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Lo sai che? Equitalia può pignorare i gioielli di famiglia e acquisirli

Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2013

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> Lo sai che? Pubblicato il 29 ottobre 2013

Sono debitore di alcune cartelle esattoriali scadute che non ho mai pagato; poiché in casa abbiamo diversi gioielli e oggetti di valore, chiedo se è possibile che Equitalia possa pignorare anche tali oggetti e, se non venduti, li possa acquisire.

La risposta al quesito è affermativa.

Innanzitutto è bene ricordare che i pignoramenti che può eseguire Equitalia (ma, in generale, qualsiasi altro tipo di creditore) possono essere di tre tipi:

presso terzi: ossia del conto corrente in banca, dello stipendio, della pensione o, in generale, di tutti i crediti che il debitore vanti nei confronti di altri soggetti;

immobiliare: sulla casa, sui terreni o comunque su qualsiasi altro bene immobile. Generalmente, il procedimento è anticipato con l’iscrizione di una ipoteca sul bene stesso;

mobiliare: ha ad oggetto tutti i beni mobili del debitore quali, per esempio, un televisore, una scrivania, un quadro, ma anche denaro e oggetti di valore come preziosi o gioielli.

Qualora Equitalia opti per quest’ultima forma di pignoramento, ben potrà pignorare i gioielli di famiglia, sia che essi siano nella disponibilità materiale del debitore, sia che si trovino, per esempio, chiusi in una cassetta di sicurezza in banca [1].

A questo punto, eseguito il pignoramento e asportati i beni dalla casa del debitore (generalmente vengono presi in consegna dall’Istituto Vendite Giudiziarie), essi saranno sottoposti alla vendita forzata: un’asta condotta sotto la supervisione del tribunale.

Che succede, però, se i gioielli non vengono venduti all’asta?

Se il secondo incanto sia rimasto infruttuoso ed Equitalia non riesce a vendere oggetti preziosi e/o gioielli ne può chiedere l’assegnazione: in altre parole, può chiedere al giudice che tali oggetti le vengano dati in proprietà. In questo modo, il debitore viene definitivamente espropriato dei gioielli.

A riguardo, la legge [2] stabilisce che gli oggetti d’oro e d’argento non possono essere, in nessun caso, venduti per un prezzo inferiore al loro valore intrinseco; ma, se restano invenduti, sono assegnati, per tale valore, ai creditori. In questo modo, l’amministrazione ne diventa la nuova proprietaria e i beni non sono più restituiti al debitore.

In questo modo, la pubblica amministrazione assegnataria dei preziosi viene soddisfatta del proprio credito nella misura del valore di stima dei preziosi.

 

Per esempio: se i gioielli sono stati valutati 1.000 euro sarà come se Equitalia avesse ricevuto, in danaro contante dalla vendita dei beni, 1.000 euro. Dopo di che, l’amministrazione avrà piena facoltà di vendere gli oggetti assegnati, ormai “suoi”, al prezzo più conveniente.  Sarà libera, quindi, di venderli anche a un valore più basso rispetto al loro valore intrinseco.

note

[1] Il Dpr 602 del 1973 non contiene alcuna disposizione speciale per l’espropriazione degli oggetti preziosi, pertanto valgono le regole generali stabilite dal codice di procedura civile e, in particolare, l’art. 539.

[2] Art. 539 cod. proc. civ.


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