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È vietato bruciare le potature?

8 Giugno 2020 | Autore:
È vietato bruciare le potature?

Cura del giardino, delle piante e del prato. Rispetto delle regole sulla protezione ambientale. Il necessario equilibrio tra le diverse esigenze e gli interessi in gioco.

Hai comprato da poco una villetta con giardino sul quale vi sono diversi alberi verdi e alcuni da frutto. Il vecchio proprietario non aveva il pollice verde e non ha mai sfoltito le piante. I rami sono appesantiti e disordinati, il pavimento è pieno di foglie secche e di sterpaglie.

Hai un bel lavoro da fare e ti metti subito all’opera. Inizi ad accorciare l’erba del prato, a sfrondare la siepe, a ridare respiro agli alberi carichi di rami secchi. Alla fine del lavoro ti trovi con una catasta di potature inutili e ingombranti. Decidi di eliminare tutti i residui vegetali in un’unica volta dandogli fuoco.

Mentre le sterpaglie bruciano e si leva in alto un gran fumo, i tuoi vicini si allarmano e contattano le forze dell’ordine. Giunge sul posto la polizia che ti intima di spegnere subito il fuoco e ti ammonisce di non realizzare più una simile condotta. Rimani basito e interdetto: è vietato bruciare le potature? Non eri a conoscenza di tale prescrizione e sei molto dispiaciuto per l’accaduto.

La tematica di cui ci stiamo occupando è di particolare importanza e attualità. La pratica di bruciare le sterpaglie, infatti, è molto utilizzata dagli allevatori e dagli agricoltori per fini produttivi: la cenere è considerata concime naturale.

Addentriamoci, quindi, nella materia e verifichiamo quali sono le norme applicabili.

Che cosa sono i residui vegetali?

Per sapere se esiste un divieto di bruciare le potature il primo passo da fare è quello di capire la natura di tali residui. In altri termini, dobbiamo chiederci se si tratta di semplice sterpaglia oppure si tratta di vera e propria spazzatura. In quest’ultimo caso, infatti, si applica la disciplina specifica sullo smaltimento dei rifiuti.

In tale materia sono state introdotte numerose disposizioni di legge. Infatti, anche su iniziativa dell’Unione Europea che negli ultimi anni si è dimostrata molto sensibile al problema dell’inquinamento, nel 2006 è stato adottato un Testo unico ambientale [1]. Quest’ultimo, a sua volta, è stato modificato a più riprese per adattare le norme in esso contenute alle nuove conoscenze scientifiche e alle nuove esigenze del mondo vegetale e animale. L’obiettivo del legislatore è appunto quello di preservare il patrimonio naturalistico da interventi dannosi e illegittimi dell’uomo.

Il Testo unico contiene, quindi, una serie di regole sulla valutazione ambientale e sull’impatto di alcune condotte, sulla definizione e sullo smaltimento dei rifiuti, sulle condotte da tenere quando si produce spazzatura (anche di tipo vegetale).

Dopo aver fornito una classificazione dei rifiuti (organici, speciali, pericolosi e così via) e dopo aver indicato le procedure da seguire per il loro smaltimento, tale legge si preoccupa di regolare la materia dei residui vegetali.  A tal fine è stata adottata una specifica disposizione, anch’essa riformata più volte nel corso degli anni [2].

In particolare, il legislatore indica le tipologie di residui nei confronti delle quali non si applicano le disposizioni sui rifiuti. Infatti, non rientra in tale concetto il materiale agricolo e forestale naturale non pericoloso quali sono la paglia, gli sfalci e le potature:

  • effettuati nell’ambito delle buone pratiche colturali;
  • derivanti dalla manutenzione del verde pubblico;
  • utilizzati in agricoltura, nella silvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa, anche al di fuori del luogo di produzione o con cessione a terzi.

Tutto il materiale indicato non rientra nella definizione di rifiuto soltanto se viene maneggiato nel rispetto delle disposizioni di legge e mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana.

È vietato bruciare le potature?

Abbiamo visto che le potature non sono considerate rifiuti se rispettano determinate condizioni. Esse, quindi, non sono sottoposte alle procedure previste per lo smaltimento della spazzatura (pensa, ad esempio, al rispetto delle regole sulla raccolta differenziata).

La domanda alla quale dobbiamo rispondere adesso è quindi la seguente: è possibile bruciare tali residui vegetali? Sul punto, la risposta è duplice: la situazione varia a seconda del contesto e del fine per cui il comportamento viene realizzato. Analizziamo le singole circostanze.

Quando è consentito bruciare le potature?

Il Testo Unico ambientale indica espressamente le ipotesi in cui è possibile bruciare le potature che non costituiscono rifiuti [3]. In particolare, l’attività di raggruppamento e abbruciamento del materiale vegetale è consentita entro i seguenti limiti:

  • deve avere ad oggetto piccole quantità giornaliere, non superiori a tre metri steri;
  • deve essere effettuata nel luogo di produzione della sterpaglia;
  • non deve essere realizzata nei periodi di massimo rischio di incendi boschivi.

Soltanto a queste condizioni, la bruciatura viene considerata normale pratica agricola consentita per il reimpiego dei materiali come sostanze concimanti.

E’ fatta salva la facoltà delle amministrazioni comunali e locali di sospendere, vietare, differire in un momento diverso la combustione dei residui vegetali in tutti i casi in cui:

  • sussistono condizioni meteorologiche, climatiche o ambientali sfavorevoli;
  • da tale attività possono derivare rischi per l’incolumità privata e per la salute umana.

In quest’ultima ipotesi occorre fare riferimento anche ai livelli di polveri sottili ammessi di anno in anno.

Quando è vietato bruciare le potature?

Al di fuori dei limiti indicati dalla legge, la combustione di materiale organico e vegetale è sempre vietato. In tali ipotesi, infatti, si possono configurare diverse tipologie di responsabilità in capo al trasgressore, sia di natura civile sia di natura penale.

Le norme che vengono in maggiore considerazione sono quelle relative a:

  • immissioni: il codice civile [4] punisce il titolare di un fondo che immette calore e fumo superiori alla normale tollerabilità sulla proprietà del vicino. Quest’ultimo può esercitare un’azione inibitoria (e, quindi, chiedere l’immediata interruzione della condotta) ed eventualmente chiedere il risarcimento dei danni subiti;
  • reati ambientali: le fattispecie rilevanti sono sostanzialmente due, ossia
  1. incendio: è un reato contenuto nel codice penale e punisce colui che provoca un incendio (anche di una cosa propria) con la reclusione da tre a sette anni;
  2. combustione illecita di rifiuti: è contemplato dal Testo Unico ambientale e consiste nella condotta di chi appicca fuoco a rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata. In questo caso è prevista la pena della reclusione da due a cinque anni.

Prima di cimentarti in piccoli roghi ti ricordiamo allora di verificare se la tua condotta rientra nell’ambito dei comportamenti vietati dalla legge. Come hai visto, le conseguenze alle quali puoi andare incontro sono piuttosto importanti.


note

[1] D.Lgs. 03.04.2006 n. 152 “Codice dell’ambiente”

[2] Art. 185 Codice dell’ambiente

[3] Art. 182 comma 6 bis Codice dell’ambiente

[4] Art. 844 c.c.


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