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Termine diffida ad adempiere: ultime sentenze

9 Giugno 2020
Termine diffida ad adempiere: ultime sentenze

Diffida ad adempiere e assegnazione del termine di 15 giorni nella risoluzione del contratto.

In un precedente articolo, abbiamo visto cos’è una diffida ad adempiere: si tratta di uno strumento di autotutela che ha la parte firmataria di un contratto che non abbia ancora ricevuto la prestazione dall’altro contraente. Diffidandolo e dandogli un termine ultimo di 14 giorni per adempiere, questi può liberarsi dal proprio obbligo e ritenere il contratto definitivamente sciolto senza bisogno di ricorrere al giudice. 

Abbiamo visto anche le conseguenze della diffida ad adempiere: se l’inadempimento di cui si è macchiata la parte inadempiente è grave – concerne cioè una prestazione essenziale nell’economia del contratto – il contratto è sciolto in automatico. Il giudice può essere chiamato a valutare la gravità dell’inadempimento.

La legge fissa un termine minimo di 14 giorni per la diffida ad adempiere, ma numerose sentenze consentono anche la previsione di un termine più basso a seconda del tipo di prestazione. Ecco quali sono le più interessanti pronunce sul tema.

Precedenti solleciti

In tema di risoluzione del contratto, con particolare riferimento alla diffida ad adempiere, un termine inferiore ai 15 giorni trova fondamento solo in presenza delle condizioni di cui all’art. 1454, comma 2, c.c. Di conseguenza, in presenza dell’assegnazione del termine inferiore, risultano irrilevanti i precedenti solleciti rivolti al debitore per l’adempimento, la mancata contestazione del termine da parte del debitore e anche la mancata indicazione del diverso termine, reputato congruo, da parte del debitore.

Corte di cassazione, sezione I civile, sentenza 14 maggio 2020 n. 8943 

Congruità del termine della diffida: valutazione del giudice di merito 

In tema di diffida ad adempiere, costituisce un accertamento di fatto la valutazione di congruità del termine assegnato al debitore ai sensi dell’art. 1454, comma 2, c.c., anche se inferiore a quello legale.

Corte di cassazione, sezione II civile, ordinanza 3 settembre 2019 n. 22002 

La diffida ad adempiere può essere inferiore a 14 giorni

In tema di diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 1454, secondo comma, cod. civ., il termine assegnato al debitore, cui è strumentalmente collegata la risoluzione di diritto del contratto, può essere anche inferiore a quindici giorni, non ponendo detta norma una regola assoluta, purché tale minor termine risulti congruo per la natura del contratto o secondo gli usi, costituendo, in ogni caso, l’accertamento della congruità del termine giudizio di fatto di competenza del giudice di merito, incensurabile in sede di legittimità se esente da errori logici e giuridici.

Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 6 novembre 2012 n. 19105 

Risoluzione del contratto per inadempimento, diffida ad adempiere e termine per l’adempimento

In materia di diffida ad adempiere, il giudizio sulla congruità del termine di quindici giorni previsto dall’art. 1454 cod. civ. non può essere unilaterale ed avere ad oggetto esclusivamente la situazione del debitore, ma deve prendere in considerazione anche l’interesse del creditore all’adempimento ed il sacrificio che egli sopporta per l’attesa della prestazione.

Ne consegue che la valutazione di adeguatezza va commisurata – tutte le volte in cui l’obbligazione del debitore sia divenuta attuale già prima della diffida – non rispetto all’intera preparazione all’adempimento, ma soltanto rispetto al completamento di quella preparazione che si presume in gran parte compiuta, non potendo il debitore, rimasto completamente inerte sino al momento della diffida, pretendere che il creditore gli lasci tutto il tempo necessario per iniziare e completare la prestazione.

(Nella specie, la S.C. ha cassato la sentenza di merito rilevando che nella valutazione della congruità del termine di quindici giorni assegnato alla promittente venditrice di un contratto preliminare di vendita immobiliare con la diffida ad adempiere doveva tenersi conto dell’enorme lasso di tempo anteriore alla notifica della diffida, quantificabile in circa sette anni, nel corso del quale la stessa ben avrebbe avuto la possibilità di compiere nei registri immobiliari le necessarie visure e, quindi, effettuare, una volta ricevuta la diffida, il pagamento necessario al fine di liberare l’immobile dalle formalità trascritte).

Cassazione civile sez. I, 23/05/2014, n.11493 

Scioglimento del contratto: risoluzione per inadempimento

Il termine fissato nella diffida ad adempiere ex art.. 1454 cod. civ.- il quale è diverso dal termine originario di adempimento e soggiace a un’autonoma disciplina – non può essere inferiore a quello minimo di quindici giorni previsto dalla norma citata, configurandosi, altrimenti, l’inidoneità della diffida alla produzione di effetti risolutivi del rapporto costituito, salvo che, per diversa pattuizione delle parti, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.

Non è, pertanto, giustificata l’assegnazione di un termine minore con riferimento a precedenti solleciti rivolti al debitore per l’adempimento, in quanto tale circostanza non attiene alla natura del contratto ma a un comportamento omissivo del debitore.

Corte di cassazione, sezione II civile, sentenza 30 gennaio 1985 n. 542

Diffida ad adempiere e caparra

La risoluzione di diritto del contratto per diffida ad adempiere, ai sensi dell’art. 1454 c.c., non preclude alla parte adempiente, nel caso in cui sia stata contrattualmente prevista una caparra confirmatoria, l’esercizio della facoltà di ottenere, secondo il disposto dell’art. 1385 c.c., invece del risarcimento del danno, la ritenzione della caparra o la restituzione del suo doppio, con la conseguenza che, sebbene spetti al giudice di accertare che l’inadempimento dell’altra parte non sia di scarsa importanza, non è poi onere della parte adempiente provare anche il danno nell’an e nel “quantum debeatur”.

Cassazione civile sez. III, 28/02/2012, n.2999



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