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Pigione: cos’è e cosa include

9 Giugno 2020
Pigione: cos’è e cosa include

Canone di affitto e oneri accessori (spese condominiali): cos’è e come funziona la pigione, come si definisce l’ammontare, come avviene il pagamento.

Hai già sentito parlare di pigione ma non sai cos’è e cosa include? In questa guida troverai le definizioni corrette.

In materia di affitto, così come in molti altri campi della vita quotidiana, la legge usa una terminologia tecnica del tutto diversa da quella a cui fa ricorso, di solito, il gergo comune. A partire già dal temine «affitto» che, in realtà, andrebbe sostituito con quello di «locazione». L’affitto è, infatti, il contratto che ha ad oggetto beni produttivi come ad esempio un’azienda. In tutti gli altri casi, bisogna invece usare la parola «locazione» (che, come noto, può essere sia a uso abitativo che commerciale). È corretto, quindi, parlare di fitto di azienda, ma non di affitto di un appartamento. 

Un’altra espressione che spesso si usa in materia locatizia è «oneri accessori». Si tratta, in realtà, delle cosiddette «spese condominiali» che si aggiungono al canone e che, di solito, sono dovute dall’inquilino. Il contratto può definire se la partecipazione alle spese condominiali è fissa o misurata di volta in volta in base alle “bollette” presentate dall’amministratore.

Anche in merito ai soggetti che firmano il contratto, la prassi usa una terminologia diversa da quella legale. Il Codice civile usa le parole locatore e locatario (o conduttore) per indicare rispettivamente il padrone di casa e l’inquilino o affittuario. 

Vediamo ora cos’è la pigione e cosa include.

Cos’è la pigione

Con il termine pigione si intende il canone di locazione, ossia – per usare anche in questo caso una terminologia spicciola – il “fitto”. La pigione è, dunque, il corrispettivo convenuto nel contratto di locazione per l’uso dell’immobile che va pagato mensilmente, alle scadenze convenute nel contratto stesso.

La pigione è solo quella risultante nella scrittura privata regolarmente registrata. Se il locatore dovesse chiedere una parte di affitto “in nero”, questa non avrebbe alcuna efficacia vincolante e l’eventuale omissione di pagamento non potrebbe mai portare allo sfratto. Anzi, l’inquilino può chiedere la restituzione dell’affitto versato in nero fino a sei mesi dalla riconsegna delle chiavi dell’appartamento.

A quanto ammonta la pigione

La misura della pigione – ossia del fitto – varia a seconda del tipo di contratto di locazione che le parti hanno voluto stipulare:

  • nei contratti a canone libero (quelli cioè di durata di 4 anni + altri 4 di automatico rinnovo alla prima scadenza), la pigione può essere determinata liberamente: non ci sono cioè limiti minimi o massimi;
  • nei contratti a canone concordato, invece (quelli cioè di durata di 3 anni + 2 di automatico rinnovo alla prima scadenza), la pigione viene determinata sulla base di accordi sindacali.

Cosa include la pigione?

Quando si parla di pigione, si intende solo il canone stabilito per il godimento dell’immobile, al netto di eventuali oneri accessori, ossia delle spese condominiali. Tanto per fare un esempio, se l’inquilino versa mensilmente al padrone di casa un importo di 500 euro, di cui 400 a titolo di fitto e 100 a titolo di spese condominiali, la pigione è costituita solo da 400 euro, mentre i 100 euro costituiscono più che altro un rimborso per dei costi che comunque il locatore, in qualità di condomino, è tenuto sempre a sostenere in via diretta e personale.

Il pagamento della pigione

Se pagare la pigione significa pagare il fitto, riscuotere la pigione significa ricevere il pagamento. Pagamento che, come noto, può avvenire in contanti fino ai limiti massimi di tracciabilità previsti dalla legge. 

L’inquilino ha diritto a ricevere una quietanza di pagamento per il versamento della pigione e degli oneri accessori anche se ciò avviene con uno strumento di pagamento tracciabile (ossia con bonifico o con assegno).

Il pignoramento della pigione

La pigione può essere pignorata: il creditore del locatore, infatti, può agire nei confronti del conduttore affinché versi il canone di locazione nelle mani del creditore stesso e non del proprietario dell’immobile. Tale procedura, meglio nota come pignoramento presso terzi, avviene tramite due passaggi: la notifica all’inquilino di un atto, detto “atto di pignoramento presso terzi” e un successivo ordine del giudice, emesso a seguito di un’udienza innanzi al tribunale ordinario, sezione “esecuzione forzata”.

In tal caso, l’inquilino dovrà interrompere il pagamento della pigione da quando ha ricevuto l’atto di pignoramento dall’ufficiale giudiziario e, a seguito dell’ordinanza del giudice, versarlo per intero nelle mani del creditore procedente. 


note

Autore immagine: it.depositphotos.com


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