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Come capire se si è stati truffati

8 Giugno 2020 | Autore:
Come capire se si è stati truffati

Indizi per comprendere se si è vittima di una truffa: quali sono? Come smascherare un raggiro? Cosa fare dopo aver capito di essere stati imbrogliati?

Troppo bello per essere vero? Allora è probabile che sia una truffa. Forse si tratta di un concetto troppo banale, eccessivamente semplicistico, eppure il più delle volte funziona. Nessuno ti regala niente e quindi, se ti sembra di star per compiere un affare, apri bene gli occhi perché il tranello è in agguato. Un atteggiamento prudente (e, perché no, sospettoso) nel momento in cui si compiono importanti operazioni giuridiche è sicuramente il comportamento migliore da adottare. Il problema sorge allorquando, a causa di una condotta troppo leggera, si inizia ad avere l’impressione che le cose non siano andate come sperato. Come capire se si è stati truffati?

Non sempre è facile comprendere se si è stati vittima di una truffa; ciò perché oggi, per via dei moderni mezzi telematici, gli imbrogli possono avvenire senza che l’individuo raggirato ne abbia immediata contezza: pensa ad esempio alla clonazione di una carta di credito, la quale è utilizzata dal criminale per effettuare piccoli pagamenti che sfuggono al titolare. Capire se si è vittima di truffa è, però, il più delle volte, abbastanza evidente. Se l’argomento ti interessa e vuoi saperne di più, prosegui nella lettura: vedremo insieme quali sono i modi per comprendere immediatamente di aver subito un raggiro.

Truffa online: come smascherarla?

Sono stato truffato da un sito: cosa devo fare? Se stai leggendo questo articolo è perché, probabilmente, te lo stai chiedendo. Smascherare una truffa online non è cosa semplicissima poiché i malintenzionati del web sono sempre più astuti a cauti. Ma procediamo per gradi.

Se hai ricevuto un’email o un qualsiasi altro messaggio in cui ti viene chiesto di inserire le credenziali (la password, in pratica) di accesso alla tua area personale di un sito di acquisti (Amazon, ecc.) o, peggio ancora, dei tuoi servizi di home banking, allora puoi cominciare a temere il peggio: potrebbe trattarsi di un truffa.

Questo tipo di raggiro prende il nome di phishing. Trattasi di una truffa informatica che, di solito, avviene così: attraverso una e-mail, solo apparentemente proveniente da istituti finanziari (banche, Poste italiane o altre società emittenti di carte di credito) o da siti web che richiedono l’accesso previa registrazione, l’utente è invitato, adducendo problemi di registrazione o di altra natura, a fornire i propri dati riservati di accesso al servizio. In poche parole, viene richiesta la password.

Solitamente nel messaggio, per rassicurare l’utente, è indicato un link che rimanda solo apparentemente al sito web dell’istituto di credito o del servizio a cui si è registrati.  In realtà il sito a cui ci si collega è  stato preparato in modo da assomigliare a quello originale. Qualora l’utente inserisca i propri dati riservati, questi saranno nella disponibilità dei truffatori.

Altre volte, il phishing avviene mediante email che comunicano notizie importanti, tipo la disattivazione della casella di posta elettronica, del proprio sito, ecc.

Come capire se si è stati truffati? È semplice. Innanzitutto, gli istituti di credito e finanziari non chiedono mai di comunicare le proprie credenziali o altri dati personali, se non al momento dell’attivazione del servizio e/o della registrazione.

In secondo luogo, a un’attenta analisi del messaggio si noteranno diverse imprecisioni (errori grammaticali, utilizzo piuttosto confuso dei pronomi personali, ecc.), piuttosto anomale per una comunicazione formale.

In genere, poi,  è già la casella di posta elettronica a lanciare l’allarme: di solito, infatti, il messaggio di phishing viene archiviato direttamente nella cartella spam, cioè nella sezione destinata ai messaggi che vengono inviati in massa a tantissime persone.

Insomma: se pensi di aver fornito i tuoi dati a uno di questi messaggi, allora purtroppo hai abboccato all’amo lanciato dal truffatore.

Truffa online: cosa fare dopo?

Una volta capito di essere stato truffato, non ti resta che correre dai carabinieri per sporgere denuncia. In via preventiva, anche se ti sei assicurato di non aver subito ancora alcun danno, ti conviene comunicare la denuncia/querela sporta presso le autorità anche alla tua banca, ovvero all’ente a cui si riferivano i dati che hai ingenuamente comunicato (sito internet di acquisti, ecc.). Così facendo, bloccherai ogni movimentazione non autorizzata sul tuo conto.

Come sapere se si è vittima di una truffa telefonica?

Quanto detto nei paragrafi precedenti vale in buona sostanza per ogni tipo di truffa a distanza, ivi compresa la truffa che avviene per telefono.

Pensa ad esempio alla truffa del calendario di polizia: una persona ti chiama spacciandosi per poliziotto e invitandoti ad acquistare il calendario della polizia. Alla modica cifra di un centinaio di euro riceverai anche gagliardetto e stemma adesivo della polizia italiano, per far capire a tutti che sostieni le forze dell’ordine e che sei dalla parte della giustizia.

Peccato che chi ti chiama non è affatto dalla parte della giustizia, essendo egli stesso un truffatore. La polizia non chiama a casa per vendere i propri prodotti.

Anche in tutti gli altri casi di truffe telefoniche, noterai che l’approccio è dapprincipio molto amichevole e poi, se mostri delle perplessità, man mano più aggressivo.

Ad ogni buon conto, se ti chiamano per proporti un’offerta che ti pare conveniente (di qualunque tipo: contratto luce, gas, telefonia, ecc.), allora per prima cosa fatti dare le generalità di chi ti contatta. In secondo luogo, chiedi che il contratto che ti propongono ti venga inviato via email, in modo da poterlo visionare con calma.

Solo successivamente, se i conti tornano e, chiamando tu stesso alla ditta dell’operatore che ti ha telefonato, hai conferma dell’offerta, allora puoi pensare di accettare comunicando i tuoi dati.

Come evitare le truffe in strada

Smascherare un truffatore può essere facile anche quando il criminale tenti un approccio “classico”, come ad esempio fermando la vittima in strada. Spesso ciò avviene col pretesto di dover consegnare un pacco postale oppure dei prodotti ad un parente che non era in casa. Con questa scusa, il finto corriere vuole intascare i soldi dal suo bersaglio.

In queste ipotesi (e in tutte quelle similari) bisogna:

  • chiedere all’individuo di qualificarsi, eventualmente mostrando un tesserino o i documenti;
  • telefonare al diretto interessato, se trattasi di una consegna diretta ad altri;
  • non dare mai soldi in contanti.

Se i tentativi di persuasione del misterioso interlocutore dovessero farsi insistenti fino ad arrivare all’intimidazione vera e propria, non si esiti a contattare immediatamente le forze dell’ordine.

Indizi rivelatori della truffa

Al di là dei singoli modi per poter raggirare le persone (per approfondire l’argomento ti rinvio alla lettura dell’articolo dedicato al reato di truffa), gli indizi rivelatori di una truffa in atto (o già commessa) sono in genere i seguenti:

  • strane movimentazioni sul proprio conto corrente (pagamenti non autorizzati, addebiti privi di causale, ecc.);
  • mancata ricezione dei prodotti ordinati in internet, nonostante il pagamento sia già avvenuto;
  • il rivenditore, intascati i soldi, non si fa più sentire, non risponde al telefono né ha provveduto all’invio della merce;
  • hai pagato in contanti (cosa che, oramai, nessuno fa);
  • hai acquistato “a scatola chiusa”, senza che il venditore ti abbia mostrato la merce, neanche in foto;
  • hai aderito a un contratto (ad esempio, di utenza elettrica) senza che ti sia stato inviato a casa il modulo da firmare oppure senza che la telefonata sia stata registrata;
  • hai ricevuto una fattura relativa a un acquisto che non ricordi di aver compiuto;
  • hai pagato facendo un accredito su carta prepagata o conto intestato a persona diversa da quella con cui hai trattato;
  • la controparte dice di essersi trasferita all’estero ed è divenuta irreperibile;
  • ti è stato chiesto l’invio del documento d’identità in cambio della spedizione della merce acquistata;
  • hai venduto un oggetto ma non hai mai ricevuto il pagamento per intero e, se provi a contattare l’acquirente, non risponde;
  • l’oggetto che hai acquistato online risulta ancora disponibile al pubblico nonostante il venditore ti avesse detto di averti ceduto l’unico esemplare (ciò accade soprattutto per la merce usata).

note

Autore immagine: Pixabay.com


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