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Parco pubblico: ultime sentenze

16 Luglio 2020
Parco pubblico: ultime sentenze

Aree comprese in una zona destinata in base al piano regolatore generale a parco pubblico con vincolo archeologico; giochi e altalene; piano di attuazione ad iniziativa privata.

Espropriazione per pubblico interesse 

In tema di indennità di espropriazione, non sussiste il requisito dell’edificabilità di fatto per l’area, facente parte di più vasto comparto destinato dal piano regolatore a zona residenziale di espansione, che sia stata destinata da un piano di attuazione ad iniziativa privata a parco pubblico, previa concentrazione (o trasferimento) su altra area del medesimo comparto della volumetria edificatoria, in modo che tutti i comproprietari, per la quale, in conseguenza della perequazione da essi stessi predisposta ed approvata dalle autorità territoriali, abbiano potuto beneficiare pro-quota dell’accrescimento delle potenzialità edificatorie a compensazione della perdita subita.

In questo caso, infatti, la perdita della volumetria edificabile non dipende dall’imposizione di un vincolo preordinato all’espropriazione, ma è conseguenza di una convenzione privatistica (e non dell’espropriazione), che sottrae al terreno l’edificabilità di fatto, attraverso un meccanismo che consente comunque di spalmarla su altri terreni del comparto o della comunione, perciò incrementandone proporzionalmente il valore; sicché il tenerne conto nuovamente nella stima dell’indennità di esproprio, si tradurrebbe in un indebito beneficio per il proprietario cui consentirebbe di mantenere (ed utilizzare) il bene non espropriato (la volumetria edificabile) e di ottenerne nel contempo l’equivalente monetario.

Cassazione civile sez. I, 31/10/2007, n.22961

Vincolo paesaggistico e parco pubblico

L’art. 5 l. 23 luglio 1985 n. 372, nell’autorizzare l’ampliamento della dotazione immobiliare del Presidente della Repubblica mediante l’acquisizione delle aree comprese nella tenuta di Capocotta, non ha imposto direttamente sulle stesse un vincolo paesaggistico incompatibile con ogni tipo di edificabilità; pertanto, essendo decaduto il vincolo di piano regolatore (destinazione a parco pubblico) preordinato all’esproprio, l’indennità di espropriazione va determinata sulla base del criterio della cosiddetta edificabilità di fatto, dovendosi fare riferimento, in mancanza di disciplina urbanistica, alla norma di salvaguardia di cui all’art. 4, comma ultimo, l. 28 gennaio 1977 n. 10 (applicabile “ratione temporis”) prevista per i comuni sprovvisti degli strumenti urbanistici generali.

L’esame delle caratteristiche obbiettive delle aree espropriate ne esclude, peraltro, la natura edificabile, sia perché della stessa non è sintomatica la presenza all’epoca del decreto di esproprio di opere di urbanizzazione (rete viaria, elettrica, idrica e fognaria), atteso che dette opere si rinvengono anche in zone espressamente destinate dagli strumenti urbanistici esclusivamente ad utilizzazioni agricole, sia perché il vincolo paesistico (non avente natura espropriativa) imposto sulle aree ai sensi del d.l. 27 giugno 1985 n. 312, conv. in legge, con modificazioni, nella l. 8 agosto 1985 n. 431, è incompatibile con la vocazione edificatoria.

Cassazione civile sez. I, 30/04/2008, n.10936

La destinazione di un fondo a parco pubblico

La destinazione di un fondo a parco pubblico, con norma che consente interventi edificatori limitati senza escluderne la realizzabilità da parte di privati, deve essere qualificata come vincolo conformativo e non espropriativo.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 14/02/2011, n.302

Parco pubblico: opere di manutenzione ordinaria

Gli interventi di manutenzione delle panchine installate all’interno di un parco, la cura dei giochi ivi insistenti, nonché il controllo e l’aggiustamento della rete metallica di protezione delle strutture destinate ad accogliere gli animali rientrano nel concetto di manutenzione ordinaria di un parco pubblico, come tali incombenti sul concessionario al quale l’amministrazione ne abbia affidato la custodia e gestione.

T.A.R. Roma, (Lazio) sez. II, 21/06/2011, n.5535

Zona destinata a parco pubblico con vincolo archeologico

L’imposta di registro non è dovuta con riferimento ad aree comprese in una zona destinata in base al piano regolatore generale a parco pubblico con vincolo archeologico, poiché tali aree sono sottoposte ad un vincolo di destinazione che preclude ai privati tutte quelle trasformazioni del suolo che sono riconducibili alla nozione tecnica di edificazione sicché non possono essere qualificate come fabbricabili, ai sensi dell’art. 1, comma 2, del d.lgs. n. 504 del 1992 e restano sottratte al regime fiscale dei suoli edificabili.

Cassazione civile sez. trib., 23/10/2019, n.27121

Atti osceni in un parco pubblico frequentato da minori

Un parco pubblico, peraltro attrezzato con giochi e altalene, è un luogo abitualmente frequentato dai minori, locuzione che indica non un sito semplicemente aperto o esposto al pubblico dove si possa trovare un minore, bensì un luogo nel quale, sulla base di una attendibile valutazione statistica, la presenza di più soggetti minori di età ha carattere elettivo e sistematico; pertanto, il compimento di atti osceni in tale luogo integra il reato di cui all’art. 527 c.p.

Cassazione penale sez. III, 09/01/2019, n.6281

Interesse pubblico alla creazione di un’area verde

E’ ancora più pregnante l’obbligo motivazionale, ove il bene vincolato viene smembrato (con la separazione della Villa dal parco circostante), e una parte (il parco) viene aggregato, per effetto dell’esproprio, a un bene estraneo quanto a caratteristiche e di minor pregio.

Dunque, non si tratta soltanto di giustificare la prevalenza dell’interesse pubblico alla creazione di un’area verde attrezzata aperta alla collettività rispetto all’interesse privato alla fruizione esclusiva del parco, quanto anche e piuttosto di giustificarne la prevalenza rispetto all’interesse, sia pubblico ma anche del privato, alla conservazione del bene vincolato nella sua unitarietà, a conservare cioè la Villa unita al parco, così come sin dall’origine progettata e realizzata (nel caso di specie, si è ritenuto non spiegato il perché l’interesse alla creazione di un parco pubblico sia da ritenere prevalente rispetto a quello a non lasciare Villa Menegozzi monca di una sua parte essenziale, con conseguente depauperamento del suo valore culturale ed economico).

T.A.R. Bolzano, (Trentino-Alto Adige) sez. I, 12/09/2016, n.394

Trasferimento al patrimonio comunale dei beni confiscati

I beni confiscati trasferiti al patrimonio comunale possono essere utilizzati unicamente per fini istituzionali o sociali. Se l’ente non utilizza direttamente il bene immobile, può provvedere all’assegnazione in concessione a titolo gratuito, scegliendo il beneficiario tra le categorie ammesse dalla legge, con modalità che garantiscano il rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e imparzialità e quindi mediante un procedimento di evidenza pubblica che stabilisca, in particolare, i requisiti dei candidati e i criteri della selezione (nel caso di specie, nonostante l’Agenzia del Demanio avesse indicato espressamente nell’originario provvedimento di trasferimento l’utilizzo per finalità sociale — e in particolare per essere adibito a parco pubblico — il fondo in questione è risultato impiegato per fini essenzialmente produttivi e non per la finalità prescritta, al contempo l’assegnazione della concessione è avvenuta direttamente, sicché il relativo provvedimento di assegnazione è stato dichiarato illegittimo).

T.A.R. Napoli, (Campania) sez. VII, 15/10/2014, n.5313

Parco pubblico: installazione container, roulotte e camper

L’installazione in parco pubblico urbano di container, roulotte e camper non effettivamente destinati alla circolazione costituisce modificazione rilevante dell’assetto territoriale, a meno che detti manufatti non abbiano dimensioni effettivamente insignificanti.

T.A.R. Perugia, (Umbria) sez. I, 10/07/2012, n.269

Parco pubblico: l’obbligo di controllare e custodire l’animale

In tema di lesioni colpose, la posizione di garanzia assunta dal detentore di un cane, discendente anche dalle ordinanze del Ministero della Salute del 3 marzo 2009 e del 6 agosto 2013, impone l’obbligo di controllare e custodire l’animale adottando ogni cautela per evitare e prevenire le possibili aggressioni a terzi.

(Fattispecie relativa ad aggressione da parte di un cane ai danni di un minore, all’interno di un’area per cani in un parco pubblico, in cui la Corte ha ritenuto esente da censure la sentenza che aveva riconosciuto la responsabilità del proprietario del cane per non aver mantenuto un costante controllo visivo dell’animale tenendo a portata di mano la museruola, in violazione di quanto disposto dal “Decalogo aree cani” adottato dalla regione Lombardia).

Cassazione penale sez. IV, 27/06/2019, n.31874

Vincolo espropriativo per la realizzazione di un parco pubblico

Non è corretto imporre su una area ancora libera un vincolo espropriativo per la realizzazione di un parco pubblico (che di per sé presupporrebbe una specifica valutazione costi-benefici e un’analisi complessiva riguardante tutte le analoghe strutture esistenti e le altre aree a standard previste nel piano dei servizi) al solo scopo di attendere gli sviluppi della situazione relativa al trasferimento dell’azienda.

T.A.R. Brescia, (Lombardia) sez. II, 07/10/2013, n.818

Divieto di accesso ai cani in un parco pubblico: illegittimità dell’ordinanza 

È illegittima l’ordinanza con cui il Sindaco vieta l’accesso dei cani ad un parco pubblico motivando il provvedimento con la “la presenza degli escrementi”. Lo precisa il Tar Toscana che ha accolto il ricorso proposto da un’associazione animalista contro il provvedimento adottato dal primo cittadino di un comune nell’aretino per violazione dei presupposti previsti dall’articolo 50, comma 5, del Dlgs 267/2000.

Nel caso di specie, infatti, non sussiste quel grave pericolo per l’igiene e/o la salute pubblica che giustifica il potere extra ordinem del sindaco. In sostanza, afferma il Tar, imporre un divieto di tale portata per la presenza di escrementi canini in ambito urbano comunale non è una condizione tale da mettere in pericolo la salubrità pubblica.

T.A.R. Firenze, (Toscana) sez. I, 16/05/2017, n.694



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9 Commenti

  1. Salve, vorrei avere un’informazione.Vorrei andare a fare un pic-nic con alcuni amici, ovviamente mantenendo le dovute distanze visto che c’è il coronavirus. Vorrei prendere un po’ sole, ma per evitare la famosa abbronzatura da muratore vorrei indossare un costume da bagno. Ora vi chiedo, posso mettermi in costume al parco?

    1. Secondo la legge, se gli atti osceni sono commessi all’interno o nelle immediate vicinanze di luoghi abitualmente frequentati da minori e se da ciò deriva il pericolo che essi vi assistano, si applica la pena della reclusione da quattro mesi a quattro anni e sei mesi; la pena è ridotta se il fatto è avvenuto per colpa. Ebbene, un parco pubblico potrebbe essere sicuramente un posto frequentato da bambini, soprattutto se al suo interno ci sono giostre oppure altri giochi. Perché si possa commettere reato, però, occorre che si compiano atti osceni e il semplice fatto di stare in costume al parco per prendere il sole o per refrigerio non costituisce mai atto osceno e, pertanto, nemmeno il reato potrebbe configurarsi. Sarebbe diversa la situazione, al contrario, se una donna si mettesse in topless in un parco frequentato anche da bambini e sfruttasse la sua parziale nudità per approcciarsi agli uomini: in tal caso, poiché la tenuta della donna avrebbe sicuramente una connotazione sessuale, si tratterebbe di atti osceni e, poiché commessi alla presenza (anche solo potenziale) di minori, potrebbe costituire reato.

    2. Stare in costume è un atto contrario alla pubblica decenza?Il nostro Codice penale non contempla soltanto gli atti osceni, ma anche il diverso illecito di atti contrari alla pubblica decenza. Secondo la legge, chiunque, in un luogo pubblico o aperto o esposto al pubblico, compie atti contrari alla pubblica decenza, è soggetto alla sanzione amministrativa pecuniaria da cinquemila a diecimila euro.Quando un atto è contrario alla pubblica decenza? Il concetto di decenza  attiene a quell’insieme di norme che impongono, in aderenza al comune sentimento, di astenersi dal compiere atti che offendono i principi della costumatezza, della pudicità e della morale, o che sono capaci di destare sentimenti di ripugnanza.La differenza con gli atti osceni sta in ciò: mentre questi ultimi attengono alla sfera sessuale, gli atti indecenti sono quelli puramente sconci, turpi o maleducati. Ad esempio, può essere un’indecenza anche la condotta di chi, pubblicamente, bestemmia più volte ad alta voce. Ebbene, stare in costume al parco può essere un atto contrario alla pubblica decenza quando l’atteggiamento di chi indossa, appunto, il costume diviene sconcio pur non avendo connotati sessuali espliciti: pensa alla donna che decide di stendersi al sole sull’erba del parco indossando solamente un perizoma e mettendosi di proposito nel posto più esposto al passaggio delle persone. In un caso del genere, la donna avrebbe potuto anche indossare un costume meno striminzito per raggiungere il suo scopo (che sarebbe quello di abbronzarsi).

    3. Stare in costume al parco o in altro luogo pubblico non costituisce, di regola, illecito, a meno che il proprio abbigliamento non sia sfruttato a fini sessuali oppure non sia manifestamente indecente, tenuto conto delle circostanze e dei luoghi.Bisogna ricordare, però, che particolari restrizioni potrebbero essere previste dalla regolamentazione locale: in molti luoghi turistici, ricchi di bellezze storiche o artistiche, esistono ordinanze che proibiscono determinati atteggiamenti e, a volte, anche determinate tipologie di abbigliamento.Ovviamente, nessun sindaco o amministrazione comunale può creare una fattispecie di reato: di conseguenza, stare in costume al parco o in altro posto potrebbe, al massimo, far incorrere in una multa.

  2. Posso andare a correre al parco a petto nudo? Così con questo caldo vorrei evitare la maglietta. O magari qualcuno potrebbe lamentarsi? Possono dirmi che sto infrangendo la legge?

    1. Sicuramente, una cosa è il petto di un uomo, un’altra quello di una donna. Seppure tutti i sessi sono uguali dinanzi alla legge, in questo secondo caso la presenza del seno cambia le carte in tavola. Il seno è considerato infatti una zona erogena, tant’è che chi tocca il petto di un uomo non è imputabile di nulla mentre chi lo fa con una donna risponde del reato di violenza sessuale.Vediamo allora se fare jogging a petto nudo è lecito, sia con riferimento a un uomo che a una donna.Non esistono norme specifiche che si occupino di ciò; pertanto, dovremo unicamente riferirci alle indicazioni della giurisprudenza in tema dell’illecito amministrativo di “atti contrari alla pubblica decenza”. Ebbene, non si può ritenere che un uomo che faccia corsa o jogging a petto nudo compia un atto sconcio o maleducato, per quanto di certo poco fine. Dunque, tale comportamento non determina alcun illecito; la polizia non potrà fermare il runner imponendogli di indossare una maglietta. L’unica eccezione potrebbe ricorrere laddove esistano delle specifiche ordinanze comunali che, in determinate zone della città, specie per ragioni turistiche o legate magari alla presenza di chiese e monumenti, impediscano di camminare nudi. Se così dovesse essere, allora si potrebbe parlare di un illecito amministrativo; neanche in questo caso ci potrà essere un reato attesa l’impossibilità per gli enti locali di creare norme di carattere penale.

  3. Tempo fa, sono andata a correre al parco con tuta accollata per evitare che si notasse la scollatura. Sarà stato il caldo mixato con lo sforzo degli esercizi e con gli indumenti che ho indossato, allora, mentre stavo facendo un po’ di piegamenti su una panca, sono praticamente svenuta. Fortuna che non ero sola e c’era una mia amica con me che è andata subito a chiedere un po’ di acqua ad altre persone che erano lì intorno. Ma non appena è arrivata con l’acqua e mi è tirato due schiaffetti, io sono saltata in piedi e le ho detto subito: perché stai facendo tutto questo caos. Non è successo niente. Praticamente, non mi ero accorta di nulla. Morale della storia?Indossate indumenti leggeri e non fate troppi sforzi quando le temperature sono particolarmente elevate.

  4. Ma voi avete sentito quella storia in cui una coppia faceva sesso al parco? Praticamente, alla luce del sole, due, peraltro uniti in un tradimento, erano tranquillamente in un parco nudi e fare le loro cose,con il rischio che potessero essere visti da chiunque, persino dai bambini. Ma io dico, non avete altri posti in cui appartarvi? Se siete colti dalla passione, andate altrove, ma non in un parco pubblico o dove vi possano vedere occhi indiscreti e soprattutto dove potete dare scandalo.

  5. Badate bene. Al parco si va solo per far giocare i bambini, fare una passeggiata e fare sport. E soprattutto il parco va tenuto ben pulito perché è un bene di cui tutti devono poter usufruire senza il rischio di prendersi qualche infezione o incappare in qualche siringa. Abbiate rispetto dei luoghi comuni e dell’ambiente

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