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Credito d’imposta per acquisti macchinari e impianti: la guida

12 Agosto 2014
Credito d’imposta per acquisti macchinari e impianti: la guida

> Business Pubblicato il 12 Agosto 2014



Bonus fruibile dal secondo periodo d’imposta successivo all’investimento.

 

È legge, senza sostanziali cambiamenti, la norma del decreto legge 91/2014 che agevola gli investimenti in macchinari effettuati dalle imprese.

Si tratta di un fatto importante in quanto consente agli operatori economici di programmare, con maggiore tranquillità, i nuovi acquisti di macchinari e impianti agevolabili, anche se, il ristretto orizzonte temporale per ottenere il beneficio fiscale, impone rapide decisioni e, soprattutto, veloci consegne dei beni.

Da non sottovalutare anche il fatto che l’effetto del beneficio è significativamente posticipato rispetto al momento dell’investimento per cui, in termini di cassa, sarà opportuno valutare attentamente il timing dell’impatto finanziario dell’agevolazione.

Di seguito ricordiamo i punti salienti della norma.

L’agevolazione prevede l’introduzione di un credito d’imposta nella misura del 15% del valore degli investimenti in beni strumentali nuovi.

I beni agevolabili sono solo i macchinari e gli impianti che hanno contemporaneamente i seguenti requisiti:

 

1. sono compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007;

2. sono realizzati dalla data di entrata in vigore del decreto legge e cioè dal 25 giugno 2014 fino al 30 giugno 2015;

 

3. sono in misura eccedente rispetto alla media della medesima tipologia di investimenti effettuati nei cinque periodi d’imposta precedenti.

La disposizione prevede la facoltà di escludere dalla media il periodo d’imposta in cui l’investimento è stato maggiore.

Soggetti

Possono ottenere l’agevolazione i titolari di reddito d’impresa residenti nel territorio dello stato, indipendentemente dalla forma giuridica adottata, e anche le stabili organizzazioni nel territorio dello Stato di soggetti non residenti.

La relazione al decreto legge specifica che è indifferente la dimensione dell’impresa o il settore di appartenenza della stessa così come nessuna rilevanza assume l’adozione di particolari regimi d’imposta o contabili.

Sono agevolabili anche le imprese che hanno iniziato l’attività da meno di cinque anni: in tali casi la media aritmetica degli investimenti in beni strumentali è quella degli investimenti realizzati in tutti i periodi d’imposta precedenti a quello di applicazione della norma agevolativa, escludendo sempre il periodo con il valore più alto.

La norma prevede inoltre che può usufruire dell’agevolazione anche chi inizia l’attività d’impresa tra la data di entrata in vigore del decreto e il 30 giugno 2015.

Questi contribuenti potranno beneficiare dell’agevolazione anche in assenza di un periodo d’imposta su cui operare il confronto per cui il valore degli investimento da considerare, ai fini dell’agevolazione, coincide con il valore complessivo di quelli realizzati.

Gli investimenti che danno diritto all’agevolazione sono solo quelli:

1. nuovi, nel senso che non devono essere stati, a qualunque titolo, già utilizzati;

2. compresi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007;

3. di importo unitario uguale o superiore a 10mila euro.

Non sono agevolabili i beni immateriali e nemmeno gli immobili.

Il credito d’imposta è ripartito in tre quote annuali di pari importo ed è fruito esclusivamente in compensazione in F24 in sede di versamento di tributi e contributi. L’agevolazione sotto forma di credito d’imposta non si considera un provento tassabile ai fini delle imposte sui redditi e dell’Irap per cui non vi sono conseguenze fiscali, sia dirette sia indirette, dal suo utilizzo.

La prima quota annuale è utilizzabile dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento.

Quindi per investimenti effettuati nel secondo semestre 2014 la compensazione spettante potrà essere utilizzabile dal 1° gennaio 2016.

Il diritto all’agevolazione viene meno qualora l’imprenditore ceda a terzi o destini a finalità estranee all’esercizio dell’impresa i beni oggetto degli investimenti prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto.

L’agevolazione è subordinata, inoltre, all’utilizzo del bene in strutture produttive ubicate nel territorio dello Stato.

Sarà revocata se i beni oggetto del beneficio saranno trasferiti, entro il periodo di accertamento ai fini delle imposte sui redditi, in strutture produttive situate al di fuori del territorio dello stato, anche se appartenenti al soggetto che ha usufruito dell’agevolazione.

1 | I LIMITI

Macchine e impianti della «divisione 28»

Per la scelta degli investimenti agevolati occorre fare molta attenzione: sono possibili casi dubbi. È questa la conseguenza della scelta fatta dal legislatore all’articolo 18 del Dl 91/14 di replicare, sul piano oggettivo, quanto previsto dal Dl 78/09, limitando i beni agevolabili a quelli inclusi nella divisione 28 della tabella Ateco 2007 (provvedimento delle Entrate del 16 novembre 2007). Tale tabella, infatti, individua un gruppo di attività economiche e non di beni strumentali, muovendo da una logica che nulla ha a che vedere con le modalità di utilizzo dei cespiti da parte dell’acquirente. Il problema sorse già nel 2009 e l’Agenzia (Circolare 44/E/09) affermò che possono rientrare nell’agevolazione anche beni inseriti in divisioni diverse purché essi costituiscano parti indispensabili al funzionamento dei beni compresi nella voce 28 (acquistati contemporaneamente) e che ne costituiscano normale dotazione (cfr. Risoluzione 91/E/10). Di contro, risultano meritevoli del beneficio i singoli beni compresi nella divisione 28 (purché non “beni merce” o comunque trasformati o assemblati per la vendita) anche se destinati ad essere inseriti in impianti e strutture più complessi già esistenti, non compresi nella predetta divisione 28 (Circolare 12/E/10). Per i beni complessi non compresi ma costituiti anche da nuovi macchinari o apparecchiature (oggettivamente individuabili) che sarebbero autonomamente agevolabili, il bonus è fruibile nei limiti del costo riferibile a questi ultimi beni. In linea di principio rientrano nel perimetro oggettivo del credito d’imposta i macchinari e le apparecchiature che intervengono meccanicamente o termicamente sui materiali o sui processi di lavorazione. Sono, quindi, esclusi gli immobili, i beni immateriali, i computer, i motori elettrici e i generatori, i telefoni e gli apparecchi per le telecomunicazioni, gli autoveicoli in genere, gli impianti antifurto e antincendio. Poiché molti dei beni rientranti nella divisione 28 sono composti anche da questi elementi, scatta la verifica sulla “indispensabilità” della dotazione e sulla “accessorietà” delle parti componenti, concetti passibili di differente interpretazione in sede di accertamento. A nulla rileva il codice di attività del venditore (prevalente o non prevalente), mentre un ausilio può essere costituito dalle “Note esplicative” e dall'”Elenco alfabetico delle voci comprese nelle sottocategorie di attività economiche”, disponibili sul sito www.istat.it.

2 | L’UTILIZZO

Compensazione libera dal plafond

Il bonus diviene spendibile con un certo ritardo rispetto al sostenimento dell’investimento.

Infatti, il credito d’imposta va ripartito in tre quote annuali di pari importo e utilizzato in tale misura, in compensazione nel modello F24, dal 1° gennaio del secondo periodo d’imposta successivo a quello in cui è stato effettuato l’investimento. Per gli investimenti 2014, quindi, la prima quota si renderà utilizzabile con i versamenti del 16 gennaio 2016. Come di consueto, il credito d’imposta non concorre alla formazione del reddito, né della base imponibile Irap e non rileva ai fini del rapporto di indeducibilità di interessi passivi e spese generali di cui agli articoli 61 e 109, comma 5, del Tuir.

La scelta della compensazione, senza la necessità di rispettare il limite annuale di 250mila euro, costituisce una delle principali novità rispetto alla “Tremonti-ter”. In tale provvedimento, infatti, era prevista una detassazione sotto forma di variazione in diminuzione del reddito imponibile, il che rendeva non immediatamente utilizzabile il bonus in caso di perdita fiscale.

L’utilizzo in F24 supera questo problema anche se, come anticipato, il beneficio finanziario si ha nel secondo periodo d’imposta successivo rispetto alla spesa. Il che, insieme con la percentuale con cui si calcola il bonus, scesa dal 50% al 15%, e all’approccio incrementale, sconosciuto nella “Tremonti-ter”, denota la difficoltà del Governo a rendere compatibile questa misura con le disponibilità di cassa.

Il credito va indicato nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d’imposta di riconoscimento e in quelle successive, riguardanti i periodi di utilizzo (la norma non indica tale adempimento come «a pena di decadenza» del bonus).

La durata annuale dell’agevolazione risulta “spezzata” in due periodi d’imposta, il che non aiuta le imprese a realizzare un incremento rilevante rispetto alla media.

Inoltre, gli acquisti 2014 (anche quelli dei primi 6 mesi) “peseranno” sulla media valida per il calcolo del bonus del 2015, a meno che non si intenda escludere proprio l’anno attualmente in corso.

È, quindi, probabile che le imprese concentrino gli investimenti in un unico periodo, così da sfruttare al massimo il meccanismo di calcolo.

3 | IL CALCOLO

Investimenti incrementali premiati

L’investimento che viene premiato con il credito d’imposta segue una logica di tipo incrementale. Infatti, risulta agevolata una percentuale (pari al 15%) della spese sostenute nel 2014 (a decorrere dal 25 giugno) e nel 2015 (sino al 30 giugno) per i beni strumentali nuovi appartenenti alla divisione 28, in eccedenza rispetto alla media degli investimenti in beni della stessa tipologia realizzati nei cinque periodi d’imposta precedenti, con facoltà di escludere dal calcolo della media il periodo in cui l’investimento è stato maggiore. L’iter di calcolo, pertanto, può essere così sintetizzato: a) si individuano i beni acquisiti nel quinquennio precedente che sarebbero stati agevolati se la norma attuale fosse stata in vigore; b) si scarta l’annualità con investimenti agevolabili maggiori (che potrebbe essere il 2009 o il 2010, se l’impresa ha fruito della cosiddetta “Tremonti-ter”); c) si calcola la media, ottenendo il parametro di riferimento per i nuovi investimenti agevolati; d) il 15% dell’eccedenza di quanto investito nel 2014 (dal 25 giugno scorso) rispetto alla media diviene credito d’imposta (per le spese sostenute nel 2015, entro il 30 giugno 2015, la media tralascia il 2009 e comprende il 2014). La norma non richiede di “nettizzare” gli investimenti con l’importo dei disinvestimenti effettuati in beni analoghi, mentre impone di considerare solo gli investimenti di importo unitario almeno pari a 10mila euro. Vanno, inoltre, decurtati gli eventuali contributi in conto impianti. Per omogeneità, si ritiene che tutte queste considerazioni vadano applicate tanto alla determinazione dell’ammontare degli investimenti nuovi agevolabili quanto al calcolo della media. L’agevolazione spetta sia in caso di acquisto da terzi (anche dall’estero o con patto di riservato dominio) che per la realizzazione in economia o mediante contratto di appalto. L’acquisizione può avvenire anche in leasing, purché non operativo (assimilabile alla locazione). Non occorre che il bene entri in funzione nel periodo previsto dal legislatore, all’interno del quale, tuttavia, deve avvenire la consegna (in caso di acquisto o leasing e fatte salve clausole particolari come il buon esito del collaudo), l’ultimazione della prestazione (per l’appalto) o l’accettazione (vincolante) del Sal.

4 | LE OPERE IN ECONOMIA

Nella voce A4 i costi per lavori interni

Franco Roscini Vitali

P er individuare i beni destinatari dell’agevolazione può essere di aiuto il principio contabile Oic 16, relativo alle immobilizzazioni materiali.

Con riferimento alla voce «Impianti e macchinario» è chiarito che «impianti generici» sono quelli non legati alla tipica attività dell’impresa (per esempio, impianti di riscaldamento, condizionamento, allarme), mentre «impianti specifici» sono quelli legati alle tipiche attività produttive dell’azienda. Il credito di imposta spetta nell’esercizio in cui l’investimento si considera effettuato in base alle regole contenute nell’articolo 109, commi 1 e 2 del Tuir che, fatti salvi casi eccezionali, coincidono con quelli civilistici e, in particolare, con le regole del principio contabile Oic 16. Il credito d’imposta spetta, a costruzione ultimata, anche per i beni realizzati dalle imprese in economia. In tal caso la contabilizzazione dei costi capitalizzati deve avvenire nel conto economico, imputando gli stessi nella voce A4 «Incrementi di immobilizzazioni per lavori interni» compresa nel valore della produzione, senza compensazione. Pertanto, nel conto economico, nell’Area B sono presenti i costi che sono poi capitalizzati mediante storno indiretto nella voce A4.

La contabilizzazione nella voce A4 riguarda anche eventuali interessi passivi iscritti nella voce C17.

La capitalizzazione degli oneri finanziari sostenuti durante la costruzione di beni che richiedono un periodo di costruzione significativo, è possibile alle condizioni illustrate nell’Oic 16, sostanzialmente valide anche ai fini fiscali. Innanzitutto, l’ammontare degli oneri finanziari costituiti da «finanziamenti di scopo», ottenuti per finanziare la costruzione di un bene, deve essere determinato in base agli effettivi oneri finanziari sostenuti per quello stesso finanziamento durante l’esercizio. Nel caso sia necessario ottenere altri fondi presi a prestito genericamente, l’ammontare degli oneri finanziari capitalizzabili sulle immobilizzazioni in corso di costruzione è determinato applicando, ai costi sostenuti, un tasso di capitalizzazione corrispondente alla media ponderata degli oneri finanziari netti relativi ai finanziamenti in essere durante l’esercizio, diversi dai finanziamenti di scopo.

5 | LA CONTABILITÀ

L’esigibilità riportata nello stato patrimoniale

Il credito di imposta spetta nell’esercizio in cui l’investimento si considera effettuato (articolo 109, commi 1 e 2 del Tuir che, fatti salvi casi eccezionali, coincidono con quelli civilistici e, in particolare, con le regole dettate dal principio contabile Oic 16).

Il credito d’imposta deve essere imputato nella voce C.II 4-bis «crediti tributari», evidenziando l’importo recuperabile oltre l’esercizio successivo, con contropartita nel conto economico la voce 22, relativa alle imposte sul reddito dell’esercizio: il credito deve essere utilizzato in compensazione in tre quote annuali di pari importo. La prima quota annuale è utilizzabile dal 1° gennaio del secondo periodo di imposta successivo a quello in cui è effettuato l’investimento: lo stato patrimoniale di tale esercizio evidenzierà che il credito è esigibile oltre l’esercizio successivo. Negli esercizi in cui il credito è utilizzato in compensazione per il pagamento di tributi e contributi, è stornato con contropartita il debito tributario: pertanto, in tali esercizi il conto economico non è più interessato alla sorte del contributo, mentre nello stato patrimoniale il credito è utilizzato per il pagamento del debito. Questo è in sintonia con l’Oic 25, relativo alle imposte sul reddito, il quale rammenta che, in molti casi, la legislazione fiscale permette alla società di compensare debiti e crediti tributari e, di conseguenza, regolare l’operazione mediante un unico pagamento. L’impresa effettua la compensazione solo se: ha un diritto legale a compensare gli importi rilevati in base alla legislazione fiscale; intende regolare i debiti e i crediti tributari su base netta mediante un unico pagamento.

Attenzione: il credito è revocato se i beni oggetto degli investimenti sono ceduti a terzi prima del secondo periodo d’imposta successivo all’acquisto. In tali casi, il credito dovrà essere stornato dallo stato patrimoniale con contropartita la voce E.21 del conto economico trattandosi di imposta relativa ad esercizi precedenti, ovvero dello storno di un credito non spettante rilevato in esercizi precedenti.

Medesimo discorso nelle altre ipotesi di revoca del contributo previste dalla norma e d’indebito utilizzo dello stesso: in tale ultima ipotesi il conto economico rileverà il costo nella voce E.21 con contropartita il debito tributario a cui seguirà il versamento maggiorato di interessi e sanzioni.

note

Autore immagine: 123rf com


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