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Rispetto distanze dal confine: ultime sentenze

9 Luglio 2020
Rispetto distanze dal confine: ultime sentenze

Distanze legali tra edifici; azione di regolamento di confini; verifica del rispetto della distanza di costruzione di vedute rispetto al confine.

Distanza minima dal confine

In tema di immobile posto a distanza dal confine inferiore a quella minima, il fatto che l’immobile sia posto a distanza dal confine inferiore a quella minima prevista dalla disciplina regolamentare edilizia, non può, di per sé, impedire il condono, restando naturalmente salvo l’interesse di entrambi i proprietari frontisti di far valere il diritto al rispetto delle distanze davanti al giudice ordinario, a tutela del diritto di proprietà, poiché, pur in presenza di un provvedimento di condono.

(Nella specie, usufruito da entrambi i proprietari frontisti), il proprietario del fondo contiguo, leso dalla violazione delle norme urbanistiche o delle distanze legali, in presenza dei relativi presupposti ha comunque il diritto di chiedere ed ottenere l’abbattimento o la riduzione a distanza legale della costruzione in ipotesi illegittima.

Consiglio di Stato sez. II, 12/03/2020, n.1766

L’azione di regolamento di confini 

L’azione di regolamento di confini e quella volta al rispetto delle distanze legali non sono riconducibili ad unità in quanto, mentre la prima presuppone uno sconfinamento e, quindi, un illecito utilizzo del bene altrui, la seconda, avente ad oggetto l’arretramento a distanza legale dal confine, riguarda interventi edilizi realizzati dal convenuto sulla sua proprietà, sebbene in violazione del regime legale delle distanze dal confine e tra costruzioni.

(Nella specie, la S.C. ha confermato la sentenza di appello, che aveva ravvisato il vizio di ultrapetizione nella pronuncia di primo grado, in quanto era stato disposto l’arretramento a distanza legale del manufatto edificato dal convenuto, benché gli attori avessero domandato la sola eliminazione delle opere realizzate oltre la linea di confine).

Cassazione civile sez. II, 13/06/2019, n.15951

Rispetto delle distanze dal confine dal confine

Ai fini del rispetto delle distanze dal confine dal confine, un deposito di acqua (nella specie una piccola vasca per acqua potabile), in quanto destinato alla conservazione statica del liquido, deve essere mantenuto ad almeno due metri dal confine dovendosi ritenere rientrante tra le cisterne disciplinate dal comma 1 dell’art. 889 c.c., mentre non può trovare applicazione la minore distanza (1 metro) prevista dal comma 2 dello stesso articolo per i tubi atteso che questi hanno la diversa funzione di consentire il flusso dei liquidi e non la loro conservazione.

Cassazione civile sez. II, 14/07/1989, n.3292

Indagine sulla legittimità dell’opera edilizia

In tema di repressione degli illeciti edilizi l’oggetto della tutela penale non si identifica nella conformità dell’opera all’assetto normativo, ma nell’interesse al controllo preventivo da parte dell’autorità amministrativa. Infatti, poiché lo jus aedificandi non costituisce un elemento connaturale del diritto di proprietà, ma è subordinato al suo conferimento da parte dell’autorità comunale, esula dall’accertamento da compiersi in sede penale ogni indagine diretta a stabilire il rispetto delle singole norme regolatrici dello sviluppo edificatorio allorché l’opera edilizia non sia preceduta o sia difforme dall’atto autorizzativo o concessorio che la legittima.

(Nella specie, relativa a rigetto di ricorso, gli imputati lamentavano che il pretore non avesse svolto adeguata indagine sulla legittimità dell’opera edilizia per la quale il sindaco avrebbe erroneamente respinto la domanda di sanatoria per il mancato rispetto delle distanze dal confine.

Cassazione penale sez. III, 17/11/1987

Disciplina applicabile alle distanze nelle costruzioni

In materia di distanze edilizie, trova applicazione il principio codicistico di prevenzione in forza del quale il confinante che costruisce per primo viene a condizionare la scelta del vicino che voglia a sua volta costruire, anche quando un regolamento edilizio locale si limiti a stabilire un distacco minimo tra le costruzioni maggiore rispetto a quello contemplato dall’art. 873 c.c., senza prescrivere altresì una distanza minima delle costruzioni dal confine o vietare espressamente la costruzione in appoggio o in aderenza.

Non è, pertanto, preclusa al preveniente la possibilità di costruire sul confine o a distanza dal confine inferiore alla metà di quella prescritta tra le costruzioni e al prevenuto la corrispondente facoltà di costruire in appoggio o in aderenza, in presenza dei presupposti previsti dagli art. 874, 875 e 877 c.c.

Corte appello Napoli sez. II, 05/04/2019, n.1909

Rispetto della distanza minima dal fabbricato vicino

In tema di distanze legali fra proprietà, qualora sul confine con il fondo vicino preesista una costruzione, l’ampliamento di tale manufatto, ricostruito dopo la sua demolizione senza alcuna modifica della sagoma né in larghezza né in altezza rispetto al confine, non è assoggettabile al rispetto della distanza minima dal fabbricato vicino prescritta dall’art. 873 c.c. e dalle norme regolamentari al tempo vigenti che lo integrano; pertanto, un immobile che non rispetti le distanze dal confine previste da una norma edilizia approvata dopo la sua costruzione, non diventa per ciò stesso illegittimo e così ogni modifica interna che non incida sulla sagoma esterna non può che essere irrilevante a tal fine; tale principio è suscettibile di applicazione anche quando si tratti di distanze dal confine, essendo medesima la ratio.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. I, 28/01/2019, n.90

Rispetto della distanza minima di costruzione tra edifici

Lo scopo di una domanda giudiziale per fare valere il rispetto della distanza minima di costruzione tra edifici è quello di evitare la creazione di intercapedini potenzialmente dannose per le persone. Diversamente, l’azione volta alla verifica del rispetto della distanza di costruzione di vedute rispetto al confine è motivata dalla necessità di tutelare il proprietario/attore dalla potenziale intrusione visiva da parte del vicino e quindi salvaguardare la sua privacy.

Le due azioni hanno presupposti e fini diversi e non sono interscambiabili. Incorre, conseguentemente, in un vizio di ultrapetizione un giudice che, a fronte di una richiesta di verifica del rispetto delle distanze di una veduta, si pronunci sulla violazione del convenuto del rispetto delle distanze di edificazione dal confine.

Cassazione civile sez. II, 11/06/2018, n.15070

Limite previsto per la ristrutturazione ricostruttiva

L’unico limite oggi previsto per la ristrutturazione edilizia cd. ricostruttiva è quello dell’identità di volumetria, rispetto al manufatto demolito, salve « innovazioni necessarie per l’adeguamento alla normativa antisismica » e ad eccezione degli immobili sottoposti a vincolo ex d. lgs. n. 42/2004, per i quali è altresì prescritto il rispetto della « medesima sagoma di quello preesistente »; anche nelle ipotesi di « ristrutturazione edilizia », tuttavia, il nuovo manufatto, se può sottrarsi ai limiti, precedentemente previsti, del rispetto dell’area di sedime e della sagoma, non di meno è certamente tenuto all’osservanza del limite delle distanze dal confine e/o da altri fabbricati, nel rispetto sia delle norme del codice civile sia di quelle previste dai regolamenti edilizi e dalla pianificazione urbanistica.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. II, 31/01/2018, n.53

Le prescrizioni del regolamento edilizio

Contrariamente a quanto ritenuto dal Giudice di prime cure, la norma di cui all’art. 873 c.c., cede alla norma regolamentare (ovvero il Programma di Fabbricazione con annesso Regolamento edilizio approvato con D.P.G.R n. 361/1977), che, prescrivendo l’osservanza, per le costruzioni, di una determinata distanza dal confine, implica il divieto di costruire lungo il confine o in appoggio ovvero in aderenza, in deroga alla disciplina del codice civile.

Più precisamente, la citata disposizione regolamentare locale nulla disponeva per lo ius aedificandi sul confine ovvero in aderenza a preesistenti fabbriche aliene e, perciò, è da escludersi che essa consentisse, implicitamente, la possibilità di costruire in tal senso, come alternativa all’obbligo di rispettare una determinata distanza dal confine.

Non viene in gioco, nella specie, il principio enunciato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, a composizione di contrasto, con la sentenza 19 maggio 2016, n. 10318, perché, nel caso de quo, il regolamento edilizio locale non si è limitato a stabilire un distacco minimo fra le costruzioni maggiore rispetto a quello contemplato dall’art. 873 c.c., ma ha prescritto proprio una distanza minima delle costruzioni dal confine. E neppure è pertinente il richiamo alla variante generale al regolamento edilizio approvata con D.P.G.R. n. 964/1985 – che ammette, in deroga, di edificare lungo confine o in aderenza – poiché il regolamento locale approvato con D.P.G.R n. 361/1977 è anteriore all’edificazione del fabbricato per cui è causa, e quindi vale a disciplinare la fattispecie, non rilevando in senso contrario che la nuova opera insista su un fabbricato preesistente.

Corte appello Reggio Calabria, 13/11/2017, n.654

Termine per l’impugnazione di una concessione edilizia

Ai fini della decorrenza del termine per l’impugnazione di una concessione edilizia rilasciata a terzi, l’effettiva conoscenza dell’atto si ha quando la nuova costruzione rivela in modo certo ed univoco le essenziali caratteristiche dell’opera e l’eventuale non conformità della stessa al titolo o alla disciplina urbanistica; pertanto, in assenza di altri univoci elementi probatori il termine per l’impugnazione inizia a decorrere non dall’inizio dei lavori ma dal loro completamento, a meno che non si sostenga l’assoluta inedificabilità dell’area o si producano censure rilevabili sin dalla fase iniziale dei lavori, come quelle sul rispetto delle distanze dal confine o dai fabbricati.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 04/11/2004, n.3840

Collocazione ad una distanza inferiore a quella minima dal confine

La tettoia, non costituendo superficie coperta né volume utile e ove abbia comunque una sporgenza inferiore ai 2,00 metri, ben può essere collocata anche a una distanza inferiore a quella minima dal confine o direttamente sul confine.

I proprietari confinanti non possono opporsi al posizionamento della tettoia con le predette caratteristiche invocando il rispetto della distanza minima dal confine stesso. La regolamentazione delle piccole sporgenze rappresenta, infatti, una deroga alla disciplina generale sulle distanze e dunque i vicini devono tollerare l’avvicinamento di questo tipo di manufatti.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. I, 10/02/2016, n.237

Piano regolatore del Comune: può stabilire distanze maggiori?

In tema di rispetto delle distanze dal confine, ai sensi dell’art. 873 c.c., ai Comuni è riconosciuto il potere di stabilire negli appositi strumenti urbanistici distanze maggiori rispetto a quelle indicate dalla normativa, ma non quello di alterare il metodo di calcolo lineare.

Cassazione civile sez. II, 16/04/2019, n.10580

Copertura dell’autorimessa interrata e disciplina sulle distanze dal confine

La copertura dell’autorimessa interrata, non costituendo un elemento costruttivo che possa essere qualificato come “fuori terra”, non è rilevante ai fini della disciplina sulle distanze dal confine e dai fabbricati la cui ratio è quella di evitare la creazione di intercapedini dannose che impediscano il passaggio di aria e luce, in quanto, anche in presenza di dislivelli naturali tra i lotti vicini, non è ipotizzabile la formazione di intercapedini rispetto ad opere che non sporgono dall’andatura naturale del terreno.

T.A.R. Venezia, (Veneto) sez. II, 09/06/2016, n.595

Ricostruzione edificio residenziale crollato e mancato rispetto delle distanze

È illegittimo il rilascio di un permesso di costruire per la ricostruzione di un edificio residenziale crollato, allorquando il nuovo manufatto — ricostruito senza il rispetto della sagoma preesistente e dell’area di sedime — non rispetti il limite delle distanze dal confine e/o dagli altri fabbricati previsto dalle norme contenute nel codice civile e negli strumenti urbanistici locali, atteso che esso rappresenta, quanto alla sua collocazione fisica, un « novum », soggetto al rispetto delle norme sulle distanze, indipendentemente dalla sua qualificazione in termini di ristrutturazione edilizia o di nuova costruzione .

Consiglio di Stato sez. IV, 12/10/2017, n.4728



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