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Rottura ingiustificata trattative: ultime sentenze

10 Luglio 2020
Rottura ingiustificata trattative: ultime sentenze

Violazione dell’obbligo di correttezza e buona fede durante le trattative e nella formazione del contratto; risarcimento del danno; dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto.

Responsabilità precontrattuale

Ai fini dell’attribuzione della responsabilità precontrattuale in capo a chi, in una fase avanzata delle trattative, abbia richiesto il differimento della stipula del contratto, il giudice di merito, dopo aver individuato il comportamento della parte che si assume contrario ai doveri di correttezza, deve altresì considerare l’idoneità di tale comportamento a ingenerare nella controparte l’idea di una rottura ingiustificata delle trattative, valutazione nella quale non si può prescindere dal comportamento tenuto da quest’ultima.

(Nella specie, è stata cassata la pronuncia di merito con cui, a fronte della richiesta di rinviare a dopo le ferie la stipula di un contratto di locazione immobiliare, intervenuta quando l’accordo sembrava ormai raggiunto, si sono ravvisati gli estremi della responsabilità precontrattuale, non considerando che la richiesta non era stata rifiutata dal promittente locatore, il quale si era ripromesso di valutarla dopo il periodo feriale, e che, trascorso tale periodo, le trattative si erano arenate senza che alcuna delle parti avesse espressamente deciso in tal senso).

Cassazione civile sez. III, 12/07/2019, n.18748

Violazione dell’obbligo di correttezza e buona fede

In tema di responsabilità precontrattuale, l’articolo 1337 cod. civ. ha valore di clausola generale e impone alle parti il dovere di trattare con lealtà astenendosi da comportamenti maliziosi o reticenti e mettendo in condizioni da controparte di conoscere ogni dato rilevante, conosciuto o conoscibile con l’ordinaria diligenza, ai fini della stipula del contratto.

La violazione di tale obbligo di correttezza e buona fede durante le trattative e nella formazione del contratto assume rilevanza non solo in caso di rottura ingiustificata delle trattative ma anche nel caso in cui il contratto concluso pur risultando valido risulti pregiudizievole a chi è stato vittima del comportamento di malafede.

Corte appello Firenze sez. II, 30/11/2018, n.2807

Quando c’è la violazione dell’obbligo di buona fede?

La violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo non soltanto nel caso di rottura ingiustificata delle trattative e di mancata conclusione del contratto o per la conclusione di un contratto invalido o inefficace, ma anche quando il contratto concluso sia valido e tuttavia risulti pregiudizievole per la parte vittima dell’altrui comportamento scorretto.

Tribunale Milano sez. VI, 03/07/2018, n.7465

Comportamenti maliziosi o reticenti

La regola posta dall’art. 1337 c.c. non si riferisce alla sola ipotesi della rottura ingiustificata delle trattative ma ha valore di clausola generale, il cui contenuto non può essere predeterminato in modo preciso ed implica il dovere di trattare in modo leale, astenendosi da comportamenti maliziosi o reticenti e fornendo alla controparte ogni dato rilevante, conosciuto o conoscibile con l’ordinaria diligenza, ai fini della stipulazione del contratto.

Cassazione civile sez. I, 23/03/2016, n.5762

Comunicazione del recesso dalla trattativa

Qualora un immobile della p.a. venga detenuto a titolo di comodato, in buona fede, a seguito di trattative che non hanno portato alla conclusione del contratto, la buona fede e il legittimo affidamento del comodatario vengono meno se l’altra parte manifesti in modo inequivoco di non consentire la prosecuzione del rapporto e di volere la immediata disponibilità dell’immobile stesso, in quanto la detenzione, caratterizzata fino ad allora dalla originaria buona fede fondata sulle trattative – soprattutto se condotte in modo legittimo da parte di organi rappresentativi della p.a. – ossia dovuta alla legittima aspettativa da parte del privato della piena legalità della condotta dell’ente comodante, diventa ingiustificata.

Ne consegue che il giudice non può liquidare il danno per rottura immotivata delle trattative, ossia da responsabilità precontrattuale, nella sua totalità, ma deve, se richiesto, procedere a una determinazione dello stesso avendo presente il momento che ha determinato la diversa natura della detenzione.

Cassazione civile sez. III, 20/03/2012, n.4382

Violazione dei doveri dell’intermediario

La violazione degli obblighi che precedono ovvero accompagnano la stipulazione del contratto d’intermediazione (ove non si traduca in situazioni tali da determinarne l’annullabilità – mai comunque la nullità – per vizi del consenso) è destinata a produrre una responsabilità di tipo precontrattuale, da cui ovviamente discende l’obbligo per l’intermediario di risarcire gli eventuali danni.

Non osta a ciò l’avvenuta stipulazione del contratto, in quanto, la violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo non soltanto nel caso di rottura ingiustificata delle trattative, ovvero qualora sia stipulato un contratto invalido od inefficace, ma anche se il contratto concluso sia valido e tuttavia risulti pregiudizievole per la parte rimasta vittima del comportamento scorretto; ed in siffatta ipotesi il risarcimento del danno deve essere commisurato al minor vantaggio, ovvero al maggior aggravio economico prodotto dal comportamento tenuto in violazione dell’obbligo di buona fede, salvo che sia dimostrata l’esistenza di ulteriori danni che risultino collegati a detto comportamento da un rapporto rigorosamente consequenziale e diretto.

La violazione dei doveri dell’intermediario riguardanti, invece, la fase successiva alla stipulazione del contratto d’intermediazione può assumere i connotati di un vero e proprio inadempimento (o non esatto adempimento) contrattuale, giacché quei doveri, pur essendo di fonte legale, derivano da norme inderogabili, e, sono quindi destinati ad integrare a tutti gli effetti il regolamento negoziale vigente tra le parti. Ne consegue che l’eventuale loro violazione, oltre a generare eventuali obblighi risarcitori in forza dei principi generali sull’inadempimento contrattuale, può, ove ricorrano gli estremi di gravità di cui all’art. 1455 c.c., portare anche alla risoluzione del contratto d’intermediazione finanziaria.

Tribunale Bari sez. IV, 28/06/2011, n.2142

Domande di nullità e di risoluzione del contratto

In riferimento alle domande di nullità e di risoluzione del contratto – proposte sul presupposto della violazione degli obblighi informativi gravanti sull’intermediario, che non avrebbe sufficientemente reso edotto l’investitore circa la natura, i rischi e le implicazioni dell’operazione, peraltro inadeguata al suo specifico profilo di rischio – la violazione degli obblighi che precedono, ovvero, accompagnano la stipulazione del contratto d’intermediazione (ove non si traduca in situazioni tali da determinarne l’annullabilità – mai comunque la nullità – per vizi del consenso) è destinata a produrre una responsabilità di tipo precontrattuale, da cui ovviamente discende l’obbligo per l’intermediario di risarcire gli eventuali danni.

Non osta a ciò l’avvenuta stipulazione del contratto, in quanto, la violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo non soltanto nel caso di rottura ingiustificata delle trattative, ovvero qualora sia stipulato un contratto invalido od inefficace, ma anche se il contratto concluso sia valido, e, tuttavia, risulti pregiudizievole per la parte rimasta vittima del comportamento scorretto.

In siffatta ipotesi, il risarcimento del danno deve essere commisurato al minor vantaggio, ovvero al maggior aggravio economico prodotto dal comportamento tenuto in violazione dell’obbligo di buona fede, salvo che sia dimostrata l’esistenza di ulteriori danni che risultino collegati a detto comportamento da un rapporto rigorosamente consequenziale e diretto.

La violazione dei doveri dell’intermediario riguardanti, invece, la fase successiva alla stipulazione del contratto d’intermediazione può assumere i connotati di un vero e proprio inadempimento (o non esatto adempimento) contrattuale, giacché quei doveri, pur essendo di fonte legale, derivano da norme inderogabili e sono quindi destinati ad integrare a tutti gli effetti il regolamento negoziale vigente tra le parti. Ne consegue, che l’eventuale loro violazione, oltre a generare eventuali obblighi risarcitori in forza dei principi generali sull’inadempimento contrattuale, può, ove ricorrano gli estremi della gravità postulati dall’art. 1455 c.c., condurre anche alla risoluzione del contratto d’intermediazione finanziaria in corso.

Tribunale Bari sez. IV, 09/11/2010, n.3326

Comportamenti maliziosi o reticenti

Le generali regole di buona fede e correttezza di cui all’art. 1337 c.c., applicabili anche alle procedure di affidamento di pubblici appalti, non si riferiscono alla sola ipotesi di rottura ingiustificata delle trattative, ma hanno valore di clausola generale, il cui contenuto non può essere predeterminato in modo preciso ed implica il dovere di trattare in modo leale, astenendosi da comportamenti maliziosi o reticenti e fornendo la controparte ogni dato rilevante, conosciuto o conoscibile con l’ordinaria diligenza, ai fini della stipulazione del contratto.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 07/09/2010, n.2167

Svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto

La regola posta dall’art. 1337 c.c. non si riferisce alla sola ipotesi della rottura ingiustificata delle trattative ma ha valore di clausola generale, il cui contenuto non può essere predeterminato in modo preciso ed implica il dovere di trattare in modo leale, astenendosi da comportamenti maliziosi o reticenti e fornendo alla controparte ogni dato rilevante, conosciuto o conoscibile con l’ordinaria diligenza, ai fini della stipulazione del contratto.

Ne consegue che la violazione dell’obbligo di comportarsi secondo buona fede nello svolgimento delle trattative e nella formazione del contratto assume rilievo non solo in caso di rottura ingiustificata delle trattative e, quindi, di mancata conclusione del contratto o di conclusione di un contratto invalido o inefficace, ma anche nel caso in cui il contratto concluso sia valido e, tuttavia, risulti pregiudizievole per la parte vittima dell’altrui comportamento scorretto.

Cassazione civile sez. VI, 21/10/2013, n.23873

Omissioni informative circa l’intenzione di concludere il contratto

La responsabilità precontrattuale prevista dall’art. 1337 c.c. può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell’obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio.

Cassazione civile sez. II, 26/04/2012, n.6526

Violazione dell’obbligo di lealtà reciproca nel corso delle trattative

La responsabilità precontrattuale prevista dall’art. 1337 c.c.. può derivare, oltre che dalla rottura ingiustificata delle trattative, anche dalla violazione dell’obbligo di lealtà reciproca, il quale comporta un dovere di completezza informativa circa la reale intenzione di concludere il contratto, senza che alcun mutamento delle circostanze possa risultare idoneo a legittimare la reticenza o la maliziosa omissione di informazioni rilevanti nel corso della prosecuzione delle trattative finalizzate alla stipulazione del negozio.

Tribunale Bari sez. II, 01/03/2017, n.1110



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