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Vasca da bagno: ultime sentenze

14 Luglio 2020
Vasca da bagno: ultime sentenze

Danni causati ad un cliente dalle dotazioni di una camera della struttura ricettiva; danni causati da infiltrazioni di acqua nell’unità immobiliare sottostante.

Vasca da bagno: omicidio volontario

Con riferimento al momento genetico della custodia cautelare, va qualificata come “dolosa” (in senso civilistico), e quindi preclusiva del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione, quella condotta consapevole e volontaria che, valutata con il parametro dell'”id quod plerumque accidit”, secondo le regole di esperienza comunemente accettate, sia tale da creare una situazione di allarme sociale e, quindi, di doveroso intervento dell’autorità giudiziaria a tutela della comunità, ragionevolmente ritenuta in pericolo.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la corte ha ritenuto legittima la pronuncia del giudice di merito che aveva negato il diritto alla riparazione in un caso in cui l’interessato, incarcerato sotto l’imputazione di omicidio volontario, da cui era stato poi assolto, aveva, secondo il detto giudice, dato causa al provvedimento restrittivo aggredendo e ferendo la vittima che si trovava nella vasca da bagno, così provocando – involontariamente, come successivamente accertato – la caduta in acqua di un asciugacapelli elettrico, in conseguenza della quale la vittima era deceduta per folgorazione.

Cassazione penale sez. IV, 30/11/1993

Responsabilità civile dell’albergatore

La responsabilità dell’albergatore per i danni causati ad un cliente dalle dotazioni di una camera della struttura ricettiva si inquadra nella responsabilità da custodia prevista dall’art. 2051 c.c., con la conseguenza che, ai fini della sua configurabilità, è sufficiente che il danneggiato fornisca la prova della sussistenza del nesso causale tra la cosa che ha provocato l’incidente e l’evento dannoso, indipendentemente dalla pericolosità attuale o potenziale degli oggetti e della condotta dell’albergatore, sul quale incombe, ai fini dell’esclusione di detta responsabilità, l’onere di provare il caso fortuito.

(Nella specie, la S.C., sulla scorta del principio enunciato, ha cassato con rinvio l’impugnata sentenza con la quale era stata esclusa la responsabilità dell’albergatore per i danni conseguiti ad un cliente, in dipendenza della caduta nella vasca da bagno, priva di congegni antiscivolo e di maniglie di appoggio, mentre stava facendo la doccia, malgrado la riconducibilità del fatto all’ipotesi prevista dall’art. 2051 c.c., in relazione al quale il danneggiato aveva provato il nesso causale mentre l’albergatore non aveva fornito la prova del caso fortuito).

Cassazione civile sez. III, 28/11/2007, n.24739

Compravendita: vizi dell’appartamento

Non può dichiarasi decaduto dalla possibilità di far valere i vizi del bene l’acquirente di un appartamento che si accorga della completa assenza delle tubazioni del bagno che avrebbero dovuto condurre l’acqua alla vasca soltanto dopo il rogito. Ai fini della determinazione del dies a quo da cui far partire i termini di decadenza si deve far riferimento alla effettiva conoscenza del vizio.

Tribunale Milano, Sezione 4, Civile, Sentenza, 14/04/2015, n. 4625

Tracimazione dell’acqua dalla vasca da bagno

Nel caso di infiltrazioni conseguite alla tracimazione dell’acqua dalla vasca da bagno per colposa disattenzione del conduttore, a rispondere dei danni derivati a terzi è esclusivamente quest’ultimo (quale custode dell’immobile ex art. 2051 c.c.), dovendosi escludere una responsabilità solidale del proprietario locatore, ipotizzabile solo nel caso di accertamento della inerenza del danno alla rottura di parti murarie dell’impianto idrico, non effettivamente controllabili dal conduttore.

Tribunale Milano sez. X, 16/09/2004, n.10697

Responsabilità del proprietario per infiltrazioni d’acqua 

Il proprietario dell’appartamento nel quale sono in atto lavori di ristrutturazione dell’impianto di riscaldamento non può essere ritenuto responsabile – quale custode ex art. 2051 c.c. ovvero quale committente ex art. 2049 c.c. – dei danni causati da infiltrazioni di acqua nella unità immobiliare sottostante qualora, pur essendosi attivato al fine di ottenere lo svuotamento dell’impianto di riscaldamento centralizzato ad opera dell’impresa incaricata della sua gestione e manutenzione, quest’ultima abbia disatteso la richiesta avanzata in tal senso dall’amministratore di condominio, limitandosi a ridurre il livello dell’acqua presente nel circuito, posto che se avesse provveduto allo svuotamento non ci sarebbe stata alcuna fuoriuscita delle tubazioni .

Tribunale Torino, 31/12/2004

Unità immobiliare priva di servizi igienico-sanitari

È legittimo l’art. 4 comma 3 lett. C, d.m. 9 ottobre 1978 n. 284, il quale considera l’unità immobiliare priva di servizi igienico-sanitari se, all’interno dell’alloggio e in appositi locali, non siano presenti almeno tazza, lavabo e vasca da bagno o doccia.

Pretura Taranto, 29/07/1980

Vasca da bagno: caduta in acqua di un asciugacapelli 

In tema di equiparazione per l’ingiusta detenzione va qualificata come dolosa, e quindi preclusiva del diritto alla riparazione, anche la condotta colpevole è volontaria che, valutata con il parametro dell'”id quod plerumque accidit”, secondo le regole di esperienza comunemente accettate, sia tale da creare una situazione di allarme sociale e di doveroso intervento dell’autorità giudiziaria, a tutela della comunità ragionevolmente ritenuta in pericolo.

(Nella specie, in applicazione di tale principio, la Corte ha ritenuto legittima la pronuncia del giudice di merito che aveva negato il diritto alla riparazione in un caso in cui l’interessato, incarcerato sotto l’imputazione di omicidio volontario, da cui era stato poi assolto, aveva, secondo il detto giudice, dato causa al provvedimento restrittivo in quanto aveva aggredito e ferito la vittima che si trovava nella vasca da bagno, così provocando, involontariamente, come successivamente accertato, la caduta in acqua di un asciugacapelli elettrico, in conseguenza della quale la vittima era deceduta per folgorazione).

Cassazione penale sez. IV, 18/12/1993

Furto aggravato vasca da bagno con rubinetteria in ottone

E’ imputabile del reato di furto aggravato, ai sensi del combinato disposto degli artt. 624 e 625 comma 1° c.p., il prevenuto che al fine di procurarsi un ingiusto profitto, si impossessi di una vasca da bagno con rubinetteria in ottone, sottraendola avanti al magazzino dell’impresa edile.

La fattispecie contestata è aggravata ai sensi del comma 1° n. 7 dell’art. 625 laddove il bene risulti trafugato da un luogo non recintato e quindi aperto al pubblico. Alcun dubbio sussiste in ordine alla colpevolezza del prevenuto se lo stesso risulti individuato a seguito della visione di filmati e fotogrammi dai quali sia possibile individuare il numero di targa dell’autocarro utilizzato per l’asporto della vasca.

Tribunale Aosta, Penale, Sentenza, 21/02/2011, n. 201

Stato di conservazione e manutenzione dell’immobile locato

Lo stato di conservazione e manutenzione dell’immobile locato per uso abitativo deve considerarsi scadente, ai fini della determinazione dell’equo canone, se l’immobile non dispone di servizi igienico-sanitari posti in un apposito vano interno alle mura perimetrali dell’appartamento, atteso che l’art. 4 comma 3 lett. c) del d.m. 9 ottobre 1978, a norma del quale l’unità immobiliare si considera priva dei servizi igienici, ai sensi del penultimo comma dell’art. 21 della legge sull’equo canone, se all’interno dell’alloggio ed in apposito locale non siano presenti almeno tazza, lavabo e vasca da bagno o doccia, non esprime solo l’esigenza che il vano dei servizi igienico-sanitari sia facilmente raggiungibile od a servizio esclusivo dell’appartamento, ma impone il rigido criterio spaziale dell’ubicazione del vano all’interno dell’appartamento (nella specie si trattava di servizi igienico-sanitari posti sulla terrazza a livello dell’appartamento).

Cassazione civile sez. III, 17/07/1991, n.7938



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