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Chi può fare perquisizioni?

8 Giugno 2020 | Autore:
Chi può fare perquisizioni?

Perquisizioni e controlli personali: quando sono obbligatori? Datore di lavoro, guardie giurate, controllori di treni e autobus, vigili urbani: possono perquisire?

Quando si è piccoli, i genitori frugano nelle tasche dei figli monelli per controllare che non abbiano qualche oggetto con cui combinare una birichinata. Quest’attività, assolutamente comune e innocua quando fatta dai genitori sulla prole, può diventare un’insopportabile limitazione della libertà personale allorquando si tratti di una perquisizione imprevista: pensa ad esempio alla guardia posta all’ingresso di un supermercato che, oltre alla busta della spesa, voglia controllare anche la borsa personale, oppure al datore di lavoro che voglia ficcanasare tra gli oggetti del dipendente. Per legge, chi ha il potere di fare perquisizioni?

Secondo il nostro ordinamento giuridico, la perquisizione consiste nell’attività di ricerca di un mezzo di prova: il classico esempio è quello della perquisizione posta in essere dalla polizia per trovare l’arma del delitto o il corpo del reato. È dunque chiaro che la perquisizione è un’attività riconducibile tipicamente alle forze dell’ordine. Esistono eccezioni a questa regola? Ci sono altri soggetti abilitati ad effettuare perquisizioni oltre alla polizia giudiziaria? Se sì, entro quali limiti? Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, ti invito decisamente a prenderti dieci minuti di tempo libero e a proseguire nella lettura: vedremo insieme chi può fare perquisizioni.

Cosa sono le perquisizioni?

Come anticipato in premessa, la perquisizione è un mezzo di ricerca della prova [1]. Cosa significa? Vuol dire che la perquisizione è quell’attività che serve agli organi inquirenti a cercare (e, auspicabilmente, trovare) una cosa che sia utile alle indagini. Ma non solo.

La perquisizione può essere diretta anche a trovare persone: nello specifico, la perquisizione può servire ad eseguire l’arresto dell’imputato o dell’evaso.

Quando la perquisizione dà esito positivo, si procede al sequestro del corpo del reato o delle cose pertinenti al reato, cioè all’apprensione fisica del bene, che viene quindi sottratto a chi ne aveva la disponibilità.

Corpo del reato e cose pertinenti al reato: cosa sono?

Secondo la legge [2], sono corpo del reato le cose sulle quali o mediante le quali il reato è stato commesso, nonché le cose che ne costituiscono il prodotto, il profitto o il prezzo.

Ad esempio, costituiscono corpo del reato le armi con cui è stato realizzato un delitto (il coltello, la pistola, la carta di credito clonata, ecc.), oppure tutto ciò che è derivato dal crimine (gioielli, danaro sporco, refurtiva, ecc.).

Per cose pertinenti al reato, invece, deve intendersi tutto ciò che può essere utilizzato per l’accertamento relativo alla consumazione del crimine, compresa l’identità dell’agente e le circostanze del reato: pensa, ad esempio, ai messaggi che si sono scambiati i ladri per organizzare il colpo.

Perquisizione: come si procede?

Di norma, la perquisizione è disposta con decreto dell’autorità giudiziaria (giudice procedente o pubblico ministero), la quale di norma delega il compimento dell’atto agli ufficiali di polizia giudiziaria.

Quando deve procedersi all’interno di luogo privato (perquisizione locale o domiciliare) occorre che l’autorità procedente esibisca il decreto che autorizza le operazioni.

Prima di poter perquisire una persona o la sua dimora, la polizia deve avvisarlo della possibilità di nominare un avvocato o altra persona di fiducia che siano, però, facilmente reperibili; la polizia non è quindi tenuta ad attendere l’arrivo dell’avvocato, in quanto la perquisizione è un tipico atto a sorpresa.

Particolare tutela è accordata alla perquisizione domiciliare: salvo eccezioni, la perquisizione in un’abitazione o nei luoghi chiusi adiacenti a essa non può essere iniziata prima delle ore sette e dopo le ore venti [3]. Nei casi urgenti, però, l’autorità giudiziaria può disporre che la perquisizione sia eseguita fuori dei suddetti limiti temporali.

La perquisizione in flagranza e nei casi di urgenza

Eccezionalmente la legge consente agli ufficiali di polizia giudiziaria di procedere a perquisizione personale o locale quando, oltre ad esserci il fondato motivo di ritenere che sulla persona si trovino nascoste cose o tracce pertinenti al reato che possono essere cancellate o disperse ovvero che tali cose o tracce si trovino in un determinato luogo o che ivi si trovi la persona sottoposta alle indagini o l’evaso, ci si trovi in flagranza di reato o in un caso di evasione (cioè di fuga).

In altre parole, nei casi di particolare urgenza, quando il tempo gioca a sfavore delle autorità, queste possono procedere a perquisizione anche senza il decreto di cui abbiamo parlato.

Inoltre, quando si deve eseguire un’ordinanza che dispone la custodia cautelare o un ordine di carcerazione nei confronti di persona imputata o condannata per uno dei delitti per i quali è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza ovvero al fermo di una persona indiziata di delitto, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere a perquisizione personale o locale se sussistono particolari motivi di urgenza che non consentono la emissione di un tempestivo decreto di perquisizione.

In tutti questi casi, la polizia giudiziaria trasmette entro quarantotto ore, al pubblico ministero del luogo dove la perquisizione è stata eseguita, il verbale delle operazioni compiute. Il pubblico ministero, se ne ricorrono i presupposti, nelle quarantotto ore successive, convalida la perquisizione [4].

La perquisizione per particolari reati

La legge prevede altre ipotesi in cui la polizia può perquisire senza necessità del decreto; sono infatti possibili perquisizioni di persone, locali, automobili, bagagli ed effetti personali per prevenire o reprimere il traffico di droga [5], oppure quando vi è fondato motivo di credere che ci siano armi, munizioni o esplosivi, persona ricercata, evaso in relazione a determinati delitti di associazione mafiosa, traffico di droga o delitti con finalità di terrorismo [6].

Chi effettua le perquisizioni?

Le perquisizioni finora descritte possono essere effettuate soltanto dall’autorità giudiziaria o (come avviene praticamente sempre) dagli ufficiali di polizia giudiziaria.

Sono ufficiali di polizia giudiziaria (pertanto abilitati ad effettuare perquisizioni): i dirigenti, i commissari, gli ispettori, i sovrintendenti appartenenti alla Polizia di Stato, alla Polizia Penitenziaria e al Corpo forestale dello Stato ai quali lʼordinamento delle singole Amministrazioni riconosce questa qualità; gli ufficiali superiori ed inferiori, i marescialli e brigadieri dellʼArma dei Carabinieri o della Guardia di Finanza; il Sindaco dei Comuni dove non abbia sede un Ufficio della Polizia di Stato ovvero un Comando dei Carabinieri o della Guardia di Finanza [7].

Sono altresì ufficiali di polizia giudiziaria i responsabili del servizio o del Corpo e gli addetti al coordinamento e al controllo della polizia municipale.

Esistono altri soggetti legittimati a perquisire? Sono possibili perquisizioni in altri luoghi, ad esempio in aeroporto, all’uscita del supermercato o sul posto di lavoro? Scopriamolo insieme.

Guardia giurata: può perquisire?

Una delle domande più frequenti poste in tema di perquisizioni è la seguente: le guardie giurate possono perquisire?

La guardia giurata è una particolare guardia di sicurezza privata che si occupa della custodia e vigilanza di beni mobili e immobili.

La differenza tra guardia di sicurezza privata e guardia giurata sta nel fatto che quest’ultima (il cui nome esatto è guardia particolare giurata) riceve un’investitura direttamente dal prefetto, il quale, verificato il ricorrere di determinati requisiti, formalmente conferisce alla guardia il potere di vigilare sui beni mobili o immobili di privati o di enti pubblici.

La guardia particolare giurata può perquisire? No: la perquisizione vera e propria è consentita solamente agli appartenenti alle forze dell’ordine, le quali possono procedere solo nei casi tassativamente indicati dalla legge.

Dunque, una guardia particolare giurata non può perquisire una persona, nemmeno se questa sia fortemente sospettata di aver commesso un reato all’interno del negozio o dell’immobile cui la guardia giurata è preposta.

L’unica cosa che può fare la guardia giurata se sospetta che sia avvenuto un furto o altro reato all’interno dell’area che è chiamato a vigilare è controllare se, nelle buste della spesa o in quelle ove si è riposta la merce acquistata, i prodotti siano stati regolarmente pagati.

In tutti gli altri casi, dovrà limitarsi a chiamare le forze dell’ordine, ferma restando la possibilità di poter procedere all’arresto in flagranza in caso di reati perseguibili d’ufficio per cui la legge prevede l’arresto obbligatorio [8].

In questa ipotesi, la legge consente l’arresto in flagranza a chiunque, cioè a qualsiasi cittadino: non si tratta, pertanto, di prerogativa della guardia giurata.

Guardie particolari giurate aeroportuali

Per quanto riguarda le guardie giurate particolari aeroportuali addette al controllo di bagagli e passeggeri, non si tratta di una vera e propria perquisizione, ma di un controllo manuale subordinato al consenso del cittadino (al quale non resta che accettare, pena l’impossibilità di imbarcarsi).

Dunque, il controllo negli aeroporti, seppur molto severo e, nei fatti, del tutto identico alla perquisizione, per la legge non è una perquisizione in senso stretto, in quanto il cittadino può comunque decidere di sottrarsi (rinunciando all’imbarco).

Discoteca: guardie giurate e buttafuori

Quanto detto in precedenza vale anche per le guardie particolari giurate poste sempre più spesso a presidio delle discoteche e dei luoghi della movida cittadina.

Ogni tipo di controllo della guardia giurata è sempre e solo volontario, nel senso che chi vi si sottopone lo fa spontaneamente, non per imposizione. A volte può sembrare una costrizione per il semplice fatto che il proprietario dell’immobile in cui si accede pone, quale condizione per l’ingresso, il previo controllo personale. Ciò non significa, però, che possa essere imposto con la forza.

Quasi inutile dire che lo stesso vale per i buttafuori, i quali non sono nemmeno guardie giurate ma semplici dipendenti del locale.

Datore di lavoro: può perquisire?

Il datore di lavoro può perquisire il dipendente per assicurarsi, ad esempio, che non abbia rubato niente? La legge consente al datore di lavoro di effettuare delle visite personali di controllo le quali, seppur invasive, non sono delle vere e proprie perquisizioni. Vediamo di cosa si tratta.

Visite personali di controllo del datore: cosa sono?

Secondo lo statuto del lavoratore [9], le visite personali di controllo sul lavoratore sono vietate fuorché nei casi in cui siano indispensabili ai fini della tutela del patrimonio aziendale, in relazione alla qualità degli strumenti di lavoro o delle materie prime o dei prodotti.

Dunque, il datore può procedere a perquisizione (in realtà si tratta di un controllo personale) solo eccezionalmente, nei casi in cui l’attività lavorativa metta a contatto i dipendenti con beni di particolare pregio (oro, denaro contante, ecc.).

In tali casi le visite personali potranno essere effettuate soltanto a condizione che siano eseguite all’uscita dei luoghi di lavoro, che siano salvaguardate la dignità e la riservatezza del lavoratore e che avvengano con l’applicazione di sistemi di selezione automatica riferiti alla collettività o a gruppi di lavoratori.

I sistemi di selezione automatica sono quelli che consentono dei controlli casuali (a sorteggio, dunque), basati in genere su un congegno di tipo elettronico.

Le ipotesi nelle quali possono essere disposte le visite personali e le relative modalità devono essere concordate dal datore di lavoro con le rappresentanze sindacali aziendali oppure, in mancanza di queste, con la commissione interna. In difetto di accordo, su istanza del datore di lavoro, provvede l’Ispettorato del lavoro.

Dunque, nei casi sopra indicati, è possibile la perquisizione del datore di lavoro sulla persona e gli indumenti del dipendente.

Come ha ricordato la Corte Costituzionale [10], la perquisizione del datore di lavoro non lede l’autonomia dell’individuo e la disponibilità della propria persona: infatti, le modalità indicate per l’esercizio del controllo sono dirette a dare un carattere impersonale alle visite, proteggendo sia i beni del patrimonio aziendale sia, nei luoghi di lavoro, quelli personali dei singoli lavoratori.

Si tratta in ogni caso di controlli che non possono essere coattivamente imposti, ma che devono svolgersi con consenso soltanto dell’interessato, soggetto, in caso di ingiustificato rifiuto, soltanto a responsabilità disciplinare.

Controllore treno e autobus: può perquisire?

Sebbene per giurisprudenza pacifica [11] i controllori di treni e autobus siano pubblici ufficiali a tutti gli effetti, a costoro è inibito ogni tipo di potere perquisitorio.

I controllori possono chiedere ai passeggeri di esibire il biglietto o l’abbonamento (il titolo di viaggio, in somma), possono chiedere le generalità ed elevare multe, ma non possono assolutamente controllare la persona, gli indumenti e i bagagli dei cittadini.

Chi rifiuta di fornire le generalità al controllore rischia di commettere il reato di rifiuto d’indicazioni sulla propria identità personale [12], mentre colui che dà generalità false commette il più grave reato di false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale, punito con la reclusione da uno a sei anni [13].

Polizia municipale: può perquisire?

La polizia municipale può perquisire? Sì: la polizia locale può procedere a perquisizione, nei limiti e con le modalità analizzate nei paragrafi precedenti.

La polizia municipale è il corpo di polizia locale che si occupa di garantire la tutela e la sicurezza del Comune in cui è costituita; il suo raggio d’azione è, quindi, limitato ai confini dell’ente nel quale opera (fatti salvi i casi eccezionali in cui è autorizzata al compimento di missioni esterne al territorio).

La polizia municipale, nell’ambito territoriale dell’ente di appartenenza (eccezionalmente, in alcuni casi, anche fuori di esso), esercita funzioni di polizia giudiziaria, rivestendo a tal fine la qualità di agente di polizia giudiziaria, riferita agli operatori, o di ufficiale di polizia giudiziaria, riferita ai responsabili del servizio o del Corpo e agli addetti al coordinamento e al controllo [14].

Nell’esercizio delle funzioni di polizia giudiziaria e di servizio di pubblica sicurezza, la polizia municipale dipende operativamente dalla competente autorità giudiziaria o di pubblica sicurezza nel rispetto di eventuali intese fra le dette autorità e il sindaco.

Dunque, ricorrendone i presupposti, anche la polizia municipale può procedere a perquisizione; rispetto alla polizia di Stato e ai carabinieri, però, la sua operatività è limitata al territorio del Comune da cui dipende.


note

[1] Art. 247 cod. proc. pen.

[2] Art. 253 cod. proc. pen.

[3] Art. 251 cod. proc. pen.

[4] Art. 352 cod. proc. pen.

[5] Art. 103 D.P.R. n. 309/1990.

[6] Art. 41 Testo unico delle leggi in materia di pubblica sicurezza e art. 25 d. l. n. 306/1992 del 08.06.1992.

[7] Art. 57 cod. proc. pen.

[8] Art. 383 cod. proc. pen.

[9] Art. 6, legge n. 300/1970.

[10] Corte Cost., sent. n. 99 del 25 giugno 1980.

[11] Tra le tante, Cass., sent. n. 38389 del 01.10.2009.

[12] Art. 651 cod. pen.

[13] Art. 495 cod. pen.

[14] Art. 5, legge n. 65/86.

Autore immagine: depositphotos.com


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