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Come svincolarsi da un conto corrente cointestato

25 Agosto 2020 | Autore:
Come svincolarsi da un conto corrente cointestato

Conto corrente cointestato: tipologia, rapporti tra correntisti e istituto di credito, recesso individuale ed effetti, morte di uno degli intestatari e chiusura del conto.

Capita spesso che più persone siano intestatarie di un rapporto di conto corrente vuoi per motivi familiari oppure lavorativi. Si pensi, ad esempio, a due coniugi o anche a due soci in affari che aprono un conto corrente cointestato per depositarvi rispettivamente i propri risparmi o i proventi dell’attività che svolgono in comune.

Con il tempo, però, possono insorgere dei contrasti e uno dei correntisti può avere interesse a “svincolarsi” dalla comproprietà. E’ questa l’ipotesi di uno dei contitolari che si trova esposto nei confronti della banca/posta a causa di operazioni poste in essere dall’altro intestatario a sua insaputa oppure che vuole affrancarsi dal conto corrente comune per motivazioni personali mentre l’altro non condivide tale decisione.

In questi casi, è possibile svincolarsi da un conto corrente cointestato, l’importante, però, è che ciò avvenga seguendo quanto stabilito dalla legge al riguardo. Ricorrere ad  escamotage differenti, infatti, non consente di raggiungere il risultato in maniera valida.

Come si apre un conto corrente cointestato

Per aprire un conto corrente cointestato occorre presentare in banca o alla posta, i documenti dei soggetti ai quali si vuole intestarlo, cioè la carta di identità e il codice fiscale.  Tali soggetti, inoltre, devono depositare la propria firma in originale.

E’ possibile anche trasformare un conto corrente tradizionale, ovvero intestato ad una sola persona, in un conto corrente cointestato. In questo caso, è necessario depositare in banca o alla posta, la firma originale del soggetto da aggiungere alla intestazione del conto. Si verifica, quindi, una donazione del 50% del deposito, salvo se le parti concordino tra loro una diversa percentuale.

Quali sono le tipologie di conto corrente cointestato

In generale, esistono due tipologie di conto corrente cointestato, che differiscono notevolmente tra loro.

Nello specifico, si tratta del:

  • conto corrente a firma congiunta, il quale comporta che per compiere le operazioni di prelievo, emissione di assegni e disposizione di bonifici, è necessaria la presenza di tutti i cointestatari. Le operazioni di versamento, invece, possono essere eseguite singolarmente, trattandosi di accrescimenti del conto;
  • conto corrente a firma disgiunta, il quale implica che sullo stesso rapporto possono operare tutti gli intestatari con pari diritti. Pertanto, tali soggetti possono eseguire prelievi senza limiti di importo, effettuare bonifici, domiciliare le utenze, accreditare lo stipendio o la pensione. La contitolarità rimane comunque fissata in quote uguali (ovvero nella misura del 50% per ciascun cointestatario), tranne se è stato diversamente convenuto tra le parti. La facoltà di operare disgiuntamente sul conto corrente deve essere espressamente prevista nel contratto stipulato con la banca/posta altrimenti opera una presunzione relativa al regime a firma congiunta, desumibile dalla norma di legge [1] che regola la cointestazione del conto corrente.

In ogni momento, è comunque possibile passare da un conto corrente cointestato a firma congiunta ad uno a firma disgiunta e viceversa.

Esiste, poi, una terza tipologia di conto corrente cointestato, quello misto, in relazione al quale è prevista per i cointestatari la possibilità di operare disgiuntamente entro un dato importo e congiuntamente per importi superiori ad una soglia prestabilita in anticipo con la banca/posta. Attraverso il ricorso a tale tipo di conto corrente cointestato tutti i correntisti sono tutelati da possibili abusi perpetrati a loro danno dagli altri intestatari.

Quale rapporto viene a crearsi tra banca/posta e cointestatari

Nel momento in cui più soggetti diventano intestatari di un conto corrente si instaurano rapporti differenti tra questi ultimi e la banca/posta a seconda se si tratta di un conto corrente a firma congiunta oppure disgiunta.

Nel primo caso, la banca/posta può essere considerata responsabile se consente a uno dei cointestatari di prelevare o effettuare pagamenti senza l’autorizzazione dell’altro correntista. Pertanto, questi può agire contro la banca/posta al fine di ottenere il risarcimento delle somme indebitamente prelevate o pagate dal cointestatario.

Nell’ipotesi di conto corrente cointestato a firma disgiunta, invece, la banca/posta non può impedire a un correntista di spendere o prelevare somme oltre la propria quota né può essere considerata responsabile di tale comportamento. L’altro contitolare può eventualmente iniziare una causa contro il correntista che lo ha danneggiato, chiedendo la restituzione della propria quota ma non può agire contro la banca/posta.

La legge [2] considera gli intestatari, creditori o debitori in solido dei saldi del conto nei confronti della banca/posta. Ciò significa da un lato che ciascun intestatario può esigere dall’istituto di credito anche più della propria quota (solidarietà attiva), ad eccezione dell’ipotesi di conto corrente a firma disgiunta, dall’altro che se il conto è in rosso, l’istituto di credito può chiedere a ciascun cointestatario il pagamento del debito per intero anche oltre la propria quota (solidarietà passiva). In parole più semplici, se un conto è unico, unico è il rapporto creditorio o debitorio che ne deriva.

In particolare, poi, la solidarietà passiva giova all’istituto di credito in quanto vede raddoppiate le possibilità di ottenere la restituzione del saldo, garantito dal patrimonio di ciascun contitolare.

Come avviene il recesso individuale da un conto corrente cointestato

Quando il conto corrente è cointestato ciascun titolare può decidere liberamente di recedere e, quindi, di svincolarsi dalla comunione, anche senza il consenso degli altri titolari. Il rapporto comunque prosegue da una certa data solo in capo agli altri cointestatari oppure, come spesso succede, la banca/posta può chiedere l’apertura di un conto corrente del tutto nuovo.

La ragione di ciò è presto detta: il principio di solidarietà che si applica al rapporto di conto corrente cointestato, non incide sul diritto di recedere riconosciuto singolarmente a ciascun cointestatario. Allo stesso modo, non determina l’esistenza di un rapporto indivisibile tra più soggetti bensì è possibile distinguere più obbligazioni indipendenti, tante quante sono i soggetti del rapporto, anche se aventi ad oggetto la medesima prestazione.

Affinché il cointestatario possa recedere, deve darne un congruo preavviso alla banca/posta e agli altri cointestatari, di almeno 15 giorni se non è diversamente stabilito, mediante l’invio di una raccomandata a/r oppure via pec.

All’infuori di questa modalità di recesso appena descritta, non ne esistono altre ugualmente valide ed efficaci. Perciò, il cointestatario non può recedere dal contratto prelevando dal conto la propria quota, cioè la metà delle somme sullo stesso depositate. Infatti, se si tratta di un conto corrente a firma congiunta, ogni prelievo può essere effettuato solo con il consenso degli altri contitolari. In ogni caso, il rapporto di conto corrente resta aperto e il cointestatario “uscito” rimane comunque responsabile in solido anche per il futuro.

Allo stesso modo, il cointestatario non può costringere la banca/posta o gli altri cointestatari a chiudere il conto. Per tale decisione, infatti, occorre che tutti i titolari siano d’accordo. Peraltro, nello stesso contratto di conto corrente è contenuta una clausola la quale prevede il necessario consenso di tutti i titolari del conto per procedere alla sua estinzione. Se tutti gli intestatari sono creditori in solido dei saldi del conto, ciascuno di essi non può estinguere autonomamente il rapporto senza il consenso degli altri.

Cosa succede dopo il recesso da un conto corrente cointestato

L’esercizio del diritto di recesso da parte di uno dei cointestatari determina la conclusione del rapporto di conto corrente nei suoi confronti e contestualmente la cessazione della comproprietà del denaro.

Per il recedente viene meno anche il vincolo di solidarietà e, pertanto, questi non sarà più responsabile per il futuro per i debiti contratti dagli altri contitolari.

Tuttavia, per ottenere la liquidazione della propria parte depositata sul conto, è necessario che vi sia l’accordo con gli altri cointestatari a meno che non sia lo stesso istituto di credito ad imporlo nei fatti, esercitando a sua volta la facoltà di recesso [3].

Cosa succede se uno dei contitolari del conto corrente muore

Se uno dei contitolari del conto corrente muore bisogna distinguere due ipotesi.

Se il conto corrente è a firma congiunta, la banca/posta procede al blocco del conto in attesa che vengano identificati gli eredi. Ciò significa che questi ultimi dovranno presentare la dichiarazione di successione o anche un atto notorio o una dichiarazione sostitutiva di atto notorio per sbloccare le somme. Nelle more gli altri cointestatari non potranno eseguire alcuna operazione.

Se il conto corrente è a firma disgiunta gli eredi dovranno seguire la procedura sopra indicata mentre gli altri cointestatari potranno operare liberamente sul conto. Tuttavia per evitare l’insorgere di liti tra gli eredi e i cointestatari, anche in questo caso di solito la banca/posta dispone il blocco del conto fino a quando non viene depositata la dichiarazione di successione.

Si può pignorare un conto corrente cointestato?

Un conto corrente cointestato si può pignorare sia se è a firma congiunta sia se è a firma disgiunta.

Il pignoramento può avere ad oggetto solo la metà delle somme depositate anche se il creditore è l’Agenzia delle Entrate.

Come si chiude un conto corrente cointestato

Chiudere un conto corrente cointestato non è diverso dalla chiusura di un conto corrente con un solo titolare.

Se è a firma congiunta servono le firme di tutti i titolari mentre se è a firma disgiunta è sufficiente che la chiusura sia richiesta da uno solo dei cointestatari.

In entrambi i casi, occorre inviare una lettera raccomanda a/r alla banca/posta oppure presentarsi presso la filiale per chiedere l’estinzione del conto corrente, informando l’istituto di credito sulle modalità di restituzione dell’eventuale giacenza attiva.


note

[1] Art. 1854 cod. civ.

[2] Art. 1854 cod. civ.

[3] Arbitro bancario finanziario, Collegio di Roma, decisione n. 498 del 17.02.2012.


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