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Spiaggia concessione: ultime sentenze

26 Luglio 2021
Spiaggia concessione: ultime sentenze

Svolgimento di attività connesse alla fruizione del mare; esclusione da una gara per l’assegnazione di una concessione di suolo demaniale marittimo.

Istanza di concessione

L’esiguità dell’area demaniale marittima, oggetto di istanza di concessione, impone alla pubblica amministrazione un particolare onere motivazionale in sede di diniego, tale da giustificare l’incompatibilità di una limitazione dell’uso della spiaggia, da riservare alla struttura alberghiera concessionaria, rispetto all’interesse pubblico alla libera fruizione del litorale.

La contenuta percentuale di incidenza delle concessioni private in essere, nel pieno rispetto dei limiti previsti dal PRC, e l’esiguità della specifica istanza richiederebbero, infatti, una motivazione sufficiente a dar conto dell’interesse sotteso alla necessaria destinazione alla pubblica e libera fruibilità anche della suddetta area.

Consiglio di Stato sez. VI, 04/05/2020, n.2809

Stabilimento balneare: concessione

È illegittimo il decreto con cui la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici — in assenza dell’esternazione delle ragioni di incompatibilità con il vincolo — ha annullato il provvedimento comunale di autorizzazione al mantenimento annuale dello stabilimento balneare, atteso che l’attuale formulazione dell’art. 11, commi 4-ter, 4-quater e 4 sexies, della l.r. Puglia 23 giugno 2006 n. 17 garantisce agli operatori turistici che agiscono in regime di concessione demaniale la possibilità di mantenere in essere le strutture funzionali alla balneazione per l’intero anno e non solo per la stagione estiva, allorquando queste posseggano il requisito della « facile amovibilità » .

Consiglio di Stato sez. VI, 27/04/2018, n.2574

Rilascio di una nuova concessione demaniale marittima

A seguito della richiesta di un privato di rilascio di una concessione demaniale marittima, l’Amministrazione ha due possibilità: respingere la richiesta con un provvedimento debitamente motivato; oppure, ove intenda e possa pervenire alla concessione, indire una procedura selettiva nel rispetto dei principi di parità di trattamento, concorrenza, buon andamento ed efficienza.

Per il rilascio di una nuova concessione demaniale marittima è infatti necessario il ricorso a procedure ad evidenza pubblica, in quanto tali concessioni hanno come oggetto un bene/servizio “limitato” nel numero e nell’estensione a causa della scarsità delle risorse naturali.

La spiaggia è un bene pubblico demaniale (art. 822 c.c.) e perciò inalienabile e impossibilitato a formare oggetto di diritto a favore di terzi (art. 823 c.c.), sicché proprio la limitatezza nel numero e nell’estensione, oltre che la natura prettamente economica della gestione (fonte di indiscussi guadagni), giustifica il ricorso a procedure comparative per l’assegnazione .

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 28/07/2017, n.1329

Aree demaniali marittime da adibire a spiaggia attrezzata

In base al principio secondo cui l’atto amministrativo va interpretato risalendo al suo effettivo contenuto e prescindendo dal “nomen iuris” ad esso attribuito al momento della sua adozione, deve ritenersi che un bando di gara avente testualmente ad oggetto l’assentimento in concessione di aree demaniali marittime da adibire a spiaggia attrezzata si riferisca in realtà all’assentimento in concessione di stabilimenti balneari, in presenza di elementi che depongano in tal senso, come ad esempio la previsione di cabine adibite a spogliatoio individuale o collettivo in aggiunta al limite di mq. 45,00 previsto per le superfici coperte.

T.A.R. Latina, (Lazio) sez. I, 11/02/2015, n.143

Rinnovo concessione demaniale marittima

E’ legittimo il provvedimento con il quale è stato negato al gestore di una struttura alberghiera il rinnovo di una concessione demaniale marittima avendo l’ente locale, nell’ambito dell’ampia discrezionalità che caratterizza questo tipo di atti, scelto di lasciare alla libera balneazione il tratto di costa in questione in quanto parte del litorale caratterizzata dalla presenza di numerose abitazioni nella parte retrostante, con conseguente necessità di non limitare l’uso della spiaggia ai soli ospiti della struttura alberghiera, peraltro posta a notevole distanza e quindi in posizione tale da poter agevolmente richiedere analoga concessione in altro luogo.

T.A.R. Lecce, (Puglia) sez. I, 04/11/2014, n.2634

Predisposizione di una spiaggia attrezzata

Il concetto di “costruzione”, sul piano urbanistico-edilizio, è definito dal d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380 (Testo Unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia): in particolare, l’art. 3, comma 1, lett. e) della normativa in questione specifica dettagliatamente le caratteristiche dell’intervento, qualificabile nei termini sopra indicati, con riferimento — al punto e.5) — alla “installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili e che non siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee”.

Pertanto, è legittima l’esclusione da una gara per l’assegnazione di una concessione di suolo demaniale marittimo nel caso in cui il progetto volto alla predisposizione di una spiaggia attrezzata, comprendente un complesso di cabine e servizi sanitari, pannelli solari, pedana in legno, parco giochi con altalena, percorso atletico ed altri arredi urbani fissi, manchi del computo metrico e del profilo dello stato dei luoghi, perché pur trattandosi di strutture certamente leggere, esse non sono tali da sottrarsi ad una definizione di dettaglio, che consenta per ogni elemento l’identificazione per forma, tipologia, qualità e prezzo.

Consiglio di Stato sez. VI, 06/08/2013, n.4107

Arenile demaniale: concessione al lido privato

La concessione di una porzione dell’arenile demaniale al lido privato, da un lato, non esaurisce e non esclude la necessità di consentire l’accesso a quelle parti della stessa spiaggia data in concessione che restano di libera fruizione (a titolo esemplificativo, la battigia); dall’altro, gli utenti ben possono, utilizzando le parti assoggettate al libero accesso anche all’interno del lido privato, raggiungere la c.d. spiaggia libera.

D’altro canto, deve considerarsi che l’Ente comunale non può escludere gli accessi pubblici solo perché questi conducono ad un « lido privato », in quanto l’estensione territoriale e temporale delle concessioni demaniali è soggetta a mutamento, sicché non può incidere, precludendole, sulle opere stabili che consentano l’accesso alla spiaggia agli utenti che non intendono fruire dei servizi privati.

T.A.R. Bari, (Puglia) sez. II, 14/06/2013, n.963

Istanza di rilascio delle concessioni demaniali marittime

Il Comune non può provvedere sull’istanza di rilascio delle concessioni demaniali marittime prima dell’effettivo passaggio delle competenze in ordine al rilascio delle concessioni demaniali e, dall’altro, una volta assunte le dette competenze, non può rilasciare le concessioni stesse prima dell’adozione del PSC (Piano Comunale di Spiaggia), da assumere nei termini e modi previsti dalla legge. Peraltro, una volta adottato ed approvato detto piano, è evidente che il rilascio di concessione demaniale sia subordinato alla verifica di conformità della richiesta al piano medesimo.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 16/05/2012, n.456

L’impugnazione di una concessione demaniale marittima

L’interesse giuridicamente rilevante di un comune (quale ente istituzionalmente preposto alla tutela degli interessi che riguardano il territorio e la popolazione ivi residente) che giustifica l’impugnazione di una concessione demaniale marittima non può ritenersi limitato alla sola terraferma, ma si estende anche al mare territoriale prospiciente quest’ultima, ogniqualvolta sia realizzata un’opera che, per la distanza dalla spiaggia, sia idonea a causare un apprezzabile alterazione dello stato dei luoghi in cui risiede la popolazione comunale.

T.A.R. Cagliari, (Sardegna) sez. I, 19/07/2012, n.723

Concessione ad un privato di un bene appartenente al demanio marittimo 

Il lido del mare e la spiaggia sono riconducibili alla categoria dei beni pubblici, finalizzati a soddisfare interessi della collettività ed appartengono al demanio dello Stato o di altri enti pubblici territoriali, ai sensi dell’art. 822 c.c.

Per tali peculiarità, la spiaggia — comprensiva di tratti di terra prossimi al mare e dell’arenile — presenta una naturale vocazione all’uso generale implicita nella destinazione, inerente i cd. “usi del mare”, tra cui rientra la balneazione, che costituisce una sorta di diritto pubblico soggettivo, attribuito ai componenti della collettività, non solo “uti cives”, ma anche “uti homine”, esperibile “erga omnes” (anche nei riguardi dell’Ente cui i beni appartengono), il cui contenuto si esplica, principalmente, nel diritto ad accedere liberamente alla spiaggia senza imposizione di oneri economici, di potersi posizionare ovunque, senza preclusioni, di godere dell’habitat marino e di non dover utilizzare strutture offerte da terzi, che intendono ritrarre utilità economiche dall’offerta di vari servizi. Si tratta, dunque, di una facoltà di godimento connessa con il diritto alla salute, tutelato dall’art. 32 cost., nonché con esigenze anche di natura “spirituale ed estetica”.

In quest’ottica, la possibilità di concedere ad un privato un bene appartenente al demanio marittimo per lo svolgimento di un’attività connessa alla fruizione del mare, in conformità all’interesse pubblico, sottraendola, in tal modo, al libero godimento della collettività, va considerata come una ipotesi eccezionale, rimessa all’attività discrezionale in capo alla p.a., che giammai può trasmutare in un obbligo, con conseguente attribuzione di un diritto soggettivo in capo al privato richiedente.

T.A.R. Catanzaro, (Calabria) sez. I, 27/03/2012, n.333

Spiaggia demaniale: giurisdizione 

La controversia rientra nella giurisdizione del g.a. se, nell’ambito del “petitum” sostanziale del ricorso, e non sulla base della mera prospettazione di parte, sia richiesto o meno per la risoluzione della controversia un sindacato sui poteri esercitati dalla p.a. nell’ambito del rapporto concessorio, precluso al g.o.; ove non vengano in discussione tali poteri, ma si controverta solo in ordine all’individuazione di quale sia la disciplina di rideterminazione del canone in relazione allo specifico atto di concessione (nella specie, di spiaggia demaniale), il giudice è chiamato ad un’attività meramente accertativa del presupposto del canone, rientrante, come tale, nella giurisdizione civile.

T.A.R. Bologna, (Emilia-Romagna) sez. II, 21/04/2010, n.3739

Concessionario di una spiaggia lacuale

A norma dell’art. 1 r.d. 18 novembre 1923 n. 2440, l’amministrazione dei beni immobili dello Stato spetta al Ministero delle finanze, salve le eccezioni stabilite da leggi speciali; pertanto, in un giudizio nel quale vengano chiesti al privato concessionario di una spiaggia lacuale – stante l’avvenuta scadenza della concessione – la restituzione di un manufatto esistente sull’area ed il pagamento del relativo indennizzo, la legittimazione attiva spetta al Ministero delle finanze (ora Agenzia del demanio), a nulla rilevando che l’art. 2 r.d. 18 maggio 1931 n. 544, attribuisca al Ministero dei lavori pubblici la competenza in materia di concessione di godimento di aree e di spiagge dei laghi, competenza poi trasferita alle Regioni dal d.lg. 31 marzo 1998 n. 112.

Cassazione civile sez. II, 09/11/2009, n.23704

Alienazione manufatto edificato su un tratto di spiaggia

Non può trovare applicazione l’art. 5 bis d.l. n. 143 del 2003 in presenza di un vincolo specifico, imposto con atto amministrativo, in esito ad un procedimento condotto ai sensi della normativa allora vigente (in applicazione a detto principio il Tar ha escluso la possibilità di alienazione di un manufatto edificato su un tratto di spiaggia, occupato in forza di concessione precaria che poggia su palafitte immerse nello specchio d’acqua antistante la terraferma.

T.A.R. Milano, (Lombardia) sez. II, 17/09/2009, n.4680

La concessione di godimento di un tratto di spiaggia lacuale

Rientrano nella giurisdizione del giudice amministrativo, e non in quella del tribunale superiore delle acque, le controversie riguardanti la concessione di godimento di un tratto di spiaggia lacuale, senza interessamento alcuno del regime delle acque del lago.

Consiglio di Stato sez. VI, 17/02/2006, n.664



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9 Commenti

  1. Ci sono delle spiagge in cui praticamente i lidi occupano tutto lo spazio e chi desidera trovare un angolo di spiaggia libera deve fare i salti mortali e accalcarsi in un angolino accanto agli scogli. Vi sembra giusto? Io sinceramente sono molto contrariato.

    1. La legge stabilisce che le spiagge libere non possono essere zone scomode, meno suggestive rispetto alle altre o aree periferiche del litorale come lo spazio accanto agli scogli. Inoltre, è imposta un’adeguata proporzione tra le spiagge in concessione e le spiagge libere. Proporzione non quantificata dalla normativa in termini di metri da lasciare alla spiaggia libera. Quindi, in queste ipotesi, il giudice sarà tenuto a valutare caso per caso.

  2. Sempre con riferimento a questo tema della concessione delle spiagge, sono molto curioso di andare a parlare con questi tizi dei lidi per capire fino a che punto possono spingersi a livello di spazio. Con la storia del covid si saranno dovuti prendere più spazio visto che bisogna assicurare le distanze

  3. Quanto è comodo andare in un lido e avere a disposizione sedia sdraio e ombrellone, senza doverti portare tutta “l’attrezzatura” da spiaggia e, come se non bastasse, portare borsoni, giochi per i più piccini, gommoni/materassini, ecc. Almeno, così si evita di caricarsi come ciucci e ci si gode la vacanza

  4. Io amo la spiaggia libera e pretendo che se voglio spostarmi in un’altra spiaggia in cui è pieno di lidi mi sia assicurato uno spazio libero. Al contrario di molti, io ho sempre portato ombrelloni, sedie per me ed i miei famigliari e tanto altro. Visto che siamo numerosi ci piace creare uno spazio in cui abbiamo tre o quattro ombrelloni uniti per fare ombra e per pranzare tutti insieme per fatti nostri senza il fastidio di non poter portare nei lidi il pranzo da casa e senza avere la possibilità di stare vicini perché magari gli altri spazi sono occupati

  5. Andare in una spiaggia libera è un mio diritto ma se l’unico passaggio per accedere alla spiaggia è quello che passa per il lido, non mi si deve fare la smorfia se decido di non restare al lido, ma vado nello spazio dedicato a chi non intende usufruire dei servizi della struttura. Im questi casi, è inevitabile che si passi da quegli spazi

  6. Io ci andrei pure al lido ma i prezzi quest’anno sono lievitati per il fatto del Covid e pur volendo contribuire all’economia non posso rimetterci io visto che ci andrei con la mia famiglia e prendere un solo ombrellone non basta, così bisogna spendere un bel po’ di soldi per una giornata al mare non potendoti portare all’interno del lido neppure il pranzo. Insomma, per una famiglia numerosa diventa complicato e allora si rinuncia preferendo investire i soldi in altre attività

  7. Molto interessanti queste pronunce. Visto che vi leggo sempre con interesse e noto con piacere che siete sempre puntuali nelle risposte e negli approfondimenti, avrei una domanda relativa allo spazio dedicato alla spiaggia libera. Non è che voglia fare il pignolo, però ovviamente da bagnante mi chiedo a cosa ho diritto se praticamente la costa è piena zeppa di lidi ed effettivamente in certe zone è davvero ristretto lo spazio. Quindi, c’è una legge che dice quanti sono i metri da destinare alla spiaggia libera? Vi ringrazio in anticipo per la cortesia e la disponibilità

    1. Non esiste una norma che precisa quanti sono i metri da lasciare alle spiagge libere. Dando piena autonomia alle Regioni, la legge stabilisce in linea generale che deve esserci un’adeguata proporzione tra gli stabilimenti balneari e le spiagge libere. Se ritieni che la tua Regione ha previsto solo lidi a pagamento oppure ha riservato alle spiagge libere zone meno suggestive o di impossibile balneazione, puoi presentare un ricorso al Tar (il tribunale competente per annullare il provvedimento della Regione con cui sono state individuate le aree di spiaggia date in concessione).

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