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Diritto di ripensamento: cos’è e come funziona?

9 Giugno 2020
Diritto di ripensamento: cos’è e come funziona?

Codice del consumo e diritto di recesso da vendite e prestazioni di servizi: come si esercita. 

La Comunità europea ha dettato, nel tempo, un pacchetto di norme a tutela dei consumatori, da noi recepite con il famoso Codice del consumo ossia il Decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. 

Uno degli aspetti più innovativi di questa disciplina è il cosiddetto «diritto di ripensamento», meglio noto come «diritto di recesso». Di cosa si tratta? In questa guida spiegheremo appunto cos’è e come funziona il diritto di ripensamento. Anche se già lo stesso nome è abbastanza chiaro nell’anticipare il concetto – trattasi infatti della facoltà riconosciuta al consumatore di recedere da un contratto di vendita anche dopo la sua stipula – sono necessari alcuni importanti chiarimenti di carattere giuridico e pratico. Ma procediamo con ordine.

Diritto di ripensamento: cos’è?

Il diritto di ripensamento o di recesso è disciplinato dagli articoli 52 a 59 del Codice del consumo. La normativa è piuttosto chiara nel definire la portata di tale diritto: si tratta di un periodo di 14 giorni durante il quale il consumatore ha la possibilità di svincolarsi (in termini tecnici “recedere”) da un contratto già concluso. Con la conseguenza che gli sarà dovuto il rimborso integrale dei soldi versati. Se si è trattato di una vendita, l’oggetto consegnato al domicilio del consumatore dovrà essere da questi restituito; se si è trattato di un servizio, lo stesso non deve essere stato già fornito. 

Il recesso è consentito senza che il consumatore debba fornire alcuna motivazione: potrebbe quindi trattarsi di un semplice capriccio. Si pensi a chi abbia riconsiderato l’opportunità della spesa, l’abbia trovata troppo gravosa o, vedendo l’oggetto, non si ritenga più soddisfatto.

Per l’esercizio del diritto di recesso il consumatore non deve sostenere alcun costo: il che significa che non sono dovute penali.

Quando opera il diritto di ripensamento?

Il diritto di recesso opera solo se ricorrono queste tre condizioni:

  • l’acquirente deve essere un consumatore: egli cioè deve comprare non nell’ambito della propria attività lavorativa (quindi con partita Iva e con richiesta di fattura);
  • il venditore o il fornitore di servizi deve essere un professionista, ossia un soggetto o un’azienda che svolge tale attività in via continuativa. Dunque nelle vendite e servizi tra privati, il diritto di recesso non opera;
  • il contratto deve essere stato concluso «fuori dai locali commerciali» ossia non in un negozio o in uno stand fieristico: si pensi alle televendite, alle vendite su internet, a quelle porta a porta o tramite programmi televisivi. Dunque, non è ammesso il diritto di recesso in una normale vendita in un negozio ove il consumatore si sia recato spontaneamente.

Termine per esercitare il diritto di ripensamento

Il periodo di 14 giorni per l’esercizio del diritto di recesso inizia a decorrere a partire secondo conteggi diversi a seconda che si tratti di un contratto per la prestazione di servizi o per la vendita di beni. 

In particolare, nel caso dei contratti di servizi, i 14 giorni decorrono dal giorno della conclusione del contratto: se il servizio è già iniziato o erogato del tutto, non è possibile più il recesso.

Invece, nel caso di contratti di vendita, i 14 giorni decorrono dal giorno in cui il consumatore riceve i beni o:

  • nel caso di beni multipli ordinati dal consumatore mediante un solo ordine e consegnati separatamente, dal giorno in cui il consumatore riceve il possesso fisico dell’ultimo bene. Nel caso di consegna di un bene costituito da lotti o pezzi multipli, dal giorno in cui il consumatore riceve il possesso fisico dell’ultimo lotto o pezzo.
  • nel caso di contratti per la consegna periodica di beni durante un determinato periodo di tempo, dal giorno in cui il consumatore o un terzo, diverso dal vettore e designato dal consumatore, acquisisce il possesso fisico del primo bene;

Nei contratti per la fornitura di acqua, gas o elettricità, di teleriscaldamento o di contenuti digitali non forniti su un supporto materiale, i 14 giorni decorano dalla conclusione del contratto.

Il venditore ha l’obbligo di informare l’acquirente, al momento della conclusione del contratto, dell’esistenza del diritto di recesso. Se non lo fa, il periodo di recesso termina non più dopo 14 giorni ma dopo dodici mesi dopo la fine del periodo di recesso iniziale (e quindi dopo 1 anno e 14 giorni).

Se il professionista fornisce al consumatore le informazioni sul diritto di recesso entro dodici mesi dalla stipula del contratto, il periodo di recesso termina quattordici giorni dopo il giorno in cui il consumatore riceve le informazioni.

Come funziona il diritto di ripensamento?

Per esercitare il diritto di recesso o di ripensamento, il consumatore deve darne comunicazione, entro i termini che abbiamo detto al punto precedente, al venditore o al prestatore di servizi. La comunicazione può avvenire in qualsiasi forma anche se è preferibile utilizzare un sistema che garantisca la prova dell’invio e quindi una raccomandata a.r. oppure una Pec (posta elettronica certificata). Ai fini del rispetto del termine, fa fede la data di spedizione e non quella di ricevimento.

Il consumatore può inviare la comunicazione di recesso anche con fax, a condizione che, nelle 48 ore successive, invii anche una raccomandata.

Una volta esercitato il diritto di recesso, il professionista è tenuto – senza ritardo e comunque non oltre 14 giorni dal ricevimento della lettera di recesso – a rimborsare al consumatore tutti i pagamenti da questi già effettuati, eventualmente comprensivi delle spese di consegna.

Il rimborso deve avvenire con lo stesso mezzo di pagamento usato dal consumatore per la transazione iniziale (ad esempio riaccredito sulla carta bancomat), salvo che il consumatore abbia espressamente richiesto in modo diverso e a condizione che questi non debba sostenere alcun costo quale conseguenza del rimborso.

Il professionista non è tenuto a rimborsare i costi supplementari, qualora il consumatore abbia scelto espressamente un tipo di consegna diversa dal tipo meno costoso di consegna offerto dal professionista (ad esempio una consegna express).

Nello stesso tempo però l’acquirente deve restituire la merce ricevuta, anche se già aperta dall’imballaggio e provata. Il diritto di recesso infatti non può essere subordinato alla riconsegna del prodotto integro. La restituzione deve avvenire entro 14 giorni dalla data di comunicazione del diritto di recesso. Anche in questo caso, ai fini del rispetto del termine, fa fede la data di spedizione e non quella di ricevimento della merce.

Si fa presente tuttavia che se il recesso dovesse avvenire per difetto del prodotto, il consumatore avrebbe anche diritto ad accedere alla garanzia.

In ogni caso il professionista può trattenere il rimborso finché non abbia ricevuto i beni oppure finché il consumatore non abbia dimostrato di aver rispedito i beni, a seconda di quale situazione si verifichi per prima.

Chi sostiene le spese di spedizione?

Se il consumatore decide di rinunciare all’acquisto ed esercitare il recesso all’arrivo del postino, può rifiutarsi di ritirare la merce, dovendo comunque comunicare al venditore il diritto di recesso. In tal caso le spese di spedizione sono a carico del venditore.

Se il consumatore accetta la merce e solo dopo esercita il recesso, le spese di spedizione per la restituzione degli oggetti sono a carico del consumatore medesimo.

Nel caso di contratti negoziati fuori dai locali commerciali in cui i beni sono stati consegnati al domicilio del consumatore al momento della conclusione del contratto, il professionista ritira i beni a sue spese qualora i beni, per loro natura, non possano essere normalmente restituiti a mezzo posta.

Prodotto utilizzato e diritto di ripensamento

Abbiamo detto sopra che il diritto di recesso può essere esercitato anche se il prodotto viene aperto e utilizzato.

Il consumatore è responsabile unicamente della diminuzione del valore dei beni risultante da una manipolazione dei beni diversa da quella necessaria per stabilire la natura, le caratteristiche e il funzionamento dei beni. Il consumatore non è in alcun caso responsabile per la diminuzione del valore dei beni se il professionista ha omesso di informare il consumatore del suo diritto di recesso.

Eccezioni al diritto di recesso 

Il diritto di recesso non opera sempre. In alcuni casi, indicati dalla legge, esso è escluso (leggi Si può escludere il diritto di recesso?). Ecco quali sono i casi in cui non è mai possibile esercitare il diritto di ripensamento:

  • i contratti di servizi dopo la completa prestazione del servizio se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con l’accettazione della perdita del diritto di recesso a seguito della piena esecuzione del contratto da parte del professionista. Si pensi alle offerte commerciali di compagnie telefoniche: nel corso della registrazione vocale, il promotore chiede l’accettazione al cliente dell’esecuzione immediata del contratto, prima ancora della spedizione delle condizioni generali, con rinuncia al diritto di recesso. In tali casi, quindi, il ripensamento non è possibile;
  • la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso;
  • la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati (si pensi a una t-shirt con una stampa specifica fornita dal consumatore);
  • la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente;
  • la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni;
  • la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo trenta giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista;
  • i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione. Se, in occasione di tale visita, il professionista fornisce servizi oltre a quelli specificamente richiesti dal consumatore o beni diversi dai pezzi di ricambio necessari per effettuare la manutenzione o le riparazioni, il diritto di recesso si applica a tali servizi o beni supplementari;
  • la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna;
  • la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni;
  • i contratti conclusi in occasione di un’asta pubblica;
  • la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici;
  • la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso. 

note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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