Coronavirus: come ripartono le Università

8 Giugno 2020
Coronavirus: come ripartono le Università

Didattica in presenza a partire da settembre; niente divisori in plexiglass. Più aule e orari allungati per le lezioni. In arrivo le lauree abilitanti.

Nella fase 3 dell’emergenza Coronavirus anche le Università italiane si accingono a riprendere le consuete attività con le dovute precauzioni. Oggi, il ministro dell’Università e della Ricerca Gaetano Manfredi ha spiegato come avverrà la ripartenza, in un’intervista a Sky TG24 riportata dall’agenzia stampa Adnkronos.

Innanzitutto, all’Università non ci saranno le barriere divisorie in plexiglass, quelle tanto discusse a proposito della riapertura delle scuole elementari, medie e superiori a settembre (ne abbiamo parlato in Scuola: il nuovo piano del ministero); ci sarà invece, secondo le intenzioni del ministro Manfredi, la presenza degli studenti nelle aule a partire da settembre.

«Sono convinto che in tutte le Università italiane le lezioni saranno in presenza e stiamo lavorando in questa direzione, però con la capacità di fare anche un’offerta a distanza in maniera tale da non lasciare nessuno studente indietro. Ci vuole flessibilità», dice Manfredi. Invece quando gli viene chiesto se è ipotizzabile l’utilizzo di pannelli in plexiglass nelle aule universitarie risponde: «Non credo e non ci stiamo proprio pensando».

A livello organizzativo, il ministro Manfredi precisa che «stiamo lavorando su una maggiore disponibilità di aule, su una maggiore rotazione degli studenti e su un allungamento dell’orario. Questo è possibile farlo nelle università che hanno una didattica molto più flessibile rispetto alla scuola. Sarà un sistema basato su una diversa organizzazione».

Poi, il ministro ricorda che nei mesi più critici «c’è stato un grosso impegno per fare in modo che subito tutta la didattica fosse portate a distanza, nel giro di una settimana più del 95% degli insegnamenti sono stati erogati a distanza. In una situazione di emergenza i risultati li considero molto positivi perché, dai dati che abbiamo, sia in numero degli esami che il numero dei laureati non è cambiato rispetto allo scorso anno», ha aggiunto.

Rimane però il fatto che «si è dovuto sacrificare qualcosa, come le materie progettuali o sperimentali che hanno dovuto rinunciare alle attività in presenza, però complessivamente l’Università non si è fermata e il giudizio degli studenti è un giudizio sostanzialmente positivo, sebbene ci sia stato qualche problema legato al digital divide», ha detto ancora.

Infine, per quanto riguarda i progetti di riforma il ministro ha voluto precisare che «l’esame di Stato per l’accesso alle professioni è previsto dalla Costituzione, quindi non si può abolire. Il percorso che stiamo facendo, iniziato con medicina, è di trasformare le lauree in lauree abilitanti, in modo che l’esame di laurea sia contemporaneamente anche un esame di Stato per l’accesso alla professione».

«Questo significa – ha proseguito Manfredi – che la parte di tirocinio verrà fatta durante il percorso di studi e che poi l’esame di laurea avrà anche la partecipazione dei rappresentanti degli Ordini professionali. È mia intenzione allargare il numero di lauree abilitanti e presenterò a breve un progetto di legge. Mi auguro che già dal prossimo anno i percorsi universitari di alcune professioni, come odontoiatria, farmacia e veterinaria, possano essere abilitanti».



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