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Perché Conte adesso non teme avversari

8 Giugno 2020 | Autore:
Perché Conte adesso non teme avversari

«Non temo di cadere, non mi sento accerchiato», ha dichiarato il premier. E da tutta la maggioranza gli arriva sostegno. Per quali motivi si sente più forte di prima?

Il premier Giuseppe Conte è uscito dall’emergenza Coronavirus, arrivando alla Fase 3; bene, come dicono molti, male, come osservano altri, non solo dall’opposizione ma anche e soprattutto dalle file della maggioranza, che è ciò che preoccupa di più per l’eventuale caduta del Governo. Ma lui oggi non teme più come in passato i distinguo e i segnali del “fuoco amico” e va avanti perché sa di avere comunque un sostegno inevitabile, anche e proprio da chi esprime malumori, diffidenze o gelosie.

Dalle file del Pd proseguono ancora gli avvertimenti, ma sono molto più blandi rispetto a quelli dei giorni passati, quando erano arrivati ai ferri corti: «Con Conte non c’è nessuna contrapposizione, ma un salto di qualità è necessario», ha dichiarato oggi il segretario Nicola Zingaretti, sottolineando che «servono scelte nuove e una decisiva svolta da compiere insieme ai nostri alleati, solo questo è stato il cuore del confronto in queste ore, utile, che continuerà». E subito dopo il numero uno dei democratici precisa: «La coalizione di governo è la sola che può stare in piedi, non ci sono alternative».

Dunque, la linea Pd è piuttosto chiara: si continuerà a litigare come sempre ma senza arrivare all’interno della maggioranza e senza arrivare allo scontro finale, perché altrimenti non c’è nessun altro scenario praticabile e si va dritti al voto (che non conviene).

Inoltre, a irrobustire Conte c’è il fatto mai come in questo momento il Movimento 5 Stelle fa quadrato attorno al presidente del Consiglio di riferimento: un po’ per la convinzione di sempre ma adesso un po’ anche giocoforza, perché l’ipotesi trapelata sulla stampa di un “partito di Conte” che potrebbe formare una propria lista autonoma e presentarsi alle elezioni – dove secondo i recenti sondaggi prenderebbe almeno il 14% – mette in allarme i pentastellati che, se così fosse, non uscirebbero certo bene dalla prossima tornata elettorale: le preferenze indirizzate verso Conte andrebbero principalmente a discapito del M5S.

Anche Matteo Renzi che fino a poco tempo fa aveva fatto tremare la maggioranza ora butta acqua sul fuoco e in proposito dice: «I sondaggi sono sempre interessanti ma si voterà nel 2023, aspetterei i dati delle elezioni, quelle regionali che credo saranno a fine settembre e quelle nazionali che saranno nel 2023. E a chi dice di andare votare subito ricordo che la democrazia non è la sondaggiocrazia». Così il leader di Italia Viva cerca di metabolizzare un dato di fatto, che è la fiducia di cui l’attuale presidente del Consiglio continua a godere presso gli italiani: una percentuale di gradimento che mantiene il livello molto elevato del 57% (sono i dati dell’ultimo sondaggio Quorum Youtrend, ma anche gli altri danno tassi di consenso analoghi) e con la quale tutti gli altri leader devono comunque fare i conti. Nessuno di loro arriva a quei livelli: nello stesso sondaggio, Renzi è all’11%, Berlusconi sfiora il 20%, Di Maio è al 22,5%, Zingaretti raggiunge il 30%, preceduto da Giorgia Meloni (33,2%) e Matteo Salvini (31,2%). Tutti molto distanti, dunque.

«Non temo di cadere, non mi pare di essere accerchiato adesso più di quanto lo fossi nella prima fase», ha detto il diretto interessato in un’intervista ieri al Corriere della Sera. «In tutti questi mesi ho sentito dire in continuazione: Conte cade, Conte cade. Fa parte del gioco, ho imparato a non meravigliarmi. Ma come si vede e si vedrà, non è così». Una sicurezza ostentata da parte di chi, sino a poco tempo fa, si era sempre trincerato dietro al silenzio quando avanzavano le voci più o meno insistenti di una prossima caduta. «La verità – ha aggiunto Conte – è che quando si arriva alla sostanza delle cose, asciugandole dalle polemiche, ci si rende conto che questa maggioranza è composta da partiti responsabili, che capiscono bene quali siano le priorità del Paese. Il clima è migliore di quello che sembra. E anche alcune perplessità del Pd sono rientrate»; proprio come oggi il segretario dei Dem, Nicola Zingaretti, ha confermato.

E il capogruppo dem in Senato Andrea Marcucci avverte: «diciamo a Conte che non si può sbagliare. Sbagliare in questa situazione è un lusso che non ci possiamo di certo permettere. Un fallimento di Conte sarebbe anche un fallimento nostro, di tutta la maggioranza, Movimento 5 Stelle, Italia viva e Leu compresi. Noi lavoreremo perché questo governo duri e perché sia la migliore soluzione possibile in questa fase così delicata» dice al Corriere della Sera parlando degli Stati generali e collegando questa iniziativa alla tenuta del Governo, in un momento in cui tutti i partiti di maggioranza si trovano nella stessa barca e dispongono di un’unica bussola per indicare la direzione.

Già, perché proprio gli Stati generali rappresentano adesso il maggior elemento di coesione nella maggioranza e dunque il punto di forza di Conte: l’idea era uscita dal cappello a cilindro del premier, che la aveva annunciata in videoconferenza in diretta agli italiani senza averla concordata preventivamente con i capigruppo dei partiti che lo sostengono. «Non ne sapevo nulla, ho appreso dalle agenzie; mi sembra una buona idea, vediamo cosa può venire di buono», ha detto Matteo Renzi ad Agorà. ora, dopo un primo momento di stupore e di reazione, giocoforza l’iniziativa piace e “deve” piacere a tutti, perché il confronto con le forze sociali – dalle categorie economiche delle attività produttive ai sindacati alle autonomie locali – appare l’unico modo per stabilire la direzione della ripresa che tutti vogliono ma di cui nessun partito vuole assumersi la responsabilità esclusiva, se le misure annunciate dovessero deludere o fallire.

Così è meglio per tutti prendere una strada condivisa. I lavori prenderanno l’avvio tra mercoledì e giovedì e, a quanto si prevede, dureranno a lungo: «Serve subito un incontro serrato, che duri il necessario, per avere il quadro delle richieste, le istante e le visioni per fare sintesi, e da lì parte un percorso che può durare il tempo che deve durare. Bisogna fare le cose per bene, quel che progettiamo oggi vale da qui a 10 anni, sono le basi per il Paese. Non possiamo immaginare una cosa troppo di fretta, ma dobbiamo agire subito per capire il percorso», ha detto il capo politico del M5S, Vito Crimi, a Radio24.

In quella sede, c’è da decidere praticamente tutto: economia, scuola, lavoro e pensioni, sanità, riforma fiscale, giudiziaria e della pubblica amministrazione, innovazione tecnologica, ambiente e investimenti green, e tutti questi punti passano attraverso un nodo: la destinazione e l’impiego dei nuovi fondi europei, quei 172 miliardi – di cui 82 a fondo perduto – che per poter essere utilizzati necessitano di programmi ben definiti e progetti attuativi concreti. E per farli c’è bisogno di un Governo stabile, di natura politica e non tecnico. Non ci sono alternative in vista. Così Conte, a volte accusato di autoritarismo o di “principismo”, stavolta ha creato uno strumento collegiale che aiuta anche la sua stessa permanenza in carica, almeno fino all’autunno.



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