Coronavirus, i rischi per chi è celiaco

8 Giugno 2020
Coronavirus, i rischi per chi è celiaco

Ci sono vari livelli di gravità di questa intolleranza permanente al glutine. L’Istituto superiore di sanità (Iss) ha dedicato un approfondimento al tema.

Siete celiaci, cioè intolleranti al glutine. Forse non ci avrete neppure pensato. Forse, invece, vi state chiedendo se correte qualche rischio in più di contrarre il Coronavirus o di sviluppare la malattia in forma più grave. L’Istituto superiore di sanità (Iss) sicuramente se lo è chiesto e ha risposto oggi a queste domande, con una pubblicazione sul tema, dal titolo “Indicazioni ad interim per un’adeguata gestione delle persone affette da celiachia nell’attuale scenario emergenziale Sars-Cov-2”.

La risposta è no, in generale: chi segue una dieta a base di alimenti che non contengono glutine ed è complessivamente in buone condizioni di salute non ha nulla da temere. Almeno non più degli altri. “Non vi sono attualmente in letteratura studi che indagano direttamente il rischio di Covid-19 nei celiaci”, sostiene l’Iss.

I danni che la celiachia può provocare

Diverso è il discorso quando la celiachia si somma a un insieme di patologie. L’Iss distingue, a questo proposito, la celiachia non complicata dalla celiachia complicata da altre patologie, appunto. Che sono causate dalla stessa celiachia o meglio, dal fatto di averla scoperta tardi e di aver consumato alimenti contenenti glutine per molto tempo prima di accorgersene. Il problema principale, in termini di un maggior rischio di esposizione al Covid, sta nel fatto che queste complicanze possono abbassare le difese immunitarie.

“La più frequente complicazione della celiachia, causa di immunodepressione, è l’iposplenismo – spiegano dall’Iss – che si sviluppa solo nel celiaco adulto esposto al glutine per molti anni, e che, causando una ridotta funzionalità della milza, determina una suscettibilità ad alcune infezioni batteriche (Pneumococcus, Haemophilus Influenzae, Meningococcus). Un’altra condizione associata alla celiachia che comporta immunodepressione è il deficit di IgA (che compare nel 2% dei casi di celiachia). Infine, i pazienti celiaci affetti da complicanze neoplastiche, da celiachia refrattaria e da malattie autoimmuni vanno considerati a più alto rischio infettivo, sia per la patologia che hanno sviluppato che per l’eventuale terapia immunosoppressiva che possono stare seguendo”.

I consigli degli esperti 

Dall’Iss suggeriscono, per queste persone con celiachia complicata, di osservare strettamente le norme anticontagio: distanziamento sociale e uso dei dispositivi di protezione individuale, in primis, ma anche l’inclusione in eventuali programmi di diagnosi precoce, promossi a livello territoriale.

“Questi pazienti – continuano dall’Iss – vanno sottoposti a profilassi vaccinale e antibiotica contro le infezioni. In particolare la polmonite da pneumococco è stata riportata come una frequente coinfezione del Sars-CoV-2. Uno studio pubblicato nel 2016 su Alimentary Pharmacology & Therapeutics, riporta che il rischio di contrarre polmonite da pneumococco per i soggetti celiaci è sovrapponibile a quello della popolazione generale, purché i celiaci siano a dieta senza glutine e abbiano ricevuto la vaccinazione anti-pneumococcica. È inoltre dimostrato che il rischio di polmonite batterica è maggiore per i celiaci, rispetto ai soggetti sani, prima della diagnosi di celiachia, quindi nel periodo in cui erano esposti al glutine con la dieta e al conseguente danno”.



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