03/2016

Reiterate violazioni del diritto d’autore

In mancanza di condanne assolutamente ostative al rilascio ovvero al rinnovo del permesso di soggiorno, laddove il diniego del rinnovo del permesso di soggiorno sia motivato sulla base di una discrezionale valutazione complessiva della condotta, atteso il carattere discrezionale della valutazione di pericolosità e del conseguente diniego, la fattispecie ricade certamente nell’ ambito applicativo dell’ art. 10 bis della l. n. 241 del 1990 (nella fattispecie, l’ impugnato diniego di rinnovo del permesso di soggiorno per lavoro subordinato si sosteneva su di un giudizio discrezionale di pericolosità per la sicurezza pubblica fondato sulla considerazione di precedenti di polizia – per reiterate violazioni del diritto d’ autore, ricettazione, furto, resistenza a pubblico ufficiale e lesioni -, su di un decreto penale di condanna per violazione del diritto d’ autore e sulla valutazione dell’ allarme sociale indotto dalla diffusione del fenomeno dell’ abusivismo commerciale; veniva cos i accolto il ricorso e annullato il provvedimento sulla base della mancata osservazione dell’ obbligo di comunicazione al destinatario dei motivi ostativi all’ accoglimento dell’ istanza ex art. 10 bis della l. n. 241 del 1990).

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 17/09/2014, n.862

Danno ai diritti patrimoniali d’autore

L’articolo 5, punto 3, del regolamento (CE) n. 44/2001 del Consiglio, del 22 dicembre 2000, concernente la competenza giurisdizionale, il riconoscimento e l’esecuzione delle decisioni in materia civile e commerciale, deve essere interpretato nel senso che, in caso di pluralità di autori presunti di un asserito danno ai diritti patrimoniali d’autore tutelati nello Stato membro cui appartiene il giudice adito, tale disposizione non consente di fondare, a titolo di luogo dell’evento generatore di detto danno, la competenza del giudice nella cui circoscrizione quello tra i presunti autori che è stato convenuto non ha agito, ma essa consente di fondare la competenza di tale giudice a titolo di luogo di concretizzazione dell’asserito danno, a condizione che quest’ultimo possa concretizzarsi nella circoscrizione del giudice adito.

In quest’ultima ipotesi, detto giudice è competente a conoscere soltanto del danno causato sul territorio dello Stato membro cui appartiene (fattispecie relativa a una domanda diretta a ottenere la cessazione di una violazione del diritto d’autore e il risarcimento dei danni).

Corte giustizia UE sez. IV, 03/04/2014, n.387

Sito internet e violazione del diritto d’autore

Il sito internet che consente di effettuare un link a un altro sito, il quale contiene opere protette, non commette alcuna violazione del diritto d’autore dei titolari se il sito che riproduce le opere è accessibile senza alcuna restrizione. In questi casi, infatti, non si verifica una comunicazione al pubblico perché le opere non sono comunicate a un pubblico nuovo. Gli Stati membri non possono ampliare la nozione di comunicazione al pubblico presente nella direttiva Ue n. 29 del 2001 anche quando tale possibilità è accordata da trattati internazionali per non compromettere il mercato interno.

Corte giustizia UE sez. IV, 13/02/2014, n.466

Costi relativi ai diversi tipi di misure tecnologiche

Spetta al giudice nazionale verificare se altre misure, o misure non installate sulle consolle, possano causare minori interferenze con le attività dei terzi o minori limitazioni di tali attività, pur fornendo una protezione analoga per i diritti del titolare. A tal fine, rileva prendere in considerazione, segnatamente, i costi relativi ai diversi tipi di misure tecnologiche, gli aspetti tecnici e pratici della loro attuazione nonché la comparazione dell’efficacia di tali diversi tipi di misure tecnologiche per quanto riguarda la protezione dei diritti del titolare, efficacia che, tuttavia, non deve essere assoluta.

Spetta altresì al suddetto giudice esaminare la finalità dei dispositivi, dei prodotti o dei componenti che possono eludere le citate misure tecnologiche. A tal riguardo, la prova dell’uso che i terzi effettivamente ne fanno sarà, in funzione delle circostanze di cui trattasi, particolarmente rilevante.

Il giudice nazionale può esaminare, segnatamente, con quale frequenza tali dispositivi, prodotti o componenti vengono effettivamente utilizzati in violazione del diritto d’autore nonché la frequenza con cui sono utilizzati a fini che non violano il suddetto diritto (nella specie si fa riferimento a una controversia tra le imprese Nintendo e PC Box Srl e 9Net Srl, in merito alla commercializzazione, da parte di PC Box, di «mod chips» e di «game copiers» mediante il sito Internet gestito da PC Box e ospitato da 9Net).

Corte giustizia UE sez. IV, 23/01/2014, n.355

Violazione del diritto d’autore e pregiudizialità penale

Anche nella speciale rito di cui alla legge n. 689/1981, il giudice, salvo le ipotesi di inesistenza del provvedimento impugnato, non ha il potere di annullare d’ufficio il provvedimento stesso per ragioni diverse da quelle indicate nell’atto di opposizione (fattispecie inerente la violazione del diritto d’autore, in cui la pregiudizialità penale non poteva essere rilevata d’ufficio dal giudice).

Cassazione civile sez. II, 03/10/2013, n.22637

Software didattico: violazione del diritto d’autore

In un giudizio di violazione del diritto d’autore relativo a immagini e animazioni contenute in un software didattico, deve affermarsi che immagini e animazioni originali, dal momento che risultano fortemente condizionate dalla necessità di rappresentare parti meccaniche in movimento presentano un gradiente innovativo e identificativo molto basso, prive come sono di scelte grafiche di rilievo e di visioni a forte impatto innovativo, e che in secondo luogo di certo non può affermarsi che ogni eventuale differenza fra immagine e/o animazione originale e immagine e/o animazione risultante dalla trasposizione sia meritevole di tutela ai sensi del diritto d’autore.

Invero, in proposito è noto che condizione preliminare perché possa essere accordata una tutela del genere è costituita dal fatto che comunque l’immagine e/o animazione frutto della trasposizione presenti spunti di creatività e non siano invece frutto di una semplice e necessitata scelta tecnica. E infine si tenga presente che l’onere di provare il carattere creativo dell’immagine e/o animazione faccia carico a chi lo afferma.

Corte appello Milano Sez. Proprieta’ Industriale e Intellettuale, 24/04/2013, n.1825



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