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Prepensionamento per malattia

8 Giugno 2020 | Autore:
Prepensionamento per malattia

Il lavoratore dipendente in precarie condizioni di salute può cessare dal servizio prima di conseguire i requisiti per la pensione?

Da tempo hai problemi di salute, che pian piano peggiorano: andare al lavoro diventa sempre più pesante, a causa delle tue condizioni. Hai superato da un po’ i 60 anni, ma non hai ancora raggiunto i requisiti per la pensione: la riforma delle pensioni Fornero [1], difatti, li ha inaspriti parecchio.

Sino a non molti anni fa, alla tua età e con gli anni di contributi che hai alle spalle saresti stato già pensionato: ad oggi, invece, per l’uscita dal lavoro ti manca ancora qualche anno.

Ma esiste qualche modo per uscire dal lavoro prima di conseguire i requisiti per la pensione, per chi ha uno stato di salute precario, considerando anche l’età avanzata? In altri termini, esiste il prepensionamento per malattia?

Nonostante l’esigenza di anticipare la pensione per chi non si trova in buone condizioni di salute sia stata espressa da più parti, con numerose proposte, allo stato attuale non esiste un vero e proprio prepensionamento per malattia.

Tuttavia, le istanze dei lavoratori anziani e con problemi fisici dovrebbero essere ascoltate, oggi più che mai, dato che andare al lavoro, specie se il luogo in cui si presta servizio è affollato, costituisce un rischio a causa dell’emergenza epidemiologica tuttora sussistente, soprattutto per i lavoratori più anziani.

Ad ogni modo, in attesa che alcune delle proposte di congedo prima della pensione siano ascoltate, si può fare qualcosa per tutelarsi ed uscire dal lavoro prima, quando il proprio stato di salute non è ottimale? Analizzando ciò che prevede la normativa, appaiono comunque delle soluzioni: vediamo quali.

Prepensionamento con Ape sociale

Un modo per pensionarsi prima di maturare le condizioni per il trattamento di vecchiaia, per chi si trova in precarie condizioni di salute, è l’anticipo pensionistico a carico dello Stato, detto Ape sociale. Questo trattamento, un’indennità che accompagna il lavoratore sino al compimento dell’età per la pensione di vecchiaia, pari a 67 anni (requisito valido sino al 31 dicembre 2022), può essere ottenuto con un minimo di 63 anni di età e di trent’anni di contributi.

Le donne con figli ottengono una riduzione del requisito contributivo pari ad un anno per ogni figlio, sino a un massimo di due anni, quindi, nel caso in cui abbiano due o più figli, possono ottenere questo prepensionamento con 28 anni di contributi.

Attenzione però: per il diritto all’Ape sociale non basta essere malati, ma bisogna che la patologia abbia ridotto la capacità lavorativa.

Deve essere, nello specifico, riconosciuta al lavoratore, o alla lavoratrice, un’invalidità civile almeno pari al 74% dall’apposita commissione medica. L’Ape sociale può essere fruita soltanto da chi matura i requisiti esposti entro il 31 dicembre 2020, salvo future proroghe.

Questa forma di prepensionamento può essere comunque richiesta anche dai disoccupati di lungo corso, da chi cura un familiare disabile grave ed agli addetti ai lavori gravosi, al rispetto di precisi requisiti, specifici per ogni categoria. Per approfondire: Guida all’Ape sociale.

Pensione anticipata precoci

Chi è malato ed ha ottenuto il riconoscimento dell’invalidità civile in misura almeno pari al 74%, poi, può ottenere anche la pensione anticipata a requisiti ridotti, con 41 anni di contributi anziché 41 anni e 10 mesi, se lavoratrice, oppure 42 anni e 10 mesi, se lavoratore. Per beneficiare della pensione anticipata cosiddetta quota 41, però, oltre all’invalidità del 74% è necessario anche risultare lavoratori precoci, cioè con 12 mesi di contributi da effettivo lavoro accreditati prima del compimento dei 19 anni di età, nonché iscritti alla previdenza obbligatoria prima del 1996.

Possono inoltre accedere a questo pensionamento anticipato le stesse categorie beneficiarie dell’Ape sociale, con l’aggiunta degli addetti ai lavori usuranti e notturni. Ricorda che per ottenere questa pensione, una volta maturati i requisiti, bisogna attendere un periodo di tempo, chiamato finestra, pari a tre mesi.

Per approfondire: Pensione anticipata precoci.

Pensione di vecchiaia anticipata

Sei un lavoratore dipendente del settore privato e ti è stata riconosciuta un’invalidità dell’80% o superiore? Hai almeno 56 anni di età, se sei una lavoratrice, oppure 61 anni se sei un lavoratore, assieme al requisito contributivo minimo per la pensione di vecchiaia (vent’anni nella generalità dei casi, in alcune ipotesi particolari ne bastano 15)?

In questo caso, puoi ottenere la pensione di vecchiaia anticipata per invalidità. L’invalidità che ti deve essere riconosciuta per questa pensione, però, deve essere l’invalidità pensionabile [2], ossia specifica, non basta la generica invalidità civile. Inoltre, ricorda che questa pensione non può essere riconosciuta se sei un dipendente pubblico oppure un lavoratore autonomo.

Assegno ordinario di invalidità

Se sei un lavoratore del settore privato, anche autonomo, possiedi almeno cinque anni di contributi, di cui tre accreditati nell’ultimo quinquennio è ti è stata riconosciuta un’invalidità pensionabile superiore ai due terzi, puoi usufruire dell’assegno ordinario di invalidità: questo assegno è calcolato come la futura pensione, sulla base dei contributi posseduti.

Tra l’altro, l’assegno ordinario di invalidità non ti obbliga a cessare la tua attività: il reddito lavorativo percepito, però, non può superare determinati limiti, diversamente l’assegno viene ridotto. Per approfondire: Guida all’assegno ordinario di invalidità.

Pensione per inabilità al lavoro

Se, invece, l’invalidità che ti è stata riscontrata a causa della malattia è così grave da essere totale, puoi usufruire, a seconda delle tue specifiche condizioni e della categoria di appartenenza:

della pensione per inabilità al lavoro, se sei stato giudicato inabile in modo permanente ed assoluto a qualsiasi attività lavorativa e possiede gli stessi requisiti contributivi previsti per l’assegno ordinario di invalidità; questa pensione è incompatibile con qualsiasi attività lavorativa;

della pensione per inabilità a proficuo lavoro, se sei un dipendente pubblico giudicato inabile a lavorare in modo proficuo, cioè all’applicazione all’attività lavorativa in modo continuativo remunerativo;

della pensione per inabilità alle mansioni, se sei un dipendente pubblico giudicato inabile a specifiche attività lavorative. Per approfondire, puoi leggere le nostre guide:

Pensioni di invalidità ed inabilità civile

Ti è stata riconosciuta un’invalidità civile almeno pari al 74%? Se sei disoccupato, o comunque il tuo reddito derivante dall’attività lavorativa non supera la soglia di 4.926,35 euro annui, ti spetta una pensione pari a 286, 81 euro mensili (valore 2020).

Se invece sei stato riconosciuto invalido civile al 100%, quindi inabile, ti spetta la pensione di inabilità civile: la pensione ha lo stesso importo, ma il tuo reddito di lavoro annuo può arrivare sino a 16.982,49 euro. Non è richiesto lo stato di disoccupazione per quest’ultima prestazione di assistenza.

Congedo per malattia

Ti trovi in precarie condizioni di salute, ma non hai ottenuto il riconoscimento dell’invalidità, oppure non hai i requisiti per l’Ape sociale o per la pensione anticipata o di vecchiaia anticipata?

In questo caso, non esiste, come ti ho già accennato, un prepensionamento oppure una pensione anticipata per malattia. Se, però, le tue condizioni di salute sono tali da non consentirti di lavorare, devi sottoporti a una visita presso il tuo medico curante: questi potrebbe ritenere opportuno farti assentare dal lavoro, concedendoti un congedo per malattia, qualora valuti che il tuo stato di salute non sia compatibile con l’attività lavorativa.

Questa assenza non può essere considerata un vero e proprio accompagnamento alla pensione, anche perché il congedo per malattia non può protrarsi oltre determinati limiti, entro i quali si ha diritto alla conservazione del posto (il cosiddetto periodo di comporto).

Anche per quanto riguarda la durata della corresponsione dell’indennità per malattia, che può essere a carico dell’Inps o del datore di lavoro, in base alle previsioni normative e dei contratti collettivi sussistono limiti ben precisi. Per fortuna, alcuni contratti collettivi prevedono la possibilità di allungare il congedo per malattia, fruendo di diverse tipologie di aspettativa non retribuita, per consentire al lavoratore di riprendersi, senza che rischi di perdere il posto di lavoro.  Vedi, ad esempio, aspettativa per malattia dipendenti pubblici.


note

[1] Dl 201/2011.

[2] L. 222/1984.


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