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Disoccupazione inps

11 Giugno 2020
Disoccupazione inps

L’indennità di disoccupazione tutela i lavoratori che perdono il lavoro garantendo loro, per un certo periodo, la continuità del reddito.

Ti hanno licenziato? Ti sei dimesso? Il rapporto di lavoro si è chiuso per mutuo consenso tra le parti?
In tutti i casi in cui il rapporto di lavoro termina il lavoratore si chiede se può ottenere l’indennità di disoccupazione da parte dello Stato.

In realtà, come vedremo, il diritto del lavoratore ad ottenere l’indennità di disoccupazione Inps non scatta automaticamente in ogni caso di cessazione del rapporto di lavoro. Infatti, solo alcune modalità di cessazione del rapporto danno diritto alla disoccupazione, oggi chiamata Naspi.

Inoltre, per poter ottenere la Naspi, il lavoratore deve possedere anche ulteriori requisiti. Ma andiamo per ordine.

Che cos’è la nuova assicurazione sociale per l’impiego?

Nel corso del tempo, sono state introdotte dal legislatore diverse forme di tutela contro la disoccupazione. Infatti, si parla genericamente di indennità di disoccupazione per indicare la tutela economica che viene offerta dallo Stato al lavoratore che perde involontariamente il posto di lavoro.

L’indennità di disoccupazione è espressione del sistema di protezione sociale previsto dalla nostra Costituzione, in base al quale, è compito dello Stato tutelare economicamente il lavoratore quando si verificano eventi che lo privano della possibilità di lavorare, tra cui la disoccupazione involontaria [1].

Le caratteristiche degli strumenti messi in campo dal legislatore per tutelare economicamente il disoccupato sono cambiate nel corso del tempo. Oggi, questa funzione è svolta dalla nuova assicurazione sociale per l’impiego, meglio nota con l’acronimo Naspi, introdotta dal 2015 [2] in sostituzione delle precedenti forme di tutela della disoccupazione.

Cosa si intende per perdita involontaria del lavoro?

Il primo requisito che occorre possedere per poter accedere alla Naspi è la disoccupazione involontaria. Infatti, è evidente che se il lavoratore decide spontaneamente di lasciare il proprio posto di lavoro non può poi reclamare la tutela economica da parte dello Stato.

La disoccupazione è involontaria quando è determinata dal datore di lavoro e non dal lavoratore. Ne consegue che, in generale, la Naspi spetta solo in caso di licenziamento. E’ invece escluso il diritto alla Naspi quando il rapporto si chiude per effetto delle dimissioni del lavoratore o della risoluzione consensuale del rapporto di lavoro. In queste ipotesi, infatti, il rapporto di lavoro si chiude per effetto di una scelta volontaria e consensuale del lavoratore. A questa regola fanno eccezione quei casi in cui le dimissioni o la risoluzione consensuale del rapporto non sono, in realtà, frutto di una scelta puramente volontaria del dipendente.

Ne consegue che il lavoratore ha diritto alla Naspi, oltre al caso del licenziamento, anche in caso di:

  • dimissioni per giusta causa [3]: la giusta causa di dimissioni ricorre quando il lavoratore è di fatto costretto a dimettersi dal rapporto di lavoro a causa di un gravissimo inadempimento dei propri obblighi da parte del datore di lavoro che non consente la prosecuzione nemmeno momentanea del rapporto di lavoro. La giurisprudenza ha esemplificato una serie di fattispecie che possono essere sussumibili nella fattispecie legale della giusta causa di dimissioni. Tra queste ricordiamo il mancato pagamento della retribuzione, il mancato accredito dei contributi previdenziali, molestie e ingiurie sul luogo di lavoro, mobbing, trasferimento illegittimo del dipendente;
  • dimissioni durante il periodo tutelato di maternità;
  • risoluzione consensuale del rapporto determinata dal rifiuto del lavoratore ad essere trasferito presso una sede aziendale ubicata ad oltre 50 km dalla residenza del lavoratore e/o raggiungibile con i mezzi pubblici con un tempo di percorrenza medio di oltre 80 minuti;
  • risoluzione consensuale del rapporto di lavoro sottoscritta dalle parti di fronte all’Ispettorato Nazionale del Lavoro nell’ambito della procedura di conciliazione prevista dalla legge in caso di licenziamento per giustificato motivo oggettivo.

Naspi: gli obblighi del lavoratore

Oltre al requisito della involontarietà della la disoccupazione, lo stato di disoccupazione del lavoratore, ai fini dell’accesso alla Naspi, richiede anche l’avvenuta sottoscrizione da parte del disoccupato della dichiarazione di immediata disponibilità al lavoro (Did). Questa dichiarazione deve essere sottoscritta dal lavoratore di fronte al centro per l’impiego o tramite un intermediario autorizzato come, ad esempio, il patronato.

Attraverso questa dichiarazione il disoccupato si impegna a partecipare attivamente alle attività di formazione proposte dal centro per l’impiego e finalizzate al reinserimento lavorativo.

Inoltre, la firma della Did implica l’obbligo di accettare un’offerta di lavoro congrua che dovesse essere sottoposta dal centro per l’impiego.

Naspi: gli ulteriori requisiti

Oltre alla involontarietà della perdita del lavoro ed alla firma della Did, per poter accedere alla Naspi, la legge richiede anche il possesso di ulteriori requisiti. Innanzitutto hanno diritto alla Naspi solo i lavoratori assunti con contratto di lavoro subordinato, ivi compresi:

  • gli apprendisti;
  • i lavoratori dipendenti delle amministrazioni pubbliche con contratto di lavoro a tempo determinato;
  • i soci lavoratori di cooperative.

Ne consegue che sono esclusi dalla tutela della disoccupazione:

  • i dipendenti pubblici assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato;
  • i lavoratori extracomunitari con permesso di lavoro stagionale;
  • i lavoratori che hanno già maturato i requisiti per il pensionamento;
  • i lavoratori titolari di assegno di invalidità a meno che non abbiano optato per la Naspi.

Inoltre, per poter accedere alla Naspi, è richiesto il cosiddetto requisito contributivo, ossia, aver versato almeno 13 settimane di contributi previdenziali contro la disoccupazione all’Inps nei 4 anni che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione.

Oltre al requisito contributivo, è richiesto dalla legge anche il possesso del requisito lavorativo, ossia, aver prestato, nei 12 mesi che precedono l’inizio dello stato di disoccupazione, almeno 30 giornate di lavoro effettivo.

Per giornata di lavoro effettivo si intende la giornata di effettiva presenza al lavoro indipendentemente dalla durata oraria della stessa.

In alcuni casi, il periodo di riferimento per la verifica delle 30 giornate di lavoro effettivo può essere esteso oltre i 12 mesi. In particolare, ciò accade quando, nei dodici mesi che precedono la cessazione del rapporto di lavoro, ci sono state delle assenze del lavoratore per eventi come la malattia, l’infortunio o la gravidanza. In questo caso, il periodo di osservazione del requisito lavorativo verrà esteso per tanti giorni quante sono state le giornate di assenza del lavoratore per le predette finalità.

Naspi: da quando decorre?

La Naspi decorre:

  • dall’ottavo giorno successivo alla data di cessazione del rapporto, a condizione che la domanda venga presentata entro l’ottavo giorno;
  • se invece la domanda viene presentata oltre l’ottavo giorno, la Naspi spetta dal giorno successivo alla presentazione della domanda.

Per quanto riguarda la durata del periodo di fruizione della Naspi, la lunghezza di tale periodo dipende da quante sono le settimane di contribuzione contro la disoccupazione involontaria presenti nei 4 anni che precedono la cessazione del rapporto di lavoro. Infatti, la Naspi spetta per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione contro la disoccupazione versate all’Inps nei 4 anni che precedono l’inizio del periodo di disoccupazione. Il periodo massimo di durata della Naspi è, dunque, di 24 mesi.

La Naspi viene versata mensilmente al lavoratore sul conto corrente che è stato indicato dal dipendente nella domanda di Naspi.

Naspi: quanto spetta?

In linea generale, possiamo affermare che la Naspi non corrisponde interamente alla retribuzione percepita dal lavoratore prima della cessazione del rapporto. Infatti, la misura della prestazione è pari al 75% della retribuzione media mensile imponibile ai fini previdenziali degli ultimi quattro anni se la retribuzione è inferiore a un importo di riferimento stabilito dalla legge e rivalutato annualmente dall’Inps sulla base dello scostamento degli indici Istat.

Se, invece, la retribuzione media imponibile degli ultimi 4 anni è superiore a tale importo di riferimento, la misura della Naspi sarà pari al 75% dell’importo di riferimento stabilito dalla legge a cui si somma il 25% della differenza tra la retribuzione media mensile ed il suddetto importo di legge.

E’, in ogni caso, previsto un tetto massimo erogabile mensilmente dall’Inps a titolo di Naspi, il cosiddetto massimale Naspi, che viene rivalutato annualmente dall’Inps sulla base degli scostamenti dell’indice dell’inflazione Istat.

Per quanto concerne il 2020, la retribuzione di riferimento per il calcolo della Naspi è pari ad euro 1227,55 ed il massimale Naspi è pari a 1335,40 [4].

Naspi quando si riduce?

La normativa sulla Naspi prevede che l’assegno erogato al lavoratore disoccupato si riduca a partire dal primo giorno del quarto mese di fruizione di una percentuale pari al 3% per ciascun mese. Tale progressiva riduzione della Naspi nel corso del tempo è finalizzata ad indurre il lavoratore a trovare un nuovo impiego.

Inoltre, la Naspi si riduce nei seguenti casi:

  • svolgimento di attività in forma autonoma che genera un reddito annuo corrispondente a un’imposta lorda pari o inferiore a € 4.800: in questo caso la Naspi viene ridotta del 80% dei redditi previsti. Se tale nuova attività non viene comunicata all’Inps, il lavoratore decade dal diritto alla Naspi;
  • svolgimento di un nuovo lavoro con contratto di lavoro subordinato o parasubordinato che genera un reddito annuo corrispondente un’imposta lorda pari o inferiore a € 8.000. Anche in tal caso la Naspi si riduce dell’80% dei redditi previsti a condizione che il lavoratore comunichi all’Inps, entro un mese dall’inizio della nuova attività, il reddito annuo presunto;
  • rioccupazione del lavoratore che percepisce la Naspi con contratto di lavoro intermittente con o senza obbligo di risposta alla chiamata.

Naspi: come fare domanda?

La domanda di fruizione della Naspi può essere presentata all’Inps direttamente dal lavoratore oppure per il tramite di un intermediario autorizzato. In ogni caso, la domanda viene presentata esclusivamente in modalità telematica direttamente sul portale Inps. Nel caso in cui il lavoratore effettui la domanda direttamente dovrà accedere al sito Inps tramite le proprie credenziali di accesso.

La domanda non può essere presentata in qualunque momento essendo previsto un termine massimo decorso il quale il lavoratore perde il diritto a fruire della Naspi.

Il termine è di 68 giorni e decorre:

  • dalla data di cessazione del rapporto di lavoro;
  • in caso di maternità insorta nel corso del rapporto di lavoro, dalla cessazione del periodo di maternità;
  • in caso di malattia professionale o infortunio insorti nel corso del rapporto di lavoro, dalla cessazione del periodo di malattia o di infortunio;
  • dalla definizione della vertenza sindacale o dalla data di notifica della sentenza giudiziaria;
  • dalla cessazione del periodo corrispondente all’indennità di mancato preavviso ragguagliato a giornate;
  • dal 38° giorno dopo la data di cessazione in caso di licenziamento per giusta causa.

In caso di accoglimento della domanda Naspi il lavoratore riceverà mensilmente l’assegno con le modalità di pagamento indicate nella domanda.


note

[1] Art. 38 Cost.

[2] Art. 1 D.lgs. n. 22/2015.

[3] Art. 2119 cod. civ.

[4] Inps, circolare n. 20/2020.


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