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George Floyd: la famiglia lancia un appello all’Onu

8 Giugno 2020 | Autore:
George Floyd: la famiglia lancia un appello all’Onu

L’esortazione alle Nazioni Unite per indagare sulla sua morte.

La notizia sulla morte di George Floyd, il 46enne afroamericano morto nel corso di un arresto a Minneapolis, ha fatto il giro del mondo. Un agente di polizia lo aveva immobilizzato tenendo premuto il ginocchio sul suo collo per circa 9 minuti. Le parole di Floyd «Non riesco a respirare» sono state denunciate sui social e sono rimbalzate sul web. Sono le parole che l’uomo aveva lamentato più volte prima di perdere i sensi e ricevere i soccorsi medici quando ormai era senza vita.

I risultati arrivati dall’autopsia hanno rivelato che l’uomo non è morto né per asfissia né per strangolamento. I familiari ed il loro avvocato hanno contestato i risultati dell’esame autoptico.

Ad oggi, come riporta una nota stampa dell’agenzia Adnkronos, da quanto emerge da un comunicato stampa, la famiglia di George Floyd ha rivolto un appello alle Nazioni Unite chiedendo che intervengano sul caso formulando precise raccomandazioni per una sistemica riforma della polizia negli Stati Uniti.

In una lettera inviata il 3 giugno al Gruppo di Lavoro sui Diritti dei Popoli di origine africana dell’Onu, la famiglia e il legale che si batte per la difesa dei diritti umani, Ben Crump, esortano le Nazioni Unite ad indagare sulla morte di Floyd ed a incoraggiare il governo americano a favorire la formulazione di accuse penali federali contro gli agenti coinvolti.

Tra le riforme richieste quelle che riguardano le tecniche di de-escalation, le indagini indipendenti e il ricorso all’autopsia per tutti i casi di omicidio in cui sia coinvolta la polizia. Secondo Crump gli Stati Uniti hanno una lunga storia e pratica di deprivazione del fondamentale diritto alla vita dei cittadini neri. Il legale ha riferito di aver chiesto l’aiuto e la protezione del governo federale per innumerevoli casi di brutalità della polizia contro i neri, inclusi Martin Lee Anderson in Florida, Michael Brown in Missouri e Breonna Taylor in Kentucky. Ma il governo, ha lamentato, non ha mai fatto in modo di assicurarsi che rispondessero dei loro crimini anche in presenza di incontestabili prove video.

“Quando un gruppo di persone in una qualsiasi nazione viene sistematicamente privato del suo universale diritto alla vita dal suo governo per decenni, deve rivolgersi alla comunità internazionale per ottenere il suo appoggio e alle Nazioni Unite per ottenere il loro intervento”.



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