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Ape sociale e contributi per lavoro all’estero

13 Giugno 2020
Ape sociale e contributi per lavoro all’estero

Raggiungo il requisito contributivo dell’Ape sociale solo utilizzando dei contributi per lavoro svolto all’estero nell’Unione Europea.  Ma questi contributi sono utili per l’Ape sociale?

I requisiti contributivi necessari per ottenere l’Ape sociale dovrebbero poter essere raggiunti anche cumulando i contributi presenti in gestioni differenti (Fondo pensioni lavoratori dipendenti, Artigiani, Commercianti, gestioni sostitutive ed esclusive dell’Assicurazione generale obbligatoria, gestione Separata dell’Inps), assieme ai contributi esteri, ad esclusione della contribuzione accreditata presso le gestioni previdenziali dei liberi professionisti (ad esempio Cassa Forense, Inarcassa, Cnpadc).

Più precisamente, sul punto, il messaggio Inps 24.10.2017 n. 4170, che recepisce gli orientamenti forniti dal ministero del Lavoro, include, tra i contributi utili al perfezionamento del requisito contributivo per il diritto all’Ape sociale, anche i contributi accreditati per lavoro svolto all’estero, purché in un Paese facente parte dell’Unione Europea o che abbia stipulato con l’Italia una convenzione in materia di sicurezza sociale.

Tuttavia, bisogna osservare che, con precedente circolare n. 100 del 2017 in materia di valutazione del requisito contributivo minimo per l’accesso all’Ape sociale, l’Inps specificava che il requisito contributivo non potesse essere perfezionato totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

Tale orientamento, condiviso con il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nella prima fase di applicazione della normativa sull’anticipo pensionistico a carico dello Stato, in un secondo momento è stato disatteso dal ministero del Lavoro e dall’Inps, in quanto, a detta del Ministero e dell’Istituto, non preclusivo della possibilità di assumere una posizione più aperta nella fase successiva, in relazione alla platea dei beneficiari e delle risorse finanziarie disponibili.

Al riguardo, l’Inps, nel già citato messaggio 4170/2017, evidenziava l’inferiorità della platea dei beneficiari richiedenti l’Ape sociale rispetto a quella prevista e, conseguentemente, ai fondi stanziati.

Sulla base dell’art. 4, co. 3 del Dpcm 88/2017, recante la possibilità di considerare le domande tardive di Ape sociale in caso di residue risorse finanziarie, l’Inps ha dunque previsto, nel messaggio stesso, relativamente alla fase di monitoraggio terminata il 30 novembre 2017, l’accesso all’indennità per i potenziali beneficiari con contribuzione estera inizialmente esclusi per difetto del requisito contributivo, su concorde parere del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali espresso con nota del 6.10.2017 prot.n. 6956.

La nota ministeriale consente il perfezionamento del requisito contributivo minimo per l’accesso all’Ape sociale totalizzando i periodi assicurativi italiani con quelli esteri, maturati in Paesi UE, Svizzera, SEE o extracomunitari convenzionati con l’Italia.

L’Inps conclude il messaggio 4170/2017 chiarendo che “le domande di certificazione delle condizioni di accesso al beneficio dell’Ape sociale presentate in data successiva al 15 luglio 2017 dovranno essere istruite, o se già istruite, riesaminate, alla luce del criterio esposto nel presente messaggio.” (quindi ammettendo le domande dei beneficiari che raggiungono il requisito contributivo grazie ai contributi esteri)

Effettivamente, l’Inps non afferma esplicitamente l’utilità dei contributi esteri ai fini dell’Ape sociale relativamente alle domande da presentarsi nelle annualità successive, ma nemmeno la esclude. A tal proposito, sono state analizzate tutte le fonti di prassi successive: Messaggio Inps 4195/2017; Messaggio Inps 4947/2017; Circolare Inps 34/2018; Messaggio Inps 1481/2018; Messaggio Inps 402/2019; Circolare Inps 15/2019. Nessuna esclude la contribuzione accreditata all’estero dagli accrediti utili per l’Ape sociale.

Ciò che l’istituto esclude esplicitamente, invece (messaggio Inps 11.12.2017 n. 4947), è la compatibilità dell’Ape sociale con le pensioni dirette estere, in quanto il D.lgs 232/2016, che istituisce l’Ape sociale appunto, sancisce l’incompatibilità del beneficio con le pensioni dirette.

L’incompatibilità dell’Ape sociale con le pensioni dirette estere non è pienamente condivisa dalla dottrina, in virtù dei messaggi Inps 1094/2016 e 4670/2010 che, in materia di totalizzazione dei contributi per il diritto alla pensione, riconoscono la sola incompatibilità con le pensioni dirette in regime nazionale. La L. 232/2016, peraltro, esclude dal beneficio chi è titolare di un trattamento pensionistico diretto, senza specificarne il regime.

Articolo tratto da una consulenza resa dalla dott.ssa Noemi Secci, consulente del lavoro.



1 Commento

  1. Cara Noemi Secci, la conclusione del Suo articolo è quanto meno stravagante. Lei dice che il comportamento del’INPS è in palese violazione della normativa UE, nonché il risultato di un’arbitraria interpretazione della L. 232/2016, eppure non ritiene necessario denunciare questo comportamento alle autorità competenti. Sono perplessa.

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