Negozio chiuso e assegni al locatore per l’affitto

8 Giugno 2020
Negozio chiuso e assegni al locatore per l’affitto

Stop all’incasso se il commerciante non ha potuto portare avanti l’attività lavorativa causa lockdown.

Siamo reduci da un lungo lockdown, ancor più duro per chi ha dovuto chiudere l’attività, in attesa che i contagi da Coronavirus diminuissero e si potesse passare alla cosiddetta Fase 2. Abbiamo già più volte risposto alla domanda se esista una clausola di giustificazione per l’affittuario inadempiente causa Covid (leggi l’articolo Coronavirus e affitto: bisogna pagare il canone?).

Vi abbiamo spiegato come una norma del decreto Cura Italia [1] esoneri il debitore dalla responsabilità del risarcimento per via della necessità di rispettare le misure anticontagio, che hanno determinato, durante il lockdown, la chiusura dei negozi. I tribunali si adeguano ed ecco arriva un’altra pronuncia in favore degli affittuari. Vediamo cosa dice.

Incassare gli assegni avrebbe significato danneggiare l’affittuario

Parliamo di un decreto del tribunale di Bologna [2], che ha accolto il ricorso urgente di una donna, titolare di una palestra – centro estetico in un locale in affitto. Sappiamo bene che le palestre, proprio a causa del lockdown, hanno riaperto soltanto a maggio. L’affittuaria chiedeva che fosse impedito al locatore di incassare gli assegni a garanzia dei canoni. Questo perché la titolare dell’attività non avrebbe saputo come pagarli, dal momento che la palestra ha chiuso il 24 febbraio e non ha ancora riaperto.

Qualora il locatore fosse passato all’incasso, le conseguenze per l’affittuaria sarebbero state dannose: gli assegni scoperti avrebbero fatto scattare la segnalazione alla Centrale d’allarme interbancaria (Cai) di Bankitalia, determinando l’iscrizione della commerciante nel registro dei protesti. Non solo: non avrebbe potuto emettere nuovi assegni [3]. Per tutti questi motivi c’era l’urgenza di bloccare l’incasso, a prescindere da come proseguirà la causa. Tra le parti è in corso una trattativa per la temporanea riduzione del canone mensile, chiesta dall’affittuaria per i mesi tra aprile e settembre.

Inaudita altera parte

Un’altra pronuncia, quindi, che si inscrive nel solco della precedente, che abbiamo esaminato il 26 maggio scorso (leggi l’articolo: Negozianti e lockdown, stop al pagamento dell’affitto). In questo caso, era il tribunale di Venezia a sostenere che il titolare di un negozio di abbigliamento, rimasto chiuso per via del lockdown, non dovesse pagare l’affitto, almeno temporaneamente. Una decisione pilota che sapevamo sarebbe stata destinata a fare scuola, stimolando pronunce analoghe in favore degli affittuari.

Provvedimenti come questi hanno carattere provvisorio, dal momento che sono emessi in risposta a ricorsi urgenti. Le cause, quindi, continueranno, perché vanno ascoltate, naturalmente, anche le ragioni dei locatori.

Intanto, però, il provvedimento d’urgenza permette di fare in modo che il giudice decida subito su un particolare aspetto della controversia e decida anche senza contraddittorio. È il significato dell’espressione inaudita altera parte, ovvero “senza sentire l’avversario”.


note

[1] Art. 91 Decreto Legge 17 marzo 2020, n.18, convertito, con modificazioni, in Legge 24 aprile 2020, n.27.

[2] Tribunale di Bologna, decreto n. 4976/20 del 12 maggio 2020.

[3] Art. 9 Legge 386/90.


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