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Trasfusioni di sangue: ultime sentenze

2 Gennaio 2023
Trasfusioni di sangue: ultime sentenze

Contagio conseguente a emotrasfusioni; responsabilità extracontrattuale del ministero della Salute in ordine ai compiti di controllo, direzione e vigilanza.

Trasfusioni infette: termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno

In tema di responsabilità per danni alla salute conseguenti ad emotrasfusioni di sangue infetto da virus HBV, HIV e HCV, il termine di prescrizione del diritto al risarcimento del danno da parte di chi assume di aver contratto tali patologie per fatto doloso o colposo di un terzo decorre, a norma degli artt. 2935 e 2947, comma 1, c.c., non dal giorno in cui il terzo determina la modificazione causativa del danno o dal momento in cui la malattia si manifesta all’esterno, bensì da quello in cui tale malattia viene percepita, o può essere percepita, quale danno ingiusto conseguente al comportamento del terzo, usando l’ordinaria diligenza e tenendo conto della diffusione delle conoscenze scientifiche.

Cassazione civile sez. III, 17/10/2022, n.30380

Dissenso del paziente all’esecuzione di trasfusioni di sangue

Se il paziente presta il consenso ad un intervento a rischio emorragico e al contempo manifesta un inequivoco dissenso all’esecuzione di trasfusioni di sangue in caso di avveramento di tale rischio, il medico può legittimamente rifiutare l’intervento autorizzato, perché il paziente non può esigere trattamenti sanitari contrari alla deontologia professionale o alle buone pratiche clinico-assistenziali; tuttavia, qualora il sanitario opti comunque per l’esecuzione dell’intervento, è tenuto a rispettare il dissenso opposto, diversamente integrandosi la lesione del diritto all’autodeterminazione del paziente.

Cassazione civile sez. III, 06/09/2022, n.26209

Emotrasfusione con sangue infetto: prova della conoscenza dell’esistenza della malattia

In tema di risarcimento del danno alla salute causato da emotrasfusione con sangue infetto, ai fini dell’individuazione dell”exordium praescriptionis”, una volta dimostrata dalla vittima la data di presentazione della domanda amministrativa di erogazione dell’indennizzo previsto dalla l. n. 210 del 1992, spetta alla controparte dimostrare che già prima di quella data il danneggiato conosceva o poteva conoscere, con l’ordinaria diligenza, l’esistenza della malattia e la sua riconducibilità causale alla trasfusione, anche per mezzo di presunzioni semplici, sempre che il fatto noto dal quale risalire a quello ignoto sia circostanza obiettivamente certa e non mera ipotesi o congettura, pena la violazione del divieto del ricorso alle “praesumptiones de praesumpto”.

(Nella specie la S.C. ha cassato la decisione di merito, che aveva desunto la prova della pregressa conoscenza o conoscibilità della causa della malattia dalle seguenti circostanze: la scoperta della malattia, la mancata allegazione di altri fattori di rischio diversi dalla trasfusione, la lettera di dimissioni consegnata al paziente, la conoscenza della correlazione tra HVC e trasfusioni al momento della diagnosi della malattia).

Cassazione civile sez. VI, 30/03/2022, n.10190

Indennizzo per danni postrasfusionali: presupposto della conoscenza

In caso di epatite postrasfusionale, al fine di individuare il dies a quo del termine decadenziale per l’esercizio del diritto al beneficio indennitario, la conoscenza effettiva da parte del soggetto danneggiato è parificata alla ragionevole conoscibilità, la quale si realizza quando il soggetto medesimo è in grado, secondo un parametro di ordinaria diligenza, di prendere consapevolezza di tutti i dati rilevanti, cioè della malattia, del nesso di causalità con le trasfusioni di sangue infetto e del danno irreversibile.

Corte appello Brescia sez. lav., 18/11/2021, n.181

Complicanze e diritto all’indennizzo

Il verbale, con esito favorevole, della commissione medico -ospedaliera istituita ai fini dell’indennizzo in favore di soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati, non vincola il giudice, ben potendo motivatamente disattenderlo, ma altrettanto non si può dire per la pubblica amministrazione, posto che la commissione ospedaliera è organo dello Stato per cui l’accertamento è da ritenere imputabile allo stesso Ministero.

Corte appello Genova sez. lav., 09/02/2021, n.13

Responsabilità extracontrattuale e contrattuale

La responsabilità extracontrattuale del Ministero da trasfusioni di sangue infetto, in ordine ai compiti di controllo, direzione e vigilanza, non esclude quella (eventualmente) a carico della struttura sanitaria e dei medici, a carattere, invece, contrattuale ex artt. 1218 e 1228 c.c., in relazione al c.d. contatto sociale che viene a instaurarsi tra paziente, strutture sanitarie e medici, anche in caso di emotrasfusioni.

Corte appello Reggio Calabria, 21/12/2020, n.820

Epatite C a seguito di trasfusioni di sangue infetto

L’inerzia dell’Amministrazione Pubblica in relazione alla richiesta di adesione alle transazioni di cui alle leggi nn. 222 e 244 del 2007 avanzata da parte di persone ammalatesi di epatite C a seguito di trasfusioni di sangue infetto si rivela tanto più biasimevole e meritevole di tutela anche nella forma dell’azione contro il silenzio, quanto più si consideri che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo a più riprese ha stigmatizzato le disfunzioni sistemiche dell’ordinamento italiano nel risarcire i soggetti danneggiati da vaccinazioni obbligatorie, emotrasfusioni ed emoderivati infetti. Di qui, la presenza di elementi idonei a far propendere per una valutazione di non manifesta inammissibilità della domanda di riconoscimento a suo tempo formulata.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. III, 17/01/2020, n.568

Rifiuto di sottoporsi alle trasfusioni di sangue per ragioni religiose e decesso

La vittima di un sinistro stradale, deceduta in seguito al rifiuto di ricevere delle trasfusioni di sangue per ragioni religiose, non può essere considerata corresponsabile della propria morte, con l’effetto di vedere ridotto il risarcimento dovuto dal danneggiante, per il solo fatto di essere salita su una vettura ed avere così accettato, in maniera volontaria ed imprudente, il rischio della circolazione benché fosse consapevole di non potersi sottoporre a determinate cure mediche, poiché tale rifiuto è espressione del diritto all’autodeterminazione spettante ad ogni individuo.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito, che aveva ritenuto sussistente il concorso di colpa della vittima in un sinistro rivelatosi mortale perché essa aveva utilizzato l’automobile nonostante sapesse di non potersi sottoporre, per motivi religiosi, ad emotrasfusioni).

Cassazione civile sez. III, 15/01/2020, n.515

Responsabilità dell’ospedale per emotrasfusione e contagio da virus HCV 

In tema responsabilità della struttura sanitaria per emotrasfusione e contagio da virus HCV, risponde per inadempimento contrattuale la struttura ospedaliera che abbia effettuato delle trasfusioni di sangue ad una paziente senza aver eseguito sulla sacca di sangue i controlli imposti dalla normativa vigente all’epoca dei fatti (nella specie: nessuna annotazione e nessuna etichetta erano stati apposti nella cartella clinica) e per aver omesso di trascrivere nella cartella clinica il motivo della trasfusione (nella specie: gli unici dati di laboratorio presenti nella cartella clinica erano normali) e la provenienza del sangue (nella specie: non c’è alcuna richiesta nella cartella clinica).

Tribunale Reggio Calabria sez. II, 21/03/2019, n.482

Responsabilità della struttura sanitaria 

In tema di contagio conseguente a emotrasfusioni, gli obblighi a carico della struttura sanitaria ai fini della declaratoria della sua responsabilità vanno posti in relazione sia agli obblighi normativi esistenti al tempo dell’intervento e relativi alle trasfusioni di sangue, quali quelli relativi alla identificabilità del donatore e del centro trasfusionale di provenienza (c.d. tracciabilità del sangue) che agli obblighi più generali ex art. 1176 cc. nell’esecuzione delle prestazioni che il medico o la struttura possono aver violato nella singola fattispecie.

Tribunale Bari sez. III, 04/05/2018, n.1956

Nesso causale tra la trasfusione e la patologia

Il verbale, con esito favorevole, della commissione medico-ospedaliera di cui all’art. 4 della legge 25 febbraio 1992, n. 210 – istituita ai fini dell’indennizzo in favore di soggetti danneggiati da complicanze irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati, costituisce, nel giudizio risarcitorio, un elemento presuntivo sulla sussistenza del nesso causale tra le trasfusioni e la patologia sicché il giudice che intenda disattenderlo ha l’obbligo di indicare nella motivazione le ragioni di tale scelta.

Cassazione civile sez. III, 20/03/2018, n.6843

Trasfusioni di sangue infetto: la responsabilità

In tema di responsabilità da trasfusioni di sangue infetto, la responsabilità extracontrattuale del Ministero, in ordine ai compiti di controllo, direzione e vigilanza, non esclude quella (eventualmente) a carico della struttura e dei medici, a carattere, invece, contrattuale ex artt. 1218 e 1228 c.c., quanto meno in relazione al c.d. contatto sociale che viene a instaurarsi tra paziente, strutture sanitarie e medici, anche in caso di emotrasfusioni.

Cassazione civile sez. III, 15/02/2018, n.3685

Trasfusioni di sangue e somministrazione di emoderivati infetti

In tema di patologie conseguenti ad infezioni con i virus HBV, HIV e HCV, contratti a causa di assunzione di emotrasfusioni o di emoderivati con sangue infetto, il Ministero della salute è responsabile per i danni, provocati dall’omesso comportamento attivo di vigilanza e controllo in ordine alla effettiva attuazione da parte delle strutture sanitarie addette al servizio, di quanto ad esse prescritto al fine di prevenire ed impedire la trasmissione di malattie mediante sangue infetto.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di merito che, accertato il comportamento omissivo con riferimento a trasfusioni eseguite nel 1992, aveva affermato la responsabilità del Ministero per i danni provocati dal contagio dell’epatite B).

Cassazione civile sez. VI, 10/05/2018, n.11360

Identificabilità del donatore e del centro trasfusionale di provenienza

Per quanto concerne l’ipotesi del contagio da emotrasfusione eseguita all’interno della struttura sanitaria, gli obblighi a carico della struttura ai fini della declaratoria della sua responsabilità, vanno posti in relazione sia agli obblighi normativi esistenti al tempo dell’intervento e relativi alle trasfusioni di sangue, quali quelli relativi alla identificabilità del donatore e del centro trasfusionale di provenienza (cd. tracciabilità del sangue), che agli obblighi più generali di cui all’art. 1176 c.c. nell’esecuzione delle prestazioni che il medico o la struttura possono aver violato nella singola fattispecie.

Tribunale Catanzaro sez. II, 06/03/2018, n.405

Cartelle cliniche: trascrizioni sulle attività espletate

Le attestazioni contenute in una cartella clinica, redatta da un’azienda ospedaliera pubblica, o da un ente convenzionato con il servizio sanitario pubblico, hanno natura di certificazione amministrativa, cui è applicabile lo speciale regime di cui agli artt. 2699 e segg. c.c., per quanto attiene alle sole trascrizioni delle attività espletate nel corso di una terapia o di un intervento, restando, invece, non coperte da fede privilegiata le valutazioni, le diagnosi o, comunque, le manifestazioni di scienza o di opinione in essa espresse.

(Nella specie, la S.C. ha ritenuto legittima la mancata ammissione della prova testimoniale, dedotta per dimostrare l’esistenza di plurime trasfusioni di sangue subite dal ricorrente, ai fini del riconoscimento dell’indennizzo ex l. n. 210 del 1992, sul rilievo che la cartella clinica ne comprovasse una sola).

Cassazione civile sez. lav., 20/11/2017, n.27471

Regole per l’accertamento del nesso causale in materia civile e penale

In tema di accertamento del nesso causale in materia civile, vige la regola della preponderanza dell’evidenza o del “più probabile che non”, mentre nel processo penale vige la regola della prova “oltre ogni ragionevole dubbio”.

(Nella specie veniva accertato, in assenza di fattori alternativi più probabili, che l’epatite C, contratta da soggetto in cura presso una struttura sanitaria, era conseguenza delle trasfusioni di sangue praticate presso la struttura stessa).

Tribunale Roma sez. XIII, 13/01/2016, n.556

Contagio da emotrasfusione eseguita nella struttura sanitaria

Con riferimento all’ipotesi del contagio da emotrasfusione eseguita all’interno di una struttura sanitaria, gli obblighi gravanti sulla stessa vanno posti in relazione sia agli obblighi normativi esistenti al tempo dell’intervento e relativi alle trasfusioni di sangue, quali quelli inerenti la identificabilità del donatore e del centro trasfusionale di provenienza (cd. “tracciabilità” del sangue), sia agli obblighi più generali previsti dall’art. 1176 c.c. nell’esecuzione delle prestazioni che il medico o la struttura sanitaria possono aver violato nella singola fattispecie.

Tribunale Bari sez. III, 08/01/2015, n.40

Responsabilità conseguente a trasfusioni di sangue

In relazione alla responsabilità conseguente a trasfusioni di sangue, la prescrizione inizia a decorrere dalla conoscenza della malattia. Il termine triennale di decadenza per il conseguimento della prestazione indennitaria per epatite postrasfusionale comincia a decorrere quindi, quando il soggetto abbia piena cognizione sia dell’esistenza della patologia sia della sua dipendenza dalla trasfusione di sangue o emoderivati.

Sussiste, responsabilità della struttura sanitaria quando dall’istruttoria emerga che sussistevano gli strumenti idonei ad evitare l’ utilizzo di sangue infetto stante la scoperta scientifica della prevedibilità delle relative infezioni.

Tribunale Savona, 04/09/2015



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