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Mastoplastica additiva: ultime sentenze

12 Maggio 2021
Mastoplastica additiva: ultime sentenze

Responsabilità del chirurgo; carente tecnica chirurgica; inadeguatezza delle protesi; lesioni personali in danno della paziente.

L’intervento chirurgico di mastoplastica additiva consiste nell’aumento del volume del seno e nel miglioramento della forma. Prima dell’operazione, il paziente dovrà sostenere un colloquio con il chirurgo estetico. Lo specialista valuterà le dimensioni del seno, del torace e la costituzione; dopodiché, dovrà offrire informazioni chiare ed esaustive sulle possibili complicanze che possono verificarsi con l’uso delle protesi mammarie. Il chirurgo plastico dovrà far firmare al paziente il consenso informato dopo averne illustrato il contenuto. Per saperne di più, leggi le ultime sentenze mastoplastica additiva.

Intervento di chirurgia estetica mal riuscito

La responsabilità del chirurgo in relazione al danno conseguente all’eseguito intervento di chirurgia estetica, al quale sia seguito un inestetismo più grave di quello che si mirava a eliminare o attenuare, è conseguente all’accertamento che il paziente non sia, stato adeguatamente informato di tale possibile esito, ancorché l’intervento risulti correttamente eseguito.

Il paziente, infatti, con la chirurgia estetica, insegue un risultato non declinabile in termini di tutela della salute, circostanza che fa presumere come il consenso all’intervento non sarebbe stato prestato se egli fosse stato compiutamente informato dei relativi rischi, senza che sia necessario accertare quali sarebbero state le sue concrete determinazioni in presenza della dovuta informazione.

Nel caso di specie, si trattava dei danni patiti da una donna in conseguenza del non corretto intervento chirurgico estetico di “mastoplastica additiva correttiva”, in relazione al quale il modulo di consenso informato risultava del tutto carente, non facendo alcun riferimento ai possibili rischi, effetti collaterali e controindicazioni.

Tribunale Palermo sez. III, 06/06/2019, n.2821

Intervento chirurgico di mastoplastica additiva in équipe

In tema di colpa professionale, in caso di intervento chirurgico in «équipe», il principio per cui ogni sanitario è tenuto a vigilare sulla correttezza dell’attività altrui, se del caso ponendo rimedio ad errori, che siano evidenti e non settoriali, rilevabili ed emendabili con l’ausilio delle comuni conoscenze scientifiche del professionista medio, non opera in relazione alle fasi dell’intervento in cui i ruoli e i compiti di ciascun operatore sono nettamente distinti, dovendo trovare applicazione il diverso principio dell’affidamento per cui può rispondere dell’errore o dell’omissione solo colui che abbia in quel momento la direzione dell’intervento o che abbia commesso un errore riferibile alla sua specifica competenza medica, non potendosi trasformare l’onere di vigilanza in un obbligo generalizzato di costante raccomandazione al rispetto delle regole cautelari e di invasione negli spazi di competenza altrui.

Cassazione penale sez. IV, 23/01/2018, n.22007

Esercizio abusivo della professione medica

In tema di esercizio abusivo della professione medica, non integra il reato di cui all’art.348 cod.pen. la condotta del medico che esegua interventi di mastoplastica additiva pur non avendo conseguito la specializzazione in chirurgia plastica o generale, in quanto l’iscrizione all’albo dei medici abilita di per sé allo svolgimento dell’attività chirurgica, non essendo richiesto anche il possesso del diploma di specializzazione nei diversi settori della chirurgia, requisito necessario per il solo svolgimento dell’attività chirurgica nell’ambito del servizio sanitario nazionale.

(In motivazione, la Corte ha precisato che la previsione contenuta all’art.2 del D.M. 3 settembre 1993, in base alla quale l’utilizzo di protesi al silicone era consentita esclusivamente agli specialisti in chirurgia plastica, aveva la funzione di limitare l’utilizzo di tali protesi e non di circoscrivere l’ambito di esercizio della professione medica).

Cassazione penale sez. VI, 12/11/2015, n.50012

Intervento di mastoplastica e risarcimento danni

La produzione in giudizio, effettuata da un medico e dal legale dello stesso, delle fotografie di una paziente relative ad un intervento di mastoplastica dalla stessa subito costituisce, ai sensi dell’art. 4, lett. l), d.lg. n. 196 del 2003, una comunicazione di dati (in quanto rivolta a “dare conoscenza dei dati personali a uno o più soggetti determinati diversi dall’interessato”), che, ai sensi dell’art. 4, lett. a), del medesimo decreto, rientra nella definizione di trattamento.

Pertanto, il medico e il legale dello stesso sono tenuti in solido al risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 15 d.lg. n. 196 del 2003, atteso che, ai sensi dell’art. 23 del medesimo decreto, il trattamento di dati personali è ammesso solamente con il consenso dell’interessato (che si intende validamente prestato solo se espresso liberamente e specificamente in riferimento ad un trattamento chiaramente individuato, se è documentato per iscritto e se sono state rese all’interessato le informazioni di cui all’art. 13 d.lgs. 196/2003), e che la paziente aveva rilasciato il consenso esclusivamente al trattamento dei propri dati per fini scientifici, del tutto estranei al trattamento poi effettivamente realizzato.

Cassazione civile sez. III, 11/09/2014, n.19172

Fotografie di una paziente relative ad un intervento di mastoplastica

Ai sensi del combinato disposto di cui agli art. 24, comma 1, lett. j), e 26, comma 4, lett. c), d.lg. n. 196 del 2003, il trattamento di dati sensibili può essere effettuato in sede giudiziaria, in assenza del consenso dell’interessato, solamente qualora lo stesso sia necessario ai fini difensivi, avvenga esclusivamente per tali finalità e per il periodo necessario; pertanto, sono tenuti in solido al risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 15 d.lg. n. 196 del 2003, il medico e il legale dello stesso, che abbiano prodotto in sede giudiziaria le fotografie di una paziente relative ad un intervento di mastoplastica dalla stessa subito, atteso che quest’ultima ne aveva autorizzato la pubblicazione ai soli fini scientifici, e che la divulgazione in sede processuale di tali immagini non era utile, né finalizzata alla strategia difensiva del medico (citato in giudizio per responsabilità professionale con riferimento al diverso intervento di addominoplastica subito dalla stessa paziente).

Cassazione civile sez. III, 11/09/2014, n.19172

Interventi chirurgici di mastoplastica additiva

In tema di responsabilità medica, la limitazione della responsabilità prevista dall’art. 3 l. 8 novembre 2012 n. 189 è confinata alla sola colpa lieve e non è, quindi, invocabile nel caso in cui il sanitario sia incorso in “colpa grave”, rinvenibile nell’errore inescusabile, che trova origine o nella mancata applicazione delle cognizioni generali e fondamentali attinenti alla professione o nel difetto di quel minimo di abilità e perizia tecnica nell’uso dei mezzi manuali o strumentali adoperati nell’atto operatorio e che il medico de- ve essere sicuro di poter gestire correttamente o, infine, nella mancanza di prudenza o di diligenza, che non devono mai difettare in chi esercita la professione sanitaria.

(Nella specie, si è esclusa l’applicabilità della disciplina limitativa della responsabilità giacché era risultato accertato in sede di merito, il “notevole grado di imperizia” dell’imputato nell’esecuzione di due interventi chirurgici di mastoplastica additiva, da cui, per la carente tecnica chirurgica e l’inadeguatezza delle protesi, erano derivate lesioni personali in danno della paziente).

Cassazione penale sez. IV, 27/11/2013, n.2347

Comprovato inadempimento del chirurgo

La sottoposizione ad intervento chirurgico di mastoplastica per uno specifico scopo estetico non raggiunto dal chirurgo operante, il cui inadempimento sia anche confermato dalla cartella clinica, implica responsabilità a carico dello stesso. Posta, infatti, la configurazione di un intervento chirurgico di non particolare complessità, il comprovato inadempimento del chirurgo, l’assenza di qualsiasi prova che dimostri la sua mancanza di colpa, configura responsabilità per inadempimento contrattuale.

Corte appello Milano sez. I, 30/01/2008

Intervento di mastoplastica additiva: condotta del medico

Il nesso di causalità, nella causalità omissiva per reati colposi, laddove la condotta del medico sia stata condizione necessaria dell’evento lesivo con alto o elevato grado di credibilità razionale o probabilità logica, non sussiste qualora l’intervento di mastoplastica additiva con taglio cutaneo sottomammario con sutura intradermica sia stato effettuato secondo la procedura standard riconosciuta universalmente dalla comunità scientifica. La correttezza della scelta operata, in quanto adeguata alla conformazione anatomica della paziente e meno invasiva e rischiosa rispetto ad altre tecniche chirurgiche, esclude la responsabilità del medico.

Tribunale Nola, 11/04/2005, n.567

Mancato controllo della paziente dopo l’intervento

Integra il reato di lesioni colpose la condotta del chirurgo estetico che, successivamente all’intervento di mastoplastica additiva, abbia omesso di sottoporre la paziente ad adeguati controlli nel periodo post-operatorio sottovalutando gli inconvenienti dalla stessa lamentati, intervenendo in modo intempestivo e con pratiche mediche non corrette (c.d. “squeezing”), nonostante l’evidente processo infiammatorio delle mammelle.

Cassazione penale sez. IV, 28/10/2004, n.3448

Mastoplastica additiva e conseguente situazione patologica

L’art. 392 lett. f) c.p.p. prevede la possibilità di procedere con incidente probatorio all’assunzione anticipata di una perizia solo se la prova riguarda una persona il cui stato è soggetto a modificazione non evitabile. In altri termini, la non rinviabilità della prova al dibattimento deve essere determinata da una fisiologica deteriorabilità delle condizioni della persona da sottoporre all’accertamento, e non da una scelta volontaria di sottoporsi ad un intervento modificativo.

(Nel caso di specie il g.i.p. ha rigettato la richiesta di incidente probatorio avanzata dal p.m., ritenendo che l’asserita necessità della persona offesa di sottoporsi ad un ulteriore intervento chirurgico – finalizzato a porre rimedio alla situazione patologica che si sarebbe venuta a creare a seguito dell’intervento chirurgico di mastoplastica additiva in contestazione non soddisferebbe ai requisiti richiesti dalla norma, trattandosi di un intervento volontario diretto a rimuovere gli esiti dell’intervento contestato).

Tribunale Milano sez. uff. indagini prel., 19/02/2003



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5 Commenti

  1. Ricorrere alla chirurgia? No grazie. Preferisco le mie imperfezioni che se possibile cerco di accettare e correggere autonomamente. Alla fine, bisogna stare in pace con se stessi.

  2. Io credo che si debba ricorrere al bisturi solo se strettamente necessario, non certo per vanità. Poi, ognuno fa del proprio corpo ciò che crede ma presumo che la cosa migliore è provare piacersi prima di tutto e non ricorrere ad un intervento solo per piacere a qualcun altro o per sentirsi apprezzati, anche perché ci sono delle possibili complicanze, non dimentichiamo che è pur sempre un intervento chirurgico

  3. Una mia amica vorrebbe sottoporsi ad un intervento di mastoplastica additiva. Io gliel’ho sconsigliato, ma lei è convinta e ha detto che non si piace, anche perché è davvero magrissima. Il chirurgo plastico le ha detto che ovviamente non potrà trasformarla ma dovrà applicare delle protesi adatte al suo fisico, nulla di eccessivo. Ora, le ha parlato del consenso informato. Potreste fornirci maggiori informazioni? Di che si tratta nello specifico? E’ necessario?

    1. Prima di sottoporre il paziente a un intervento, il chirurgo estetico deve informarlo che il trattamento potrebbe anche peggiorarne l’aspetto fisico altrimenti l’assistito avrà diritto al risarcimento del danno in quanto sottoposto a un’operazione non autorizzata da un valido consenso. La Cassazione ha stabilito che scatta il diritto del paziente al risarcimento del danno quando il chirurgo estetico, prima di sottoporlo a intervento, non lo abbia informato del fatto che il trattamento potrebbe anche non migliorarne l’aspetto fisico; e questo nonostante l’intervento sia stato poi eseguito in modo corretto.Infatti, trattandosi di operazioni non necessarie alla salute, il medico deve informare bene il paziente dei benefici, delle modalità di intervento, dell’eventuale scelta tra tecniche diverse e soprattutto dei rischi prevedibili.

      Tali informazioni devono essere rese con un linguaggio chiaro e in ogni caso adeguato al livello intellettivo e culturale del paziente che solo così potrà effettuare una scelta consapevole e quindi prestare il proprio consenso informato prima di sottoporsi all’intervento medico eseguito dal chirurgo estetico. Il consenso informato si basa su due diritti fondamentali della persona: il diritto alla salute e il diritto all’autodeterminazione. Infatti, ogni individuo ha il diritto di essere curato nonché il diritto di ricevere le opportune informazioni relative ai possibili sviluppi dell’intervento e alle eventuali tecniche alternative; informazioni che devono essere le più esaurienti possibili al fine di garantire una scelta libera e consapevole da parte del paziente. Quindi, il chirurgo estetico ha il dovere di acquisire il consenso informato del proprio paziente prima di sottoporlo al trattamento sanitario altrimenti scatta il diritto del paziente al risarcimento del danno indipendentemente dall’esito dell’intervento in quanto il danno consiste proprio nel fatto che il paziente non abbia potuto scegliere in maniera consapevole se sottoporsi o meno all’intervento medico.

  4. Oltre alla mastoplatsica additiva, sono numerosi i pazienti che desiderano rimodellare la forma del volto, le labbra, gli zigomi, Come se le foto che vediamo in copertina sulle riviste o sui social corrispondono al vero. Esistono i programmini che rimodellano le persone e i professionisti che fanno sparire le imperfezioni e magari poi becchi i vip dal vivo e vedi che hanno cellulite,ecc. ecc.

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