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Divorzio giudiziale: ultime sentenze

15 Luglio 2020
Divorzio giudiziale: ultime sentenze

Procedimento di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio; competenza per territorio; modifica delle condizioni di separazione.

Divorzio giudiziale

Nel giudizio avente ad oggetto divorzio giudiziale, laddove in sede di udienza presidenziale, il Presidente rilevi d’ufficio la incompetenza territoriale – con ordinanza (trattandosi di pronuncia definitiva) – e le parti chiedano una immediata definizione del giudizio, il Giudicante può investire direttamente il collegio per la decisione anticipata della controversia.

Tribunale Foggia sez. I, 03/03/2015

Procedimento di divorzio 

Nel procedimento di divorzio, il giudice istruttore del procedimento di divorzio è competente a decidere per la modifica delle condizioni della separazione personale dei coniugi, anche con riferimento all’assegno per il coniuge economicamente più debole, quando sia pendente il procedimento per divorzio giudiziale, senza necessità di avviare un procedimento camerale ai sensi dell’art. 710 c.p.c.

Tribunale Modena sez. II, 01/02/2017, n.290

Situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi

Con riguardo alla richiesta della convenuta di conferma delle condizioni di separazione in ordine al contributo, da parte del marito per il pagamento dell’affitto, tale contributo non è tecnicamente un assegno di separazione e la richiesta della sua conferma non rappresenta una richiesta di assegno divorzile ma è una contribuzione statuita tra le parti in sede di accordo che, però, non può essere ribadita dal giudice in sede di divorzio giudiziale. Invero ciò che il Tribunale può determinare in tale fase è la necessità, al fine di riequilibrare i redditi, di un assegno divorzile: ma tale riequilibrio non è necessario essendo ad oggi le situazioni patrimoniali e reddituali dei coniugi già equilibrate.

Tribunale Genova sez. IV, 07/04/2015, n.1107

Domanda riconvenzionale da parte della moglie

Qualora nella separazione consensuale omologata si sia stabilito il versamento di un assegno di mantenimento a favore della moglie, la proposizione in sede di divorzio giudiziale di una domanda riconvenzionale da parte della moglie con la quale si chiede la conferma dell’assegno di mantenimento, va qualificata come domanda di assegno divorzile. Quest’ultimo ha presupposti diversi rispetto all’assegno di mantenimento, ha natura assistenziale, e si basa sulla contemporanea ricorrenza dei presupposti della “mancanza di mezzi adeguati” e “dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive” incidendo le altre componenti solo sulla misura dell’assegno stesso.

La verifica dell’inadeguatezza dei mezzi e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive del coniuge che richiede l’assegno divorzile va effettuata in rapporto ad un tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio e che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione dello stesso.

Tribunale Tivoli sez. I, 24/04/2007

Inammissibilità del procedimento camerale

Va dichiarata l’inammissibilità del procedimento camerale proposto, ex art. 710 c.p.c., per la modifica delle condizioni della separazione personale dei coniugi, anche con riferimento all’assegno per il coniuge economicamente più debole, qualora, nelle more del procedimento, venga proposto ricorso di divorzio giudiziale, in quanto il giudice di quest’ultimo è il solo competente anche a provvedere sulle richieste di modifica relative alle condizioni della separazione.

Tribunale Napoli, 29/10/2004

Sentenza di divorzio: gli accordi raggiunti dai coniugi

Sono validi gli accordi raggiunti dai coniugi, rassegnando le stesse conclusioni in sede di separazione o di divorzio giudiziale, trasformandoli in consensuali o anteriormente a questi giudizi, purché siano nell’interesse del figlio minorenne. Sono espressione dell’autonomia negoziale delle parti, veri e propri contratti per disciplinare questioni non trattabili in quelle sedi e per deflazionare il carico della giustizia.

Corte di Cassazione, Sezione 1, Civile, Sentenza, 20/08/2014, n. 18066

Diviorzio giudiziale: la competenza per territorio

In materia di procedimento civile avente ad oggetto divorzio giudiziale, con riguardo alla competenza territoriale, trattandosi di controversia in cui è obbligatorio l’intervento del p.m., detta competenza è riconducibile alla previsione di cui all’art. 28 c.p.c. di tal che è rilevabile d’ufficio.

Tribunale Foggia sez. I, 03/03/2015

Scioglimento del matrimonio: il divorzio giudiziale

Il procedimento di scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio può seguire due differenti schemi: può essere giudiziale ovvero congiunto. Il divorzio può essere pronunciato su domanda congiunta delle parti, allorché i coniugi siano concordi nel voler addivenire alla separazione ed abbiano raggiunto un accordo volto alla regolamentazione delle condizioni inerenti alla prole ed ai rapporti economici. È contenzioso allorché un accordo manchi, e sia necessario pervenire ad una pronuncia giurisdizionale da parte del Tribunale.

Tribunale Caltanissetta, 29/02/2016



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5 Commenti

  1. Io e mia moglie ci siamo separati. Lei si è comportata davvero male…mi ha tradito con il mio collega di lavoro, il più odioso e lei lo sapeva bene… Ora, lei stai cercando di farsi perdonare. Ma io non mi fido più. Come posso fare a divorziare?

    1. Chi vuol divorziare può procedere anche “da solo”, o meglio senza il consenso dell’ex. Può cioè rivolgersi al tribunale presentando un ricorso e chiedere al giudice, anche a dispetto della volontà dell’ex, di pronunciare il divorzio.La dichiarazione di divorzio, difatti, presuppone solo la richiesta di uno solo dei coniugi e la sussistenza degli altri due presupposti, ossia:
      la sentenza di separazione;
      il decorso del termine (di 6 mesi, se si è trattato di separazione consensuale; di 1 anno, se si è trattato di separazione giudiziale).

    2. Il coniuge propone la domanda di divorzio giudiziale con ricorso, da depositare al tribunale competente, attraverso il proprio avvocato.Il coniuge ricorrente può formulare domande accessorie, relative ad esempio all’affidamento e al mantenimento dei figli, all’assegnazione della casa coniugale, alla misura e alla modalità dell’assegno di divorzio.Tali domande non devono necessariamente essere formulate nel ricorso: possono essere proposte per la prima volta anche con la memoria integrativa.È invece inammissibile la domanda di risarcimento del danno alla salute presentata dal coniuge vittima di continui tradimenti. È infatti necessario avviare un nuovo procedimento in tribunale.
      Al ricorso per divorzio giudiziale devono essere allegati i seguenti documenti:
      lo stato di famiglia e il certificato di residenza di entrambi i coniugi (in carta libera);
      l’estratto integrale dell’atto di matrimonio (in carta libera);
      le dichiarazioni dei redditi presentate dal coniuge ricorrente, inerenti agli ultimi tre anni;
      decorso un anno dalla separazione giudiziale: copia autentica della sentenza di separazione passata in giudicato;
      decorsi sei mesi dalla separazione consensuale: copia autentica del verbale e del decreto di omologa;
      decorsi sei mesi dalla negoziazione assistita: copia autentica dell’accordo autorizzato dal P.M. o con nullaosta rilasciato dallo stesso;
      decorsi sei mesi dall’accordo davanti al sindaco: copia autentica dell’accordo.Il presidente del tribunale fissa la data di una prima udienza in cui entrambi i coniugi dovranno comparire davanti a sé. Se all’udienza il coniuge convenuto non si presenta, il presidente sente solo il coniuge ricorrente e il suo difensore e dichiara fallita la conciliazione.Il presidente con ordinanza può adottare i provvedimenti temporanei e urgenti (come l’assegno di mantenimento).La causa poi prosegue presso altro giudice istruttore per la raccolta delle prove e l’emissione della sentenza definitiva.

  2. Buongiorno, potreste dirmi come posso procedere per fare un divorzio giudiziale? Quali sono i passaggi da seguire?

    1. Il divorzio giudiziale si propone con domanda, da depositare al tribunale del luogo dell’ultima residenza comune dei coniugi o, in mancanza, del luogo in cui il coniuge convenuto ha residenza o domicilio.Nel caso in cui il coniuge convenuto risieda all’estero o sia irreperibile, sarà competente il tribunale del luogo di residenza o di domicilio del ricorrente e, se anche questi risiede all’estero, qualsiasi tribunale italiano. Se uno dei coniugi si trova in carcere, potrà sottoscrivere la domanda e il mandato all’avvocato con firma autenticata davanti al direttore dell’istituto (il giorno di udienza, il detenuto, su richiesta, sarà tradotto in tribunale per la comparizione). Il procedimento si attiva, con la necessaria assistenza di un avvocato, mediante ricorso, che dovrà contenere l’esposizione dei fatti e degli elementi di diritto per i quali si chiede il divorzio e l’indicazione circa eventuali figli. Dovranno essere allegate, inoltre, le ultime dichiarazioni dei redditi di ciascuno. Entro cinque giorni dal deposito, il presidente del tribunale fisserà l’udienza, che dovrà svolgersi al massimo entro 90 giorni. In udienza, il giudice sentirà i coniugi, prima separatamente e poi congiuntamente, tentando di conciliarli. Se non ci riesce, adotterà i provvedimenti temporanei e urgenti. Si aprirà, poi, una vera e propria causa civile, dove le parti esporranno le loro ragioni. Si effettuerà, dunque, un’istruttoria per stabilire l’importo dell’assegno.

      Inoltre si ascolterà, se l’audizione non viene ritenuta superflua o contraria al suo interesse, anche il figlio minore che abbia compiuto i 12 anni, o di età inferiore se capace di discernere. Se l’istruttoria, però, dovesse risultare complicata – magari perché il processo deve proseguire a lungo – allora il tribunale potrà emettere sentenza non definitiva di divorzio, in modo che le parti riacquistino subito lo stato libero. Certo però è che la pronuncia, proprio perché emessa solo successivamente all’esito negativo dell’esperito tentativo di conciliazione, presuppone che la comunione spirituale e materiale tra i coniugi non possa più essere mantenuta o ricostituita. Ciò, per l’esistenza di una delle seguenti cause:
      1. separazione legale che si è protratta ininterrottamente da almeno tre anni (decorrenti dalla comparizione dei coniugi innanzi al presidente del tribunale nella procedura di separazione personale);
      2. grave condanna del coniuge;
      3. uno dei coniugi, cittadino straniero, abbia ottenuto in un altro Stato l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o abbia contratto all’estero un nuovo matrimonio;
      4. il matrimonio non è stato consumato, o sia passata in giudicato la sentenza con cui si attesti il cambiamento di sesso del coniuge.
      Quanto agli effetti della pronuncia di divorzio, sono gli stessi di quelli connessi a decisioni emesse all’esito di un procedimento di divorzio congiunto appena visto.

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