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Disoccupazione online

9 Giugno 2020
Disoccupazione online

Il lavoratore che perde involontariamente l’occupazione ha diritto a ricevere, al ricorrere di una serie di condizioni, un indennità mensile da parte dell’Inps fino a quando non troverà un nuovo impiego.

Nei periodi di crisi economica, come quello che stiamo attraversando, i lavoratori si pongono delle domande sul loro futuro occupazionale. Tra i quesiti che più spesso vengono posti, troviamo quelli relativi alla indennità di disoccupazione, che oggi si chiama Naspi.

Come vedremo, la Naspi è un indennità mensile che viene erogata dall’Inps ai lavoratori che perdono l’occupazione contro la loro volontà per un periodo di tempo che dipende da quanti contributi sono stati versati in passato. L’informatizzazione dei processi amministrativi fa sì che oggi la domanda di disoccupazione si faccia direttamente online, accedendo al sito dell’Inps.

Tuttavia, il lavoratore deve tenere a mente che esiste un termine di decadenza entro il quale occorre presentare la domanda Naspi, altrimenti si perde il relativo diritto all’indennità.

Che cos’è la Naspi?

La Costituzione, nell’ambito del nostro sistema di protezione sociale, prevede che lo Stato offra una tutela economica ai lavoratori quando si verificano una serie di eventi che privano la persona della possibilità di lavorare [1]. Infatti, attraverso l’attività di lavoro, l’uomo si procura, per sè e per la sua famiglia, le risorse necessarie a vivere con dignità. Tuttavia, in alcuni casi, il lavoratore non è in condizione di lavorare a causa di una serie di eventi che possono verificarsi contro la sua volontà. Tra questi troviamo la disoccupazione involontaria.

In attuazione di questo principio costituzionale, nel corso degli anni, lo Stato ha messo a disposizione dei disoccupati diversi strumenti di sostegno economico che hanno assunto, di volta in volta, varie denominazioni.

Oggi, l’indennità di disoccupazione si chiama Naspi, acronimo di nuova assicurazione sociale per l’impiego. La Naspi è stata introdotta nel 2015 [2] in sostituzione delle vecchie forme di tutela della disoccupazione, tra cui le più recenti Aspi e MiniAspi. Si tratta, al pari delle altre indennità di disoccupazione, di un assegno mensile che viene erogato dall’Inps al lavoratore in caso di perdita involontaria del posto di lavoro.

Naspi: a chi si applica tale tutela?

La Naspi può essere riconosciuta al lavoratore disoccupato solo al ricorrere di una serie di condizioni e di presupposti.

Innanzitutto, non tutte le tipologie di rapporto di lavoro danno diritto a questa forma di tutela.

Per poter prendere la Naspi, infatti, il lavoratore deve essere stato assunto con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi:

  • lavoratori assunti con contratto di apprendistato;
  • lavoratori che sono contemporaneamente soci e lavoratori subordinati di cooperative;
  • personale artistico con contratto di lavoro subordinato;
  • dipendenti pubblici a tempo determinato.

Al contrario, la Naspi non può essere riconosciuta alle seguenti categorie di lavoratori:

  • dipendenti pubblici con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • operai agricoli;
  • lavoratori extracomunitari con permesso di soggiorno stagionale;
  • lavoratori già in possesso dei requisiti pensionistici;
  • lavoratori titolari di assegno di invalidità che non abbiano fatto opzione per la Naspi.

Naspi: quali requisiti occorre possedere?

Avere avuto un rapporto di lavoro subordinato non basta per poter accedere alla Naspi. Il lavoratore, infatti, deve possedere almeno altri tre requisiti.

Il primo requisito è l’involontarietà della perdita del lavoro. Lo Stato, infatti, offre una tutela economica al lavoratore che perde l’occupazione solo se la disoccupazione è avvenuta contro la sua volontà e non per sua scelta.

Ne consegue che, in linea generale, la Naspi spetta solo se la cessazione del rapporto è determinata dal licenziamento, ma non spetta se, invece, la cessazione del rapporto è determinata dalle dimissioni del lavoratore o dalla risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. Ciò in quanto, in queste due ultime tipologie di cessazione del rapporto, la chiusura del rapporto di lavoro avviene con il consenso del lavoratore, e non può dunque essere considerata involotaria.

La regola, tuttavia, non è rigida. Non si può, infatti, omettere di considerare che, in alcuni casi, anche se il rapporto di lavoro formalmente cessa per effetto di dimissioni o risoluzione consensuale, non c’è una reale volontà del lavoratore a chiudere il rapporto ma la scelta è in qualche modo obbligata.

Per questo, oltre che al caso del licenziamento, in cui la Naspi spetta sempre anche quando il licenziamento è stato intimato per gravi mancanze del lavoratore, l’indennità di disoccupazione spetta anche in caso di:

  • dimissioni per giusta causa: in questo caso, il lavoratore si determina a cessare il rapporto di lavoro a causa di un inadempimento gravissimo delle sue obbligazioni da parte del datore di lavoro e della successiva impossibilità per il lavoratore di proseguire nel rapporto di lavoro anche solo per un momento. Nella fattispecie delle dimissioni per giusta causa rientrano una serie di gravi inadempienze del datore di lavoro, tra cui, a titolo di mero esempio, il mancato pagamento della retribuzione, l’intimazione del trasferimento in un’altra sede di lavoro in assenza delle ragioni tecniche organizzative e produttive richieste dalla legge, le molestie sul lavoro, il mobbing, il mancato rispetto dell’obbligo di sicurezza del lavoratore, eccetera;
  • dimissioni intervenute durante il periodo tutelato di maternità, vale a dire, a partire da 300 giorni prima della data presunta del parto fino al compimento di un anno di età da parte del bambino;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro intervenuta di fronte all’Ispettorato territoriale del lavoro, nell’ambito della procedura prevista in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro determinata dal rifiuto del lavoratore al trasferimento presso una sede produttiva che dista oltre 50 km dalla residenza del dipendente e e/o raggiungibile mediamente con più di 80 minuti utilizzando i mezzi pubblici.

Oltre alla perdita involontaria del lavoro, per ottenere la Naspi, il lavoratore deve possedere il cosiddetto requisito contributivo, ossia, avere versato all’Inps, nei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione, almeno 13 settimane di contribuzione contro la disoccupazione.

Nel calcolo, sono ritenuti periodi utili anche quelli relativi alla maternità obbligatoria, alla malattia e all’infortunio.

La legge prevede, inoltre, la necessità di possedere il cosiddetto requisito lavorativo, ossia, aver lavorato almeno 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Per giornata di lavoro effettivo si intende la giornata di effettiva presenza in servizio, indipendentemente dalla sua durata.

Se all’interno dei 12 mesi in cui occorre ricercare il requisito lavorativo ci sono dei periodi di astensione dal lavoro per infortunio, malattia o gravidanza, tali periodi determinano una estensione del periodo di osservazione di pari durata. In questo modo, il verificarsi di tali eventi non incide negativamente sul possesso del requisito lavorativo.

Occorre inoltre considerare che la Naspi può essere riconosciuta solo se il lavoratore che ha perso il lavoro involontariamente sottoscrive la dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did) presso il Centro per l’impiego e partecipa attivamente alle iniziative di rioccupazione che gli vengono proposte dal centro per l’impiego. La legge, infatti, esige che il disoccupato non percepisca passivamente l’indennità di disoccupazione ma si attivi per ripiegarsi quanto prima.

Disoccupazione online

Negli ultimi anni, l’Inps ha informatizzato la gran parte dei suoi processi. Ne consegue che la pressoché totalità delle prestazioni erogate dall’Inps possono essere richieste direttamente online accedendo nel portale dell’Istituto. Ciò vale anche per la Naspi che può essere richiesta direttamente dal disoccupato, accedendo al sito Inps ed inserendo le proprie credenziali.

Diversamente, se il disoccupato preferisce farsi assistere da un intermediario nell’inoltro della domanda Naspi, può rivolgersi ad un patronato o ad un consulente del lavoro.

Nella domanda, il lavoratore dovrà indicare le coordinate bancarie del conto corrente sul quale intende ricevere l’indennità di disoccupazione mensile Naspi.

Una volta verificati i requisiti e accolta la domanda, l’Inps erogherà mensilmente l’assegno Naspi.

Occorre, tuttavia, prestare attenzione alla domanda Naspi. Infatti, la legge prevede che tale domanda debba essere presentata entro un termine di sessantotto giorni dalla data di cessazione del rapporto di lavoro a pena di decadenza. Ne consegue che se il lavoratore ritarda nell’invio della domanda perde il diritto alla Naspi.

Il termine di 68 giorni decorre:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • dalla cessazione del periodo di maternità indennizzato se la maternità sia insorta nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla cessazione del periodo di malattia indennizzato o di infortunio sul lavoro/malattia professionale, se siano insorti nel corso del rapporto di lavoro successivamente cessato;
  • dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal trentottesimo giorno dopo la data di cessazione, in caso di licenziamento per giusta causa.

Naspi: per quanto tempo spetta?

Per quanto riguarda la durata del periodo di fruizione della Naspi, anche qui assume rilievo il numero di settimane di contribuzione contro la disoccupazione accumulate dal lavoratore nel quadriennio che precede l’inizio dello stato di disoccupazione. Infatti, la Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà del numero di settimane di contributi contro la disoccupazione versati nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro.

Ne consegue che la durata massima della Naspi è pari a 24 mesi e che un lavoratore neoassunto che non ha una storia contributiva pregressa e che viene licenziato potrà avere diritto alla Naspi per un periodo limitato di tempo.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 1 D.Lgs. n. 22 del 14.03.2015.


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