Politica | News

Conte gela gli entusiasmi sul piano Colao

9 Giugno 2020
Conte gela gli entusiasmi sul piano Colao

Il presidente del Consiglio ha ricevuto il lavoro della task force prima senza osservazioni e poi dicendo che «è un contributo importante ma non politico».

Un’accoglienza fredda, distaccata, che è sembrata quasi distratta quella del presidente del Consiglio Giuseppe Conte, quando ieri pomeriggio ha ricevuto il piano della task force guidata da Vittorio Colao per rilanciare l’Italia: nessuna conferenza stampa, nessuna dichiarazione, ma solo una voce a caldo, anonima di fonti di Palazzo Chigi secondo cui il documento «è una base» su cui lavorare.

Poco più di uno spunto, insomma. Non molto per valutare i lavori di un Comitato qualificato di esperti economici e sociali che proprio Conte aveva voluto insediare, due mesi fa, per indicare il percorso della ripartenza e della ripresa italiana. Eppure, il contenuto dell’elaborato che arriva al termine dei lavori è ricco e tocca tutti i punti previsti: contiene sei impegnative aree di intervento (Lavoro, Infrastrutture, Turismo, Istruzione, Pubblica Amministrazione e Famiglie) e ben 102 proposte, molte delle quali dirompenti, per il rilancio e la trasformazione del Paese (qui puoi scaricare il testo completo).

Ma il premier Conte già in serata gela gli entusiasmi e puntualizza dicendo, secondo quanto ha appreso la nostra agenzia stampa Adnkronos, che il documento della task force guidata da Vittorio Colao «è un contributo importante, ma non politico». E a decidere del rilancio del Paese non saranno i tecnici, ma la politica. Questo chiarimento è arrivato nel corso della riunione con i capi delegazione delle forze di maggioranza, presenti anche il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri e il sottosegretario Riccardo Fraccaro. Qui, Conte ha inoltre tenuto a puntualizzare che il documento Colao – diffuso dalle agenzie di stampa nonostante non fosse ancora a conoscenza dei ministri – non sarebbe trapelato da Palazzo Chigi.

Dal fronte opposto, invece, il capo della task force si dichiara «molto soddisfatto, abbiamo fatto un ottimo lavoro, 46 pagine di sintesi più 102 idee per il rilancio di un’Italia colpita da una crisi senza precedenti. È il massimo sforzo possibile, un piano di modernizzazione a tutto campo e di rimozione delle arretratezze del Paese. Anche Conte è molto contento», dice il manager Vittorio Colao in un lungo colloquio con il quotidiano La Stampa, in cui indica i capitoli più ‘densi’ del rapporto del comitato e parla di un piano «contro la paralisi» che prevede anche «la guerra al sommerso ed i limiti al contante».

«La nostra parte l’abbiamo fatta e ora possiamo dire ‘missione compiuta‘. Adesso tocca alla politica», osserva Colao. E racconta di come in questi due mesi la task force ha «lavorato con la massima correttezza e la massima cortesia reciproca, prima di arrivare al rapporto finale Conte ci ha fatto fare tutto il lavoro preparatorio con i ministri, e ho sempre trovato una grande disponibilità e una grande volontà di risolvere i problemi. Soprattutto le proposte più delicate, dal fisco al lavoro alle infrastrutture, le abbiamo ‘socializzate’ tutte prima».

Ora, Colao spera che il lavoro fatto serva «ad aprire almeno un grande dibattito sulle cose che si possono e si devono fare per far ripartire il Paese, per ridisegnare il futuro all’insegna della coesione sociale e per disegnare un’Italia migliore da consegnare alle nuove generazioni».

Ma l’attuazione delle proposte della task force non sarà affatto semplice, a cominciare dal fatto che si tratta di punti che richiedono tutti una approvazione da parte del Governo e quindi necessitano di una discussione tra le forze di maggioranza, quella che in effetti sembra cominciata proprio ieri sera con la riunione di vertice durante la quale Conte ha lasciato trapelare il suo giudizio sul piano Colao.

Così il politologo Angelo Panebianco, ospite di 24 Mattino su Radio 24, prevede che «il piano Colao rischia di finire in un tritacarne, dentro i giochi di spinte, controspinte e divisioni all’interno della maggioranza. Il piano, da quello che ho capito, contiene diverse cose intelligenti, spero che alcune di queste vengano recepite ma i processi decisionali in Italia non sono tali da consentire facilmente che un piano, anche se ben costruito, possa essere recepito dalla politica e applicato».

Vittorio Colao è ben consapevole di questi problemi e ammette: «Sì, capisco che, di fronte a tanta roba, la domanda cruciale diventa: che fare, adesso? E allora le dico questo: su 102 idee, io mi accontento se il governo ne fa sue almeno una quarantina. Nelle condizioni critiche in cui ci troviamo, sarebbe già una gran cosa». Qui il manager, nell’intervista a La Stampa, indica anche quali sono i punti chiave: «La cosa fondamentale è il capitolo imprese e lavoro: quelli sono i nodi più intricati da sciogliere, altrimenti il Paese non riparte. Tocca alla politica prendere in mano le redini, e decidere dove vuol portare l’Italia».

Non sta, dunque, alla task force decidere come e cosa applicare del piano rilancio; Colao ricorda che il lavoro del Comitato è solo un input, «come del resto abbiamo fatto con il primo documento sulle riaperture: il governo ha recepito, e in tre settimane le abbiamo sbloccate, rimettendo in moto un bel pezzo di economia nazionale«.

«Ora, se lo ritiene opportuno, Conte può procedere allo stesso modo. Dipende solo da lui. Io il mio dovere di manager l’ho fatto. Adesso, come Cincinnato, me ne torno ai miei orticelli» scandisce Vittorio Colao. Non ci crede nessuno, gli fa osservare La Stampa,  ma lui ribatte secco: «Si sbaglia: sono una riserva e basta. Un numero 13, che entra in campo ai tempi supplementari e poi, finita la partita, se ne va a fare la doccia».



Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema (max 1000 caratteri). Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA

Canale video Questa è La Legge

Segui il nostro direttore su Youtube